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LA FAMIGLIA - LIBERTA' DI EDUCAZIONE - EDUCAZIONE ALLA LIBERTA'

ISTITUTO SAN GIUSEPPE - SUORE DOMENICANE - VIGEVANO
10 NOVEMBRE 2001

Roberto Lombardi*

Il secolo che ci siamo lasciati alle spalle è stato archiviato con il suo tragico fardello di guerre e genocidi e con il suo bagaglio di nichilismo diffuso del quale stiamo pagando le conseguenze.

La crisi di identità che vive la nostra società a tutti i livelli si deve proprio al fatto che troppi apprendisti stregoni (salvo poi pentirsi) si sono dati da fare per distruggere ogni riferimento tradizionale e sostituirlo con il nulla.

La Famiglia è sempre stata oggetto dell'accanimento iconoclasta da parte delle ricorrenti utopie e solo la Chiesa è sempre stata nel tempo ed in ogni condizione a fianco della Famiglia per difenderla e sostenerla.

Nello scorso mese di ottobre nella ricorrenza del ventennale della Familiaris Consortio le Famiglie italiane si sono radunate attorno al Santo Padre che ha sottolineato come "Oggi, purtroppo, assistiamo al diffondersi di visioni distorte e quanto mai pericolose, alimentate da ideologie relativistiche, pervasivamente diffuse dai media. In realtà, per il bene dello Stato e della società è di fondamentale importanza tutelare la Famiglia fondata sul matrimonio".

Il fatto è che tutti noi siamo succubi delle ideologie che hanno intossicato le nostre coscienze in una logica statalista nella quale la persona è un numero, un dato statistico, un fattore della produzione, un cittadino oggetto, eppure il Santo Padre proprio nella esortazione apostolica Familiaris Consortio indicava nella Famiglia la prima e insostituibile scuola di socialità e un soggetto attivo per la realizzazione di una società più giusta, il Santo Padre infatti affermava "le famiglie devono crescere nella coscienza di essere "protagoniste" della cosiddetta "politica familiare" ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza".

Una Famiglia quindi soggetto e non oggetto, una Famiglia protagonista e non succube della storia.

Giovanni XXIII ci ha insegnato che la Chiesa è mater et magistra, madre e maestra di tutte le genti: "A questa Chiesa, …. il suo Santissimo Fondatore ha affidato un duplice compito: di generare i figli, di educarli e reggerli guidando con materna provvidenza la vita dei singoli come dei popoli…."

Questo ci consente di richiamare il concetto della Famiglia Chiesa domestica, anche la Famiglia come la Chiesa e' mater et magistra: come madre e' custode della vita, come maestra è la prima educatrice, è la prima scuola.

Ma la Famiglia non può assolvere da sola al compito educativo e deve essere necessariamente sostenuta dalla Comunità e quindi, accanto ai diritti-doveri dei genitori, ci sono dei diritti-doveri che spettano alla società che deve predisporre, in base al principio di sussidiarietà, gli strumenti e le condizioni necessarie per sostenere il ruolo educativo della Famiglia.

In senso conforme si esprime la Costituzione Repubblicana che all'art.30 ribadisce: "E' dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli….."

Si verifica quindi una sostanziale coincidenza tra norma giuridica e insegnamento pastorale, ciò nonostante i genitori hanno potuto "scegliere" la scuola cattolica solo assoggettandosi ad una pesante discriminazione di carattere economico, il risultato è stato che molti figli dei ceti meno abbienti non hanno potuto accedere alla scuola cattolica, impediti quindi nello sviluppo coerente di una proposta educativa che nasceva dalla Famiglia.

Eppure proprio in occasione dell'ultimo incontro romano la sociologa Luisa Ribolzi ricordava che: "la quasi totalità delle ricerche mostra che se in un ambiente educativo esiste un accordo sui valori di base tra genitori ed insegnanti, la qualità dell'educazione è migliore, - l'efficacia della scuola infatti deriva dall'essere organizzata intorno a specifici principi etici".

Questa è la vera discriminante, non può esistere una scuola neutra, la scuola è nella sostanza un patto per l'educazione tra famiglie e istituzioni scolastiche e un patto si fonda su valori condivisi, una scuola è tale solo se la sua proposta educativa ha un senso ed esprime significati, anche per questo oggi mi trovo qui a parlare con voi, non solo come Dirigente nazionale dell'Agesc, ma anche e soprattutto come ex alunno e genitore di ex alunni di questa benemerita congregazione alla quale è stata affidata la mia infanzia e l'infanzia dei miei figli!

I miei genitori prima di me esercitarono una scelta nella ricerca di una proposta educativa omologa ai valori di riferimento del proprio nucleo familiare: è per questo che occorre difendere le nostre scuole, perché difendendo loro si difende la libertà delle nostre famiglie e dei nostri figli!

Per quanto sia sempre rischioso tentare di schematizzare la storia, si può affermare che a metà degli anni 70 {non a caso l'Associazione genitori di scuola cattolica è nata nel 1975), la scuola cattolica è entrata in una crisi apparentemente irreversibile per una serie di motivi:

Come Vi dicevo alcuni genitori, attenti a sensibili, hanno sentito l'esigenza di entrare in associazione per aiutarsi a vicenda e sostenere la scuola cattolica in difficoltà, si sono sviluppate iniziative di autogestione anche attraverso lo strumento delle Cooperative scolastiche.

Ma in realtà nemmeno la Cooperativa può risolvere il problema principale che resta quello finanziario, la Cooperativa è un esperimento esemplare sotto il profilo pedagogico perché "costringe" tutte le componenti della Comunità Educante a costruire insieme e a gestire insieme giorno per giorno la scuola, ma il risultato non cambia perché la scuola cattolica va avanti con l'esclusivo sostegno economico dei genitori degli alunni frequentanti, e non solo, perché è evidente che le infrastrutture edifici, aule, arredi e sussidi didattici si sono costituite nel tempo con il contributo delle precedenti generazioni.

Ma oltre alle difficoltà endogene e strutturali vi sono delle difficoltà esterne e di contesto: non mi riferisco soltanto alla presenza del nostro Paese di arcaiche concezioni anticlericali, purtroppo dure a morire nonostante le evidenti lezioni del nostro recente passato, ma anche a difficoltà "domestiche"; in una porzione del clero cosiddetto secolare non manca una miope disattenzione nei confronti della scuola cattolica, anzi talvolta si rileva una manifesta contrarietà.

Eppure non si può negare che la Scuola Cattolica è una risorsa in più' per una pastorale di "confine", una occasione di dialogo, una "finestra sul mondo", rinunciarvi è un atteggiamento da Chiesa del "silenzio".

Io non credo che questo giovi alla Comunità' ed alla Missione, ma fortunatamente lo Spirito soffia dove vuole....!.

Non entro in questa sede nel merito delle specifiche problematiche delle politiche sociali ed educative come pure mi esonero dall'analisi dei probabili strumenti utili per realizzare la parità scolastica nel nostro Paese, queste riflessioni potranno essere occasione di ulteriori e più specifici incontri, mi permetto soltanto di esprimere alcune raccomandazioni:

  1. che nei limiti del possibile siano definiti strumenti legislativi aventi utilità generalizzata per tutto il sistema pubblico di istruzione evitando provvedimenti speciali per la "tribù" dei cattolici;
  2. che l'autonomia scolastica venga gestita da organi collegiali autorevoli perché democraticamente rappresentativi di tutti soggetti della comunità educante;
  3. Sulla questione degli Organi Collegiali devo rimarcare un ritardo culturale e ricorrenti tentativi di liquidazione di questi strumenti, eppure gli Organi Collegiali sono indispensabili per:

    a)determinare una reale e trasparente gestione sociale dell'istituzione scolastica;

    b)per garantire spazi istituzionali di partecipazione ai genitori ed agli studenti;

    c)per educare all'assunzione di responsabilità;

    d)per superare i limiti di un assemblearismo sessantottino che non aiuta a superare i problemi, ma solo a favorire le strumentalizzazioni;

    e)per educare al confronto, al dialogo, al rispetto dell'altro in sostanza per fare della scuola una palestra di democrazia.

    Per questo auspico che la scuola cattolica superi il suo ritardo individuando negli organi collegiali un percorso educativo da offrire a tutta la comunità educante solo così le nostre scuole potranno ulteriormente crescere e proporsi come paradigma a tutta la società italiana.

  4. rafforzare dentro e fuori la scuola l'associazionismo delle Famiglie perché solo una presenza organizzata può sostenere un ruolo sociale efficace, anche perché ogni libertà deve essere non solo conquistata, ma anche difesa e solo l'associazionismo organizzato dei genitori può garantire la necessaria vigilanza.

Il tutto deve essere declinato in un quadro di reale sussidiarietà poiché la scuola tutta, statale e non statale, non è né un fine, né un valore, ma un mezzo per consentire ai genitori di esercitare il loro diritto-dovere costituzionale.

In un ottica Laica, risulta corretto sostenere la libertà di scelta educativa delle famiglie, come un diritto fondamentale per la costruzione di una società realmente pluralista e giustificare l'intervento coordinatore dello Stato che deve organizzare un sistema pubblico di istruzione in grado di valorizzare tutte le risorse educative del Paese.

In questa prospettiva non si vede come si possa escludere il contributo della Scuola Cattolica, se non negando le radici stesse della nostra civiltà.

Se la scuola sarà libera anche la società sarà libera, altrimenti avremo sempre una Società a libertà vigilata ed una Democrazia amputata.

* Componente Comitato Esecutivo A.Ge.S.C.

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