Educare è il compito più difficile, ma anche il più entusiasmante, per un padre e una madre. Essere sostenuto in questo compito è un tuo diritto

AGeSC
Associazione Genitori Scuole Cattoliche

Ultimo aggiornamento: 
24 febbraio 2012

LIBERI DI EDUCARE Sosteniamo una scuola di libertà, per rivendicare la libertà di scuola 
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 Editoriale
  di: Maria Grazia Colombo
 
Presidente Nazionale AGeSC

 

Editoriali 2010

 

30 novembre 2010
Editoriali 2012

Editoriali 2011

Editoriali 2010

Editoriali 2008 - 2009
Non c’è libera scelta se non c’è una pluralità di offerta e di offerenti

La libertà di educazione misura la natura democratica e popolare di una società. Di conseguenza giudica anche la capacità dello Stato di svolgere la sua funzione di promozione e garante di una società civile in cui le persone e tutti i corpi intermedi - anzitutto genitori e famiglie - in piena libertà possono esercitare, tra gli altri, il diritto fondamentale primario di educazione e di istruzione. Su questo versante, permettetemi di dire che persiste una strana assenza: è l’assenza della classe politica, la quale ha commesso in passato, e continua a commettere, gravi peccati di omissione, nonostante il crescere nella società di una sempre più pregnante istanza di libertà educativa.Famiglia ed educazione sembrano essere divenuti termini astratti, inconsistenti.  Ancor oggi stiamo pagando un pedaggio culturale statalistico che ha origini nel tempo e che lo Stato italiano, sin dal suo costituirsi, ha posto come condizione. La libertà scolastica in Italia è stata da sempre un principio perennemente osteggiato. La sua storia lo dimostra.

Noi oggi siamo qui a richiamare - ancora una volta - attenzione sulla responsabilità educativa della famiglia, che deve essere presupposto fondante qualsivoglia intervento legislativo.  In quest’ottica va inquadrato anche il tema della "sussidiarietà", che in Italia non sembra trovare corretta e concreta cittadinanza: siamo di fronte ad un fatto straordinariamente negativo, e cioè al fatto che è la famiglia ad essere sussidiaria allo Stato, e non viceversa, come dovrebbe essere.
Non c’è libera scelta se non c’è una pluralità di offerta e di offerenti. Non c’è libera scelta se non è assicurata parità di trattamento giuridico, sociale ed economico, sia a coloro che debbono scegliere, sia a coloro che possono essere scelti.
 
E’ proprio in quest’ottica di "pluralismo" che si concretizza
"la libertà di scelta dei luoghi di istruzione”. Non bisogna avere paura del pluralismo, e nemmeno del confronto dialettico e competitivo tra scuole diverse, se il lavoro educativo viene svolto nella chiarezza e nella certezza di idee e nel totale rispetto delle persone.


3 novembre 2010
La tua opera è un bene per tutti

Abbiamo iniziato l’anno scolastico alla grande: comunicati, Consiglio Nazionale a Verona intenso e molto stimolante, Settimana sociale dei cattolici a Reggio Calabria, presentazione al Senato della Ricerca sulla scelta della famiglie per la scuola paritaria da un punto di vista economico, incontri nelle scuole con genitori, docenti e dirigenti. La sfida educativa ha creato un fermento interessante tra gli adulti educatori che sembrano voler riprendere in mano, con molta più creatività, la questione educazione. Ci si incontra in modo programmato tra associazioni per progettare insieme ed elaborare strategie, fianco a fianco per segnare la storia e come dice il card. Bagnasco per costruire "una città dove l’uomo si sente veramente a casa" per guardare alla realtà "con lo sguardo e con il cuore di Dio".

Lavorare in educazione, come genitori, vuole dire creare relazioni, relazioni personali che poi diventano associative e politiche. Quando ci si muove tutte le diverse dimensioni si mettono in gioco, contemporaneamente. Non esiste infatti un uomo che lavora, uno che educa, uno che fa la solidarietà. Esiste l’uomo che nella sua unità si relaziona, crea delle alleanze. È insieme che si pongono degli obiettivi, insieme si lavora e insieme poi si cerca di raggiungere questi obiettivi. Così si diventa soggetti sociali attenti che possono svolgere un ruolo sussidiario intelligente nella società civile. Pensiamo ai rapporti all’interno dell’associazione che ci portano a ricoprire ruoli ed incarichi, occorre che questi rapporti siano sempre più umanamente vantaggiosi e siano sempre più rapporti di cooperazione e collaborazione. Ognuno deve andare verso l’altro, questo concretamente scioglie ogni protagonismo, interesse personale e porta ad un reale lavoro comune. Oggi la società civile ha superato la politica, ma ci chiediamo dove sta andando la politica? "Occorre ritornare alla formazione e al radicamento di un ceto politico con le rappresentanze sociali" ha ricordato il Rettore della Cattolica Ornaghi a Reggio Calabria, ciò per uscire da quella "democrazia senza qualità" che si sta trasformando in una "contro democrazia". Abbiamo bisogno di essere riconosciuti come soggetti partecipanti delle politiche e non destinatari generici e passivi. C’è molto da fare, occorre conoscenza, determinazione, coraggio e umiltà. L’AGeSC è già all’opera.


13 ottobre 2010

Tradizione: attualità di un inizio, non una nostalgia del passato

Oggi non è in crisi solo la trasmissione di una tradizione dagli adulti ai giovani, ma addirittura è in crisi la capacità stessa di fare "esperienza": ne consegue che i valori vengono riproposti ma non vengono recepiti in modo reale, tale cioè da suggerirne una continuazione nell’esperienza.Si avverte un indebolimento della soggettività politica della famiglia, che ha ridotto la sua capacità di esprimersi pubblicamente come un soggetto portatore di indirizzo e di diritto. Contemporaneamente la scuola ha ampliato il proprio spazio di intervento fino a divenire una istituzione totalizzante per la vita dei ragazzi. La realtà vissuta è però questa, cioè che la famiglia è considerata una scelta, un’opzione personale, privata. Questo è sintomatico, perché sta a significare che il tema della figura relazionale, generativa della soggettività umana viene ridotta a questione privatistica: tu la pensi così, io no! Tu sei così, ma io potrei essere esattamente il contrario con altrettanta legittimità. In tal modo la figura civile dell’educazione, della famiglia, è messa seriamente a rischio quanto al suo riconoscimento sociale e alla sua protezione giuridica.

L’educazione non è un fatto privato ma pubblico, che ha a che fare quindi con il bene comune. E’ necessario creare uno spazio di relazione tra famiglia e scuola, in cui ciascun soggetto rischi la propria identità: è come se la scuola dovesse aiutare la famiglia a diventare più famiglia e i genitori dovessero aiutare la scuola a essere più scuola. Questo è un "compito sociale". All’adulto genitore e insegnante spetta, dunque, il compito di progettare per e con i giovani, accettando di generare per essere rigenerati. La libertà di scelta da parte dei genitori e la libertà di insegnamento per i docenti sono  uno strumento importante che permette anche di distinguere chi sa fare scuola da chi non ne è capace; è il metodo più diretto per recuperare ad un impegno sereno e convinto certamente le famiglie, ma anche coloro - insegnanti e operatori - i quali, nell`attuale situazione scolastica, sono amareggiati e demotivati. E` necessario che ad ogni scuola sia riconosciuta una reale e completa autonomia gestionale, culturale, programmatica, pedagogica e didattica. Va lasciato agli insegnanti il compito di esprimere liberamente la propria ricchezza culturale, ai genitori e alle famiglie il diritto di scegliere e di interagire, e agli alunni-studenti la possibilità di verificare la ragionevolezza delle ipotesi culturali loro proposte. Se le famiglie possono realmente scegliere, ogni singola scuola è soggetta a valutazione, deve rendere conto, è costretta a migliorare, vengono eliminati gli sprechi e, di conseguenza, aumenta l`efficienza dell`intero sistema.

Associativamente occorre fare un lavoro culturale che aiuti le famiglie a riappropriarsi con responsabilità del proprio compito educativo, famiglie con famiglie. Associazioni, quindi, non intese come sindacati ma luoghi di elaborazione culturale, dove per tentativi si possano produrre contributi critici e propositivi, esito di un pensiero ragionato e condiviso. L’associazionismo, oggi, deve creare attorno a sé un movimento di interesse, fare proposte comprendibili e che incuriosiscano i genitori, aiutandoli, oggi più che mai, a dare le ragioni delle scelte fatte o che si vorrebbero fare. 
Come associazione siamo convinti che se l’uomo è libero di scegliere, si muove la storia.


24 maggio 2010

Caro Ministro, ecco un “promemoria”…

Inutile nascondersi dietro un dito. Stiamo vivendo un delicato momento politico ed istituzionale, in cui sono in gioco i destini futuri del Paese. Il che vuol dire: destini delle famiglie e dei più giovani, dei cittadini di domani. Il tema delle riforme istituzionali ci vede quanto mai vigili ed attenti (vi dedichiamo la pagina 4, con le prese di posizione dell’AGeSC e con il documento congiunto delle associazioni che si occupano di educazione nelle scuole cattoliche paritarie). Ma vogliamo entrare nel vivo del dibattito anche con alcune proposte che a suo tempo - all’inizio dell’anno 2010 - AGeSC, unitamente a FIDAE, FISM, CDO e FOE, aveva sottoposto direttamente al ministro Maria Stella Gelmini. Le indichiamo, in forma sintetica e schematica, senza tanti giri di parole. Dunque, in quel “promemoria” al ministro - documento valido ed attualissimo per l’insieme delle nostre istituzioni - si chiedeva sostanzialmente di approfondire ed individuare soluzioni ad alcuni problemi che preoccupano vivamente le scuole cattoliche paritarie e di ispirazione cristiana, chi vi lavora, i genitori che vi iscrivono i propri figli e gli amministratori delle stesse. Li ricordiamo, anche come agenda riassuntiva che AGeSC rilancia alla chiusura di questa annata scolastica: 
Tempi connessi all'erogazione dei fondi, per le scuole paritarie, relativi all'anno 2010 finanziati con le entrate del cosiddetto scudo fiscale. 
Modifica "rapida" del bilancio triennale dello Stato per quanto attiene il capitolo MIUR, relativo alle scuole paritarie, onde evitare gli impegnativi e faticosi recuperi dei tagli, che diversamente sarebbero riproposti nell'iter della Finanziaria 2011
Indicazioni in merito alle iniziative che il ministero dell’Istruzione sta intraprendendo o intraprenderà, con riferimento al documento, unanimemente condiviso, predisposto dal Gruppo Parità, istituito dal ministro Gelmini nel febbraio dello scorso anno, compresi: la determinazione di inserire gli interventi economici previsti dalle leggi finanziarie statali per le scuole paritarie nelle Norme generali d'istruzione, onde assicurarne la destinazione; la previsione di convenzioni pluriennali (anche per la scuola dell'infanzia), nella logica di valorizzare le reti di scuola paritaria che i firmatari significativamente rappresentano.
Si chiedeva, nel “promemoria”: la previsione di ulteriori iniziative a favore dell'ampliamento dell'intervento economico dello Stato in tema di parità scolastica (cui vanno aggiunti quelli propri di Regioni e Comuni, per quanto di competenza e/o volontà politica dei predetti). 
Si ricordava infine che le scelte a livello regionale in tema di razionalizzazione dell'offerta formativa delle reti scolastiche, la stesura di norme e regolamenti attuativi del federalismo fiscale per le ricadute in ambito scolastico, la definizione delle problematiche (sempre scolastiche) in sede di Conferenza Stato-Regioni sono questioni determinanti per il futuro del sistema delle scuole paritarie nel nostro Paese, per le quali ci sembra opportuno ed indilazionabile un quadro di punti fermi da condividere, che trovino, poi, supporto operativo in uffici “dedicati” alle scuole paritarie in ogni Direzione regionale del MIUR e nel necessario coordinamento delle Direzioni regionali a livello centrale. Rilanciamo dunque queste indicazioni e proposte, sulle quali chiediamo una risposta concreta, non solo con dichiarazioni di intenti. Anche perché, ormai, le stesse parole cominciano ad essere inutili se non trovano consistenza nei fatti. 


15 marzo 2010

Libertà di educare: oggi è un'impresa?

Legge 62/2000, scuole statali e scuole paritarie, pubblico o privato, parità. Dieci anni densi di parole, seminari, interventi di specialisti e non, dieci anni durante i quali si è costruita con molta fatica una cultura della parità. Sono nate iniziative e domande da un privato sociale attento che si è messo in gioco rischiando a partire proprio da questa benedetta libertà di educazione. L’impresa si muove, incontra e provoca altri, crei delle alleanze, alleanze educative tra istituzioni, tra adulti che hanno maturato una visione del mondo e che desiderano trasmetterla. 
 
Molte volte sorge una domanda: conviene, vale la pena? Il punto centrale nasce proprio da un senso comune ancora troppo diffuso che cioè solo allo Stato appartenga la dimensione pubblica. Tutto il resto è "ridotto" alla dimensione privata: le persone, le famiglie, gruppi sociali. E noi sappiamo benissimo, perché lo tocchiamo con mano ogni giorno, che il termine "privato" viene interpretato come una dimensione meno vera, meno dignitosa meno trasparente, perciò meno affidabile. L’ostilità è sottile e serpeggia nell’uso dei termini, nelle dichiarazioni anche da parte di addetti ai lavori, dall’opinione pubblica stessa che sembra scegliere sempre la via meno costosa della convenienza di parte al posto della via più vera. È nata così l’esigenza di un percorso di confronto e dibattito tra l’AGeSC e alcune sigle che da anni lavorano in modo appassionato e tenace per l’attuazione della libertà di educazione in Italia, queste sigle sono la Fidae, la Fism, la Foe e la Confap. 

Questo percorso ha portato oggi ad una convergenza non solo operativa (comunicati stampa congiunti, interventi a incontri e dibattiti) ma soprattutto ad una stima personale ed associativa reale, direi ad un’amicizia operativa. Nulla di già preconfezionato ma piuttosto una ricerca intelligente che parte da un lavoro tra associazioni e federazioni vive e vivaci, propositive che hanno voglia di rischiare in prima persona. Siamo certi che questo tentativo di lavoro in unità costringerà anche la politica a guardare e imparare un metodo.
In questo momento storico occorre resistere alla tentazione di vivere l’esperienza della scuola paritaria come una nicchia. Il confronto che dà le ragioni radica, fa diventare forti e fa prendere in mano il gioco. A noi interessa la cosa pubblica, il bene comune proprio come impresa da costruire.


15 febbraio 2010

La scuola in TV: raccontata solo in negativo

Il presidente dell’AGeSC, Maria Grazia Colombo, a seguito della trasmissione di ieri sera su Rai Tre, ha dichiarato:

"Il servizio presentato da "Presa Diretta" sul tema "La scuola fallita" ha fornito un quadro squallido e non veritiero della scuola, della scuola tutta, sia statale che paritaria. Come genitore mi ribello a strumentalizzazioni così gravi che denotano una informazione scorretta e di parte. E mi domando: di che parte? Così si favorisce solo lo scetticismo più cinico che non ritiene possibile alcun miglioramento". 

"Si insiste in questi tempi a voler contrapporre la scuola cosiddetta pubblica (intendendo solo quella statale) a quella paritaria, negando la funzione pubblica di quest’ultima, riconosciuta da una legge dello Stato Italiano, la legge 62 /2000 voluta dall’allora ministro Berlinguer".

"In questa trasmissione - ha continuato il presidente Colombo - sono state dette alcune cose false e si sono avanzati giudizi pesanti sull’incapacità di accoglienza da parte delle scuole statali e paritarie dei portatori di handicap come pure degli alunni extracomunitari. La verità va ricercata e documentata mettendo in atto percorsi seri, non giocando sulle emozioni. Non si costruisce nulla sul pregiudizio e sulla falsità". "

Mi domando, in conclusione, dopo aver distrutto la scuola cosa ci resta ? Cosa resta agli studenti, ai docenti e a noi genitori? Quali luoghi di educazione restano nella nostra società?" 


30 gennaio 2010

L’immobilismo in educazione non paga: l’educazione è molto più che istruzione
L’immobilismo in educazione non paga: l’educazione è molto più che istruzione. E’ il risvegliarsi del soggetto che decide di sé, al di là di ogni determinismo sociale e biologico. La stessa istruzione stenta ad attecchire, e diventare un possesso per sempre, se non si insedia in un processo di crescita nel quale si trovano mobilitate tutte le risorse del soggetto.

Il diritto all’istruzione e all’educazione è un diritto individuale e un bene pubblico; è un bene pubblico, non privato, per tutti; la persona umana deve essere il soggetto e il fine di tutte le istituzioni, nonché la stessa sua famiglia alla quale va riconosciuto il dovere/diritto di scegliere tempi, fini e mezzi che concorrano alla formazione culturale del figlio;

Il riconoscimento del pluralismo sia culturale che istituzionale, quel pluralismo che sfocia necessariamente in un sistema scolastico nazionale formato da scuole pubbliche statali e scuole pubbliche non statali "paritarie", tutte concretamente (e quindi normativamente ed economicamente) riconosciute e sostenute dallo Stato.

Siamo concordi nel ritenere che la "scuola", rappresentando un bene pubblico, ha bisogno di maggiori investimenti, ma questo deve essere teso al conseguimento di maggiore efficacia ed efficienza di tutto il sistema nazionale di istruzione - con ciò elevando il livello qualitativo degli studi e l’affezione agli studi stessi da parte degli studenti - e non essere frutto di emarginazioni nei riguardi di istituzioni pubbliche paritarie diversamente gestite e tese, come quelle pubbliche statali, al conseguimento del "bene comune istruzione".

Uno "Stato di diritto" è tale se assicura a tutti i cittadini imparzialità e uguaglianza nell’esercizio dei propri diritti, riconosciuti costituzionalmente come diritti fondanti e costitutivi della sfera giuridica stessa dei cittadini in quanto "persone". Quindi, uno "Stato di diritto" è tale se assicura a tutti i cittadini libertà nell’esercizio di tali diritti:  non per i soli cattolici, ma per tutti.


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