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18^ domenica Tempo Ordinario Anno C

Breve commento al Vangelo (Lc 12, 13-21)

Gesù sa che abbiamo bisogno del pane quotidiano, per cui ci ha insegnato a chiedere tutto ciò di cui abbiamo bisogno per il nostro vivere. Gesù ci ha insegnato a lavorare per il nostro sostentamento. Gesù non condanna il possesso dei beni: ci sono necessari al nostro cammino. Ciò che condanna è la cupidigia, la bramosia del possesso, il potere, l’arroganza, il senso di superiorità legati alla ricchezza, dare il primato all’avere piuttosto che all’essere. Nella sua drammatica semplicità, l’uomo ricco della parabola pensa inversamente alla logica del Vangelo. Sono ricco, quindi sono al sicuro, autosufficiente, non ho bisogno di nessuno, forse neppure di Dio. E non si accorge della stoltezza di questa mentalità: arricchire per sé stesso e dimenticare che i beni sono un mezzo e non un fine. È come perdere di vista la meta del viaggio. Questo è anche il pericolo nostro: dimenticare il senso cristiano della nostra vita e del nostro viaggio in questo mondo. Siamo ospiti e pellegrini su questa terra, senza possedere qui una dimora fissa. Se dimentichiamo l’orientamento fondamentale del nostro andare, le tappe del viaggio prendono il posto della meta, facciamo incetta dei beni, ci abbarbichiamo nelle vanità, in ciò che passa come fosse eterno, con l’illusione che l’accumulo di cose sazi la nostra vita. Heidegger intuiva che l’uomo è un essere per la morte e solo a partire da lì si può cogliere il segreto del vivere e del possedere. La sorella nostra morte corporale, come direbbe san Francesco, ci fa verità e ci aiuta a valutare i beni della terra per quello che sono: un sostegno per il nostro santo viaggio con destinazione il Cielo. In questo modo tutto si relativizza e prende il giusto posto. Allora a che cosa dare il primo posto? Gesù ci insegna a cercare prima di tutto il Regno di Dio e il resto ci verrà dato in sovrappiù. È questo il vero arricchire davanti a Dio: far tesoro delle sue parole, cercare Lui, tendere verso Lui. La nostra società non vuol sentire parlare della sorella morte, cerca di esorcizzarla, di nasconderla, di dimenticarla. Ciò fa perdere il senso della vita. Il vivere dell’uomo post-moderno, senza punti di riferimento e dalle passioni tristi, è un girovagare incerto, senza scopo, senza progetto e senza meta, condannato a consumare, a consumare se stesso e gli altri, poiché l’avere diventa l’unico baluardo per difendersi dal Nulla.

Invece è lì, sorella e amica, a sussurrarci che il nostro cammino, a volte difficoltoso e angusto, si spalancherà su un orizzonte sconfinato: la città celeste, la nostra patria, i cieli nuovi e la terra nuova, il Paradiso, Dio e con lui il Maria e gli angeli e i santi e i santi e tutti quelli che abbiamo amato... Perché parliamo così poco del Cielo? Ancora un poco soltanto, e saremo lì, per l’incontro con l’Amore. Pensiamo alle cose di lassù, cerchiamo le cose di lassù e sapremo usare bene anche quelle di quaggiù, che tu ci doni per il nostro viaggio
(F. Ciardi, Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore, Città Nuova).