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Quelle grandi battaglie civili per far crescere padri e madri

Ricordo di Giuseppe Marzetta "Primo" Presidente Nazionale Agesc

a cura di Giancarlo Tettamanti

Giuseppe Marzetta fu il primo Presidente Nazionale dell’Agesc, Associazione Genitori Scuole Cattoliche. Nell'undicesimo anniversario della morte (4 gennaio 1990) sembra giusto ricordarlo. Chi l’ha conosciuto e ha condiviso con lui molti ideali e molte iniziative, non può non avvertire ancora oggi il vuoto che ha lasciato. Un vuoto che nel prosieguo degli anni si è dimostrato non facilmente colmabile.

Alcuni lo ricordano all’Assemblea costituente dell’Agesc del 30 novembre 1975, presso l’Istituto Suore Angeliche di Milano. Era presente in rappresentanza delle Scuole professionali Don Bosco di Milano, di cui era Presidente del Consiglio d’Istituto. Era soprattutto presente perché aveva intuito che quell’assemblea rappresentava l’inizio di un cammino che avrebbe potuto essere intenso e propositivo di concreta libertà di educazione. E subito diede la sua disponibilità e la sua dedizione alla causa comune, impegnandosi intensamente e portando, nei grandi istituti come nelle piccole scuole delle valli e nei paesini dell’entroterra, il suo entusiasmo e la sua capacità aggregativa.

Nel 1978 – dopo la fase costituente, nella quale l’Agesc si avvalse di un coordinatore nazionale – divenne il "primo" Presidente Nazionale dell’Associazione, carica che ricoprì sino al 1981, contribuendo in modo significativo, durante il suo mandato e anche dopo, sino alla morte, all’affermarsi dell’Associazione sul territorio e al diffondersi delle sue idealità. Un impegno ed una dedizione che tuttavia non mancarono di procurargli pene e mortificazioni da parte di quanti non volevano, né potevano condividerne la cultura associativa e missionaria che lo caratterizzava.

Altri lo ricordano alle riunioni promozionali del Cilcos (Consorzio Cooperative Scolastiche), nel 1981, di cui fu "socio fondatore", ed al quale diede sempre il suo apporto lucido, documentato, perché in quelle iniziative cooperativistiche fu uno dei primi a crederci, contribuendo fin dagli anni settanta ad evidenziare, a livello ecclesiale e civile, il valore delle cooperative scolastiche come "esperienza autentica di lavoro e di impegno comunitario".

Altri ancora lo ricordano agli incontri, ai dibattiti, alle riunioni dell’Age (Associazione Genitori delle scuole statali), dell’Aga (Associazione genitori antidroga), del Sidef (Sindacato delle Famiglie), de "Il Gabbiano" (Associazione comunità terapeutiche), e di altre numerose organizzazioni con le quali collaborò spesso come protagonista.

In tutte e con tutte contribuì a motivarne idealità ed operatività, convinto che il fattore essenziale dell’associazionismo in genere fosse che divenisse "aggregazione ed espressione autenticamente di base, poiché altrimenti non sarebbe mai stato partecipante e partecipativo", e che punto qualificante dell’associazionismo cattolico fosse "la partecipazione alla vita della Chiesa secondo l’ambito proprio di ciascuno".

La tematica del suo impegno promozionale – lo si deduce da molti suoi scritti – può essere sintetizzata in tre aspetti:

  • aiutare a riscoprire "il valore della famiglia, della coppia", riscoprire cioè "il significato, la portata, i contenuti dell’educazione familiare che è primaria, anche se non unica: e attraverso questa riscoperta aiutare le famiglie ad accogliere la vita, non la morte; ad aprirsi agli altri, con gli altri; a valorizzare ogni suo membro perché è persona con dentro la scintilla di Dio";
  • aiutare ad approdare al momento educativo della scuola "come arco di tempo e come mezzo finalizzato alla preparazione dei figli alla vita, e come occasione di impegno per gli stessi genitori in un clima di corresponsabilità sul cammino della formazione, della promozione e della crescita dei figli";
  • aiutare infine a farsi carico "di coinvolgimenti e di battaglie anche sul piano civile e costituzionale" finalizzate – non ad un potere personale – ma al conseguimento di una reale democrazia dove "tutte le famiglie possano corrispondere in libertà al loro diritto/dovere di educare i figli"; in tal senso contribuì a far scoprire la dimensione "politica" (non partitica) dell’impegno dei genitori, sia singoli che associati.

Un impegno socio-politico che portò lui stesso a molteplici iniziative tra cui quella di firmatario (con altri), nel 1987, della proposta di legge di iniziativa popolare sulla libertà di educazione: "Norme per l’innovazione scolastica". E con il massimo impegno, diffuse queste sue convinzioni in ogni angolo d’Italia, promuovendo, sostenendo, correggendo. Il suo scopo: contribuire a far scoprire ai genitori e alle famiglie il senso vero della loro missione.

Giuseppe Marzetta fu, quindi, uomo di animazione, di aggregazione, di corresponsabilizzazione. Non fu certamente "uomo di potere": anche quando venne investito di responsabilità impegnative, intese (ed assolse) il suo ruolo come mezzo per creare e trovare un senso alla vita, per difenderlo e servirlo, come moralità di azione, come servizio alla verità, come cura per il prossimo.

Ed è appunto quest'immagine di Giuseppe Marzetta che voglio ricordare ai vecchi e nuovi soci dell’AGeSC, perché non abbiano a dimenticarlo e perché dal suo esempio sappiano trarre le giuste motivazioni di un impegno associativo grande e disinteressato.

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