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34^ domenica Tempo Ordinario anno C

Commento al Vangelo: Cristo Re (Lc 23, 35-43)

Se scorriamo le pagine dei libri di storia, noi vediamo il succedersi di tanti regni che sorgono, hanno il loro momento di gloria, sottomettono gli altri popoli, poi arriva ineluttabile il momento del declino e questi regni si sgretolano. E lo stesso accade anche con le ideologie, con le mode, con i partiti politici… sorgono, illudono perché promettono il mondo nuovo e paiono incarnare qualcosa di divino, di eterno, invece tramontano sempre tutti.

La domanda allora: non esiste un regno che non tramonta? Un regno su cui io posso puntare la mia vita, sicuro di non rimanere deluso, sicuro di non essermi schierato dalla parte sbagliata della storia? Questo è l'interrogativo. E la Parola di Dio di oggi, risponde proprio a questa domanda perché ci pone davanti il Regno che rimane per sempre, quello che ci propone Gesù. Di questo regno Lui ne ha parlato fin dall'inizio della sua vita pubblica ed è stato al centro di tutta la sua predicazione.

Di che Regno e regalità si tratta?

Cerimonie trionfali accompagnavano l’intronizzazione di re, degli imperatori e dei faraoni ed erano un inno alla forza al potere e al dominio. L’intronizzazione regale di Gesù è completamente diversa. Il luogo dell'incoronazione non è la sala del trono di un palazzo sfarzoso, è il Calvario, un luogo immondo, fuori dalle mura della Città Santa. Era lì che avvenivano le esecuzioni, lì finivano sulla croce i maledetti da Dio ed era stato scelto perché era in alto come un palco sul quale avveniva una rappresentazione, uno spettacolo al quale era bene che assistessero tutti coloro che entravano e uscivano dalla porta della città. L’Evangelista Luca, non per caso, impiega un termine greco che ricorre solo lì, infatti in tutto il Nuovo Testamento non si impiega mai questo termine: theõria, significa proprio spettacolo. È una rappresentazione che avviene adesso su quel palco che è il Calvario e, a questa rappresentazione, Luca vuole che tutti noi assistiamo perché lì è in scena Dio, è Dio che ci mostra tutta la sua gloria, ci mostra il suo vero volto: il volto di un Dio che ama senza misura. Al termine della rappresentazione, ognuno di noi sarà invitato a cancellare dalla mente e dal cuore tutte le immagini di Dio che non corrispondono al Dio che noi abbiamo visto sul Calvario.

Il trono di re imperatori e faraoni erano fastosi e ornati di pietre preziose. Da quel trono si davano ordini assoluti a cui obbedire senza discutere. Il trono di Gesù è una croce. da quel trono lì, non dà ordini ma obbedisce alla sua identità di Dio che è amore e solo amore, bontà e solo bontà. Il giudizio di Gesù su di noi non sarà di condanna ma di salvezza. Ecco l'invito a cancellare tutti i troni su cui noi abbiamo collocato Dio. Sarà una vita riuscita la nostra, se sarà conforme a quella che noi vediamo lì sulla croce, cioè una vita donata tutta per amore.

Lo scettro che tutti i sovrani hanno in mano è un bastone decorato con metalli preziosi, che indicava il potere del sovrano di colpire chi osasse sfidare i suoi ordini, era il simbolo quindi del dominio, del timore che il sovrano era capace di incutere. Le mani di Gesù sono inchiodate, non hanno mai sfiorato nessuno di questi scettri che tutti i sovrani del mondo impugnano, quelli per colpire. Lui non colpisce mai nessuno, Lui è colpito e non reagirà mai, non colpirà mai con punizioni coloro che hanno sbagliato. Questo scettro glielo vogliamo mettere nelle mani noi perché ci piace un Dio che punisce, ci piace perché noi siamo cattivi e vorremmo un Dio che ci assomiglia.

Poi nelle intronizzazioni ci sono i fasti del vestire e i paludamenti di porpora. Nell’intronizzazione di Gesù non c'è nessun paludamento, è nudo, è povero: Lui è il beato che è rimasto senza niente perché ha donato tutto.
È questa la proposta di beatitudine che lui ci ha fatto: “Beati coloro che sono poveri”, cioè quelli che non hanno più nulla perché hanno dato tutto. Pensate quando si arriva alla dogana della vita, al termine della vita come Lui sul Calvario, la vita è riuscita quando è come la Sua, quando siamo nudi come Lui perché abbiamo donato tutto ciò che Dio ha posto nelle nostre mani e l'abbiamo trasformato in amore, per la vita del fratello.

I re imperatori e faraoni venivano accompagnati dal loro esercito, che ne assicuravano, con le armi e con la forza, il potere. Ci sono sì dei soldati ai piedi della croce, ma non sono i soldati di Gesù. A Pietro che aveva tagliato l’orecchio a una delle guardie del Tempio, aveva detto: “Non è con la spada che si instaura, nel mondo, il nuovo regno”. Noi siamo discepoli di questo maestro mite e non violento.

E poi le guardie del corpo. Due criminali che sono condannati alla sua stessa pena, Lui è al centro. Osservate bene in mezzo a chi si viene a trovare Dio. Dio si trova fra due criminali e, dice bene la lettera agli ebrei parlando di Gesù, nostro fratello: “Non si vergogna di chiamare fratelli quei due che Lui ha al suo fianco”. Eccolo il Dio che si rivela là sul Calvario, è in mezzo a due criminali. Questo è il nostro Dio.

La corona… è una corona di spine.

Dove sono i paggi, gli assistenti, i cortigiani che acclamano e ossequiano? Osserviamo ai piedi della croce… continua lo spettacolo che ci viene mostrato da Luca. Ci parla di tre gruppi di persone.
C’è il popolo. Il popolo stava a vedere. Sembra che non si renda conto di ciò che sta accadendo, non capisce come un uomo che ha fatto solo del bene possa morire così, sia ucciso e non reagisca. Subito dopo, l'evangelista Luca noterà che tutte le folle che erano accorse per questo spettacolo - la theõria - ripensando a ciò che avevano visto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Ecco l'invito che ci viene fatto ripensando allo spettacolo al quale Luca ci fa assistere… alla fine forse anche noi dobbiamo allontanarci battendoci il petto per avere offeso Dio con i nostri pensieri, con le maschere che abbiamo posto sul Suo volto.

Secondo gruppo: i capi. Lo deridono, e dicono: “Ha salvato gli altri salvi sé stesso, se lui è il Cristo, l’eletto”. Questi capi sono i veri responsabili, coloro che detengono il regno vecchio che presiedono, sono i dominatori, non vogliono che il regno vecchio finisca, che si instauri il nuovo regno. Lo sfidano “Perché Gesù non scende dalla croce? Perché non compie il miracolo? Gli crederebbero tutti!”. E lo desidereremmo anche noi, siamo sinceri, che scendesse e gliela facesse pagare a coloro che lo stanno sfidando. Questo è il Dio che non esiste ed è il Dio che ci piace, il Dio che mostra tutta la sua forza. Ma questo Dio è incompatibile con quello che ci viene rivelato lì, nello spettacolo del Calvario, il Dio del Calvario è il Dio che ama tutti, anche chi lo combatte, il Dio che anche se uno non si fida della sua Parola, lo insulta, Lui continua ad amarlo, lo perdona perché è un Dio che salva e basta.

I soldati … lo deridono, gli si accostavano per porgergli l'aceto. Non erano romani, erano soldati siriani. Si tratta di poveri uomini strappati dalle loro famiglie, dalla loro terra e mandati per pochi soldi a commettere violenze contro un popolo dalla lingua, dai costumi, dalla religione differenti. Lontani dalle loro famiglie, dalle mogli, dai figli, avevano perduto anche tutti i sentimenti umani e allora sfogavano la loro delusione contro chi era più debole di loro, angariavano le persone povere, erano vittime del folle disegno del regno antico dove conta soltanto la forza, difatti, loro dicono: “Se sei il re dei giudei salva te stesso”. Anche loro lo ripetono due volte: “Pensa a te stesso”. Sono stati educati a credere soltanto nella forza e chi confida nelle armi, rispetta chi vince e schernisce chi perde… e Gesù sta dalla parte dei perdenti. E noi da che parte stiamo?