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ATTRAVERSO L’EDUCAZIONE
SI COSTRUISCE LA SOCIETA’

Una occasione per riflettere

A cura di Giancarlo Tettamanti

Nelle nostre istituzioni educative(famiglia, scuola, parrocchia, associazione, …) sembra opportuno evidenziare la necessità che si pongano in atto interrogativi capaci di suscitare la scoperta di motivazioni qualificanti la crescita personale e comunitaria.
Ecco: forse il metodo più giusto e significativo, appreso da quel grande filosofo/educatore che corrisponde al nome di Socrate, è proprio quello di verificare insieme le risposte ad alcune domande, di modo che ne scaturiscano altre fino ad entrare nell’essenza delle varie problematiche esistenziali. Quelle problematiche che sono insite nella natura dell’uomo, e che solo affrontandole senza timore e con determinazione si può giungere alla concretizzazione di una autentica crescita.
Si tratta in ultima analisi di scoprire, se così si può dire, una diversa metodologia di approccio ed un diverso linguaggio capace, da un lato di partire da impostazioni tipicamente umane per giungere a concretizzare un più sentito impegno personale e comunitario, e dall’altro di investire una dimensione esistenziale globale implicante valori cristiani autentici, qualificanti lo stesso "essere" delle istituzioni educative.
In quest’ottica la necessaria riflessione deve riguardare – per dare un senso globale all’esistenza – il significato da attribuire al valore "libertà", il concetto di "cultura" e l’ipotesi culturale da assumere come modello e riferimento, e il senso di responsabilità e l’impegno partecipativo alla costruzione della comunità ecclesiale e civile.
Da qui alcune riflessioni.

1 La libertà

"Non basta la libertà di educare; occorre educare alla libertà" (Papa Luciani, Giovanni Paolo I) Educare alla libertà significa non soltanto educare alla capacità di decidere per autodeterminazione, ma anche e soprattutto come esigenza di adesione, di obbedienza, alla struttura di fondo della persona. Una libertà, quindi, che viene sempre da qualche cosa che non è in noi, ma fuori di noi: una libertà ripiegata su noi stessi, ma "aperta verso", rivolta verso", "attenta a", perciò in dimensione con gli altri. Una libertà che riconosce che la vita è più grande di noi stessi, e che la propria essenza (essenza della libertà) sta nell’incontro (un muoversi verso) con Cristo. La libertà diviene quindi la capacità di muoversi oltre se stessi in un quadro di completa consapevolezza che ciascuno di noi appartiene ad un unico commino (cammino verso) dove la responsabilità è rappresentato dal compito che ciascuno di noi, ciascun uomo, ha di rispondere a qualcuno (Cristo) verso il quale appunto muove. Una libertà conseguentemente fondata sulla Verità.
La libertà è condizione essenziale perché l’uomo cresca, e nella sua crescita abbia ad incontrare la Verità: quella Verità che può rendere definitivamente libero l’uomo, e cioè renderlo nella sua complessità e globalità "immagine e somiglianza di Dio". L’uomo non è uomo se non si confronta con la Verità. L’educazione non è educazione se non è globale. Cristo è fondamento dell’uomo. Non c’è una educazione "umana" e una educazione "cristiana".: c’è una educazione integrale rispettosa di tutti i fattori che costituiscono la persona.

  • Ma che concetto abbiamo noi della libertà? E che cosa intendiamo per Verità?
  • Riteniamo la libertà l’esercizio incondizionato ed incontrollato del fare ciò che vogliamo, sempre e comunque, o riteniamo che la libertà consiste particolarmente nel mantenere fede alle scelte fatte?
  • Che rapporto ha la nostra libertà con la libertà degli altri? Che cos’è il bene comune? E qual è il nostro concetto di comunità?
  • Crediamo che la famiglia possa aiutare veramente a capire che cos’è la libertà?
  • Ma che cosa significa per noi la famiglia? crediamo forse che la famiglia sia limitativa e condizionante la libertà delle persone? La nostra libertà? E quale il rapporto tra genitori e figli?
  • Ci siamo mai posti il problema di approfondire questi concetti e di chiarire – con noi stessi, con i nostri figli, con i nostri allievi – le connessioni che questi stessi concetti hanno tra loro?
  • Come aiutare i giovani ed i meno giovani a capire meglio? Come essere di aiuto alle famiglie ed ai genitori nella soluzione dei molteplici problemi psicologici, morali, spirituali, che incontrano nell’attendere al loro compito di educare i figli? Come aiutarci insieme a scoprire il nesso profondo che ci unisce e che determina il nostro essere nel mondo e nella storia?

2 – La cultura

L’uomo vive una vita veramente umana grazie alla cultura. La vita è cultura nel senso che l’uomo si distingue e si differenzia attraverso essa da tutto ciò che esiste nel mondo visibile: l’uomo non piò essere fuori dalla cultura. La cultura è dunque messa originariamente in contatto con l’uomo e con il suo bisogno fondamentale: quello della verità e del valore. E poiché il problema umano dell’uomo è quello del proprio destino, la cultura esiste come problema del destino umano, che deve essere affrontato in modo consapevole e libero. "La vera cultura è umanizzazione, mentre la non cultura e le false culture sono disumanizzanti. Per questo nella scelta della cultura l’uomo gioca il suo destino" (…) "L’uomo vive sempre secondo una cultura che gli è propria, e che a sua volta crea fra gli uomini un legame che è pure loro proprio (Giovanni Paolo II). Le dimensioni fondamentali della cultura – ed insieme le condizioni per la sua esistenza ed il suo sviluppo – sono due: la libertà e la totalità (ossia la considerazione della integralità della persona umana).
La famiglia, il gruppo, gli amici, la scuola, i mass-media, l’associazione, il movimento, …: ciascuno di noi passa attraverso una serie di "agenzie", che ci trasmettono una molteplicità di "modelli culturali", cioè modi di concepire la vita, valori in cui credere, interessi da coltivare, modi di mettersi in rapporto con gli altri, …Sono questi modelli culturali che ci portiamo dentro e che poi influiscono – a volte senza che ce ne accorgiamo – sui nostri comportamenti quotidiani. Possiamo dire che il modello culturale – dove "cultura! Significa concretizzazione di un modo di essere e di porsi di fronte alle situazioni ed ai fatti concreti della vita- è ciò che determina l’immagine del nostro essere nel mondo e nella storia. E questa immagine è frutto di una appartenenza convinta ed attiva ad una dimensione esistenziale.

  • Ma vi sono spazi, all’interno del lavoro educativo che le nostre istituzioni formative conducono, in cui la persona viene aiutata a scoprire, partendo dalla vita di tutti i giorni, quali sono questi modelli e quali le loro diversità?
  • Per esempio: quanto rimane oggi della cultura cattolica? in che modo viene condizionata dalla cultura dominante di stampo laicista? E come esse convive nel pluralismo culturale ed esistenziale dell’Italia contemporanea?
  • Crediamo noi nella necessità di una scelta che caratterizzi la cultura nella quale e colla quale qualificarci ed identificarci?
  • Crediamo veramente noi nella necessità di approfondire la conoscenza della dimensione cristiana, della cultura cristiana, che nasce da una autentica appartenenza a Cristo?

3 La presenza

Se è vero quanto evidenziato nelle precedenti premesse, partecipare è molto più che agire e fare, perché è fare con gli altri, è scendere in mezzo alla gente per ascoltarle, capirla, accompagnarsi ad essa. Partecipare è vivere comunitariamente la vita di tutti gli uomini, anche per evitare l’isolamento che per l’animo umano comporta regressione, sterilità, morte spirituale, Ma primariamente, la partecipazione a cui noi cristiani siamo chiamati non è, o non è soltanto, la partecipazione a qualcosa che dobbiamo fare noi, con gli altri, ma è la partecipazione ad un dono che ci viene fatto, e cioè la vita di Dio nella quale siamo stati indotti da Cristo. E’ la partecipazione alla conoscenza della Verità! Da qui, la radice di una partecipazione, di un nostro impegno, che si traduce nella realizzazione di una presenza culturale: " una cultura come interpretazione della realtà e come principio di comportamento, capace di dar vita ad una comunità cristiana individuabile ed incontrabile" (Card. Giacomo Biffi), e ad un impegno missionario, attivo, attento, capace di portare a compimento un progetto storico, un progetto culturale, "in grado di tradurre operativamente nella società la concezione totale della vita e dell’uomo" (v. Convegno ecclesiale di Palermo).
La costruzione della comunità ecclesiale e della società civile esige oggi – forse ancor più che in tempi passati – una corresponsabilità di tutti: tanto a livello civile che a livello ecclesiale molteplici sono gli spazi aperti all’impegno personale e comunitario. Ciascun odi noi – direttamente o indirettamente – è chiamato a portare il proprio contributo alla soluzione di specifici problemi : la corretta interpretazione del "senso partecipativo", la disponibilità e l’impegno , possono concretizzarsi nello stesso ambito scolastico, ma anche in altri ambiti non meno importanti (come la zona o circoscrizione, il consultorio familiare, il centro culturale, il centro sociale, la parrocchia, il decanato, il movimento o l’associazione, l’aggregazione politica,…) Tutti questi ambiti, identificabili come "il territorio", ambiti che non sono scollati l’uomo all’altro, ma uno dell’altro, in un qualche modo, complementare, integrativo e qualificativo, chiedono di essere sostenuti mediante una corretta informazione ed un coinvolgimento personale e comunitario.

  • Abbiamo noi mai posto attenzione a questi aspetti del problema partecipativo?
  • Non ci siamo mai interrogati del come e perché sia necessario anche il nostro impegno personale?
  • Ci siamo mai chiesti perché il discorso partecipativo, mentre viene osannato a parole, di fatto viene eluso, emarginato e mortificato? In base a quali logiche di potere? In base a quali obiettivi? In base a quali criteri?
  • Ci siamo mai chiesti il perché di certe situazioni che appaiono minate da carenza culturale, e quindi bisognose di motivazioni qualificanti? E queste motivazioni possono essere soltanto ideali, o invece devono trarre la giusta concretezza culturale ed esistenziale in ciascuno di noi e nella comunità?
  • I problemi che a livello individuale e comunitario ciascuno di noi deve affrontare sono molteplici: crediamo noi necessaria una coscientizzazione capace di rendere possibile una maggior comprensione sia dei problemi che delle loro possibili soluzioni?
  • Ci siamo mai chiesti perché problemi apparentemente di ordine "individualistico" (come : affettività, amore, sessualità, famiglia, educazione, …) se collocati nella dimensione comunitaria e sociale, assumono un valore etico attorno al quale occorre riflettere ed impegnarsi’
  • Come aiutare giovani ed adulti a capire meglio queste situazioni e a promuovere un più sentito senso di adesione? Di corresponsabilità? Di partecipazione? Di impegno?
  • Ci siamo mai interrogati sulla necessità di vivere una compagnia nella quale e con la quale confrontarci per poter essere veramente noi stessi?

 

Nel sottoporre queste riflessioni, opportuno sembra lo sviluppo di un dialogo e di un confronto teso a ricercare una sintonia di indirizzo all’interno delle nostre istituzioni educative (famiglia, scuola, parrocchia, associazione,…).
Il problema dell’educare – noi stessi, innanzi tutto, e gli altri – va affrontato nella sua globalità e complessità, e va affrontato senza trascurare di rispondere anche alla domanda di senso che proviene dagli stessi giovani, oggi forse più di ieri in difficoltà nella scoperta della propria identità e oggi certamente più di ieri in difficoltà nell’inserimento in un mondo che più che accoglierli sembra volerli sfruttare.

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