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..da  Avvenire del 26 Febbraio 2000 

SCUOLA LIBERA
ISTRUTTIVI SPUNTI DAL CASO FRANCESE

Ferdinando Adornato

Mentre in Italia non si placa la polemica degli insegnanti statali con il ministro Berlinguer, interessanti e istruttive notizie giungono da Parigi. Un'intera pagina pubblicata il 23 febbraio dal quotidiano Le Monde racconta ai suoi lettori come in Francia si sia aperta una nuova era nel rapporto tra le famiglie e l'istruzione privata e che quest'ultima deve oggi confrontarsi con domande "quantitativamente e qualitativamente nuove". Basandosi anche sui dati emersi da una ricerca sociologica condotta, a metà degli anni Novanta, da Alain Léger e Gabriel Langouet, il quotidiano francese offre uno scenario dal quale vale la pena di annotare almeno tre spunti di riflessione che possono tornare utili a chi spera (e si batte) perché nel nostro Paese prevalga la "scuola libera".


1) Non è affatto vero che la scuola non statale sia solo "per ricchi".

Descrivendo quella che chiama "una vera e propria corsa" verso le scuole non statali registrata negli ultimi anni, Le Monde fa notare che, con grande sorpresa, ci si è resi conto come la grande maggioranza delle domande provenisse da famiglie della classe media e anche dai ceti meno abbienti. E che i genitori argomentavano la loro scelta in modo molto chiaro e consapevole: affermando di considerare i professori delle private "meno assenti" e "più disponibili" e di aspettarsi "una disciplina e una severità" molto maggiori di quanto sia dato trovare nelle scuole di Stato considerate "inefficienti". Intendevano, infine, togliere i loro figli da un ambiente ormai "troppo violento" e nel quale la circolazione della droga ha raggiunto livelli di guardia, sperando che i loro ragazzi potessero così godere di "frequentazioni migliori".

Come si vede, questi dati francesi confermano, in modo clamoroso, una delle tesi principali di coloro che propongono il superamento del monopolio statale. E cioè che, esaurita la fase nella quale la società effettivamente incontrò, nelle scuole di Stato, una valvola di promozione e di "egualitarismo culturale", oggi essa incontra esattamente il contrario. I figli dei ricchi trovano comunque la via di una formazione adeguata, mentre i figli delle classi meno ricche sono costretti, nella scuola secondaria, a subire un parcheggio coatto e dequalificato in strutture del tutto inefficienti. Con il risultato che l'attuale modello di istruzione risulta essere un modello assolutamente "classista".


2) La competizione e l'emulazione arricchiscono la qualità.

Nonostante la "grande corsa" verso le private (poco meno di una famiglia su due sceglie, temporaneamente o assiduamente, un istituto non statale) Le Monde fa sapere che, però, in termini assoluti, non si è "squilibrato" il rapporto tra scuole statali e scuole private. Come è possibile? Semplice. Il quotidiano francese fa ricorso a una metafora televisiva e chiama questo fenomeno "zapping scolastico". In altri termini si registra una grande mobilità della scelta familiare che non si fa scrupolo di cambiare con facilità istituto, a seconda delle aspettative di qualità o delle convenienze personali, passando con disinvoltura anche da una scuola privata a una statale.

Anzi, in parallelo all'ansia della classe media francese di raggiungere, attraverso le private, un superiore livello culturale e ambientale, si registra un "ritorno" delle classi più ricche verso gli Istituti statali se non altro per conservare un proprio livello "di distinzione sociale".

Cosa insegna il fenomeno dello "zapping"? In primo luogo che non è affatto vero che se ci fosse la "scuola libera" (con un bonus da distribuire alla famiglia spendibile in qualsiasi istituto) le iscrizioni agli istituti statali rischierebbero di crollare. Le famiglie saprebbero far buon uso del loro nuovo "potere" e, come ci dice la Francia, lo farebbero seguendo motivazioni che gli statalisti conservatori neanche possono oggi immaginare. La libertà è più forte di qualsiasi pregiudizio.

In secondo luogo lo "zapping" fa intuire quale grande opportunità si possa aprire, per l'intera società, se questa gara di emulazione fosse interamente concentrata sulla qualità del sapere e sulla preparazione degli insegnanti. Tra l'altro è proprio verso questa opportunità che tutte le società sono chiamate a procedere se vogliono essere protagoniste delle sfide economico-sociali del Terzo Millennio.


3) L'allarme sul multiculturalismo è esagerato. Molti di coloro che si oppongono al passaggio dalla scuola dello Stato alla scuola della società sostengono che, a questo modo, avremo nel futuro "una scuola musulmana, una buddista, e via dicendo..." con grande danno per l'identità del Paese. A parte che se il nostro futuro sono le società multirazziali sarà pure il caso di prevedere, per i nostri nuovi connazionali, una buona ospitalità, i dati forniti da Le Monde smentiscono anche quest'ultima "paura".

Non solo, infatti, la ricerca sociologica di Léger e Langouet dimostra che la scelta religiosa è decisiva solo per il 10 per cento delle famiglie ma, ciò che è più importante, si registra un numero elevatissimo di iscrizioni "musulmane" alle scuole private che, com'è noto, sono quasi totalmente cattoliche. Un collegio cattolico di Marsiglia è arrivato a raggiungere il record di 90 per cento di studenti musulmani. Così Paul Malartre, segretario generale dell'istruzione cattolica, spiega il fenomeno: "Vengono perché sono sicuri che, da noi, comunque, i loro ragazzi sentiranno parlare di Dio".

È proprio il caso di dire che le vie del Signore sono infinite. Quello del monopolio statale, invece, diventa sempre di più un vicolo cieco. Ma chissà se Berlinguer e soci leggono Le Monde.

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