Il Papa incontra le famiglie
Roma 20 – 21 ottobre 2001
In occasione del ventesimo anniversario dell'enciclica Familiaris Consortio, il Santo Padre Giovanni Paolo II invita a Roma tutte le famiglie. L'Agesc sarà presente all'importante appuntamento in programma nei giorni 20 e 21 ottobre. Si invitano pertanto i comitati provinciale ad organizzare e promuovere la presenza delle famiglie all'incontro con il Papa.
Pubblichiamo come contributo preparatorio la seguente riflessione.
Nel ventesimo anniversario
della "Familiaris Consortio"Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario dell'Esortazione Apostolica "Familiaris Consortio", firmata il 22 novembre e resa pubblica il 15 dicembre 1981. Il Santo Padre vuole festeggiare la ricorrenza incontrando le famiglie in piazza San Pietro, a Roma, sabato e domenica 20 e 21 ottobre prossimi. L’occasione per un abbraccio con il Papa è grande, e noi dell’Agesc, accogliendo l’invito del Papa, vorremmo che con noi, l’invito venisse accolto dai genitori tutti delle scuole cattoliche con grande disponibilità e affetto.
Ricordare questo significativo ed importante documento pontificio è fonte di gratitudine al Santo Padre che ha voluto richiamarci tutti ad un cammino grande per le nostre famiglie. Con questo documento Giovanni Paolo II entro’ nel vivo del dibattito sulla famiglia, e lanciò una vera e propria sfida, testimoniando in tutti gli ottantanove paragrafi del documento la convinzione che "l’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia" (FC.,86). E di "sfida" si deve parlare, se tanta parte della società e della cultura del nostro tempo ha osato parlare di "morte della famiglia" e ancor oggi insidia la sua concreta esistenza cercando di banalizzarne il significato, la portata ed il valore.
Il documento lo afferma chiaramente: il nostro è "un momento storico nel quale la famiglia è oggetto di numerose forze che cercano di distruggerla o comunque di deformarla" (n°3). Così come sottolinea che la famiglia è stata investita da una serie di trasformazioni economiche, sociali, giuridiche, politiche, che ne hanno modificato il volto nei suoi connotati fondamentali. Scendendo alle radici del cambiamento, si deve registrare l’emergere di una nuova cultura familiare, di un nuovo modo di interpretare e vivere i valori e le esigenze della famiglia, la quale tuttavia, se vuole essere istituzione costruttrice di un "autentico umanesimo familiare" (n°7), capace di sprigionare una forza testimoniale e educativa e di promuovere un significato di promozione culturale, deve fondare le ragioni della propria esistenza e della propria missione nel Cristo eucaristico (n°13).
La cultura oggi è fortemente scristianizzata e condizionata da un umanesimo dove laicismo, materialismo, individualismo, edonismo, si incontrano e si integrano nella comune lotta contro la realizzazione della famiglia cristiana. Oggi la visione della famiglia risente della contrapposizione tra "famiglia - comunità di vita" e "famiglia - istituzione", dove il concetto di istituzionalizzazione porta ad una marcata affermazione di funzioni e di ruoli, per questo si sviluppa anche all’interno della famiglia l’incomunicabilità, la ribellione, la rivendicazione di spazi e di autonomie, il crescere di pretese e di incomprensioni, che cozzano contro un concreto discorso di comunione.
In quest’ottica, dove si colloca il discorso di "famiglia – comunità", di famiglia "piccola Chiesa"? Si colloca chiaramente in una prospettiva di cambiamento e di riqualificazione secondo caratteristiche tipicamente umane e cristiane. Al di là e al di fuori della tentazione di seguire i miti correnti –fortemente presenti anche in certe frange del mondo cattolico – il Santo Padre, con questo documento, ha voluto indicare la strada e stimolare l’impegno ad agire per una "liberazione cristiana della famiglia" in alternativa puntuale e critica alla "liberazione dalla famiglia" che da più parti viene proposta.
E’ questa la "sfida" coraggiosa che va lanciata alla società d’oggi.
Per attuare e concretizzare tale "sfida" – la sfida che ci propone Giovanni Paolo II con la Sua Esortazione – ineludibile si presenta l’appuntamento con la Fede. Lo "sperabamus" dei discepoli di Emmaus si conclude con la gioia dello spezzare del pane e con la mirabile frase: "non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre Lui conversava con noi?". Ecco perché nel momento in cui si è tentati di dichiarare il fallimento della famiglia, si spalanca una prospettiva di speranza nella sua salvezza!
Quando si parla di Fede, occorre concepirla come adesione a delle verità che vanno accettate in quanto Colui che le ha trasmesse " E’ " verità. La Fede è un fatto esistenziale che investe tutta la persona, ed è fatto essenziale per stabilire un nuovo stile che nasce dall’aver accettato la "persona" di Cristo come salvatore di ciascuno di noi e dall’aver fatta propria – nonostante cadute, incoerenze, tradimenti, infedeltà – la certezza che dietro la vita e dietro la morte vi è sempre il Padre. Ecco che allora, nonostante tutto, la Fede diventa criterio di giudizio per ogni realtà. Diventa motivo ispiratore della propria vita.
Questo tipo di fede è innanzi tutto impegno, costo, rischio, coinvolgimento, coraggio, sfida prima per noi, e poi per gli altri. Se la fede acquista queste caratteristiche, diventa allora qualcosa di vissuto e si esprime nella confidenza con la volontà di Dio. Soprattutto permette, dopo ogni caduta, di riprendere il cammino verso il proprio Destino.
E’ così che la famiglia diviene annuncio e profezia dei tempi nuovi, in una prospettiva di speranza orientata verso quel destino ultimo in cui non ci saranno più incertezze né oscurità. E essere famiglia che profetizza – che promuove un nuovo umanesimo familiare – significa scegliere la testimonianza nonostante tutto e contro tutti, a costo di rimanere in minoranza, a costo di rimanere soli. E significa anche insegnare ai propri figli che le idee non valgono per quello che rendono, ma per quello che costano; non per il successo che promettono, ma per il significato che hanno.Vuole dire ancora porre al centro dell’attenzione esistenziale e educativa le nuove generazioni, coloro che aspettano un segno tangibile e limpido per avventurarsi sicuri e fiduciosi lungo la strada che li porterà alla "pienezza". Le loro attese educative, in ultima analisi, non sono altro che la richiesta di umanità nuova e di gesti significativi, vissuti con spontaneità e con autenticità. Certo non è facile. E’ comunque prospettiva possibile.
Il richiamo del Santo Padre, non è solo rivolto alla famiglia perché abbia ad aiutare i figli a crescere in una giusta libertà di fronte ai beni materiali, adottando uno stile di vita semplice ed austero, ben convinti che "l’uomo vale più per quello che è, che per quello che ha" (Gaudium et Spes, 35), ma è rivolto alla stessa Chiesa, alla comunità ecclesiale, perché il compito educativo della famiglia abbia un posto organico nella pastorale: "ciò implica una nuova forma di collaborazione tra i genitori e le comunità cristiane" (FC., 40).
Ecco che allora nasce il bisogno di un concreto aiuto alle famiglie affinché riscoprano la loro responsabilità educativa, il loro compito formativo nei riguardi dei figli, il loro dovere ad un rapporto ideale ed operativo con la stessa scuola. Un aiuto da parte della comunità cristiana che il convinca e li attrezzi ad entrare nella scuola, rifiutando la tentazione di lasciarli fuori dalla porta, o comunque di tenerli soltanto sulla soglia. Un aiuto che parte dalle associazioni e dai movimenti, dalle parrocchie, dagli oratori, ……. Dalle stesse scuole cattoliche come soggetti ecclesiali di formazione ed elaborazione culturale.
Va recuperata la dimensione della famiglia come soggetto pastorale. E’ questa la strada per far maturare la famiglia in questa direzione di soggettività ed essa sarà in grado di gestire una dimensione di relazione e di rapporto con la scuola e con tutte le istituzioni nella misura in cui si sentirà a tutto campo un autentico soggetto ecclesiale.
Ecco che allora l’Esortazione Apostolica "Familiaris Consortio" di Giovanni Paolo II è lì – integra nella sua attualità – per aiutare a riflettere, a capire, a mettere in moto quel cambiamento dettato dall’ "INCONTRO", per ottemperare a quella missione che Dio ha affidato alla cellula fondamentale e primaria della società: "Bisogna che le famiglie del nostro tempo riprendano quota! Bisogna che seguano Cristo! Occorre che a tutti i livelli ci si renda conto dell’importanza della loro missione nella città degli uomini e in quella di Dio" (FC., 86). E il Santo Padre, incontrando le famiglie e elevando agli altari, per la prima volta nella storia della Chiesa, una coppia di sposi, vuole rassicurare che la via proposta non è semplice, ma certamente percorribile.
Giancarlo Tettamanti