da Avvenire del 3 dicembre 1998
INEDITO
Una lettera del Priore di Barbiana chiede che lo Stato finanzi le private
DON MILANI: VIVA LA SCUOLA
LIBERA
"È
scandaloso che i contribuenti cristiani paghino la scuola statale anticristiana"
"Da me i poveri sono educati con più laicismo e rispetto della verità che da
voi"
Roberto Beretta
E come reagirà Walter Veltroni, che solo due settimane fa è andato a Barbiana per dichiarare che quello era "uno dei luoghi della migliore Italia, uno dei luoghi dove prendevano forma le cose in cui credevo e in cui credo ancora"? Cosa diranno i "licei okkupati" dove Lettera a una professoressa viene tuttora sventolata per dire che il suo autore - un prete! - era contro la "scuola di classe", uguale "scuola dei ricchi", uguale scuola privata, uguale scuola cattolica?
Del resto, qualche malumore sull'"uso strumentale" del testo di don Lorenzo Milani letto sabato da Edoardo Martinelli (ex allievo) era già sorto, tra il pubblico più politicizzato del convegno allestito a Vicchio in Mugello (Fi) dall'Associazione genitori scuole cattoliche su "La scuola di Barbiana e la scuola della riforma". Ma la lettera milaniana - un semi-inedito, già apparso (in parte) sul periodico Azione nonviolenta e più recentemente in Spagna - parla molto chiaro: eccome. Non solo la scuola libera è legittima. Non solo è "scandaloso" che lo Stato non la finanzi. Non solo bisogna che tra scuola privata e pubblica ci sia "realmente pari concorrenza"; ma la prima è - secondo don Milani - "migliore", più libera e persino più laica di quella statale stessa...
La missiva (che sarà pubblicata integralmente su questo giornale nella pagina periodica curata dall'Agesc) porta la firma del Priore di Barbiana e la data del 9 marzo 1961; è indirizzata a un generico "caro dottore", identificato in Lanfranco Mencaroni, già braccio destro del leader nonviolento Aldo Capitini e all'epoca direttore del piccolo periodico umbro Giornale Scuola. "Certo è che oggi - scrive don Milani - lo scandalo più grosso non è che pochi ebrei o protestanti come contribuenti siano costretti a aiutare anche qualche scuola di preti, ma piuttosto che milioni di contribuenti cristiani e poveri siano costretti come contribuenti a finanziare una scuola di stato profondamente anticristiana, profondamente antioperaia e anticontadina". Non solo: "Non muoverei dunque oggi un dito in favore della scuola di stato dove non regna nessuna "libertà d'idee", ma solo conformismo e corruzione... Non c'è dubbio per me che sarebbero migliori quelle dei preti perché l'amore di Dio è in sé migliore che la coscienza laica o l'idea dello stato o del bene comune".
Sembrano parole scritte per il dibattito sulla "parità" che oggi riprende alla Camera, e invece don Lorenzo si inseriva in una polemica lanciata dal Giornale Scuola, "periodico di lotta contro l'analfabetismo" fondato da Capitini a Perugia nel novembre 1960 su spunto dello stesso Priore. Il quarto numero del foglio (finanziato da Pci e Psi) attaccava gli istituti religiosi "che impongono agli scolari le loro idee reazionarie". L'uscita provoca però la reazione di don Milani, che aveva conosciuto Capitini l'anno precedente e gli resterà amico fino alla morte, anche perché - come si narra nella lettera - al sacerdote fiorentino era da poco "toccato opporre in due diverse vertenze la scuola privata a quella di Stato e naturalmente ha ragione la mia". Si trattava del rifiuto dell'Inps di corrispondere gli assegni alle famiglie degli alunni che frequentavano Barbiana ("Il più accanito laicista, messasi una mano sul petto, dovrebbe battersi in questo caso per la scuola del prete") e di un singolare "sciopero" organizzato dagli alunni della locale scuola elementare per protestare contro i ritardi delle supplenti.
Il Priore parla dunque pro domo sua e - pur non risparmiando critiche alla Dc e alla sua politica scolastica "ereditata dai ricchi borghesi anticlericali dell'ottocento" -, difende le "private" entrando risolutamente nel merito. Sono realtà per ricchi? "La scuola di Barbiana ha 20 allievi, nessuno figlio di papà, è dei preti, non ha dallo stato nessuna sovvenzione, ma anzi aperta opposizione ed è senza ombra di dubbio l'unica scuola funzionante di tutto il territorio della Repubblica"; semmai "scandalose sono le scuole clericali di lusso di Firenze, ma mai quanto la scuola di Stato... fogna di propaganda padronale". Non sono professionalmente qualificate? "A Firenze per esempio non è neanche da mettersi in discussione il dato di fatto che l'unica scuola socialmente e tecnicamente progredita è una scuola di preti: la Madonnina del Grappa. Il fatto che lo Stato coi soldi dei contribuenti non l'aiuti è semplicemente scandaloso". Sono integraliste? "Nella mia scuola i poveri vengono educati con più "laicismo" (se laicismo significa rispetto della verità) di quel che non abbia questo numero del giornale"
Fin qui la lettera. Ma nello stesso convegno in cui il documento è stato presentato, il presidente nazionale dell'Agesc Stefano Versari rincarava la dose con una relazione che si proponeva di andare "oltre Berlinguer" e la sua riforma, dimostrando come - in realtà - lo stile educativo milaniano sia l'opposto della pedagogia propugnata dall'attuale governo. "Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera", diceva don Milani. E Versari commenta: "È l'esatto contrario di scuola a cui ci si vuole abituare. La scuola dell'agnosticismo, in cui i valori forti sono per definizione integralisti, in cui tutto deve fondersi nell'indistinto, nel democratico in senso di politicamente corretto... La preoccupazione educativa porta don Milani in una direzione che mi pare opposta alle conclusioni dell'attuale riforma della scuola".
Nientemeno? Versari abbonda di esempi dimostrativi. Primo: "L'esperienza di Barbiana è vita vissuta di una comunità scolastica familiare, la scolina. E invece l'attuale riforma parla di dimensionamento educativo ottimale per scuole con centinaia di studenti. Non che non possa farsi una buona scuola con centinaia di studenti, ma perché teorizzarne l'eccellenza educativa?". Secondo: "La riforma riafferma la centralità del titolo di studio", mentre Lettera a una professoressa condanna i ragazzi che "studiano per il registro, per la pagella, per il diploma". Terzo: "Barbiana esprime l'identità tra studio, lavoro e vita... e invece l'attuale riforma teorizza che la cultura della manualità non ha dignità educativa, va estromessa dall'obbligo scolastico" (vedi la retrocessione della formazione professionale). Quarto: Berlinguer vuole "una scuola "funzionalista", sostanzialmente finalizzata agli sbocchi professionali ed alle sole esigenze del sistema produttivo", una "scuola cognitiva" che fa a pugni con "la dimensione comunitaria della relazione scolare che fu propria di Barbiana". Quinto e ultimo: "Barbiana è esempio paradigmatico di scuola della autonomia, espressione del privato sociale capace di dare risposta al bisogno del territorio"; e invece dal governo "alla autonomia della scuola è stata preferita una forma di decentramento vigilato, di neocentralismo decentrato". Insomma e in sintesi: "Alla via di Barbiana è stata preferita la via Emiliana".
E così, nonostante in un'intervista di un paio d'anni or sono il ministro Luigi Berlinguer abbia definito "esemplare lo stile educativo di don Milani, né permissivo né autoritario ma autorevole e democratico", il prete che aveva rimproverato la famosa professoressa di bocciargli troppi ragazzi stavolta sembra "bocciare" qualcun altro: lui.