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5
dicembre 2011
Non
si può più essere tiepidi, occorre osare
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Ripensando
a tutti gli eventi trascorsi nell’anno ormai giunto al
termine, provo un grande sentimento di gratitudine che mi
riempie di gioia: abbiamo percorso tanti chilometri in
auto, viaggiato in aereo da un capo all’altro dell’Italia,
saliti su treni, pieni di entusiasmo e aspettative
interessanti. Ci siamo spostati da una città all’altra,
da una regione all’altra per incontrarci, per
condividere momenti di festa e momenti formativi con tanti
e tanti genitori sempre più stupiti di fronte ad un’associazione
vivace, giovane e sempre in movimento.
"Virtù,
gratuità e amicizia, così rinasce la vita civica"
queste parole scritte dal cardinale Angelo Scola mi pare
sintetizzino molto bene il nostro compito associativo di
questi ultimi anni e ci indichino pure un progetto
ambizioso. Occorre la virtù di una vita personale e
associata vissuta nella gratuità: noi non vendiamo un
prodotto ma cerchiamo, con i nostri limiti e fragilità,
di comunicare una passione educativa che ridia coraggio e
speranza a tanti genitori smarriti. L’individualismo e
la conseguente solitudine educativa paralizza molti
adulti: si cerca sempre più di affermare con caparbietà
una identità personale isolata, di evitare legami quasi
fossero obiezione alla propria libertà.
Noi
invece abbiamo imparato bene che la famiglia è un bene
relazionale da cui derivano i beni individuali e che l’uomo
in relazione diventa persona. Ancora, che l’educazione
non è un fatto privato e che oggi siamo chiamati in modo
responsabile a non ritirarci dalla sfera pubblica per
nasconderci nella privatezza. Noi ci sentiamo costruttori
della storia, di questa storia, odierna, fatta di scelte,
rapporti, incontri pensati, voluti e proposti a tutti.
Ciò che ci indica il cardinale Scola è "tornare a
uno stile di vita in cui ogni atto sia posto secondo tutta
la pienezza di bellezza, bontà e verità che gli è
propria". Raccogliamo la sfi da insieme ricordando
però bene che ognuno di noi è sempre chiamato in prima
persona. Buon lavoro a tutti!
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25
ottobre 2011
La
strada è tracciata. Ora lavoriamo insieme
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L’incontro
di Torino promosso da mons. Nosiglia per tutte le regioni
del nord è stato un gran bel momento. nessuna
lamentela, nessun piagnisteo, abbiamo lavorato seriamente
e senza tanti orpelli per tre ore. Le tre parole
chiave che Nosiglia ha ribadito più volte sono state:
autonomia, federalismo, parità. La preoccupazione
che si è avvertita, prima di tutto nella relazione
introduttiva del vescovo di Torino, Nosiglia, era
quella sì dei finanziamenti ma non solo, quella di ridare
dignità alla scuola cattolica per ritornare ad essere
soggetto educativo. Il mio intervento fatto tenendo
presente volutamente un osservatorio nazionale, è partito
proprio sottolineando la situazione delle famiglie del
nostro Paese, famiglie sofferenti, bisognose di assistenza
educativa. Genitori fragili che devono essere accompagnati
nel loro compito ed essere sostenuti.
Tutti
abbiamo convenuto che in Italia manca la cultura della
parità, nella gente comune ma anche nelle nostre comunità
cristiane. C’è confusione, a volte, tra un concetto
corretto di stato, spesa pubblica, scuola pubblica e
privata, manca una stima nei riguardi di una scuola come
quella cattolica paritaria che con la sua presenza nel
sistema nazionale arricchisce l’offerta formativa, non
la mortifica.
A
volte noi genitori impegnati in questa battaglia civile
non sentiamo la passione e la stima delle nostre comunità
cristiane, e allora tutto diventa più difficile e
faticoso. Ma l’unità va costruita comunque, anche se
costa fatica, occorre tenerci, occorre fare un lavoro e
guardare positivamente avanti. Mons. Nosiglia si è preso
l’impegno di scrivere una lettera agli altri vescovi e
agli stessi parroci per sensibilizzarli sul tema della
libertà di educazione, tema che il nostro Papa definisce
accanto alla libertà religiosa, "un valore non
negoziabile". Ora la strada è tracciata, siamo
arrivati da più parti, ma a Torino ci siamo ritrovati
insieme e da Torino ripartiamo più motivati, certi che la
nostra battaglia sull’educazione è un bene per tutti e
quindi per tutto il Paese. Grazie agli amici AGeSC
Roberto, Alberto, Cinzia, Lucia, Stefano, Michele e Paolo
per la loro preziosa presenza.
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13
settembre 2011
L’inizio
della scuola : timore e responsabilità
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Caro
direttore, lunedì 12 settembre, ore 9: primo giorno di
scuola per gli alunni della scuola media Kolbe di Lecco.
La preside si affaccia al portone e con aria quasi
incuriosita guarda i ragazzi della sua scuola. Ci sono
quelli di seconda e terza che baldanzosi si ritrovano,
un po’ assonnati ma con tanta voglia di rivedersi e
raccontarsi tante piccole o grandi avventure. Poi ci
sono quelli di prima che intimoriti guardano verso il
portone dove ora appaiono, attorno alla preside, quasi a
farle da corona, alcuni insegnanti. Ecco, si inizia. Uno
per uno, ogni ragazzo viene chiamato per nome, prima le
terze, poi le seconde e infine le prime. Un salto per
varcare la soglia e i pochi gradini, uno sguardo di
complicità verso gli insegnanti, ogni ragazzo si stacca
dal gruppo ed entra da solo, con passo certo. I ragazzi
di prima con un sorriso stampato sulla bocca, direi
molto di circostanza che esprime una certa emozione e
curiosità verso un’esperienza seria qual è la
scuola. Non è paura ma sano timore che nel tempo diventerà
senso di responsabilità. La scuola è bella ma ti chiede
un passo, che devi fare tu, nessuno può farlo al tuo
posto. Gli adulti e i tuoi compagni più grandi ti sono
accanto per testimoniarti che se ti lasci accompagnare
tutto sarà meno faticoso e quindi possibile, per tutti. E
i genitori? Anche noi ci sentiamo chiamati, uno ad
uno, in questa meravigliosa avventura che è la scuola,
pronti a imparare a fianco dei nostri figli ciò che più
conta nella vita.
Avvenire,
13 settembre 2011
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21
agosto 2011
E
l’esistenza diventa una immensa certezza
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Leggendo
in questi giorni articoli e interventi in preparazione
alla XXXII edizione del Meeting di Rimini, ho incontrato
questo scritto di Emilia Guarnieri, Presidente del
Meeting, mi è piaciuto molto, e l’ho fatto mio. In
poche parole Emilia ci aiuta a capire e interpretare il
titolo di questo Meeting, un titolo conciso, bello e
curioso. Lascio molto volentieri a lei questo mio “spazio”
dando appuntamento a tutti gli amici dell’AGeSC a Rimini
allo stand AGeSC, saremo presenti in molti, ci faremo
compagnia e avremo l’occasione di incontrare tante
famiglie, tanti giovani e insegnanti, a presto e buon
Meeting! "Due grandi evidenze vediamo sempre più
drammaticamente presenti attorno a noi, ma soprattutto
dentro di noi. La prima è la paura di fronte all’incertezza
della vita, il disagio e la sofferenza che implica
qualunque precarietà, qualunque mancanza di sicurezza,
qualunque rischio che la realtà propone. Questa
percezione, questo dato dell’esperienza, ci costringe a
riconoscere che l’uomo invece è fatto per la certezza,
la desidera, la cerca e soffre quando non la trova oppure
quando scopre di avere affidata la speranza a qualcosa che
poi rivela la sua illusione. Non bastasse questo, c’è
la secondo evidenza, dettata dal dogma del pensiero
relativista che afferma che è impossibile pervenire alla
certezza. L’uomo non sarebbe in grado di raggiungere
certezze. Questo equivale a dire che l’uomo non è in
grado di raggiungere la realtà, non è in grado di
conoscere veramente se stesso e quello che ha attorno. Il
Meeting di quest’anno si colloca nel contesto della
sfida costituita da queste due evidenze. Se desideriamo
una certezza, questo desiderio è la prova che una
certezza deve pur esserci. Non ci si può esimere dal
tentativo di guadagnarla, non si può evitare il rischio
di lanciare la spada oltre le cose già note per trovare
ciò che il cuore desidera. Ma appunto la spada va
lanciata, la certezza va conquistata in un percorso, non
arriva al di fuori di un cammino e di una responsabilità,
implica un percorso della ragione e dell’esperienza
umana. Il Meeting attraverso l’arte, le testimonianze, i
contributi di scienziati, imprenditori, politici, uomini
di cultura, vuole offrire il contributo di uomini così,
persone che nella vita camminano libere. Il Meeting non è
altro che un’esperienza di uomini che hanno incontrato
altri uomini, appassionati alla vita e alla ricerca della
certezza e della verità. Da 32 anni la trama di questi
rapporti si dilata, incidendo nella storia, costruendo
legami e opere, ma soprattutto contribuendo, attraverso l’incontro
e il confronto sulle ragioni della vita, ad educare uomini
non rassegnati ad inseguire farfalle, ma ancora
appassionati alla res pubblica."
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27
maggio 2011
Bene
comune, etica pubblica, oggettività del bene
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Viviamo
immersi in un clima particolarmente delicato in cui tutto
e tutti richiamano al senso del bene comune, quello vero.
Ma cosa vuol dire per noi bene comune? E ancora, la
politica quanto è riconducibile oggi al bene, quindi al
bene comune? A volte la contrapposizione, il conflitto
esasperato in atto ci immobilizzano, ci tolgono il respiro
rendendoci quasi sottomessi ad un clima prepotente e
irrispettoso della persona. Due sono i problemi veri,
oggi, la sincera dedizione al bene comune ed una
competenza reale e adeguata. Come cristiani siamo infatti
richiamati ad essere onesti e competenti, le due
dimensioni sono entrambe fondamentali per evitare
l’affermazione di posizioni astratte e disincarnate,
quindi umanamente pericolose. Siamo sollecitati ad essere
educatori che siano testimoni credibili di quelle realtà
e di quei valori su cui è possibile costruire sia la
propria esistenza personale, sia reali progetti di vita
comuni e condivisi. Guardando e seguendo la Presenza
misteriosa e amica che abita la realtà si diventa utili a
tutta la compagnia umana: l’altro prende così coscienza
del desiderio di bene che alberga nel suo cuore e diviene
capace di cogliere i veri bisogni di qualunque altro uomo.
Allora si cominciano a costruire opere che sono "forme
di vita nuova", si osa chiedere alla politica di
salvaguardare l’affermazione di quei valori che rendono
più umana la convivenza di tutti. E così anche la
politica si rinnova, con pazienza, dal di dentro,
rispondendo non tanto ad una posizione di potere ma ad un
compito. Scriveva qualche tempo fa il prof. D’Agostino
su Avvenire:" Non abbiamo solo il compito di
bonificare la nostra classe politica, ricordandole i
principi non negoziabili dell’etica pubblica, abbiamo
soprattutto il compito di rammentare a tutti, a partire
dalle scuole, che il bene non coincide con i nostri
desideri, ma possiede una sua dura oggettività.
L’esaltazione dell’etica senza verità indebolisce le
coscienze e si è rivelata indifendibile. Prendiamone
definitivamente atto con un lodevole sforzo di onestà
intellettuale: nella crisi che stiamo soffrendo, questo è
l’unico, ragionevole e nuovo punto di partenza che
possiamo prefiggerci."
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15
febbraio 2011
E'
tempo di valutazione
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Accanto
alle varie discussioni e commenti di questi giorni attorno
alle sperimentazioni riguardanti la possibilità di
valutare e premiare scuole e docenti migliori, pongo, a
lato, una riflessione come genitore sulla valutazione
insegnante alunno. La questione sembra essere marginale ma
secondo me in fondo non è così.
Prima
di tutto penso sia giusto prevedere possibilità di
sviluppo professionale, diversificazione delle carriere
per i docenti il cui lavoro è stato finora omologato ad
una sorta di "funzione impiegatizia", in cui le
responsabilità effettivamente esercitate e la qualità
delle prestazioni non sono mai state valorizzate.
L’insegnante non può e non deve temere la valutazione,
la sperimentazione è senz’altro un’occasione, magari
con molte fragilità e contraddizioni ma occorre che il
corpo docente con un colpo d’ala cerchi gli strumenti più
adeguati per formalizzare una stima che già c’è. Una
stima a volte non detta, una stima che accompagna e motiva
uno stile assolutamente personale che appartiene ad ogni
insegnante.
Qui
entra in gioco anche la valutazione insegnante- alunno:
per gli addetti ai lavori questa valutazione viene
definita "effetto di rispecchiamento". Cosa vuol
dire ? Chiarire a se stesso il tipo di insegnante e il
modello che ciascuno intende essere favorisce nel docente
la consapevolezza di essere comunque valutato, anche
quando è lui a valutare, la valutazione infatti sullo
studente produce effetti di valutazione sull’insegnante.
Valutando il profitto dei suoi allievi il docente si
espone ad essere valutato nei risultati della sua
professione e finisce anche per valutare se stesso, e non
sempre consapevolmente . Insegnare non è questione solo
di tecnica e l’insegnante lo sa bene.
A
questo punto acquista importanza specifica il rapporto
docenti e genitori e diventa significativo il livello di
percezione di questi ultimi riguardo all’insegnamento e
ai risultati ottenuti dai figli. La valutazione sul
docente, come quella sullo studente, deve ancora entrare
in una cultura che non è solo didattica , questa è una
sfida interessante che come genitori impegnati
associativamente vogliamo condividere.
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