L'origine dell'A.Ge.S.C.
Motivazioni - Difficoltà - Impegni
di Giancarlo Tettamanti *
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Alcuni fatti - nella società civile e nella comunità ecclesiale - sono stati determinanti - negli anni settanta - per una presa di coscienza da parte dei genitori in ordine ai problemi della scuola, in particolare, e della società, in generale.
a) Innanzi tutto l'instaurarsi di una società pluralistica, composta cioè da gruppi con in comune lingua, leggi, strutture istituzionali, ma con riferimenti ideali ed esistenziali diversi secondo le diverse concezioni dell'uomo e della storia. Ciò ha messo in evidenza la necessità di una presenza cristiana nella società più precisa e più incidente, che sapesse proporre e attuare soluzioni diverse da quelle proposte dalla cultura dominante, palesemente in contrasto con la concezione cristiana della vita (significativi, in tal senso, gli stimolanti discorsi alla città dell'allora Arcivescovo di Milano, Card. Giovanni Colombo). Non va dimenticato che allora il clima culturale e politico, conseguente alla stagione sessantottina, era piuttosto pesante e fortemente discriminatorio nei confronti dei cattolici e delle loro strutture istituzionali: chiese e scuole, fatte oggetto di attentati e intimidazioni (clima che sta riemergendo: significativi gli assedi a Milano, da parte di partecipanti alle manifestazioni studentesche di fine ottobre/primi di novembre, agli istituto Gonzaga e Zaccaria).
b) La constatazione che nei riguardi delle scuole cattoliche, anche da parte della stessa comunità cristiana, non c'era quell'attenzione e quella tutela che i tempi e le circostanze richiedevano. Noi genitori di scuole cattoliche venivamo considerati anche da molti "cattolici doc" dei "bacchettoni", persone cioè che volevano fuggire la realtà culturale e il "presunto" confronto dialettico presente nella scuola statale. In questo senso la comunità cristiana era totalmente indifferente, se non astiosamente assente, nella considerazione dell'impegno educativo-formativo della scuola cattolica. Non va dimenticato che questo atteggiamento della comunità cristiana trovava le sue origini nella decisione della CEI - negli anni cinquanta - di riservare la propria attenzione alla scuola statale, abbandonando la scuola cattolica nelle mani delle Congregazioni religiose, che cosi' si trovarono ad operare quasi in clima di separatezza rispetto alla stessa Chiesa italiana (significativo ancor oggi l'atteggiamento di certe parrocchie nei confronti delle scuole cattoliche presenti sul proprio territorio).
c) Infine la tendenza a ricercare sempre nuove forme di decentramento (e di autonomia), cioè la frantumazione dei centri di potere, allo scopo di favorire l'attiva partecipazione dei cittadini. Conseguentemente la necessità, anche per i cristiani, e quindi per genitori e famiglie, di essere presenti nelle strutture partecipative per portare il proprio contributo coerente e concreto ai vari livelli: ecclesiale, civile, amministrativo, politico, educativo, culturale, assistenziale, ... Strutture partecipative che rappresentavano (e rappresentano) il contesto sociale che interpella ciascuno di noi. In quest'ottica, significativi - per noi genitori di scuola cattolica - furono l'approvazione, a livello civile, della legge 477/1973, del DPR 416/1974, degli organismi decentrati circoscrizionali (o zonali), e a livello ecclesiale, l'avvio - seppur ancora in forma sperimentale - delle consulte di pastorale (scolastica e non) e dei decanati (allora riproducenti la struttura territoriale circoscrizionale).
Questo cambiamento strutturale della vita civile ed ecclesiale, nonché questo clima "pesante" (al tempo vi fu anche il tentativo di espropriare gli spazi delle strutture cattoliche - scuole in particolare - mediante variazioni ai piani regolatori), porto' ad una riflessione da parte di alcuni genitori delle scuole cattoliche - scuole coinvolte (giustamente) nella rete scolastica territoriale attraverso l'inserimento di loro rappresentanti (docenti, genitori, alunni) negli organi di gestione sociale distrettuali e provinciali - che di fronte a queste prospettive si posero anche qualche domanda: quale sarebbe stato il futuro della scuola cattolica? quali spazi operativi sarebbero stati loro riservati? l'intento quello di promuoverne la dignità o di impoverirle nella loro identità assimilandole alle scuole statali?
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La riflessione porto' ad ipotizzare la costituzione di una associazione che, in qualche modo, coinvolgesse tutti i genitori delle scuole cattoliche e, difendendo e promuovendo la scuola cattolica, di fatto promuovesse e sostenesse il diritto alla libera scelta educativa ed istruttiva scolastica, in adempimento del diritto/dovere costituzionale dei genitori di educare e istruire i propri figli (art.30 Cost.).
Si discusse molto su questa ipotesi associativa, via via individuando modalità ed operatività, tenendo conto della necessità di una aggregazione significativa per una sua precisa identità.
** Nome: Per il nome vennero prese in considerazioni molte ipotesi (comprese quelle di "associazione di famiglie", ecc. .....). Venne scelto il nome di Agesc - Associazione Genitori Scuole Cattoliche - proprio per caratterizzare l'identità specifica della nuova associazione, collocandola in un ambito preciso, anche per non confonderla con altre (in particolare l'AGE) che operavano nella scuola statale e che, di fatto, nei loro atti ignoravano totalmente l'esistenza della scuola cattolica (questa condizione di indifferenza era presente, nel campo dei docenti, anche presso l'Aimc e l'Uciim, tanto che venne tentato di promuovere un "Coordinamento di base degli insegnanti di scuola cattolica").
** Soci: Soci vennero individuati i genitori aventi i figli nella scuola cattolica (più tardi - nel 1987 - vennero riconosciuti soci anche i genitori di ex allievi di scuola cattolica) che intendevano collaborare al raggiungimento degli scopi associativi. Anche questa scelta fu fatta per non interferire in altri ambiti.
** Scopi: Gli scopi della novella associazione vennero statutariamente cosi' definiti:
- elaborare, proporre e sostenere, in un contesto unitario ed in sintonia con l'autorità religiosa, proposte ed istanze interessanti le scuole medesime, e la tutela del diritto di insegnamento e del diritto di scelta dell'educazione da condizionamenti sociali, culturali, politici ed economici, il tutto in un contesto di libertà come bene universale irrinunciabile;
- promuovere azioni di sensibilizzazione fra tutti i genitori delle scuole cattoliche affinché le tematiche interessanti le scuole medesime siano frutto di riflessione, nonché azioni di sollecitazione per un impegno personale e comunitario secondo l'identità cristiana in una dimensione ecclesiale;
- promuovere, singolarmente e comunitariamente, ed in unione con tutti coloro che si identificano nella realtà cristiana, una presenza attiva nelle strutture pubbliche al fine di evidenziare e di giungere a positive soluzioni delle tematiche di cui sopra;
- vivificare la scuola cattolica come istituzione libera e diversa da altri tipi di scuola per le sue ispirazioni, i suoi metodi e le sue realizzazioni tendenti ad attuare rapporti qualificati dalla Fede tra le varie componenti dell'area educativa per una completa realizzazione dell'uomo;
- l'Associazione non ha scopo di lucro ed è rigorosamente apartitica.
** Operatività: Altrettanto statutariamente vennero elencati gli ambiti di impegno:
- la formazione in ogni singola scuola cattolica di un comitato di genitori che abbiano ad agire nelle scuole stesse in promozione delle tematiche comunitariamente espresse nell'Agesc;
- il collegamento con i detti comitati e, dove esistono Consigli dei genitori, con i consigli dei genitori stessi che ovviamente dovranno condividere l'azione e le motivazioni dell'Associazione;
- l'inclusione nelle strutture civili ed ecclesiali, ai vari livelli, di rappresentanti di genitori per il conseguimento di soluzioni positive in ordine alla libertà della scuola e della scelta della scuola medesima da parte dei cittadini, nonché per una collaborazione fattiva per una identità cristiana della scuola stessa;
- la pubblicazione di un notiziario in cui periodicamente vengano discussi ed evidenziati i vari problemi ed aspetti della vita scolastica e della scuola;
- la diffusione nella pubblica opinione della coscienza del problema educativo scolastico e della sua importanza.
** Decisionalità: L'attività dell'associazione (una delle poche associazioni cattoliche "di base", cioè nate senza l'input o la sollecitazione da parte della gerarchia) veniva periodicamente verificata con i rappresentanti dei vari comitati ai diversi livelli, e ciò non soltanto come azione di indirizzo, ma soprattutto per avere dalla "base associativa" l'indicazione di attese, istanze, obiettivi da perseguire. In quest'ottica, ciascun livello rappresentativo era chiamato - in spirito di servizio - a confrontarsi con la base e a concretizzarne le istanze, rendendo verificabile la propria azione a nome degli associati.
Ciò porto' al concretizzarsi di un impegno di sensibilizzazione e di coinvolgimento dei genitori delle varie scuole cattoliche, mediante anche un'opera di approfondimento delle ragioni della scelta della scuola cattolica e di rivisitazione del compito educativo/formativo insito nell'essere genitori e famiglie (genitori e famiglie cristiani), nonché ad una presenza attiva, non soltanto nelle singole scuole, ma anche negli organismi partecipativi ai vari livelli, mediante anche una articolazione dell'associazione ai livelli di distretto (speculare alla circoscrizione/zona) e di decanato (speculare alle circoscrizioni ed ai distretti scolastici) per un maggior collegamento ed una maggiore incidenza collaborativa tra le diverse scuole cattoliche, ed un maggior inserimento promozionale nel territorio.
*Socio Fondatore Agesc - Sintesi dell'intervento al Consiglio Nazionale A.Ge.S.C. di Loreto - 13 Dicembre 1997
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