Presentazione del Comitato per la scuola della società civilepubblichiamo il testo dell'Appello promosso dal Comitato per la scuola della società civile e la presentazione del Comitato. Si tratta di una libera iniziativa che esprime posizioni condivise dall'Agesc. Per eventuali comunicazioni con il Comitato: scuoladellasocieta@libero.it
8 febbraio 2001
APPELLO PER LA SCUOLA DELLA SOCIETA’ CIVILE
Quale riforma del sistema scolastico e formativo?
La politica scolastica in Italia sta attraversando una stagione di intenso affollamento riformatore. Ciò si spiega con la necessità di procedere ad un profondo rinnovamento delle strutture, dei percorsi, dei contenuti ordinamentali e curricolari della scuola. Non è detto, tuttavia, che in tal modo si arrivi a toccare il "cuore" del problema-scuola nel nostro Paese. La questione cruciale attiene infatti all’indeclinabile esigenza che la scuola non offra soltanto conoscenze e competenze, ma sia anche capace di formare la persona. Per rendere possibile questo, il nuovo profilo ed una cultura "adulta" della scuola in Italia devono scaturire dall’apporto di tutti i soggetti che ne sono protagonisti.
La scuola ha, in altri termini, bisogno di essere ri-generata dai gestori, dai docenti, dai genitori e dagli studenti che a diverso titolo la compongono, le cui funzioni complementari vanno armonizzate nell’ottica del comune e primario interesse educativo. Non è più sufficiente, in tal senso, garantire la semplice partecipazione: occorre che i soggetti della scuola siano chiamati ad assumere precise responsabilità per stringere insieme un nuovo patto sociale.
L’obiettivo fondamentale: la scuola della società civile
E’ quindi urgente creare le condizioni perché possa nascere in Italia una "scuola della società civile", nella quale siano pienamente riconosciuti e valorizzati tutti i soggetti della scuola e i corpi intermedi della società civile che rendono ricco e originale il nostro contesto culturale, a partire dalla famiglia.
Una scelta decisiva e non più rinviabile in questa direzione consiste nell’abbandonare il modello statalista ancora dominante nel nostro Paese, per fare spazio ad un nuovo assetto fondato sulle espressioni più vive e dinamiche della società civile. In tal senso va favorito il passaggio del sistema dell’istruzione e della formazione da organismo dello Stato a strumento a servizio della società civile.
Occorre in altre parole che, secondo il principio di sussidiarietà, le pubbliche istituzioni in Italia non gestiscano più in termini diretti e pressoché esclusivi la scuola e la formazione, ma sostengano la libera intrapresa dei diversi soggetti capaci di consegnare un patrimonio ideale e culturale alle nuove generazioni.
Gli strumenti basilari per una scuola della società
Per aprire realmente la strada ad una scuola della società civile, si rendono necessari ulteriori contributi di riflessione e di progettualità operativa. Tuttavia fin d’ora possono essere individuati alcuni strumenti fondamentali per perseguirne la realizzazione:
- un’effettiva autonomia, anche economica, della scuola: si tratta di un punto essenziale per una libera assunzione di responsabilità da parte dei soggetti della scuola; che consente inoltre a docenti e dirigenti scolastici un più libero esercizio della loro professionalità;
- la piena libertà di scelta educativa delle famiglie: il buono scuola rappresenta, in questa direzione, una formula democratica in grado di orientare il finanziamento pubblico verso obiettivi di qualità;
- una radicale semplificazione legislativa e normativa, che consenta di sburocratizzare la gestione della scuola assicurando al tempo stesso la certezza del diritto;
- la creazione di agenzie autonome di valutazione e certificazione della qualità del sistema scolastico;
- l’abolizione del valore legale del titolo di studio.
Dalla scuola una più compiuta democrazia sociale
Per essere davvero democratica una società ha bisogno che tutti collaborino al miglioramento della qualità della vita. Questa disponibilità a collaborare presuppone un’attenta azione formativa nei riguardi delle persone. E’ precisamente in vista di questo scopo che la scuola ha oggi un compito centrale, essendo chiamata, mediante l’educazione, anche a preparare la corresponsabile partecipazione di tutti alla vita della comunità. Una scuola non potrebbe dirsi autenticamente tale se non si assumesse fino in fondo quest’impegno formativo a favore di una convivenza civile e di una democrazia sostanziale. Anche per perseguire quindi l’obiettivo irrinunciabile della partecipazione attiva e responsabile dei cittadini alla vita della società, oggi è più che mai necessario rinnovare il modo di porsi delle persone nei riguardi della scuola e della scuola nei riguardi della comunità.
Chiediamo a quanti hanno a cuore il futuro del nostro Paese e avvertono perciò l'urgenza che si realizzi il passaggio dalla scuola dello Stato alla scuola della società civile – qualunque sia l’estrazione politica, culturale o religiosa di ciascuno – di aderire personalmente a quest’appello sostenendo con il contributo del loro pensiero e del loro impegno civile gli intenti programmatici in esso contenuti.
Hanno fra gli altri sottoscritto il presente appello: Giovanni Cominelli, Dario Antiseri, Ferdinando Adornato, Stefano Versari, Giuseppe Bertagna, Giorgio Bocca, Franco Nembrini, Enzo Meloni, Dario Nicoli, Lorenzo Infantino, Bruno Bordignon, Rosetta Caputi, Luigi Sepiacci, Dario Fertilio, Massimo Magagnin, Roberto Pasolini, Roberto Lombardi, Onorato Grassi, Francesco Cormino
In una stagione di intenso ed a volte aspro confronto sul tema della riforma della scuola, è parso naturale lasciarsi riassorbire da preoccupazioni tecniche, del resto importanti. Non vogliamo sottovalutare questi problemi. Ci pare, tuttavia, che la concentrazione sugli appuntamenti ordinamentali e curricolari rischi di distogliere l’attenzione dal tema di fondo: quello della riforma istituzionale dell’attuale sistema di istruzione e di formazione. Infatti, non si tratta solo di ridisegnare contenuti ed ordinamenti della nuova scuola. La questione che sentiamo decisiva, invece, è essere determinati nell’abbandonare il modello istituzionale statalista che abbiamo ereditato per sostituirlo con uno espressione delle più vive dinamiche sociali. Il sistema di istruzione e di formazione, insomma, dallo Stato e dalla sua amministrazione alla società e a tutte le sue articolazioni. Non si tratta di sostituire ad uno statalismo soffocante una "deregulation" esasperata, ma di avviarsi decisamente sulla strada di una reale sussidiarietà nella scuola.
Questa transizione doveva costituire il cuore del disegno dell’autonomia, della parità e dei nuovi organi collegiali. Osserviamo al contrario deludenti approdi legislativi, crescenti resistenze ed accomodamenti, un serpeggiante rifiuto del pensare in grande per limitarsi a bordeggiare confini contingenti. Ci dispiacerebbe se un’idea così ‘rivoluzionaria’ come quella della scuola restituita alla società fosse svuotata di credibilità e di senso.
Per questi motivi abbiamo costituito il "Comitato per la scuola della società civile", uno strumento frutto della libera e personale iniziativa degli aderenti, mediante il quale vorremmo potere incontrare appassionati di educazione e di scuola, per riflettere sulla necessità di una "scuola della società" e sulle modalità per realizzarla; siamo infatti convinti che in questa fase il problema principale sia avviare uno sforzo di elaborazione e di traduzione operativa dei contenuti culturali sottesi a questa immagine di scuola (questo può fra l’altro costituire un mezzo per contribuire a sottrarre gli opposti schieramenti politici dalla tentazione di affrontare i problemi della scuola alla stregua di quelli della lista della spesa).
E’ nostro desiderio che il necessario sforzo di elaborazione sia il più possibile ampio, arricchito dall’apporto di culture differenziate; per favorire questo percorso l’iniziativa si prefigge, aldilà delle convinzioni personali degli aderenti, di sottrarsi a collocazioni "previe" e di comodo ad una piuttosto che ad un’altra area politica o culturale.
Si tratta insomma di una libera iniziativa che aspira a stabilire "ponti di comunicazione" fra culture, sensibilità, esperienze, mondi vitali diversi, sempre più spesso incapaci di confrontarsi ed arricchirsi reciprocamente. Lungi da noi, tuttavia, il rischio del "sincretismo" culturale: l’ "Appello per la scuola della società civile", che il Comitato ha promosso, rappresenta infatti il comune denominatore su cui si fonda l’elaborazione che intendiamo promuovere.
Il coordinatore del
Comitato
Stefano Versari