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..da Prima Pagina di - Avvenire dell' 8 Febbraio 2000 

UNA NUOVA FRONTIERA

LAICI & CATTOLICI I RECINTI NON TENGONO PIÙ

Ferdinando Adornato

Negli ultimi tempi, grazie alle novità connesse con il Progetto culturale, e alla contemporanea disponibilità di diversi settori della cultura laica, che avvertivano il bisogno di andare oltre i dogmi di una vecchia e arida etica laicista, si è aperta una nuova importante stagione di confronto tra Chiesa e società. Siamo per ora solo all'inizio di un cammino che si prospetta assai lungo e irto di ostacoli, se non altro perché si tratta di un cammino inedito: sul terreno dei valori, infatti, la storia del rapporto tra laici e cattolici, in Italia, è soprattutto una storia di scontri e, comunque, di radicali incomprensioni.
Quanto, invece, possa essere addirittura decisivo l'avvio di questa nuova stagione lo ha testimoniato la recente polemica sul futuro dell'istruzione. Alla grande svolta proposta dalla Chiesa di passare, dalla pur importante difesa delle scuole cattoliche, all'obiettivo, più universale, di una scuola della società civile, e cioè di una "scuola libera" per tutti, ha corrisposto una contestuale scesa in campo di esponenti di rilievo della cultura, della società, dell'industria. I quali hanno immediatamente colto l'opportunità di una comune battaglia vedendo, nel superamento del monopolio statale, l'unica chance per garantire al Paese una effettiva modernizzazione del suo sistema formativo. E così, proprio su uno dei temi da sempre più controversi, si è cominciata a realizzare un'inedita convergenza di laici e cattolici destinata, se coltivata, a sconvolgere le nostre tradizioni e le nostre abitudini intellettuali e civili.
A ben vedere, l'orizzonte profondo suggerito da queste novità è assai dirompente: ed è il definitivo superamento delle categorie laico e cattolico come categorie non più in grado di interpretare, soprattutto se agite in chiave di contrapposizione, la complessa realtà dell'Italia di inizio millennio.
Se io, laico, intendo battermi per controllare, entro limiti severi e certi, lo sviluppo dell'ingegneria genetica o delle tecniche di fecondazione artificiale, non sono più, per questo, un laico? O se io, cattolico, penso che non sia giusto rinunciare alla scuola di Stato non sono più per questo un cattolico? No: più semplicemente, nel primo caso non sono un laico radicale e, nel secondo, non sono un cattolico liberale. Bastano queste domande per accorgersi che l'uso comune che noi finora abbiamo fatto di queste due categorie non regge più la sfida dei tempi, risentendo oltre misura del deficit etico che la politica della Prima Repubblica, ingessata com'era nella "complice ostilità" tra Dc e Pci, ha finito per produrre nel discorso pubblico.
Più precisamente: la nostra storia culturale e politica, in specie quella successiva agli anni Sessanta, ha sancito, come coscienza diffusa del Paese, che laico è colui che si batte, sempre e comunque, per l'estensione della libertà del singolo (di contro a ogni tentativo di comprimerla) a prescindere da quale sia l'oggetto di questa libertà. In altre parole il soggetto deve essere messo in grado di fare ciò che vuole, senza alcun limite, all'unica condizione che non danneggi altri soggetti. All'opposto il cattolico sarebbe invece colui che pretende di imporre ad altri la rinuncia alle libertà non previste dalla fede. Il che determina come conseguenza logica, che, se anche non imposta da alcun regime confessionale, una decisione presa da una maggioranza parlamentare o elettorale tale da determinare un limite alla libera azione dell'individuo sarebbe comunque da considerarsi un vulnus alla democrazia. Una decisione illegittima, integralista, autoritaria. Ed è esattamente ciò che, ad esempio, è avvenuto dopo il voto parlamentare che limitava la fecondazione assistita. Non si è detto solo: "è una scelta sbagliata". Si è detto invece: "è una scelta grave, antidemocratica. I cattolici (e perché mai solo loro?) vogliono imporre il loro punto di vista".
Traduciamo: i cosiddetti "valori cattolici" possono avere cittadinanza solo se restano "minoranza" (ben tollerati, ovviamente). Ma non possono mai diventare maggioranza. Altrimenti lo Stato cesserebbe di essere laico.
Quale terribile confusione si nasconde dietro questi stereotipi è facile dedurre: la Stato è laico solo se è indifferente, cioè se lascia alla "solitudine dell'individuo" ogni responsabilità circa le scelte della vita. Se io, ad esempio, per essendo "laico", anzi "laicissimo", in materia di coppie gay non trovassi giusto ammettere che una tale coppia possa adottare e far crescere un bambino, in quel momento stesso io diventerei un "nemico della libertà".
Questo astratto ideale illuminista che ignora la vera essenza di una democrazia liberale (nella quale censure e limiti possono tranquillamente operare senza offendere la libertà di tutti) ha creato, in Italia, un vero e proprio ricatto sulla democrazia che si sostanza, appunto, nell'anatema rivolto a chi osa negare il libero arbitrio individuale come valore assoluto e fondativo della comunità.
E lungo le stanze di questo labirinto mentale si consuma anche la curiosa circostanza che molti "libertari assoluti" nel campo dell'etica diventino poi "fondamentalisti del controllo" in materia di economia. Finendo così per prefigurare davvero una bella società: totalmente statalista nel mercato e assolutamente libertaria nei costumi! Per fortuna questa schema mentale, pure così consolidato, ha cominciato a subire qualche colpo. A mio modo di vedere ciò avviene perché esso fornisce una risposta convincente solo all'esigenza di capire cosa divida i componenti di una società. E lo fa offrendo a ciascuno la garanzia di poter vivere, senza alcun vincolo, la vita che desidera. Garanzia sacra: ma che corrisponde solo alla metà della mela da mangiare per costruire una democrazia liberale. L'altra metà essendo rappresentata dalla capacità di rispondere anche alla domanda su cosa unisca i membri di una collettività. Su quali siano, cioè, i valori fondativi del contratto sociale.
Già, e i nostri quali sono? Questa discussione non è mai neanche cominciata in Italia. Lo Stato unitario nacque senza i cattolici. La democrazia post-bellica elesse come patto fondativo l'antifascismo, il quale però non può certo essere sufficiente a rispondere alla gamma di questioni aperte in una società complessa.
Ecco, la "nuova frontiera" che può aprirsi tra "laici" e "cattolici" è proprio questa: oltrepassare insieme il deficit etico, ridiscutere pubblicamente i valori di fondazione del nostro stare insieme. In una nazione che, in realtà, non si è mai sentita davvero tale.

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