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I feticci culturali del Ministro De Mauro

Il Ministro della pubblica istruzione, Tullio De Mauro, ha rilasciato una intervista ad Andrea Casalegno, pubblicata sul Il Sole-24 Ore di venerdì 25 agosto 2000: ne riportiamo alcuni passaggi con un nostro sintetico commento finale.

 

"La riforma dei cicli implica una revisione dei contenuti didattici: come ha lavorato la commissione dei 250 esperti, per più di metà interni alla scuola, insediata a fine luglio?

Bene. Stiamo raccogliendo le relazioni di sintesi dei nove gruppi di lavoro; come sempre, quando si affrontano problemi concreti, gli steccati ideologici sono caduti. Tra il 10 e il 20 settembre sarà pronta la relazione generale di sintesi da sottoporre al Governo e poi al Parlamento. Ma il cambiamento non aspetta i nuovi contenuti: comincia il 1° settembre, con l’entrata a regime dell’autonomia.

Quale sarà l’asse portante del mutamento?

La verifica costante dei risultati dell’apprendimento. Che è già attuata in centinaia di istituti, ma dovrà diventare generale. L’insegnamento non sarà più guidato dal feticcio del "programma", ma dagli obiettivi didattici fissati per ogni anno. Per esempio, un certo anno va raggiunta la capacità di risolvere un’equazione di secondo grado, o una derivata: come raggiungerla sarà liberamente deciso da ogni scuola, che risponderà solo del risultato. Non amo usare parole grosse, ma se questa non è una rivoluzione copernicana ...

Come si accerterà il raggiungimento dei risultati?

Anche qui il ribaltamento è totale. Finora la verifica dell’apprendimento era basata sull’interrogazione, e il docente si fidava soprattutto del proprio "colpo d’occhio". In futuro prevarranno le prove obiettive strutturate, di fronte alle quali tutte le scuole e tutti gli allievi sono ad armi pari.

Presidi e insegnanti saranno all’altezza?

Ne sono convinto. Da quando la Biblioteca di documentazione pedagogica di Firenze è in rete, registriamo migliaia di contatti quotidiani, concentrati tra le 20 e le 24: sono i docenti che consultano le best practices da importare nel proprio istituto. Insomma, gli insegnanti lavorano anche di notte. Si dice: solo i migliori. Ma questi migliori sono migliaia. Mi domando, piuttosto, se tutti i genitori siano pronti a lasciarsi alle spalle il feticcio culturale del programma ... "

 

Nota a piè di pagina. Non è certo originale criticare la massa indistinta di genitori, chissàpoiperchè sempre retrograda, lenta a "lasciarsi alle spalle" i propri feticci culturali. In fin dei conti, i genitori sono gli ultimi della classe, in tutti i sensi, e, fino a che non si modificherà la Costituzione, gli si lascerà il diritto-dovere, solo nominale per carità, di educare liberamente i propri figli. Che per alcuni evidentemente è roba da poco. E’ comunque questa alta considerazione verso i genitori che li rende biologicamente idonei alla generazione, democraticamente idonei al voto ma non praticamente liberi di scegliere la scuola per i propri figli. A chiosa, per eliminare il feticcio culturale segnalato dal Ministro, gli suggeriamo di farsi promotore della abrogazione del feticcio culturale capostipite dello statalismo e burocraticismo della scuola: il valore legale del titolo di studio (Don Sturzo docet).

 

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