2 dicembre 2000 - Manifestazione al Forum di Assago
E' tempo di buono scuola
Interventi
Sabato 2 dicembre al Forum di Assago, a Milano si è svolta la manifestazione programmata da un nutrito cartello di associazioni, fra cui l'Agesc. L'iniziativa è stata organizzata per protestare contro la decisione del Governo di rivolgersi alla Corte Costituzionale in opposizione al "buono scuola" lombardo. La numerosissima (oltre diecimila persone) e festante partecipazione di genitori, docenti e studenti, ha consentito che la manifestazione riuscisse pienamente nel suo intento di espressione di una forte protesta democratica.
Sul palco, insieme a Franco Nembrini (Foe-Cdo), Luigi Adornato (Fondazione Liberal) e Luisa Santolini (Forum), era Stefano Versari, in rappresentanza dell'Agesc. Riportiamo una raccolta di documenti scaturiti dalla manifestazione.
Intervento di Stefano Versari - Agesc Ass. Genitori Scuole Cattoliche
Stralci dell’intervento di Don Alessandro Ticozzi, Direttore delle Scuole Professionali di Milano:
L’intervento di un gestore di scuole non statali laiche: "Le ragioni per il buono scuola"
Telegramma del Santo Padre
Il Santo Padre, Giovanni Paolo II, ha inviato il seguente telegramma:
"Occasione incontro pubblico at Milano sulla libertà di educazione, Santo Padre rivolge at promotori et partecipanti beneaugurante saluto. Et mentre auspica che desiderata parità scolastica contribuisca at qualificare istanze educative in odierna società come pure generoso impegno dei cristiani per una scuola libera et ispirata at valori morali e spirituali, invoca copiosi lumi celesti per buon esito manifestazione et invia implorata propiziatrice benedizione apostolica"
Intervento di Stefano Versari - Agesc Ass. Genitori Scuole Cattoliche
Siamo a favore di un progetto di scuola che porti benefici a tutto il sistema scolastico italiano, quindi a tutte le famiglie. Anche a quelle che non si rivolgono alla scuola cattolica. Per scelta. O per impedimento economico. La scuola ha il compito di promuovere la persona e la famiglia; lo Stato deve a sua volta creare le condizioni perché ogni singolo cittadino e ogni formazione sociale sia promossa al suo compito. Non si tratta in sostanza di avviare la promozione dello Stato ma quella del cittadino.
Il Paese ha bisogno di una Scuola di Libertà, attenta al bisogno della persona, rispettosa della sua necessità di crescita integrale. Una scuola di libertà è possibile solo nella Libertà di Scuola, che si realizza mediante il primato della società sullo Stato ed una effettiva libertà di scelta educativa. Dunque la battaglia per la parità di diritti delle famiglie nella scelta della scuola è per il bene comune, a favore di tutte le famiglie italiane. Perché possano liberamente scegliere il percorso educativo più idoneo per i propri figli. Il problema che poniamo allo Stato è di diritti democratici di famiglie che pagano tasse ed esprimono il voto
Il buono scuola è lo strumento per attuare il diritto dovere costituzionale dei genitori di educare i propri figli. E’ perciò strumento per il conseguimento di un di più di democrazia, che consente ai genitori di potere scegliere liberamente la scuola per il proprio figlio. Ricordo che l’Agesc per prima in Italia elaborò già nel 1993 un articolato di legge fondato sul "buono scuola" da proporre alle forze politiche, come strumento concreto per conseguire l’obiettivo della libera scelta educativa.
Siamo stufi di essere presi in giro da tanti falsi campioni della democrazia che si muovono contro questo fondamentale principio di libertà. Per cinquanta anni si sono strumentalmente agitati prima "il senza oneri per lo Stato", poi la carenza di risorse economiche. Ora la regione Lombardia ha costruito un percorso positivo che supera entrambi i problemi, indirizzando alle famiglie il contributo e reperendo le risorse finanziarie. Nonostante questo ancora una volta si pretende di bloccare il percorso.
Quella del Governo è una decisione grave. Incomprensibile alla luce delle recenti dichiarazioni di De Mauro ed Amato a favore del "buono scuola". Il "no" del Governo è strumentale ed ideologico, dovuto ad una contrapposizione tutta politica fra maggioranza ed opposizione, forzata dalla necessità di coinvolgere nella maggioranza un partito di ispirazione comunista.
Si tratta di una decisione grave, che eleva il livello dello scontro, spostando il problema dall’ambito proprio dei diritti civili a quello delle contrapposizioni ideologiche. Diciamolo chiaro: chi è contro la libertà di scelta educativa è contro la libertà. Perciò è totalitario. Lede un diritto costituzionale. Esprime dunque una posizione illegittima.
Siamo indignati dal fatto che un principio di libertà venga così disinvoltamente disatteso. Siamo d’altra parte convinti della necessità di arrivare al riconoscimento concreto di questo fondamentale diritto delle famiglie italiane anche perché la risposta positiva al diritto civile di scelta educativa è paradigmatica per una auspicata riforma complessiva dello stato in senso sussidiario.
Cosa fare ora?
Da una lato, chiediamo alla Giunta Regionale Lombarda solo una cosa: andare avanti senza tentennamenti, forti del consenso che gli viene dalla società civile.
Dall’altro lato, chiediamo alla società civile di creare consenso nel Paese attorno all’idea di "scuola della società" ed al contempo di esercitare il diritto democratico di voto, giudicando severamente questi comportamenti. Gli insegnanti a fine anno valutano gli studenti, promuovendoli o bocciandoli. Gli elettori facciano altrettanto, boccino questa politica di governo.
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Da Avvenire di domenica 3 dicembre 2000:
Due voci, due testimonianze che hanno risaldato il Forum di Assiago, gremito di 10 mila persone. Due docenti che da sponde diverse hanno dato voce ad un univo malessere che accomuna la scuola italiana: l’assenza di un meccanismo di qualità.
Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: "Da parte nostra riconosciuta soltanto due giudici: il TAR, che ha già escluso l’incostituzionalità, e gli elettori lombardi, che con il 65% dei consensi ha già espresso il suo parere favorevole. Ecco perché andremo avanti fino in fondo in questa battaglia".
Amareggiato per la svolta del governo, anche Stefano Versari dell’esecutivo nazionale dell’A.Ge.S.C.: "Siamo davanti ad un caso di schizofrenia, visto che Amato e De Mauro pochi giorni prima avevano fatto delle aperture per questo strumento, o di pura ideologia. L’unica certezza è che il risultato è stato di colpire un diritto sacrosanto delle famiglie"
Stralci dell’intervento di Don Alessandro Ticozzi, Direttore delle Scuole Professionali di Milano:
Liberi di educare alla libertà e alla ricerca della verità
"… La libertà di apprendimento è un diritto inviolabile della persona, originario e logicamente anteriore agli altri diritti. Infatti si contende l’anteriorità logica con il diritto alla vita.
Il diritto alla libertà di apprendimento ha relazione con le conoscenze, delle quali ogni uomo ha bisogno per vivere da uomo. Tali conoscenze devono essere decise – e accolte quale frutto di libero convincimento interiore - dalla singola persona umana, non da altri, perché ogni persona umana, in quanto umana, ha come compito originario la costruzione della propria vita secondo un progetto personalissimo e irripetibile.
Chi intende controllare o, peggio, imporre le conoscenze alle persone non conosce la libertà.
Chi manipola le conoscenze manipola le coscienze!
Se difendiamo la proprietà privata, perché non si può essere liberi senza possedere nulla, tanto più dobbiamo difendere la proprietà privata delle conoscenze, che ci permettono di gestire anche la proprietà dei beni materiali.
Tutte le legislazioni del mondo libero riconoscono ai genitori il diritto di educare e di istruire i figli, per proteggere la loro crescita in quanto persone umane.
La conclusione è dunque la seguente: nessuna autorità umana, neppure quella statale, può imporre le conoscenze che una persona deve apprendere. Compito dell’autorità statale è di garantire socialmente i cittadini sulle competenze professionali di chi presta un servizio, non intervenire positivamente nel merito delle conoscenze da trasmettere.
Il fatto che il Governo, attraverso l’imposizione, raccolga i fondi per l’istruzione e la formazione, che sono divenute un obbligo per ogni cittadino, non significa che il Governo debba gestire l’educazione.
Il buono scuola permette ad ogni persona di esercitare un originario diritto sovrano di scelta dei luoghi di educazione e, conseguentemente, dei curricoli e dei docenti. (…) Il buono scuola è lo strumento del riconoscimento e dell’esercizio del diritto di libertà di scelta dei luoghi di istruzione e di educazione. Titolari del diritto di istruire ed educare i gigli, secondo il comma 1, articolo 30 della Costituzione, sono unicamente i genitori, nessun altro, neppure lo Stato.
(…) Il buono scuola non è di destra né di sinistra: è una carta di liberazione per i poveri! "
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Sul rinvio delle norme attuative del bonus lombardo interviene anche il responsabile dell’Ufficio per la scuola e l’educazione cristiana della Diocesi ambrosiana, monsignor Angelo Brizzolari, di cui riportiamo integralmente il testo:
Buono Scuola Regione Lombardia
Le difficoltà e le polemiche in merito al buono scuola nascono dalla decisione del Governo nazionale di accettare e far propria la proposta della Commissione statale di controllo sugli atti della Regione Lombardia, rivolta al Ministro per gli affari regionali, di sollevare davanti alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione tra Stato e Regione.
La Regione Lombardia non ha assoggettato a controllo due atti attuativi della legge regionale n. 1/2000 sul buono scuola: una delibera della Giunta e un decreto del Direttore Generale del settore istruzione formazione e lavoro.
L’Ufficio per la Scuola della Diocesi di Milano, pur conoscendo le perplessità sollevate dall’approvazione della delibera di attuazione del buono scuola, aveva espresso il proprio giudizio tramite i settimanali diocesani del 3 novembre 2000. Il "buono scuola veniva in tale occasione definito "un passo avanti sulla strada faticosa della parità" e ancora si diceva "questo sgravio economico seppur parziale, permetterà a molti genitori una decisione più libera e responsabile in merito alla scelta della scuola per i propri figli".
La legge n. 62/2000 stabilisce che il sistema nazionale di istruzione è costituito delle scuole statali e dalle scuole paritarie, entrambe riconosciute come parti di un servizio pubblico.
La possibilità di sollevare almeno un parte le famiglie dal peso finanziario legato alla scelta di una di queste gestioni (quella non statale paritaria), merita adeguata attenzione da parte dei responsabili della cosa pubblica, così come merita attenzione l’interesse delle famiglie, a cominciare dalle 61.000 che hanno inoltrato regolare domanda alla Regione e dalle numerose altre che hanno visitato o stanno visitando la scuole cattoliche di Lombarda in occasione dell’apertura delle iscrizioni per il nuovo anno scolastico.
Crediamo che i pubblici amministratori ad ogni livello siano chiamati a proseguire nella attuazione concreta della effettiva parità scolastica, a partire dalla legge nazionale n. 62/2000 e dalla legge regionale n. 1/2000, concordando preventivamente attribuzione e responsabilità nel rispetto delle competenze stabilite dalla legge.
L’intervento della FIDAE Nazionale e Lombarda:
In pericolo l’erogazione del buono scuola in Lombardia
Perplessità e sconcerto ha destato tra molte famiglie e studenti della Lombardia il recente intervento del Governo sulla delibera applicativa della legge regionale n. 1 del 5 gennaio 2000 della Regione Lombardia Riordino del sistema delle autonomie in Lombardia ..., che al comma 121 dell’articolo 4 stabilisce l’erogazione di "buoni scuola alle famiglie degli allievi frequentanti le scuole pubbliche e private legalmente riconosciute e parificate, al fine di coprire in tutto e in parte, le spese effettivamente sostenute".
Tale intervento, che chiamo in causa la Corte Costituzionale e per vizi formali, rischia di interrompere e vanificare un itinerario di giustizia e di libertà tendente ad eliminare o, comunque, a ridurre la situazione di grave disparirà, nella quale si vengono a trovare i genitori, che scelgono per i propri figli una scuola pubblica non statale, anche paritaria.
La FIDAE e le scuole cattoliche associate esprimono il loro disappunto convinti che la recente legge nazionale sulla parità scolastica e il processo in corso verso il federalismo regionale incoraggiano iniziative legislative come quelle della Regione Lombardia in materia di istruzione e formazione e ritengono che anche il formalismo giuridico debba rafforzare i fondamentali diritti scolastici di tutti i cittadini.
Sollecitiamo perciò il Governo e tutte le forze politiche e sociali a trovare soluzione adeguate, sia sul piano giuridico che su quello politico, che consentano alle famiglie e alle singole persone di esercitare i propri diritti civili in piena parità di condizioni economiche, sull’esempio già da decenni comprovato in quasi tutti i Paesi Europei, non esclusi quelli dell’Europa orientale.
Se ne avvantaggerà l’intero sistema nazionale dell’istruzione in questo delicato periodo di radicali riforme scolastiche, che nell’autonomia e nella parità hanno i punti di forza più rilevanti per un servizio educativo di qualità per la formazione delle giovani generazioni.
La FIDAE Nazionale e Regionale Lombardia esprimono la loro solidarietà alle singole famiglie e alle loro organizzazioni rappresentative (A.Ge.S.C.), come pure a tutte le forze politiche, perché riescano ad ottenere il riconoscimento effettivo del diritto di libertà di scelta educativa senza oneri economico, anche attraverso il "buono scuola".
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L’intervento di un gestore di scuole non statali laiche:
"Le ragioni per il buono scuola"
Oggi sono qui a rappresentare i gestori delle scuole libere che come sapete possono avere la più diversa natura giuridica (congregazioni, cooperative di genitori, società profit e non profit, persone fisiche …..), una categoria che in questi anni difficili ha tenuto duro per far sopravvivere nel nostro Paese la scuola libera e dare una possibilità di scelta educativa alle famiglie, a genitori e studenti.
Forse più di altri possiamo essere testimoni delle difficoltà che molte famiglie hanno incontrato, dei sacrifici che hanno sopportato per autogarantirsi quel diritto di libertà che le istituzioni non hanno voluto riconoscere, possiamo essere testimoni di quanti, nonostante la creazione di fondi di solidarietà all’interno delle diverse scuole, nonostante l’applicazione di numerose e cospicue riduzioni per le famiglie meno abbienti, hanno dovuto rinunciare ad iscrivere i propri figli nelle nostre scuole.
Siamo stati testimoni, come ricordava anche il Santo Padre in Piazza S. Pietro il 30 ottobre dello scorso anno, delle difficoltà che hanno costretto numerose e prestigiose scuole a chiudere i battenti riducendo notevolmente la presenza delle scuole libere sul territorio e con esse le possibilità di libertà perché per ogni scuola libera che chiude, sparisce un pezzo di libertà nel nostro Paese.
Faccio parte di quella categoria di gestori che hanno sempre condotto una battaglia per chiedere che i contributi economici che andassero alle scuole, ma a genitori e studenti primi ed unici depositari del diritto di educazione e di apprendimento.
Per questo oggi, come allora, sono qui, con voi, a reclamare un diritto alla libertà, a protestare per il tentativo di toglierci anche quel poco che abbiamo con tanta fatica conquistato. (…) Oggi siamo qui, come sempre in una festa, al suono di altri tamburi, dopo aver lottato tanto e ottenuto poco, perché ci vogliono togliere anche quel poco che abbiamo ottenuto. Tre anni fa Roberto Formigoni nel suo intervento al Palavobis ricordava che era giusto chiamare la scuola non statale "privata" perché l’avevano sempre privata di tutto. Pensano di poter continuare così, ma anche questa volta non hanno capito! Non hanno capito che la marcia del popolo della scuola verso la libertà è una marcia, magari lunga, ma inarrestabile perché questa è una battaglia che non possiamo perdere è una battaglia di libertà che possiamo e dobbiamo vincere.
Roberto Pasolini