| L’immobilismo
in educazione non paga: l’educazione è molto più che
istruzione. E’ il risvegliarsi del soggetto che decide
di sé, al di là di ogni determinismo sociale e
biologico. La stessa istruzione stenta ad attecchire, e
diventare un possesso per sempre, se non si insedia in un
processo di crescita nel quale si trovano mobilitate tutte
le risorse del soggetto.
Il
diritto all’istruzione e all’educazione è un diritto
individuale e un bene pubblico; è un bene pubblico, non
privato, per tutti; la persona umana deve essere il
soggetto e il fine di tutte le istituzioni, nonché la
stessa sua famiglia alla quale va riconosciuto il
dovere/diritto di scegliere tempi, fini e mezzi che
concorrano alla formazione culturale del figlio;
Il
riconoscimento del pluralismo sia culturale che
istituzionale, quel pluralismo che sfocia necessariamente
in un sistema scolastico nazionale formato da scuole
pubbliche statali e scuole pubbliche non statali "paritarie",
tutte concretamente (e quindi normativamente ed
economicamente) riconosciute e sostenute dallo Stato.
Siamo
concordi nel ritenere che la "scuola",
rappresentando un bene pubblico, ha bisogno di maggiori
investimenti, ma questo deve essere teso al conseguimento
di maggiore efficacia ed efficienza di tutto il sistema
nazionale di istruzione - con ciò elevando il livello
qualitativo degli studi e l’affezione agli studi stessi
da parte degli studenti - e non essere frutto di
emarginazioni nei riguardi di istituzioni pubbliche
paritarie diversamente gestite e tese, come quelle
pubbliche statali, al conseguimento del "bene comune
istruzione".
Uno
"Stato di diritto" è tale se assicura a tutti i
cittadini imparzialità e uguaglianza nell’esercizio dei
propri diritti, riconosciuti costituzionalmente come
diritti fondanti e costitutivi della sfera giuridica
stessa dei cittadini in quanto "persone".
Quindi, uno "Stato di diritto" è tale se
assicura a tutti i cittadini libertà nell’esercizio di
tali diritti: non per i soli cattolici, ma per
tutti.
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