Educare è il compito più difficile, ma anche il più entusiasmante, per un padre e una madre. Essere sostenuto in questo compito è un tuo diritto

AGeSC
Associazione Genitori Scuole Cattoliche

Ultimo aggiornamento: 
06 dicembre 2011

LIBERI DI EDUCARE Sosteniamo una scuola di libertà, per rivendicare la libertà di scuola 
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 Editoriale
  di: Maria Grazia Colombo
 
Presidente Nazionale AGeSC

5 dicembre 2011


Non si può più essere tiepidi, occorre osare 

 


Editoriali 2010

Editoriali 2008 - 2009

Ripensando a tutti gli eventi trascorsi nell’anno ormai giunto al termine, provo un grande sentimento di gratitudine che mi riempie di gioia: abbiamo percorso tanti chilometri in auto, viaggiato in aereo da un capo all’altro dell’Italia, saliti su treni, pieni di entusiasmo e aspettative interessanti. Ci siamo spostati da una città all’altra, da una regione all’altra per incontrarci, per condividere momenti di festa e momenti formativi con tanti e tanti genitori sempre più stupiti di fronte ad un’associazione vivace, giovane e sempre in movimento.

"Virtù, gratuità e amicizia, così rinasce la vita civica" queste parole scritte dal cardinale Angelo Scola mi pare sintetizzino molto bene il nostro compito associativo di questi ultimi anni e ci indichino pure un progetto ambizioso. Occorre la virtù di una vita personale e associata vissuta nella gratuità: noi non vendiamo un prodotto ma cerchiamo, con i nostri limiti e fragilità, di comunicare una passione educativa che ridia coraggio e speranza a tanti genitori smarriti. L’individualismo e la conseguente solitudine educativa paralizza molti adulti: si cerca sempre più di affermare con caparbietà una identità personale isolata, di evitare legami quasi fossero obiezione alla propria libertà. 

Noi invece abbiamo imparato bene che la famiglia è un bene relazionale da cui derivano i beni individuali e che l’uomo in relazione diventa persona. Ancora, che l’educazione non è un fatto privato e che oggi siamo chiamati in modo responsabile a non ritirarci dalla sfera pubblica per nasconderci nella privatezza. Noi ci sentiamo costruttori della storia, di questa storia, odierna, fatta di scelte, rapporti, incontri pensati, voluti e proposti a tutti. Ciò che ci indica il cardinale Scola è "tornare a uno stile di vita in cui ogni atto sia posto secondo tutta la pienezza di bellezza, bontà e verità che gli è propria". Raccogliamo la sfi da insieme ricordando però bene che ognuno di noi è sempre chiamato in prima persona. Buon lavoro a tutti! 


25 ottobre 2011
La strada è tracciata. Ora lavoriamo insieme

L’incontro di Torino promosso da mons. Nosiglia per tutte le regioni del nord è stato un gran bel momento.  nessuna lamentela, nessun piagnisteo, abbiamo lavorato seriamente e senza tanti orpelli per tre ore. Le tre  parole chiave che Nosiglia ha ribadito più volte sono state: autonomia, federalismo, parità. La  preoccupazione che si è avvertita, prima di tutto nella relazione introduttiva del vescovo di Torino, Nosiglia,  era quella sì dei finanziamenti ma non solo, quella di ridare dignità alla scuola cattolica per ritornare ad  essere soggetto educativo. Il mio intervento fatto tenendo presente volutamente un osservatorio nazionale, è partito proprio sottolineando la situazione delle famiglie del nostro Paese, famiglie sofferenti, bisognose di assistenza educativa. Genitori fragili che devono essere accompagnati nel loro compito ed essere sostenuti.

Tutti abbiamo convenuto che in Italia manca la cultura della parità, nella gente comune ma anche nelle nostre comunità cristiane. C’è confusione, a volte, tra un concetto corretto di stato, spesa pubblica, scuola pubblica e privata, manca una stima nei riguardi di una scuola come quella cattolica paritaria che con la sua presenza nel sistema nazionale arricchisce l’offerta formativa, non la mortifica.

A volte noi genitori impegnati in questa battaglia civile non sentiamo la passione e la stima delle nostre comunità cristiane, e allora tutto diventa più difficile e faticoso. Ma l’unità va costruita comunque, anche se costa fatica, occorre tenerci, occorre fare un lavoro e guardare positivamente avanti. Mons. Nosiglia si è preso l’impegno di scrivere una lettera agli altri vescovi e agli stessi parroci per sensibilizzarli sul tema della libertà di educazione, tema che il nostro Papa definisce accanto alla libertà religiosa, "un valore non  negoziabile". Ora la strada è tracciata, siamo arrivati da più parti, ma a Torino ci siamo ritrovati insieme e da Torino ripartiamo più motivati, certi che la nostra battaglia sull’educazione è un bene per tutti e quindi per tutto il Paese. Grazie agli amici AGeSC Roberto, Alberto, Cinzia, Lucia, Stefano, Michele e Paolo per la loro preziosa presenza. 


13 settembre 2011
L’inizio della scuola : timore e responsabilità

Caro direttore, lunedì 12 settembre, ore 9: primo giorno di scuola per gli alunni della scuola media Kolbe di Lecco. La pre­side si affaccia al portone e con aria quasi incuriosita guarda i ragazzi del­la sua scuola. Ci sono quelli di se­conda e terza che baldanzosi si ritro­vano, un po’ assonnati ma con tanta voglia di rivedersi e raccontarsi tan­te piccole o grandi avventure. Poi ci sono quelli di prima che intimoriti guardano verso il portone dove ora appaiono, attorno alla preside, qua­si a farle da corona, alcuni insegnan­ti. Ecco, si inizia. Uno per uno, ogni ragazzo viene chiamato per nome, prima le terze, poi le seconde e infi­ne le prime. Un salto per varcare la soglia e i pochi gradini, uno sguardo di complicità verso gli insegnanti, o­gni ragazzo si stacca dal gruppo ed entra da solo, con passo certo. I ra­gazzi di prima con un sorriso stam­pato sulla bocca, direi molto di cir­costanza che esprime una certa e­mozione e curiosità verso un’espe­rienza seria qual è la scuola. Non è paura ma sano timore che nel tempo diventerà senso di responsabilità. La scuola è bella ma ti chiede un passo, che devi fare tu, nessuno può farlo al tuo posto. Gli adulti e i tuoi compa­gni più grandi ti sono accanto per te­stimoniarti che se ti lasci accompa­gnare tutto sarà meno faticoso e quindi possibile, per tutti. E i genito­ri? Anche noi ci sentiamo chiamati, u­no ad uno, in questa meravigliosa av­ventura che è la scuola, pronti a im­parare a fianco dei nostri figli ciò che più conta nella vita.

Avvenire, 13 settembre 2011

21 agosto 2011
E l’esistenza diventa una immensa certezza

Leggendo in questi giorni articoli e interventi in preparazione alla XXXII edizione del Meeting di Rimini, ho incontrato questo scritto di Emilia Guarnieri, Presidente del Meeting, mi è piaciuto molto, e l’ho fatto mio. In poche parole Emilia ci aiuta a capire e interpretare il titolo di questo Meeting, un titolo conciso, bello e curioso. Lascio molto volentieri a lei questo mio “spazio” dando appuntamento a tutti gli amici dell’AGeSC a Rimini allo stand AGeSC, saremo presenti in molti, ci faremo compagnia e avremo l’occasione di incontrare tante famiglie, tanti giovani e insegnanti, a presto e buon Meeting! "Due grandi evidenze vediamo sempre più drammaticamente presenti attorno a noi, ma soprattutto dentro di noi. La prima è la paura di fronte all’incertezza della vita, il disagio e la sofferenza che implica qualunque precarietà, qualunque mancanza di sicurezza, qualunque rischio che la realtà propone. Questa percezione, questo dato dell’esperienza, ci costringe a riconoscere che l’uomo invece è fatto per la certezza, la desidera, la cerca e soffre quando non la trova oppure quando scopre di avere affidata la speranza a qualcosa che poi rivela la sua illusione. Non bastasse questo, c’è la secondo evidenza, dettata dal dogma del pensiero relativista che afferma che è impossibile pervenire alla certezza. L’uomo non sarebbe in grado di raggiungere certezze. Questo equivale a dire che l’uomo non è in grado di raggiungere la realtà, non è in grado di conoscere veramente se stesso e quello che ha attorno. Il Meeting di quest’anno si colloca nel contesto della sfida costituita da queste due evidenze. Se desideriamo una certezza, questo desiderio è la prova che una certezza deve pur esserci. Non ci si può esimere dal tentativo di guadagnarla, non si può evitare il rischio di lanciare la spada oltre le cose già note per trovare ciò che il cuore desidera. Ma appunto la spada va lanciata, la certezza va conquistata in un percorso, non arriva al di fuori di un cammino e di una responsabilità, implica un percorso della ragione e dell’esperienza umana. Il Meeting attraverso l’arte, le testimonianze, i contributi di scienziati, imprenditori, politici, uomini di cultura, vuole offrire il contributo di uomini così, persone che nella vita camminano libere. Il Meeting non è altro che un’esperienza di uomini che hanno incontrato altri uomini, appassionati alla vita e alla ricerca della certezza e della verità. Da 32 anni la trama di questi rapporti si dilata, incidendo nella storia, costruendo legami e opere, ma soprattutto contribuendo, attraverso l’incontro e il confronto sulle ragioni della vita, ad educare uomini non rassegnati ad inseguire farfalle, ma ancora appassionati alla res pubblica." 

27 maggio 2011
Bene comune, etica pubblica, oggettività del bene

Viviamo immersi in un clima particolarmente delicato in cui tutto e tutti richiamano al senso del bene comune, quello vero. Ma cosa vuol dire per noi bene comune? E ancora, la politica quanto è riconducibile oggi al bene, quindi al bene comune? A volte la contrapposizione, il conflitto esasperato in atto ci immobilizzano, ci tolgono il respiro rendendoci quasi sottomessi ad un clima prepotente e irrispettoso della persona. Due sono i problemi veri, oggi, la sincera dedizione al bene comune ed una competenza reale e adeguata. Come cristiani siamo infatti richiamati ad essere onesti e competenti, le due dimensioni sono entrambe fondamentali per evitare l’affermazione di posizioni astratte e disincarnate, quindi umanamente pericolose. Siamo sollecitati ad essere educatori che siano testimoni credibili di quelle realtà e di quei valori su cui è possibile costruire sia la propria esistenza personale, sia reali progetti di vita comuni e condivisi. Guardando e seguendo la Presenza misteriosa e amica che abita la realtà si diventa utili a tutta la compagnia umana: l’altro prende così coscienza del desiderio di bene che alberga nel suo cuore e diviene capace di cogliere i veri bisogni di qualunque altro uomo. Allora si cominciano a costruire opere che sono "forme di vita nuova", si osa chiedere alla politica di salvaguardare l’affermazione di quei valori che rendono più umana la convivenza di tutti. E così anche la politica si rinnova, con pazienza, dal di dentro, rispondendo non tanto ad una posizione di potere ma ad un compito. Scriveva qualche tempo fa il prof. D’Agostino su Avvenire:" Non abbiamo solo il compito di bonificare la nostra classe politica, ricordandole i principi non negoziabili dell’etica pubblica, abbiamo soprattutto il compito di rammentare a tutti, a partire dalle scuole, che il bene non coincide con i nostri desideri, ma possiede una sua dura oggettività. L’esaltazione dell’etica senza verità indebolisce le coscienze e si è rivelata indifendibile. Prendiamone definitivamente atto con un lodevole sforzo di onestà intellettuale: nella crisi che stiamo soffrendo, questo è l’unico, ragionevole e nuovo punto di partenza che possiamo prefiggerci."

15 febbraio 2011
E' tempo di valutazione

Accanto alle varie discussioni e commenti di questi giorni attorno alle sperimentazioni riguardanti la possibilità di valutare e premiare scuole e docenti migliori, pongo, a lato, una riflessione come genitore sulla valutazione insegnante alunno. La questione sembra essere marginale ma secondo me in fondo non è così.

Prima di tutto penso sia giusto prevedere possibilità di sviluppo professionale, diversificazione delle carriere per i docenti il cui lavoro è stato finora omologato ad una sorta di "funzione impiegatizia", in cui le responsabilità effettivamente esercitate e la qualità delle prestazioni non sono mai state valorizzate. L’insegnante non può e non deve temere la valutazione, la sperimentazione è senz’altro un’occasione, magari con molte fragilità e contraddizioni ma occorre che il corpo docente con un colpo d’ala cerchi gli strumenti più adeguati per formalizzare una stima che già c’è. Una stima a volte non detta, una stima che accompagna e motiva uno stile assolutamente personale che appartiene ad ogni insegnante.

Qui entra in gioco anche la valutazione insegnante- alunno: per gli addetti ai lavori questa valutazione  viene definita "effetto di rispecchiamento". Cosa vuol dire ? Chiarire a se stesso il tipo di insegnante e il modello che ciascuno intende essere favorisce nel docente la consapevolezza di essere comunque valutato, anche quando è lui a valutare, la valutazione infatti sullo studente produce effetti di valutazione sull’insegnante. Valutando il profitto dei suoi allievi il docente si espone ad essere valutato nei risultati della sua professione e finisce anche per valutare se stesso, e non sempre consapevolmente . Insegnare non è questione solo di tecnica e l’insegnante lo sa bene.

A questo punto acquista importanza specifica il rapporto docenti e genitori e diventa significativo il livello di percezione di questi ultimi riguardo all’insegnamento e ai risultati ottenuti dai figli. La valutazione sul docente, come quella sullo studente, deve ancora entrare in una cultura che non è solo didattica , questa è una sfida interessante che come genitori impegnati associativamente vogliamo condividere.

 


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