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27^ domenica Tempo Ordinario anno C

Commento al Vangelo: Lc. 17, 5-10

Gesù oggi ci parla delle fede. Un gelso e un granello di senape. Il gelso è una pianta grande mentre il seme di senape è il più piccolo dei semi. Gesù parte da queste due realtà ed elabora un insegnamento sulla fede usando il paradosso.
Paradossale è il modo di parlare degli effetti della fede. Chi ha fede potrebbe comandare a un gelso di sradicarsi e piantarsi nel mare e l’albero si sradicherebbe da solo e farebbe un volo di chissà quanti chilometri per gettarsi in mare. Addirittura, secondo il vangelo di Matteo (17, 20), Gesù avrebbe parlato di una montagna che si alza da terra e va a piantarsi da un’altra parte. Luca deve aver pensato che questo è troppo e ha diminuito l’effetto riducendo la montagna a un gelso.
Sproporzionatamente poca è l’energia richiesta alla fede. Basterebbe la fede forte quanto un granello di senape per ottenere l’effetto appena descritto. La causa è evidentemente sproporzionata all'effetto, infatti nei confronti di un gelso, figuriamoci di una montagna, il seme di senape è pur sempre infinitamente piccolo e insignificante.
Gesù gioca proprio su questi effetti paradossali, come quando invita a tagliarsi una mano, a cavarsi un occhio, a mettersi al collo una macina da mulino, o quando parla di come far passare un cammello attraverso la cruna di un ago. Gesù è volutamente esagerato, ne è cosciente anzi lo fa apposta per attirare l’attenzione di chi ascolta affinché concluda che tutto ciò è impossibile.
Egli desidera portare i suoi uditori al Vangelo che è l’annuncio di qualcosa di impossibile: sta per realizzarsi qualcosa di impossibile. L’Amore di Dio Padre, attraverso Gesù e il suo Vangelo, invade la nostra piccola e misera vita e produrre effetti straordinari. Credere vuol dire proprio mettersi totalmente dalla parte sua, lasciare che sia Lui a vivere e a operare in noi: Lui! Noi siamo solo un piccolissimo granellino di senape. Ma Lui investe con tutto il suo Amore questo piccolo granellino ed opera cose straordinarie. Se Lui opera altro che montagne e alberi che si spostano. Basta fargli spazio. Poniamoci queste domande. Lascio spazio a Gesù affinché operi in noi, poveri e fragili strumenti? Quanto lavoro a due durante le mie giornate? Io insieme a Gesù? Sono tentato di guardare la mia pochezza? Dirmi sono un piccolissimo granellino di senape, non sono capace di nulla? E rassegnarmi? Lasciarmi cadere le braccia? Certo che non siamo capaci a nulla o a molto poco. Ma qui è la grande notizia: Lui è capacissimo e vale all'infinito! Dobbiamo proprio convertirci e credere, guardare non a noi ma a Lui.
Gesù ci parla anche del discepolato. Oggi ci dona altre indicazioni. Anche questa volta due protagonisti di una parabola. Un padrone esigente nei confronti del suo schiavo. Lo schiavo lavora tutto il giorno e al suo rientro deve continuare a mettersi a servizio del suo padrone, curando la cena. A prima vista, è odioso questo padrone. Non è certo il ritratto di Dio Padre, quello di un padrone esigente a cui i figli devono obbedire senza battere ciglio. Dio Padre è un Dio che ama per primo e si prende cura di noi, specialmente se peccatori. Il padrone siamo noi che non ci accontentiamo mai, che pretendiamo sempre. Il servo invece è Gesù che è venuto per servire e non per essere servito, che ha lavato i piedi agli apostoli come uno schiavo, che ha dato perfino la vita per noi. Da qui parte l’identità del discepolo. Se uno vuol essere seguace di Gesù, è chiamato a essere in costante donazione, a servizio di tutti, senza alcuna pretesa. Ama di un amore concreto e fattivo. Il servire del cristiano va oltre la tentazione di commercializzare quanto donato: ti do se tu mi dai; ti ho dato quindi devi rendermi il contraccambio. Il servizio del cristiano va oltre le puntuali recriminazioni: neppure ti accorgi del mio servizio? Esprimi almeno un pò di gratitudine! Il sole non può non illuminare e scaldare, così il discepolo di Gesù è un semplice servitore. Ho lavorato, aiutato, mi sono dato tutto? Ho fatto soltanto il mio dovere, ho fatto semplicemente quello che bisognava fare. Gesù ha fatto così e noi possiamo farlo perché lui l’ha fatto. Quale libertà in questa gratuità!