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Sabato Santo Anno C

Breve meditazione

I cocci dopo il venerdì della croce.
Pietro s’era azzardato a seguire il Maestro fino alla casa di Caifa, e l’aveva rinnegato.
Giuda s’era impiccato.
Giovanni lo aveva seguito fino ai piedi della croce, l’unico, ma anche lui dovrà aspettare il terzo giorno per credere.
Per il resto diserzione completa.

Chissà dove e quando si sono ritrovati dopo la dispersione?
Certamente non nell’orto degli ulivi, nella grotta presso il frantoio, dove erano soliti recarsi durante i loro soggiorni a Gerusalemme; troppo rischioso, ormai le guardie del tempio conoscevano il luogo. Tante meno Betania, dove Lazzaro era ricercato per essere ucciso. Forse, senza essersi dati appuntamento, si diressero al cenacolo, luogo scoperto appena la sera prima, ignoto agli altri, e quindi più sicuro. Saranno tornati uno dopo l’altro, mogi mogi, a testa bassa. Si saranno scambiati le notizie sentite o saranno rimasti in silenzio, pieni di vergogna e di sgomento, guardandosi con occhi pieni di interrogativi e di lacrime.

Come avranno vissuto il sabato santo gli apostoli?
Quando Gesù aveva parlato loro della sua risurrezione, il Vangelo annota espressamente che non capivano: “Si domandavano l’un l’altro cosa significasse risorgere dai morti”. Quel giorno di sabato a tutto pensavano meno che alla possibilità che il Maestro potesse risorgere. Non soltanto era morto, era stato addirittura sepolto. Una volta sepolto non c’è proprio più alcuna speranza. Tutto finito. Ci mettiamo una pietra sopra!

Erano delusi e tristi e senza speranza come lo erano i discepoli che torneranno a Emmaus il giorno seguente. Delusi: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele”; “sciocchi e tardi di cuore nel credere”. Tutto avrebbero pensato, meno che sarebbe finita in quella tragedia irreparabile. Un’illusione naufragata in un fallimento totale. Tristi: “Col viso triste”, tristi da morire.

E Gesù, come ha vissuto questo giorno?
In piena attività, quella del chicco di grano che sotto terra, in silenzio, germoglia per dare vita alla spiga; quella del lievito che sta fermentando la pasta; quella del sale che si scioglie per dare a tutto sapore. Cominciando dagli inferi…

E Maria, come ha vissuto questo giorno?
Dopo avere accolto in grembo Gesù, una volta deposto dalla croce, se l’è visto portare via, mentre tra lui e lei veniva fatta rotolare una grossa pietra, come una barriera invalicabile che separa i morti dai vivi. Lei non sa come, non sa quando, ma sa che risorgerà. È la sola che conosce chi è veramente suo figlio. Dio glielo ha chiesto, lei glielo ha dato, ora sa che gli verrà restituito. È Vergine come mai lo era stata, staccata da tutto, anche dal figlio, il suo Dio.

Era tutto per lei, ora che l’ha dato, lei è niente. Non sa come, non sa quando, ma sa che lo riavrà di nuovo, in una Maternità feconda come mai prima d’allora.

È l’unica che crede, che spera, perché l’unica che continua ad amare veramente.

Ora ama Giovanni, il figlio che suo figlio le ha dato, e da lui si lascia accompagnare verso il cenacolo. Nella stanza superiore troverà i discepoli che tornano, uno dopo l’altro, dopo che lo scandalo li ha divisi. Non dirà loro nulla, li accoglierà e li amerà uno per uno: sono i suoi figli, quelli che il figlio le ha generato, e una mamma non giudica. È la Madre della misericordia.