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Il Governo ottuso e antidemocratico
boccia la parità lombarda

Con la bocciatura della legge della Regione Lombardia in ordine ai "buoni" concessi alle famiglie per la frequenza della scuola non statale, il Governo dimostra l’arroganza con cui viene gestita in Italia la politica scolastica. La realtà è che non si vuole affrontare il problema della pari dignità delle persone e della libertà di scelta educativa, che nel nostro Paese continua a restare condizionata da remore economiche ingiustificabili e da una concezione di Stato di natura chiaramente antidemocratica.

La legge Regionale lombarda prendeva le mosse dall’autonomia amministrativa concessa alle Regioni nell’ambito della Legge Bassanini, autonomia dalla quale non può essere esclusa la facoltà di intervenire anche in ordine alla formazione scolastica. Inoltre se c’è una disparità di trattamento è proprio quella che riguarda la discriminazione dei cittadini in virtù delle loro scelte: con la bocciatura della legge lombarda, non solo si affranca ulteriormente il centralismo statalista in ordine alla scuola, contrario a qualsivoglia principio di decentramento amministrativo e di autonomia gestionale, ma si perpetua una diseguaglianza di trattamento nei riguardi delle famiglie che, se vogliono per i loro figli una scuola diversa da quella gestita dallo Stato, debbono subire ingiustificati oneri aggiuntivi, pagandola due volte.

Si parla tanto di democrazia, ma resta persistente un illegittimo monopolio scolastico che fa a pugni con le norme internazionali e che crea sempre maggiori antagonismi sociali.

La libertà di educazione deve cessare di essere una libertà soltanto formale per diventare una realtà reale. In questa ottica si muoveva la legge lombarda ottusamente ed ideologicamente bocciata dal governo.

13 novembre 1999

A.Ge.S.C. Lombardia

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