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LA CRISI INUTILE

Qualcuno l'ha definita "crisi virtuale" cioè apparente e non sostanziale, credo piuttosto si tratti di una crisi inutile perché non è servita al Paese ma solo a compensare gli interessi di bottega di una maggioranza contraddittoria.

Questa crisi in verità dà la misura di una legislatura stiracchiata fondata sulla politica degli annunci ma che poco ha dato in termini di reali riforme.

Poco è stato fatto in termini di federalismo limitandosi gli interventi in ogni settore ad un mero decentramento amministrativo.

Poco è stato fatto in termini di politiche sociali essendosi limitato il Governo ad una spalmatura di modesti interventi assistenziali senza alcun riconoscimento del ruolo politico della Famiglia e con brutti scivoloni sul tema delle famiglie di fatto anche omosessuali.

Poco è stato fatto in termini di semplificazione restando pesante la pressione della macchina burocratica sul sistema produttivo.

Poco è stato fatto per alleggerire la pressione fiscale che se, sul piano nazionale, tende lievemente a calare, di contro aumenta a livello di imposizione locale e di tariffe; non a caso l'inflazione riprende ad espropriare in modo silente gli italiani ed il costo del denaro aumenta.

Sulla scuola invece è stato fatto troppo: l'eccessiva delega concessa al Ministro ha espropriato il Parlamento dei suoi compiti legislativi; l'ambizione personale di colui che dopo Casati e Gentile vuole passare alla storia come il terzo grande riformatore del sistema scolastico ha procurato una normativa che privilegia obiettivi di efficienza e di struttura maltrattando non poco i reali contenuti di una proposta educativa utile per consentire ai nostri figli di essere cittadini europei a pieno titolo senza dimenticare le proprie radici.

Sulla parità dopo studiate lungaggini si è giunti alla farsa di una proposta che non offre alle famiglie più povere la possibilità di accedere liberamente alla scuola non statale e continua a penalizzare chi a prezzo di sacrifici tenta di esercitare la propria scelta educativa.

La cultura statalista, per motivi storici endemici nel nostro Paese (stato centralista post - risorgimentale, fascismo, pensiero marxiano nella versione gramsciana) ha deliberatamente drammatizzato la questione della parità rialzando vecchi steccati e logore bandiere nel tentativo di ricompattare quello che la storia andava disgregando.

Alla luce dei fatti queste forze anacronistiche sembrano prevalere purtroppo nella evidente indifferenza di parte dello stesso mondo cattolico (se si può ancora definire tale!).

In sostanza nessun nodo politico è stato sciolto: la riforma previdenziale imposta da motivi demografici, quindi tecnici e non politici, non decolla continuando così il furto di risorse da parte dell'attuale generazione verso i nostri figli e nipoti; le riforme istituzionali altrettanto necessarie per accelerare il processo di transizione verso una reale democrazia dell'alternanza giacciono nei cassetti dei politologi.

Una legislatura quindi di basso profilo che al di là degli atteggiamenti neo kennediani in salsa ulivista ha offerto quasi niente di quello che aveva promesso agli elettori e che in chiusura ci propone il grigio ed impacciato disagio di un ex comunista chiamato alla guida di una grande democrazia occidentale ma formatosi in un partito dove la prevalente cultura autoritaria non educava all'intelligente utilizzo delle risorse offerte dalla diversità.

La gente anche questa volta non ha compreso i rituali e le faide di palazzo e risponde con l'indifferenza.

Questo Paese purtroppo è privo di un disegno politico unitario, è privo di prospettive collettive e si ripiega sempre di più sugli interessi particolari.

Mai come ora sarebbe necessaria una classe politica in grado di fare una sintesi efficace delle esperienze del secolo che muore rilanciando una positiva consapevolezza delle nostre tradizioni, del nostro patrimonio culturale, delle nostre responsabilità internazionali.

I nostri politici purtroppo, non riescono a svincolarsi dai lacci del trasformismo e dell'opportunismo ed anche nella società civile ci troviamo ogni giorno dinanzi al dilagare degli egoismi malthusiani, corporativi, territoriali; queste sono le patologie di un corpo sociale che ha perso ogni senso di appartenenza ed i valori di una identità comune.

Chi come noi, ha a cuore le sorti della nazione vista come casa comune delle nostre famiglie, cerca le possibili vie di uscita da una situazione di stallo che penalizzerà sempre di più il nostro Paese anche in rapporto ad un Europa nella quale i nostri figli rischiano di essere cittadini di seconda serie. Crediamo che la scuola sia lo snodo centrale per ricostruire la coscienza nazionale ed è per questo che abbiamo chiamato tutte le forze sociali a rinnovare un Patto per l'Educazione.

E' giunto ormai il momento in cui ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, la classe politica ha il dovere di determinare le condizioni per cui ogni risorsa positiva possa liberamente contribuire al riscatto comune.

Roberto Lombardi
Membro del Comitato Esecutivo Nazionale.

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