CONVEGNO DI STUDIO
LA SCUOLA DI
BARBIANA
E LA SCUOLA DELLA RIFORMA
Sabato 27 Novembre 1999 - Vicchio (Firenze)
Conclusioni del Presidente Nazionale Agesc Stefano Versari
Non siamo qui per sfruttare Don Milani, per andare contro Berlinguer. Non è il Ministro della Pubblica Istruzione lorizzonte della nostra azione. Siamo qui per andare oltre Berlinguer. Si tratta di indicare un orizzonte, un oltre della educazione cattolica, che Don Milani ha accentuato e che pone la Scuola Cattolica a paradigma per la riforma della scuola.
Ci incontriamo oggi con un profeta della educazione ed in particolare della educazione popolare di base, che ha posto al centro del suo Ministero la persona umana ed il suo bisogno:
"cercasi un fine. Bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo nullaltro che dessere uomo. (..) perfino in seminario ci sono dei ragazzi che si tormentano per trovare la loro vocazione. Se gli aveste detto che la vocazione labbiamo tutti eguale: fare il bene là dove siamo, non sciuperebbero gli anni migliori della loro vita a pensare a se stessi".
"Cercasi un fine". E questo quello che andiamo cercando per i nostri figli, proponendo loro come opzione il fine che abbiamo incontrato, vissuto come positivo per noi, messo quotidianamente alla prova nel confronto con i fattori della realtà.
"Guai a chi vi tocca lindividuo. Il Libero Sviluppo della Personalità è il vostro credo supremo. Della società e dei suoi bisogni non ve ne importa nulla. Io sono un ragazzo influenzato dal maestro e me ne vanto. Se ne vanta anche lui. Sennò la scuola in che consiste. La scuola è lunica differenza che cè tra luomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così lumanità va avanti."
"Il maestro da al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera". E lesatto contrario di scuola a cui ci si vuole abituare. La scuola dellagnosticismo, in cui i valori forti sono per definizione integralisti, in cui tutto deve fondersi nellindistinto, nel democratico in senso di politicamente corretto.
"Il maestro da al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera". E lorizzonte che Papa Giovanni Paolo II indicava nel 1991 alla Scuola Cattolica:
"Rimane vero che tratto costitutivo irrinunciabile della scuola cattolica è il suo riferimento esplicito, ricercato ed attuato, a Cristo Maestro, così come viene proposto dalla Chiesa. Con parole semplici ed incisive si potrebbe dire che il suo scopo è formare alunni ad un corretto uso della ragione e allascolto della Parola della Rivelazione, ossia alla percezione di come Dio intenda intervenire per illuminare, salvare ed elevare ogni esperienza umana"
"La percezione di come Dio intenda intervenire per illuminare, salvare ed elevare ogni esperienza umana" è la percezione che ha animato Don Milani, che ha fatto del fare scuola la pastorale del suo Ministero sacerdotale. Questa percezione lo spinge al "I care", io mi pre-occupo di te, che significa mi occupo di te prima che tu me lo chieda, mi comprometto con te, nel senso di promettere me stesso assieme agli altri, per te. La preoccupazione educativa porta Don Milani in una direzione che mi pare opposta alle conclusioni della attuale riforma della scuola. Alcuni esempi in ordine sparso possono forse aiutare e suggerire ulteriori approfondimenti.
Lesperienza di Barbiana è vita vissuta di una comunità scolastica familiare, la "scolina".
Ed invece lattuale riforma parla di dimensionamento educativo ottimale per scuole con centinaia di studenti. Non che non possa farsi una buona scuola con centinaia di studenti, ma perché teorizzarne leccellenza educativa? Se questa è leccellenza educativa, la "scolina" di Barbiana dove va a finire? Perché volere sempre strafare trovando fondamenti pedagogici a posteriori di scelte dettate da motivazioni ideologiche o dalla necessità di riduzione dei costi?
In "lettera ad una professoressa" si legge che i ragazzi "giorno per giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. E intanto si distraggono dalle cose belle che studiano. Lingue, storia, scienze diventano un voto e nullaltro. Dietro quei fogli di carta cè solo linteresse individuale. Il diploma è quattrini. Nessuno di voi lo dice. Ma stringi stringi il succo è quello. Per studiare volentieri nelle vostre scuole bisognerebbe essere arrivisti a 12 anni".
Ed invece la riforma riafferma la centralità del titolo di studio, espungendo dal dibattito ogni riflessione sulla eventuale abolizione del valore legale, bollando la sola ipotesi come scandalosa e contraria allegualitarismo di massa ed al ribasso della scuola che si va costruendo.
La scuola di Barbiana esprime lidentità tra studio, lavoro e vita, dunque lunità della persona in una educazione integrale; lì si studiava e lavorava ininterrottamente tutto il giorno, si sgobbava.
Ed invece lattuale riforma teorizza che la cultura della manualità non ha dignità educativa, va estromessa dallobbligo scolastico. Caso unico nel contesto europeo, la formazione professionale è ridotta a sottospecie educativa. Viceversa, la sua funzione educativa si realizza attraverso metodologie specifiche, differenziate da quelle scolastiche, che hanno dignità propria in quanto finalizzate a cogliere e valorizzare le specificità della persona vocata al "saper fare".
A Barbiana si parla di Scuola di Servizio Sociale, "ci vanno quelli che hanno deciso di spendere la vita per gli altri. Con gli stessi studi si farebbe il prete, il maestro, il sindacalista, luomo politico. Magari con un anno di specializzazione".
Ed invece lattuale riforma descrive una scuola "funzionalista", sostanzialmente finalizzata agli sbocchi professionali ed alle sole esigenze del sistema produttivo, per far fronte al "mercato globale". Se questo di per se è legittimo, non lo è lesclusività delle finalità. Come si legge nella Centesimus Annus, la principale risorsa delluomo è luomo stesso. Perciò, congiuntamente alla scuola cognitiva, occorre promuovere la scuola culturale, cioè capace di trasmettere alle giovani generazioni il patrimonio culturale della nazione italiana, del popolo italiano. Anche per questo occorre recuperare la dimensione comunitaria della relazione scolare che fu propria di Barbiana.
Barbiana è esempio paradigmatico di scuola della autonomia, espressione del privato sociale capace di dare risposta al bisogno del territorio, dunque da promuoversi sussidiariamente. Su questo aspetto giova soffermarsi brevemente.
Dalla Costituzione Italiana può desumersi che il sistema di istruzione è composto da scuole statali e non statali; che listruzione obbligatoria è gratuita per tutte le scuole, statali e non statali; che le norme generali dellistruzione sono valide per tutto il sistema scolastico nazionale; che tutte le scuole, statali e non statali, sono libere; che alla Repubblica spetta solo fissare le norme generali a cui tutte le scuole autonome statali e paritarie comprese nel sistema nazionale di istruzione devono ispirarsi. "E' compito delle singole scuole, invece, e dentro di esse delle differenti aggregazioni ideali nelle quali si possono ritrovare docenti, allievi e genitori, costruire progetti educativi specifici che, mentre considerano obbligatoriamente le norme generali uguali per tutti, non dissimulano lidentità curricolare, programmatica, valoriale entro cui le calano. Sono le comunità scolastiche, quindi, che, allinterno di indicazioni quadro nazionali, dovrebbero definire i programmi dettagliati di apprendimento, scegliere i docenti, gli orari, le modalità ed i contenuti dell'aggiornamento allo scopo di raggiungere gli obiettivi generali stabiliti dallo Stato. La Repubblica è semmai chiamata a mettere gli studenti e le famiglie nella condizione di poter esercitare la scelta tra le scuole statali e non statali senza penalizzazioni di sorta e, inoltre, a badare, con appositi e sistematici controlli, che l'offerta non degeneri nella corsa al ribasso, ma sviluppi una sana competizione al meglio culturale e civile" (Bertagna).
Autonomia della scuola non è il decentramento, che afferma che il potere è dello Stato e viene concesso a certe condizioni a Regioni, Provincie, Enti Locali. Lautonomia è il riconoscimento della pluralità dei soggetti ed anche della autonomia dei singoli poteri. Il potere è della scuola e nella scuola è dei vari soggetti che la costituiscono. Lo stato lo riconosce, lo sostiene e lo coordina ai fini del bene comune. Autonomia della scuola è quindi autogoverno del settore e perciò anche delle sue risorse finanziarie. Ne consegue che lautonomia scolastica va di pari passo con il riconoscimento nei fatti del pluralismo scolastico.
Allo Stato compete lindirizzo generale (obiettivi di istruzione e standard), come previsto allart.21 comma 9 della Bassanini: "L'autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie (...)". In altri termini, allo Stato compete promuovere una effettiva sussidiarietà, che non è complementarietà, ne solidarietà, ma promuovere ogni specifico soggetto al suo compito. Nella Bassanini la distinzione fra autonomia scolastica e decentramento agli enti locali è netta e precisa. I soggetti della scuola, allievi, docenti e genitori, costituiscono una "formazione sociale sovrana" al pari di quella degli Enti locali (quartieri, comuni, province, regioni). Sono due autonomie distinte e indipendenti. Non per niente la legge prevede che lo Stato trasferisca "le funzioni dellAmministrazione centrale e periferica della P.I. in materia di gestione del servizio di istruzione (..) alle istituzioni scolastiche" e con altra distinta previsione conferisce poteri esercitati dallo Stato agli Enti locali (Regioni, Province, Comuni).
La realizzazione pratica della autonomia scolastica non dipenderà, purtroppo, dalla legge 59/97 ma dai decreti attuativi delegati al Governo che hanno in gran parte mutato, mortificandola, la prospettiva descritta della Autonomia.
1) Il trasferimento dei poteri dallo Stato agli Enti locali. Il D.lgs. 28 agosto 1997, n. 281 "Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle Regioni, delle province e dei Comuni, con la Conferenza Stato, Città ed Autonomie locali" contempla ampi spazi di consultazione e di decisione riconosciuti alla Conferenza Stato-Regioni, alla Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali e alla Conferenza unificata Stato-Regioni-Città ed Autonomie locali sostanzialmente in ordine a tutta la normativa di attuazione della legge n. 59/1997. Questo rafforza lautonomia degli Enti locali e relega nella penombra lautonomia delle scuole.
2) Limportantissimo D.lgs. n.112 del 31/3/1998 "conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli Enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59" , allart.138 trasferisce non, come si sarebbe anche potuto ipotizzare in base al comma 1 dellarticolo 21 della legge n. 59/1997, alle scuole (e alle reti di scuole), bensì alle Regioni i poteri ora statali di:
programmare lofferta formativa quando essa risulta dallintegrazione tra istruzione statale e formazione professionale regionale;
programmare la dislocazione e lo sviluppo della rete scolastica, cioè delle diverse tipologie di scuola;
suddividere il territorio regionale in ambiti funzionali al miglioramento dellofferta formativa;
stabilire il calendario scolastico
decidere lentità dei contributi per il diritto allo studio da riservare alle scuole non statali.
Lart.139 invece trasferisce, sempre non alle scuole (e alle reti di scuole), ma alle Province e ai Comuni gli attuali poteri statali di:
istituire, aggregare, fondere, sopprimere scuole in attuazione dei piani regionali;
predisporre i servizi per gli alunni portatori di handicap o in situazione di svantaggio;
redigere un piano per lutilizzazione degli edifici e delle attrezzature scolastiche per fini anche non scolastici;
sospendere le lezioni in casi gravi e urgenti; di costituire, controllare, vigilare e, se del caso, sciogliere gli organi collegiali scolastici a livello territoriale (esclusi quelli di istituto);
predisporre, in collaborazione con le scuole, piani per leducazione degli adulti, lorientamento scolastico e professionale, le pari opportunità, la continuità educativa e didattica, gli interventi perequativi tra le scuole, la lotta contro la dispersione e linsuccesso scolastico, le politiche di educazione della salute.
3) Il D.lgs. 30 giugno 1999, n. 233, pubblicato sulla G.U. serie n. 170 del 22 luglio 1999, relativo alla "riforma degli organi collegiali territoriali della scuola, a norma dellarticolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59", ha soppresso il Cnpi, sostituito da un Consiglio Superiore della P.I. (Cspi) che non ha più nessuna funzione rappresentativa della scuola, ma diventa un organismo di consulenza e e di parte, dal momento che ben 18 su 36 membri sono nominati dal Ministro, anche se in taluni casi su designazione; inoltre, ha istituito un Consiglio Regionale dellIstruzione (Cri) e sostituiti gli attuali Consigli Scolastici Distrettuali e Provinciali con i Consigli Scolastici Locali (Csl). In tutti questi ambiti nulla o quasi è rappresentatività per le rappresentanze dei genitori.
4) Infine, il D.lgs. 20/7/1999 n 258 "riordino del Centro Europeo dellEducazione, della Biblioteca di Documentazione Pedagogica e la trasformazione in Fondazione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci" trasforma il primo nellIstituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e laltro in organismo di supporto tecnico e scientifico allazione dellautonomia delle scuole, ponendo di fatto le agenzie di valutazione della qualità e della autonomia in mano al potere politico.
In sostanza, alla autonomia della scuola è stata preferita una forma di decentramento vigilato, di neocentralismo decentrato, spostando numerose e importanti competenze di programmazione alle regioni ed Enti locali. Le scuole non possono spingere la loro autonomia fino al punto da vedere riconosciuta la soggettività anche rappresentativa, viceversa devono esercitare la loro autonomia nellambito dei quadri di indirizzo stabiliti tra Regioni, Enti locali ed Amministrazione centrale e periferica della P.I.. In sostanza, l'autonomia delle singole istituzioni scolastiche operanti in un territorio risulta gerarchicamente limitata dagli Enti locali, da un lato, e dallAmministrazione della P.I., dallaltro. Viene così svilito il principio di sussidiarietà, la scuola non diventa formazione sociale, espressione della società civile del territorio, non viene promossa a questo compito, rimane soggetto incapace di autorganizzazione ed autoqualificazione. Non è stata accolta lidea che le istituzioni scolastiche, in quanto manifestazioni della creatività della società civile, potessero autogestire le norme generali dellistruzione senza ricorrere alla subordinazione ali Enti Locali.
Alla via di Barbiana è stata preferita la via Emiliana.
A Barbiana era forte lavversità per uno Stato che si presentava solo due volte lanno per la cartella delle tasse e per il foglio di chiamata alla leva.
Liniquità è mutata nella forma ma immutata nella sostanza. Le famiglie continuano a pagare due volte le tasse scolastiche, una volta allo Stato, ed una volta alla scuola che hanno scelto per i propri figli. E nulla si vuole cambiare. Perché troppo forte sono lo statalismo e lavversità verso un insegnamento orientato antropologicamente. Non si vuole che gli operai possano scegliere liberamente la scuola per i propri figli, perché potrebbero scegliere quella cattolica.
Il Rapporto Europeo "Costruire lEuropa con leducazione e la formazione" afferma che linsegnamento occorre trasmetta ai giovani i valori centrali per la loro umanizzazione, fra cui i diritti delluomo, la dignità umana, le libertà fondamentali, le identiche possibilità per tutti. In Italia invece questi valori sono negati in tema di educazione. Perché le famiglie non possono scegliere liberamente, a pari condizioni economiche, senza oneri, leducazione per i propri figli. Al contrario di quello che avviene negli altri Paesi europei. La limitazione, per ragioni economiche, della libertà di scelta dei percorsi scolastici porta ad un peggioramento complessivo della formazione. Il sostanziale monopolio della scuola statale impedisce lemulazione fra scuole statali e non statali, che contribuirebbe a migliorarne la qualità. E frustrata la libera iniziativa educativa delle comunità intermedie e impoverita lofferta formativa. Tutto questo non conta nulla. Anzi, chi dovrebbe con lungimiranza a livello parlamentare sostenere la libertà di scelta educativa come fondamentale diritto civile, afferma leticità del rispetto degli accordi fra partiti. Dimenticando che in democrazia il patto etico non si stringe con i partiti ma con lelettorato. Negando nei fatti linsegnamento di una Padre della nostra democrazia: "se non cè una scoletta libera (..) lalunno non potrà fare nessuna scelta, né del maestro, né della scuola" (Sturzo).
A questo punto mi fermo, osservando che il Carisma dellAgesc è oramai chiaro e riconosciuto: arricchire la scuola di nuovi valori educativi attraverso la presenza dei vari soggetti, promuovendoli alla capacità di produrre cultura. Il valore educativo che li unisce non è una scuola più funzionante ma una scuola più libera. Noi proponiamo, accanto ai soggetti professionali portatori di conoscenze scientifiche, la presenza di soggetti portatori di senso, di fine, perché portano la libertà di scelta al cuore dellatto educativo. Proponiamo dunque una scuola che nasce dalla libera scelta e partecipazione di tutti. E la scuola di Don Milani. Che perché libera diventa capace di costruire percorsi educativi paradigmatici di una diversa regolazione della sfera del pubblico, regolatori di una diversa e rinnovata convivenza civile.
Questa scuola, la nostra scuola, diventa così educatrice politica della società.
Stefano Versari
Presidente Nazionale Agesc