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FINALITA’ EDUCATIVE ISTITUZIONALI

E I SOGGETTI A CONFRONTO

di Giancarlo Tettamanti

Il Centro Studi Scuola Cattolica ha promosso – in data 27 novembre 2001 – un seminario sulle finalità educative e identità distintiva della scuola cattolica nell'attuale contesto socio-culturale.

Al seminario sono stati invitati anche rappresentanti dell’Agesc con il suo Presidente Nazionale.

Obiettivo del seminario l’analisi della realtà della scuola cattolica e l’individuazione di mete educative percorribili, con riferimento ai percorsi educativi (curricoli) e alle modalità di coinvolgimento delle componenti della scuola.

In quest’ottica, una attenzione particolare è stata riservata alla presenza dei genitori nella scuola e all’azione di sensibilizzazione e di formazione che l’Associazione Genitori Scuole Cattoliche sta concretizzando sul territorio e nelle scuole mediante il "Piano di formazione dei genitori".

Da qui l’inserimento nel "seminario" di una tavola rotonda nella quale, tra l’altro, si è voluto conoscere l’esperienza pilota dell’Agesc Lombardia e le problematiche che in essa sono emerse.

Per doverosa informazione, riportiamo il testo dell’intervento fatto da Giancarlo Tettamanti.

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Il compito assegnatomi è quello di informare su ciò che come Agesc stiamo facendo con il "Piano di formazione dei genitori": piano che si è sviluppato nel tempo attraverso il rapporto con i Salesiani e la stesura delle relazioni di base elaborate da diversi docenti universitari (PP. Donati, I. Colozzi, P. Prandini, C. Giuliadori), e che ha avuto concretezza operativa con i "Percorsi" elaborati dal Prof. Giorgio Bocca.

Il tempo a disposizione è piuttosto limitato, quindi cercherò di sintetizzare obiettivi, modalità di intervento e alcuni problemi che nello svolgersi del lavoro sono emersi.

 

Il "Piano di formazione" ha preso avvio – come esperienza pilota – in Lombardia: esperienza che servirà come proposta per un lavoro su tutto il territorio nazionale.

Sono stati interessati tutti i Comitati provinciali Agesc lombardi sulla necessità di promuovere un "gruppo" che potesse essere trainante nelle scuole e sul territorio.

Da qui l’avvio di un "corso formatori" al quale hanno partecipato – con costanza e, direi anche, con entusiasmo e disponibilità – oltre sessanta persone in rappresentanza dei vari comitati provinciali e provenienti da scuole cattoliche diverse.

Questo fa pensare che in quelle province a breve possa mettersi in moto un'attività formativa mirata, capace di rendere consapevole e attiva la componente genitori in ordine ai molteplici problemi educativi e partecipativi che esistono anche nelle nostre scuole.

 

Vi era – e vi è – l’urgenza di chiarire alcuni concetti di base su cui trasferire più analiticamente le problematiche educative e partecipative.

Da qui anche gli obiettivi – pur minimi, ma oltremodo importanti – consistenti:

  • il raggiungimento di una consapevolezza in ordine al ruolo di educatori
  • la convinzione che educare è innanzi tutto proporre se stessi (chi sono? chi è il mio Dio? a chi rispondo del compito assegnatomi?)
  • la capacità di partecipare a tutti gli aspetti educativi, sia in famiglia che a scuola.

L’obiettivo ultimo quello di aiutare i genitori a divenire autentici "soggetti attivi e propositivi", eliminando dal bagaglio personale e di categoria la predisposizione alla delega, per acquisire coscientemente la responsabilità che loro compete e per corrispondervi concretamente.

Da qui la necessità preminente di formare coloro che – nell'ambito associativo – hanno responsabilità, per un impegno promozionale omogeneo e per una presenza, ideale ed operative, nelle scuole e sul territorio in attuazione del "piano" medesimo.

 

Non è che in questi anni nell'Agesc non si sia fatta formazione: l’Agesc è stata sovente veicolo promozionale sul versante educativo e formativo.

La rivoluzione – se così si può dire – che viene introdotta con questo "piano" è il rovesciamento di una tendenza: fare dei genitori dei protagonisti. In sostanza: aiutare i genitori a passare dalla condizione di "utenti" – cioè, soggetti fruitori di un servizio – alla condizione di "clienti" – cioè, soggetti ricercatori e sostenitori di un servizio da scegliere sulla base di precisi criteri valoriali rispondenti ad autentici bisogni educativi.

Con questo progetto viene, pertanto, ad essere articolata una modalità nuova che parte dai bisogni della gente, della famiglia, dei genitori, e dalla capacità di formulare proposte e riflessioni educative.

Modalità che, appunto, aiuta il genitore ad esternare problemi e bisogni, cercando innanzi tutto negli e con gli altri adulti – genitori e docenti – la loro possibile soluzione ed il loro soddisfacimento.

E’ la componente genitori – in virtù della sua responsabilità naturale – che nella scuola diventa promotrice di domanda e operatrice di risposte: non è più la scuola che interpella un "esperto" perché abbia a gettare sulle spalle dei genitori, delle famiglie, alcuni problemi. L’esperto serve, semmai, ad aiutare i genitori a trovare risposte alle domande ed ai bisogni educativi precedentemente individuati ed espressi dagli stessi genitori. E se è vero che l’esperto, con un suo intervento, può evidenziare la possibilità che possano esserci dei problemi e dei bisogni inespressi, è il vissuto che obbliga il soggetto ad uscire da sé e a confrontarsi con altri soggetti, e di conseguenza a prendere coscienza diretta del problema educativo che vive.

In parole più semplici: la rivoluzione culturale del "piano" è data dal passaggio da problematiche calate dall’alto a problematiche vissute.

Oggi, nel contesto culturale che caratterizza la nostra società, le vicende della scuola e le stesse riforme in atto, ci indicano come la vera emergenza non sia tanto di carattere economico, bensì di carattere educativo. E questo non è problema dei ragazzi: è problema di adulti.

Ecco che col "corso" abbiamo voluto iniziare un cammino teso a capire chi veramente siamo, che cosa vogliamo per noi e per i nostri figli (e alunni), come possiamo rapportarci – individualmente e associativamente – agli altri genitori, nella scuola e sul territorio.

 

I temi presi in considerazione – seppur non in termini esaustivi, essendo tematiche che vanno continuamente riprese, sviluppate e approfondite – hanno riguardato:

  • la famiglia: soggetto educativo e soggetto ecclesiale
  • la scuola: momento di elaborazione culturale
  • il patto educativo famiglia/scuola
  • l’associazionismo familiare

Con l’apporto del Prof. Bocca e con l’ausilio di strumenti e di schede, si è lavorato in gruppi e in intergruppo, analizzando problematiche, schemi operativi, esperienze fatte, arricchendo il lavoro degli incontri anche con compiti di verifica e di approfondimento personale nell'arco intercorrente tra un incontro e l’altro. Inoltre, mediante un gruppo centrale di coordinamento e di riferimento, di volta in volta veniva preparato l’incontro successivo, supportandolo con una tempestiva comunicazione di quanto precedentemente fatto circa proposizioni culturali e organizzative possibili.

La positività di tutto questo lavoro è stata la scoperta della grande potenzialità insita nella componente genitori, la quale, sollecitata ad esprimere idealità e progettualità, ha risposto in modo inaspettato. Una sorpresa che comunque scopriamo ogni qual volta andiamo ad incontrare genitori nelle scuole: troviamo interesse, attenzione, e anche volontà operative.

 

Durante i lavori del "corso" sono emersi alcuni problemi che meritano attenzione ed una opportuna riflessione anche da parte di coloro che andranno a trattare delle varie specificità educative della scuola:

  • come attivare un approccio con i genitori?
  • quali obiettivi educativi proporre?
  • in quali spazi? con quale autorevolezza? con quale corresponsabilità?
  • quale il rapporto con la scuola in un contesto di comunità educante?
  • quale il compito dell’associazione in questo lavoro di animazione e di formazione?

 

L’incontro con i genitori, per essere positivo, deve essere caratterizzato da una comunicazione di esperienze. La trasmissione di una esperienza costituisce uno spunto di riflessione cui nessun genitore, di fatto, può sottrarsi essendo comunque sollecitato, anche se poi non si esprime: sappiamo tutti che l’adesione alla scuola cattolica ha alla base motivazioni diverse e spesso contraddittorie, non sempre coincidenti con un bisogno di educazione/formazione cristiana.

Il luogo dell’incontro è l’assemblea di classe: essa rappresenta il luogo in cui le problematiche educative coinvolgono interessi comuni dettati dall’età stessa dei soggetti di educazione.

La modalità è quella di coinvolgere genitori e insegnanti insieme attorno a problemi e bisogni educativi che – seppur con funzioni diverse – genitori e insegnanti devono comunque affrontare: occorre attivare un concreto rapporto culturale genitori/docenti mediante anche la ripresa delle finalità educative della scuola.

I problemi e i bisogni educativi sono quelli reali al momento presenti nella classe, oppure possono essere spunti del progetto educativo scolastico su cui convergere attenzione e condivisione.

Le stesse problematiche trattate a livello di classe, possono, poi, divenire oggetto di riflessione e di analisi a livello di settore: problematiche il cui coordinamento e la cui animazione sono un po’ compito dei rappresentanti di classe.

 

I genitori sono soggetti importanti nella funzione educativa della scuola proprio in virtù della loro insostituibile specificità: la scuola non è in grado di promuovere una educazione integrale della persona senza la loro presenza educante. Essi, infatti, in quanto soggetti educanti naturali, sono portatori di significati.

Se è vero che spesso da parte della famiglia vi è una delega educativa alla scuola, e che la scuola, di fronte a forti carenze educative di base, è chiamata a svolgere una funzione di supplenza, il suo ruolo – che è ruolo sussidiario alla famiglia stessa – è anche quello di aiutare genitori e famiglia a rendersi coscienti del fatto educativo.

Non va trascurato il fatto che il ricorrere alla scuola da parte dei genitori può essere inteso anche come una richiesta di aiuto nel compito educativo dei figli: spesso ricorrono alla scuola cattolica e si inseriscono nella comunità scolastica desiderosi di riscoprire valori che forse hanno dimenticato e che il processo formativo dei figli richiama loro.

Nasce quindi la necessità di creare alleanze tra adulti e di imparare a fare percorsi formativi e educativi insieme genitori e docenti. Vanno attivati rapporti, tra genitori e docenti, che superino sia il protagonismo individuale, sia il tecnicismo che oggi caratterizzano il loro rapporto.

 

Se da un lato i genitori vanno aiutati e supportati nella loro vocazione educativa, dall’altro vanno riservati loro degli spazi e vanno aiutati ad usufrirne in modo che possano concretizzare una loro operatività nella scuola.

E’ dai problemi di ordine educativo scolastico che si avvia un approccio promozionale con i genitori, Da qui la necessità di aprire spazi all’azione dei genitori.

La scuola – nella maggior parte dei casi – pianifica tutto, evitando in partenza quella sinergia che è alla radice di una autentica "comunità educante" quale dovrebbe essere la scuola cattolica.

Alla scuola cattolica è chiesto di qualificarsi come ambiente comunitario che educa, e quindi la valorizzazione degli aspetti relazionali in un contesto di effettiva partecipazione, aiuto, condivisione, progettazione.

In quest’ottica, i genitori chiedono di poter trovare in essa un nuovo spazio per essere più attivi nell'esercizio delle loro responsabilità di padri e di madri.

 

Il genitore che entra nella scuola, è portatore di una propria cultura e ha (implicito o esplicito) un proprio progetto educativo. Da qui due condizioni sembrano essere irrinunciabili:

  • la scuola deve esplicitare il proprio "progetto educativo" (PE), di cui il "piano dell’offerta formativa" (POF) ne è soltanto l’articolazione operativa;
  • i genitori devono potersi confrontare con il "piano dell’offerta formativa" (POF), esprimendo e corresponsabilmente attuando le relative modalità applicative.

L’istanza che ne emerge è il bisogno di una presenza educativa specifica dei genitori, più che di una partecipazione che esprime, di fatto, solamente aggregazione alla specificità di altri soggetti.

Va pertanto attivato un rapporto famiglia e scuola basato sul principio di sussidiarietà e complementarietà, per questo la componente genitori deve essere presente non solo nella formazione del progetto formativo, ma anche nella conduzione normativa, nella realizzazione operativa e nella verifica: è appunto con un’azione volta a rendere consapevoli e attivi i genitori nelle loro responsabilità che si aiuta anche la scuola cattolica ad essere se stessa e la comunità scolastica ad essere presenza reale sul territorio.

 

Ne consegue la necessità di un lavoro personale e comunitario per capire bene di ognuno la propria funzione e come rapportarsi in un’ottica di appartenenza e di condivisione dell’istanza educativa cristiana. Quindi la necessità di una ripresa personale del genitore su quanto avviene nella scuola, nella classe di suo figlio, laddove si decidono le politiche educative e scolastiche.

Da qui il valore partecipativo e corresponsabile dei genitori, che – nella scuola – trova nell'associazione il luogo naturale della educazione e del coinvolgimento.

E’ in quest’ottica che prende consistenza valoriale l’Agesc, quale associazione che rappresenta i genitori delle scuole cattoliche: essa è una realtà associativa dei genitori coinvolta non solo nelle varie forme di partecipazione agli organi collegiali, ma anche nella gestione diretta delle scuole. Tale realtà ha un’importante funzione da svolgere in ordine alla consapevolezza del ruolo e delle possibilità dei genitori singoli e associati, dal punto di vista educativo, civile ed ecclesiale. Il suo ruolo va riconosciuto nella sua autonomia e specificità, e nella sua reciprocità sussidiaria rispetto a tutte le altre componenti della comunità scolastica ed ecclesiale.

L’Agesc e "associazione ecclesiale" come è "soggetto ecclesiale" la scuola cattolica: sarebbe oltremodo inconcepibile, data questa loro natura, la mancanza di una idealità, di una propositività e di una operatività sinergica fra loro.

Occorre mettere in moto le diverse fonti produttive di cultura e di educazione, e farle collaborare fra loro ai fini della sintesi educativa e della promozione cristiana dei soggetti tutti.

 

Questo il "corso" e le problematiche che andranno affrontate, per individuare percorsi e modalità atte a sviluppare una diffusa coscienza educativa e partecipativa attorno al fatto cristiano.

Il problema educativo è problema che si rinnova giorno per giorno. E’ problema che deve tenere anche conto del continuo ricambio dei genitori nella scuola e quindi di un continuo rinnovato proporsi.

Lo sforzo che l’Agesc sta facendo – e che la vedrà a breve impegnata nelle scuole – è l’assunzione di un compito assegnatole dallo stesso Santo Padre (6 giugno 1998), le cui premesse operative sono confortanti. Grazie.

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