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Il conto della spesa

Tra i dipendenti dell’Università di Torino il sindacato CGIL fa circolare un esempio per capire a chi va il buono scuola in Piemonte.

E’ un bell’esempio di come, senza dire il falso, si possa presentare la realtà in modo da far apparire ciò che si vuole. E’ una vera lezione sulla delicatezza del settore della comunicazione.

Per capire basta saper fare il conto della spesa.

Ecco il nucleo dell’informazione CGIL.

A Torino ci sono due famiglie identiche per composizione (2 genitori e 2 figli) che hanno un figlio nella scuola media superiore.

Pietro, la cui famiglia ha un reddito annuo lordo di 27.000 euro, va nella scuola Pubblica e i genitori spendono 1200 euro (tasse scolastiche 100, libri 300, materiale didattico 100, mensa 500, tram 146, gita 55), ma la Regione non dà nulla.

Maria, la cui famiglia ha un reddito lordo di 74.000 euro, va nella scuola superiore privata e riceve il buono scuola dalla Regione di 1250 euro.

Conclusione: ingiustizia doppia perché il Governo taglia i fondi alle scuole pubbliche e trova i soldi da regalare alle scuole private.

Vediamo con maggior dettaglio questo quadretto.

Famiglia di Pietro

La famiglia di Pietro spende 1200 euro.

Quanto contribuisce la Regione per Pietro ? zero euro.

Quanto spende lo Stato per Pietro ? 6000 euro (non si vede, ma li spende per pagare i professori e il funzionamento della scuola attingendo alle tasse che pagano le due famiglie).

Totale dell’investimento per Pietro: 7200 euro, a cui la famiglia contribuisce con il 16%.

Famiglia di Maria

La famiglia spende 3900 euro (iscrizione 300, libri, 300, materiale didattico, 100, mensa 500, tram 146, gita 55, stipendio professori e funzionamento scuola 2500).

Quanto contribuisce la Regione? 1250 euro.

Quanto spende lo Stato ? zero euro.

Totale dell’investimento per Maria: 5150 euro, a cui la famiglia contribuisce con il 76%.

Qualche precisazione aggiuntiva prima di trarre le conclusioni:

  1. I genitori hanno il diritto/dovere (cfr Costituzione) di scegliere per i propri figli l’educazione che meglio credono, indipendentemente dal loro reddito e lo Stato si è assunto l’obbligo di rimuovere gli ostacoli di natura economica.
  2. la scuola di Maria è una scuola pubblica paritaria, gestita da privati. Non è una scuola privata. La scuola di Stato è una scuola pubblica gestita dallo Stato. Il contributo della Regione Piemonte è solo per le scuole pubbliche (di Stato e paritarie).
  3. I provvedimenti sul buono scuola riguardano le famiglie e i mezzi di comunicazione continuano a parlare di finanziamenti alle scuole private. Le scuole private non sono finanziate né dalla Regione né dallo Stato.
  4. Le scuole pubbliche paritarie si chiamano così perché sono considerate pari a quelle gestite dallo Stato.
  5. Nella scuola gestita dallo Stato, e finanziata con i soldi di tutti, non ci sono distinzioni di reddito tra le famiglie che accedono al servizio.
  6. La scuola di Stato è circa il 95% del totale della scuola in Italia, quindi la scuola non statale ha poca rilevanza economica su una spesa di circa 40.000 milioni di euro/anno. Tuttavia se gli allievi delle non statali si riversassero di colpo nella scuola di Stato vi sarebbe un maggior onere per lo Stato di circa 5000 milioni di euro/anno.
  7. Il buono scuola Moratti-Tremonti ha un costo annuo di 30 milioni di euro.

A chi giova questa manipolazione dell’informazione?

Alle famiglie e all’educazione dei ragazzi no di sicuro!

Prof. V. Boero
(AGESC, rapporti internazionali

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