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da l'Unità del 23.02.2000

Il concorsone solo l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso dello scontento contro Berlinguer

Stefano Versari*

Sta accadendo quello che il Parlamento non aveva avuto la forza di fare: Luigi Berlinguer, viene sfiduciato dalla piazzata lui ora trarne le conseguenze. La manifestazione dei sindacati autonomi e quella di sabato della Cisl testimoniano il coagularsi di un plebiscitario giudizio negativo sulla sua azione. E come sempre accade nel momento del naufragio, vige il "si salvi chi può", si susseguono le prese di distanza. E' crescente il timore di coinvolgimento in una politica che tanto malcontento ed esasperazione ha generato. Perché si è arrivati a questo? Non per problemi di "feeling". Una piazza non si raccoglie sulla base di semplici incomprensioni. Ci vuole ben altro. Soprattutto se la piazza non è chiamata a raccolta da organismi politico-sindacali partiticamente schierati (i soliti noti).Questa volta non sta andando così. Questa volta si vedono sinistra e destra, ali estreme e centro, marciare insieme, uniti in un giudizio negativo sulla politica di Berlinguer. Come non accadeva da anni. La misura è colma, non per "colpa" del solo concorsone per i sei milioni. ' tracimato il malcontento maturato in questi anni.

Ma cosa è accaduto? E' accaduto che Berlinguer, forte di un consenso politico-istituzionale inimmaginabile per i suoi predecessori, ha messo sul tavolo operatorio, a tutti i costi, la scuola. Ed ha sbagliato l'operazione: come a quei chirurghi che per palese imperizia, o peggio, succede di asportare l'arto sano, lasciando incancrenire quello malato. Ed il malato, in un momento di lucidità dalla narcosi da circolari, leggi, leggine, riforme, ha cominciato a gridare che qualcuno lo sta scannando. Poco importa se in perfetta buona fede (ma qualcuno dice il contrario). Cos’altro dovrebbe fare il malato? Farsi massacrare in silenzio, in nome del riformismo, delle elucubrazioni di intellettualoidi sessantottini? Sbaglia forse la scuola ad urlare perché così si fa il buon gioco della controparte politica? Suvvia, tutti urleremmo, anche il Ministro (se ad operare non fosse lui). Quindi, niente scandali, niente risposte piccate, ma tanta scienza e coscienza. E la scienza, oltreché la coscienza, cosa suggeriscono? Che non è possibile governare così la scuola. Imponendo una riforma che non tiene conto dei dati della realtà. Era sbagliato l'immobilismo ultratrentennale. E’ folle il movimentismo inconsulto di ora. Migliaia di circolari incomprensibili ed assillanti che trasformano i docenti in burocrati. Decine di leggi delega per l’autonomia che stravolgono i principi della Bassanini, svuotando la conquista della "potere alle scuole" per porre le stesse sotto il controllo dell’ente locale. Un riordino dei cicli senza fondamento pedagogico, scatola vuota con poche negative certezze. Un innalzamento dell’obbligo imposto lo scorso anno di cui oggi si sperimentano i tragici risultati, con l’impossibilità di gestire ragazzi che rifiutano la scuola perchè volevano la formazione professionale. Riforme degli organi collegiali che mortificano i soggetti della scuola. Enti di verifica della qualità scolastica alle dipendenze del Ministero (mai visto che i controllori siano alle dipendenze dei controllati). Una legge sulla parità che progressivamente ha fatto passi indietro, definita "inaccettabile". Potremmo continuare con note di colore, dalla giornata nazionale su "Gramsci" alla democrazia virtuale del sito internet per ricevere le proposte della base: bell’esempio di populismo con il quale il Ministro fa poi quello che vuole.

Facciamo il punto. Giusta la posizione della Cisl. E’ ora di realizzare le riforme della scuola nel rispetto della dignità e della libertà dei soggetti della scuola. Serve ascoltare una buona volta le associazioni di rappresentanza dei docenti, dei genitori, degli studenti, delle scuole, evitando il perdurante tentativo di delegittimazione. Troppe volte il Ministro è venuto meno al suo compito, che è quello di interloquire con le rappresentanze dei soggetti, non di sceglierle. Di qua i buoni, di là i cattivi.

Siamo cittadini di questo Paese. E genitori. Che cercano di curare il bene dei loro figli e dei figli di questo popolo. Che sia consentito, permettendo di educare liberamente in una scuola libera.

*Presidente Nazionale
Associazione Genitori Scuole Cattoliche

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