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31^ domenica Tempo Ordinario anno C

Commento al Vangelo (Lc. 20, 27-38)

Se ora piantiamo sotto terra una castagna – nel posto e nel modo dovuto - in primavera non spunta un’altra castagna, ma un fusticino che presto diverrà pianta da frutto così diversa dalla castagna iniziale, eppure da essa germinata. Così il nostro corpo che, con la morte, seminiamo nella terra. Rimane lì per un lungo inverno e quando alla fine dei tempi risorgerà sarà tanto diverso da come lo abbiamo seminato, anche se sarà sempre lo stesso. Se alla castagna fosse possibile vedere il suo frutto rimarrebbe sorpreso, incantata davanti alla maestosità della pianta da frutto, ne gioirebbe orgogliosa. Così noi se ci vedessimo risorti, in paradiso.

“Là non ci si sposerà né ci si mariterà perché lo scopo del matrimonio è già raggiunto e posseduto nella sua realtà più profonda. Saremo nell’amore, senza bisogno dei mezzi per raggiungerlo e sarà la pienezza dell’amore, come mai sarà possibile quaggiù. Avremo la vita in abbondanza nella sua definitiva pienezza, senza bisogno della generazione che la continui nel tempo. Saremo intimi gli uni gli altri nella piena trasparenza e ognuno intingerà il proprio essere parola di Dio, il suo vero sé, nella parola dell’altro, fino a farla propria, fino a diventare l’altro e l’altro farà lo stesso nella reciprocità del dono e dell’accoglienza. Saremo come gli angeli del cielo, compenetrati di luce, della tua luce, figli e figlie in te, Figlio, uniti attorno al Padre, avvolti dall’abbraccio dello Spirito, fatti nuova vera famiglia”. (F.Ciardi, Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore, Città Nuova).

Nella loro visione miope, i sadducei negavano la resurrezione e ammettevano come unico paradiso la vita felice qui in terra, dove c’è spazio solamente alla proiezione delle esigenze umane pur nobili, ma non alla promessa di Dio della piena beatitudine per tutti.

“La nostra, in paradiso, non sarà una vita che continua, sarà risurrezione! Non quella di Lazzaro, della figlia di Giairo, del figlio della donna di Nain, che poi hanno visto di nuovo la morte, ma la tua risurrezione, per una vita nuova e senza fine: la vita del Dio della vita. Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri, sarà il nostro Dio, la nostra vita, come mai lo è stata sulla terra”. (F.Ciardi, Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore, Città Nuova).