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Santo Natale 1999

Lettera a Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,

la Tua nascita – avvenuta duemila anni fa a Betlemme – non è un fatto che si possa relegare nel passato. Ogni anno Tu vieni tra noi, rinnovando ogni volta la vera grande novità che supera ogni attesa…

Tu, Gesù Bambino, sei il nostro oggi e il futuro del mondo: essi sono illuminati dalla Tua Presenza.

Proprio per questo, Gesù, Ti chiediamo la grazia – come Agesc, come genitori e famiglie che si incontrano e si riconoscono nell’Agesc – di aiutarci a vedere con vero realismo i fatti, le idee, le ipotesi culturali ed operative che ci circondano, e di sostenerci nella proposizione testimoniale di ciò che caratterizza il Tuo insegnamento e quello della Chiesa da Te voluta.

La situazione culturale e politica è, nel nostro Paese, estremamente preoccupante: imperante è lo statalismo che condiziona ogni iniziativa, e sconfortante è il conformismo che caratterizza la stessa comunità cristiana.

Vengono in mente le parole di Paolo VI: " C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa… Ciò che manca in questo momento al cattolicesimo è la coerenza". Ecco: Ti chiediamo Gesù Bambino di portarci come dono la capacità di essere coerenti. Coerenti con l’ideale. Coerenti con l’azione. Coerenti nell’esigenza di essere propositivi nella Chiesa e nel mondo.

Certamente Tu sai.

Anche l’Assemblea Nazionale sulla Scuola Cattolica e lo stesso incontro con il Santo Padre in San Pietro., volute per significare l'attenzione e la preoccupazione in ordine alla educazione delle giovani generazioni, sono stati emarginati e banalizzati non soltanto nel contesto sociale tendenzialmente anticristiano, ma anche all’interno della stessa Tua Chiesa. Permane in ordine alla scuola cattolica un pregiudizio opprimente e doloroso, che va ad investire anche tutto il discorso formativo dei giovani: non a caso si può’ ben dire che nelle nostre comunità (parrocchiali, associative, …) si parla poco di educazione, non si parla di educazione scolastica, si osteggia la scuola cattolica. Si è insinuato uno statalismo fatalista che cozza con la concezione cristiana non soltanto della scuola e dell’educazione, ma della stessa vita.

E’ tanto vero quanto sopra affermato, che lo stesso Cardinal Carlo Maria Martini, nell’omelia durante la tradizionale Messa della vigilia di S. Ambrogio, ha denunciato l’atteggiamento dei cattolici (in politica e non) appiattiti su "aprioristici giudizi di equivalenza formale di ogni progetto o comportamento" . Parlando di "accidia", il Cardinale ha evidenziato che essa comporta che "alte poste in gioco – tra cui appunto "l’educazione" – non appena sono affrontate con qualche discorso di senso e di valori, e si avanzano richieste conseguenti, vengono rinviate al mittente come attacco ai diritti individuali di altri.

(…) Le encicliche sociali – ha tra l’altro detto – vedono il cristiano come depositario di iniziative coraggiose e d’avanguardia. L’elogio della moderazione cattolica, se connesso con la pretesa che essa costituisca solo e sempre la gamba moderata degli schieramenti, diventa una di quelle adulazioni di cui parlava S. Ambrogio, mediante la quale coloro che sono interessati all’accidia e all’ignavia di un gruppo, lo spingono al sonno".

E’ un forte e gravissimo giudizio che interessa tutti, in particolare la nostra comunità cristiana di cui anche noi siamo parte integrante. E’ un richiamo che riguarda anche noi genitori dell’Agesc.

In quest’ottica, credo che il discorso del Cardinal Martini debba essere letto da noi dell’Agesc come una sollecitazione forte ad essere nuovamente una forza di frontiera: cioè quella forza di frontiera che ha caratterizzato tutto il periodo iniziale della vita dell’associazione.

Non possiamo e non vogliamo essere omologati su un appiattimento culturale e su una normalizzazione anche ecclesiale che sono soltanto espressione di servilismo e, appunto, di ignavia. Come Agesc dobbiamo ritornare ad essere "fermento" in ordine a quei temi educativi/scolastici ed esistenziali che ci interessano e che ci riguardano, ma che interessano e riguardano tutti.

Per questo, aiutaci Gesù Bambino, ad essere "fermento autentico".

Tocca (anche) a noi, genitori credenti, combattere l’opprimente e demoralizzante conformismo, e l’appiattimento culturale che caratterizza gran parte della comunità. Tocca (anche) a noi ridare valore e fiducia alle aspirazioni umane in atto. Tocca (anche) a noi ridare a teli aspirazioni l’assenso commosso e convinto dei nostri cuori e delle nostre coscienze.

A Te, Gesù Bambino, chiediamo di aiutarci a ridare assenso concreto e sincero alla storicità del Tuo messaggio, operando affinchè agli occhi di tutti esso assuma forza ed eccellenza nelle soluzioni pratiche della vita. A Te chiediamo di aiutarci a ristabilire un rapporto autentico tra la coscienza e la vita, e i suoi contenuti.

Portaci in dono, Gesù Bambino, la consapevolezza del compito che come cristiani ci hai affidato. Aiutaci ad essere autenticamente liberi: cioè – come sottolineato dal compianto Cardinal Giovanni Colombo- liberi dentro noi stessi: frutto di conquista e possesso del nostro coraggio, che non ci viene dal suffragio degli altri. E con ciò sostienici nel nostro operare un promozione della libertà di giudizio; della tutela della libertà di educazione; della salvaguardia della libertà di influire nella vita secondo le nostre originarie concezioni dell’uomo, della società e della storia.

Soprattutto Ti chiediamo, Gesù Bambino, di aiutarci singolarmente e associativamente a combattere e sconfiggere personalismi, arroganze, presunzioni, per un operare insieme nella promozione di rapporti veri, nel rispetto dei carismi, delle capacità e possibilità di ognuno e di tutti, delle specificità culturali ed operative di ciascuno, respingendo tutte quelle pretese prevaricatrici che spesso si manifestano in noi e tra noi, nella società civile e nella stessa comunità ecclesiale.

Fa, Gesù Bambino, che non ci impauriscano il chiasso e l’arroganza di chi vorrebbe farci tacere: la forza degli ingiusti spesso è creata dalla pavidità di chi è nel suo buon diritto, Per questo fa, o Gesù , che il Tuo essere "Presenza" tra noi, non ci scoraggi. Fa che non ci disanimi il fatto di apparire, di essere, qualche volta il piccolo gregge di cui ci hai parlato: dacci la forza di essere forti, di non assecondare mai la tentazione di arrenderci. Soprattutto rinnova in noi, o Gesù Bambino, la certezza che con Te non dobbiamo avere paure, e la speranza cristiana capace di respingere qualsivoglia stato d’animo rinuncitario.

Giancarlo Tettamanti
Socio Fondatore Agesc e membro
dell’Esecutivo Nazionale Agesc

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