AGeSC - Associazione Genitori Scuole Cattoliche
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Treviso, 27 gennaio 2007
Convegno AGeSC

La Scuola Cattolica!
Specializzata in progetti formativi di alta civiltà!
Ne può andar fiera anche la società civile laica.
Chiede il rispetto dei suoi diritti.
Per essere protagonista di una società che ha futuro.

Anche a nome dell’amico S. E. Mons. Andrea Bruno Mazzocato, vescovo di Treviso, rivolgo ai responsabili e dirigenti dell’AGESC il saluto. Deferente e riconoscente. Ed estendo il saluto fraterno a tutti i genitori, con i quali siamo alleati e solidali.

Siete convenuti da ogni parte dell’Italia per riflettere insieme sulle principali problematiche che coinvolgono la Scuola Cattolica; per rinsaldare un patto di solidarietà sul fronte dei valori non negoziabili, per usare una dicitura cara a papa Benedetto; per ricollocarvi nell’oggi con tutto il peso della vostra competenza; per rimotivarvi, argomentando le vostre ragioni.

Ed essendo stato io interpellato per proporvi alcune riflessioni, ho accettato per due ragioni. La prima: per buttare anche qualche sasso nella stagnazione culturale fatta di precomprensioni radicate, inveterate, indiscusse, indiscutibili, ammuffite e anacronistiche nei confronti della Scuola Cattolica. La seconda: dopo aver raccolto le vostre voci, di disagio e di preoccupazione, vorrei dire una parola di profezia che riguarda percorsi educativi di alto profilo, carichi di futuro, a nome della Chiesa, di voi e dei vostri vescovi che sono dalla vostra parte.

Comincio con l’evidenziare l’assurdità delle precomprensioni che hanno assunto la forma di clichè e di maschere, e che si possono dichiarare vere bordate e speronate in grado di affondare un Titanus.

I clichè (maschere) dell’opinione pubblica sulla Sc Catt

Scuola cattolica, dunque confessionale! Come se fosse impegnata sul fronte dell’insegnamento della Bibbia, delle scienze, della storia, della cosmologia… secondo i parametri culturali della Bibbia! Irrazionale e mitologica una simile scuola. Nettamente distinta dalla scuola laica, smagata razionale e scientista! Di conseguenza, la Scuola Cattolica diventerà tanto più scuola quanto più accetterà di mettersi a rimorchio di quella statale e ne riprodurrà i parametri contenutistici e pedagogici. Al fine di rinfrescare la memoria storica, conviene rammentarsi che in Italia la scuola come istituzione è nata cattolica (cfr Gesuiti e le congregazioni sorte facendo scuola e dando vitto e alloggio, nella convinzione che per tirar fuori dalla miseria anche materiale, oltre che morale e culturale, non c’era alternativa alla scuola; almeno per far apprendere un mestiere: cfr don Bosco con i suoi salesiani).

Scuola cattolica, dunque scuola privata! No pubblica. In greco: idiotes! Non è una bella classificazione. Ce ne sentiamo offesi. Siamo laici, cittadini, società, membri di una società di cittadini (non di sudditi o schiavi iloti) e non privati assolutamente estranei al sociale (come evoca il termine originario). A noi il sociale sta a cuore non meno di coloro che si proclamano pubblici. Con qualche ragione in più. Intendiamo essere dentro il sociale e non costruire palizzate protettive. E auspichiamo che nessuno che opera nello statale eriga muri di precomprensione e di deprezzamento, che sarebbe offensivo, nei confronti della Scuola Cattolica, che è scuola pubblica a tutti gli effetti, anche se non è statale. Se ci troviamo tra di noi, in una scuola fatta a misura di antropologia cristiana, come preciseremo, lo è intenzionalmente: per non essere catapultati nella pura diaspora senza adeguata preparazione. Noi vogliamo rafforzarci nella condivisione di un progetto valoriale che consolida la personalità. In modo analogo a quanto avviene dentro la famiglia, che ha bisogno di sperimentarsi intimità, non per blindarsi tra le pareti domestiche, ma per rinvigorirsi ed essere, conseguentemente, in grado di scendere nella mischia. Chi, senza previa adeguata preparazione, viene scaraventato in una società avaloriale ne viene quasi fatalmente travolto. La società avaloriale infatti è come un terreno sociale disseminato di mine e, per concentrazione di fenomeni asociali, di polveriere sociali (cfr bullismo, branco, violenze sessuali, asocialità…). Per questo non esitiamo a rilevare la necessità che anche chi frequenta la scuola statale, vorrei dire a maggior ragione, si riservi momenti formativi specifici.

Scuola cattolica, dunque "senza oneri per lo stato"! Autarchica. Come a dire: arrangiatevi. È una bottega privata! Da paese. Che deve far i conti con gli ipermercati. Vi concediamo di vivere, come espressione di valori democratici. Se poi lo stato, grazie all’attività della scuola cattolica, risparmia in termini economici cifre consistenti e si arricchisce di personalità di forte spessore umano da immettere nella società e nei quadri dirigenti, tutto gratis, ben venga in periodi di congiuntura! Ma in compenso, pagate le tasse, che servono per le scuole frequentate da altri! Mi chiedo: come è possibile che uno stato, cioè le Istituzioni, ancor meglio i politici non si mostrino sensibili nei confronti di una fetta consistente di famiglie che hanno fatto una scelta ben precisa, a costo di tante fatiche, fino a stringere i denti per far quadrare il bilancio familiare? Chi sono queste numerose famiglie, italiane, per i politici italiani? Se di fatto queste famiglie ci tengono a far frequentare la scuola cattolica ai loro figli, per i valori aggiunti che vi riscontrano, il senso democratico di una società civile impone di prenderla in seria considerazione: è scuola voluta dalle famiglie! È già un bel risparmio per lo stato, cioè per la società civile, l’esenzione dagli interventi sulla edificazione della scuole cattoliche, l’unica autentica interpretazione del testo costituzionale data dagli stessi padri della Costituzione, come l’on Guido Gonella! Invece, proprio l’estensione del principio "senza oneri per lo stato" anche alla sua gestione del personale, è diventato un cavallo di battaglia ideologico, e per nulla rispettoso di un altro imprescindibile principio costituzionale, quello della equità di trattamento verso tutti i cittadini: pari diritti e pari doveri! Ogni volta che si è tentato di riportare la giusta interpretazione, sul principio dell’equità riconosciuto dalla Costituzione, il governo è stato messo in crisi: un ricatto permanente, messo in atto da frange intolleranti, per nulla democratiche. Non è un privilegio stipendiare i docenti delle scuole cattoliche, come se fosse effetto di ammiccamento con politici tirati in torta per ragioni di clientelismo, come bacino di voti per le tornate elettorali; né sarebbe sottrazione alla Scuola, con la maiuscola, cioè quella statale. Non è sottratto a nessuno ciò che spetta di diritto a qualcuno.

E, in proposito, che dire delle finanziarie? Qualche timida inserzione di possibili aiuti, anche quando qualcuno vorrebbe dare diverso peso, per non suscitare le ire di chi è abituato a ottenere tutto facendo voce grossa e gridando e minacciando, come se valesse molto di più delle altre voci! La questione va posta in termini di rispetto della democrazia giuridica e fattuale. Altrimenti, lo dico in modo provocatorio, le tasse le facciamo confluire sulle nostre scuole, per vie sotterranee, sottraendole al fisco pubblico! Che ne dite: facciamo ammutinamento fiscale? Questi metodi non ci piacciono. Non appartengono alla nostra etica. Noi vogliamo essere cittadini alla luce del sole, ma lo stato, la società stessa ci metta nella condizione di esserlo. Rispetti i diritti civili! Di tutti. Tra i primi il diritto - dovere dei genitori di educare i figli secondo i propri convincimenti. Spetta alla famiglia scegliere la scuola per i figli. Quella rispondente ai propri indirizzi valoriali.

Non spetta alla scuola il ruolo primario educativo, ma alla famiglia che ne ha un ruolo primordiale, originario. Per natura, appunto. La scuola sempre deve venir a patti con gli indirizzi educativi primari delle famiglie. Mai sostituirli. Se li deve assumere in proprio. Grazie anche ad un dialogo costante e fattivo. Se questo è diritto della famiglia, di ogni famiglia, lo stato deve mettere la scuola cattolica nella condizione di essere scuola popolare, di popolo dunque, frequentata cioè dalla nostra gente e non necessariamente selezionata per motivi di iniqua non equiparazione. Per dare appunto alle famiglie che lo vogliano la soddisfazione di educare i figli a modo loro. Non si faccia ingiustizia proprio verso le famiglie meno abbienti! I più sensibili alle loro situazioni di ristrettezza se ne facciano alfieri. Di qualsiasi schieramento politico. Qui si tratta di gente. Della nostra gente!

Lo Stato, salomonicamente si obietta, garantisce le sue scuole! Che se ne faccia garante là dove sono assenti è segnale di civiltà. Ma è esclusivamente questa la strada maestra del vivere sociale civile? Tutto statalizzato? Ed eventualmente, quando è costretto a mettere a nudo le sue falle, correre ai ripari, invocando l’aiuto, sussidiario, del sociale! Il principio della sussidiarietà! Che non siano ormai maturi i tempi in cui il principio della sussidiarietà convenga rovesciarlo? Uno stato che viene in soccorso, all’occorrenza, delle istituzioni sociali nei loro limiti e nelle loro aporie! Sarebbe la via maestra per ridare alla nostra società italiana più respiro e senso di appartenenza e di responsabilità. Oltretutto, che risparmi in vista!

 

La scuola cattolica si autopresenta

e testimonia la propria identità.

I suoi investimenti formativi. Di qualità.

 

Vorremmo che la scuola cattolica, con i suoi progetti originari e originali, fosse meglio conosciuta. Persino da cattolici che, alquanto ignari, anche per scarse opportunità di accedere ad una conoscenza più puntuale, rischiano di velarne le benemerenze, se non di snobbarla.

Se le famiglie vogliono, anzi, si intestardiscono a volere la scuola cattolica, ci sarà pure qualche ragione! Basterebbe questa osservazione, da sola, a sfatare precomprensioni indotte e mal digerite. Le famiglie la vogliono perché è in grado di assicurare per i figli una qualità superiore formativa. È sulla formazione dei figli che intendono investire! I figli! Sono percepiti dalle nostre famiglie ancora come il patrimonio su cui vale la pena di investire. Una persona formata sotto il profilo della personalità sarà sempre spendibile. Ovunque. Saprà affrontare il domani. A testa alta. Con un adeguato patrimonio valoriale. Su di essa la società civile potrà contare! E sarà la soddisfazione più gratificante per la famiglia stessa.

La scuola cattolica non è contro la scuola di stato. Non siamo antipubblico, antistatali, tutto anti. Siamo per…la società. Perché sia più civile. E siamo convinti che il nostro contributo, se raccolto, sarà un vero colpo di volano alla stessa scuola statale. Come siamo convinti che una più stretta comunicazione della scuola cattolica con quella statale è in grado di farle ingranare la quinta marcia. Alla scuola di stato non siamo alternativa, né intendiamo muoverle guerra. Ciò che è apprezzabile lo apprezziamo e ciò che è motivo di sofferenza lo sentiamo anche nostro. Anche perché noi stessi siamo cittadini di questa stessa società. E poi apprezziamo immensamente, fraternamente, il compito svolto, in situazioni non di rado da frontiera, da parte di docenti e dirigenti che si ispirano nella loro azione ai valori civici e anche cristiani. Certo che i docenti cattolici non possono concentrarsi tutti i scuole cattoliche e disertare quelle statali. Per il bene della stessa scuola statale è quanto mai auspicabile un incremento di docenti di matrice valoriale cattolica, aperti al dialogo educativo, oltre che al confronto professionale, con tutto il corpo docenti.

Vorremmo semmai che tra docenti di medesima matrice ispirativa, in qualsiasi tipo di scuola si trovino ad operare, si escogitassero occasioni opportune per uno scambio di esperienze e per una condivisione di valori. Anche per un momento di spiritualità vissuto insieme.

Per dovere di coscienza, ci permettiamo solo di affermare che se un docente esprime valori culturali ed etici differenti o contrastanti con quelli ricevuti in famiglia, la famiglia ha il diritto dovere di interloquire, senza pericolo di ricatti. Quante coscienze tramortite in alcune scuole statali, ad insaputa della famiglia che si è sentita tradita e costretta a subire dei veri plagi! Specialmente nelle superiori e all’università! E non per coerenza di professionalità che sempre va apprezzata, ma per interferenza ideologica, che nulla ha a che spartire con la disciplina impartita… con il pretesto di aprire gli occhi! E ne ha fatto degli atei dichiarati. A dispetto dell’educazione ricevuta in famiglia!

La scuola cattolica desidera mettere la mappa della propria identità a disposizione di chiunque, di qualsiasi cittadino italiano perché ne valuti la qualificazione. Con cognizione di causa.

La scuola cattolica presenta la sua carta di identità, offrendo il suo progetto educativo formativo. E precisa subito che tale progetto intende essere globale, in due sensi: capace cioè di coinvolgere tutte le componenti educative: gli alunni, le loro famiglie (tutte! E concordi! Senza escludere i nonni e i fratelli), il corpo docente, la comunità cristiana; e mirando ad interessare tutte le dimensioni dell’alunno: noetiche, relazionali, affettive amicali, attitudinali. Non esaurisce pertanto le sue potenzialità nell’essere un laboratorio di istruzioni. Intende essere scuola di vita, in continuità con gli altri ambiti del suo vivere feriale. Con i quali fa sistema. Addirittura mira a coinvolgere nella "comunità educante" anche le associazioni di appartenenza, come Scout, Ac, associazioni sportive e del tempo libero. Sempre attenti a trovare sintonia, poiché ogni distonia fa il gioco del ricatto dei figli sui genitori più esigenti.

La Chiesa, e con essa le famiglie, non si rassegna alla delega in bianco sul piano educativo. Vuole intervenire, in rapporto alle proprie competenze, per impedire che avventurieri senza scrupoli, docenti compresi, facciano dei terreni non educati, non coltivati, luoghi di scorribande di disvalori. La Chiesa crede fermamente che il compito primario ed insostituibile dell’educazione spetti sempre alla famiglia, che certo va aiutata ad essere all’altezza del suo compito, quello di impartire valori ispirati ai propri principi culturali ed etici, ma mai scavalcata e desautorata. Aver scelto la scuola per i propri figli, assieme a loro e sempre con il loro esplicito consenso, non è per avere meno grattacapi educativi e un po’ più di respiro: vuol rendere partecipi i genitori della bellezza dell’essere genitori dei figli fino alla maturità dell’autonomia… e non figli di tutti, della società, del branco, dello stato, dei nettwork, del digitale, fuorché dei genitori e della Chiesa che li ha generati nel battesimo.

Tale progetto educativo attinge ispirazione alla plurisecolare storia della pedagogia delle istituzioni educative della Chiesa, al Concilio Vaticano II ("gravissimum educationis"), ai vari interventi del magistero che se ne sono fatti carico: ultimo in ordine di tempo, l’intervento di papa Benedetto alla fiera di Verona in occasione del IV Convegno ecclesiale nazionale. Tutto da riprendere in mano e approfondire. Il che evidenzia il fatto che la Chiesa, da sempre preoccupata ed esperta in antropologia cristiana, prospetta un umanesimo cristiano integrale attraverso le sue istituzioni ad hoc: la famiglia, la scuola, la comunità cristiana.

È scuola laica, di ispirazione cattolica! Non meno laica (professionalizzante e socializzante) perché cattolica, né meno cattolica perché laica. In che senso? Abbiamo già precisato che essa ha un suo progetto che coinvolge la famiglia come soggetto primario, perché primordiale, tutte le componenti educative, e tutti gli aspetti della persona dell’alunno. Un progetto intessuto di valori civili, dunque laici, e di valori cristiani, sapientemente tra loro innestati.

Ora vorremmo focalizzare qualche altro aspetto specifico e qualificante della Scuola Cattolica che ne svela la densità educativa del progetto.

1) Educare ad avere un medesimo linguaggio educativo, in modo che l’alunno sia indirizzato a riconoscere questo singolare dato: lo dice la mia famiglia; lo dice la mia scuola, concordemente; lo dice il mio parroco nell’omelia e nella catechesi; lo dice la mia catechista! Si crea un’area educativa condivisa e per nulla conflittuale (che cosa succederebbe se si potesse constatare: lo dice anche la televisione e internett! Invece di remare contro). Ma il timoniere e l’ammiraglio resta la famiglia! Essa possiede delle risorse che nessun altro può vantare di avere: l’amore genitoriale, il legame filiale, cromosomico, un volto, una voce, un cuore singolare… irresistibile e inconfondibile!

2) Educare all’identità personale, con l’attitudine ai contatti con la propria interiorità, dove dimora la Verità. Solo così non si diventa forestieri a se stessi, incapaci di comunicazione diretta con il proprio io autentico e genuino e non falsificato, fatturato, alterato, sofisticato, carnevalizzato. I nostri giovani hanno bisogno di essere sottratti dai mille fronti di distrazione e di stordimento, per essere educati a diventare cittadini doc, per la società civile e per la Chiesa!

3) Educare alle belle relazioni interpersonali fraterne e amiche, con la consapevolezza di essere figli di Dio e dunque di valere immensamente ai suoi occhi e perciò anche da parte di tutti coloro che fanno la medesima esperienza. Di conseguenza, quando ci si incontra ci si saluta fraternamente, da veri amici, con un bel sorriso, ci si sente accolti volentieri per quello che si è, anche quando abbiamo la luna storta. Allora è un piacere far ritorno a casa, andare a scuola, fare una sosta in parrocchia: è sempre habitat tuo, su misura tua; ti trovi a tuo agio, tra persone che ti vogliono bene e su cui puoi contare.

4) Educare al senso di responsabilità: l’agire e le scelte, quelle che papa Benedetto definisce le decisioni definitive, di oggi decidono il domani!

5) Educare al senso vocazionale della vita, allo stato di vita, nell’ascolto dell’indirizzo che Dio nell’atto del chiamarti all’esistenza ha impresso in te. Ovviamente, nel rispetto della tua specifica sessualità che va conosciuta, accolta con riconoscenza, educata nelle sue potenzialità, senza tabù ma anche con i suoi necessari argini, come sono il pudore e la castità bene intesa. Di conseguenza, occorre educare anche ad un uso sapiente dei cellulari, dei videotelefonini, della Tv digitale, perché non si tramutino in strumento di sconvolgenti uragani che si scatenano dai fondali melmosi della nostra interiorità, ma mantengano il valore di mezzi, utili se valorizzati con responsabilità.

6) Educare al senso di Dio. Se si radica in me il senso di Dio, nello studio affronto tutto come gli altri, con senso di responsabilità professionale, ma scruto più in profondità: non mi fermo alla corteccia del fenomeno, né mi appago di rintracciare le leggi, che pure suscitano in me interesse. Mi interrogo anche su Chi, eventualmente, sta all’origine archetipa di tali leggi di assoluta razionalità. E vi scorgo, entusiasta nel senso etimologico del termine, la presenza del Creatore, che altri magari non riescono a scorgere. Ed è evidente che lo studio scientifico in sé si ferma su questa soglia. Mentre la mia curiositas innata e il mio desiderio sapienziale di andare oltre le colonne d’Ercole mi sospinge a fissare lo sguardo acutissimo della mente appunto sull’oltre ciò che è dato di sperimentare. Tradotto in altri termini: anch’io condivido il fatto che gli scienziati scrutino unicamente il positivo, ciò che è verificabile e sperimentabile. Questo è il compito della scienza. Ma l’uomo non è solo scienza, né l’unica metodologia del sapere è quella scientifica. Tutto ciò che appartiene al mondo dell’arte - letteratura, pittura, musica…- o degli affetti non è conoscenza ottenuta con metodologia scientifica; non per questo è conoscenza di serie B. Ecco perché, quando una scienziata come la Hack parla da scienziata la ascolto volentieri, per la sua competenza, mentre quando esce dalla sua competenza ed invade il campo della fede e della religione, negandone ogni diritto di conoscenza ulteriore, che Lei decapita con battute taglienti, non solo non approvo ma la contraddico a prova di ragioni razionali. E, lo confesso, sogno il giorno in cui potermi confrontare con lei su queste tematiche. Promesso: con rispetto e pacatezza. Ma con estrema razionalità. La nostra religione ha qualche cosa da dire, ha molto da dire anche in fatto di conoscenza in profondo della verità del reale.

Il credente scruta la realtà fino al punto da scandagliarne il mistero, senza con ciò attentare alla laicità della scuola, in quanto nulla sottrae alla scientificità del sapere, riconoscendone gli statuti epistemologici, ma vi aggiunge qualche cosa che solo attinto da altre fonti di conoscenza gli consente di oltrepassare la soglia del fenomeno. Nella realtà scopre il suo Autore, che in ogni cosa ha posta la sua firma, a forma di sigillo, attraverso la razionalità assoluta di cui le leggi, affidate alla scoperta della scienza, riproducono la perfezione. Vi riconosce Dio e lo riconosce, per fede biblica, suo Padre, che nella sua benevolenza provvidente gli affida il suo patrimonio di creazione da scoprire nella sua identità e da amministrare con responsabilità. In che cosa attenta alla laicità della scuola questo di più di conoscenza e di senso della responsabilità richiamata frequentemente dagli ecologisti? E gode di scoprire che Lui tutto ha previsto: pensiamo alla natura nel suo sviluppo stagionale, al metabolismo, alla singolarità del latte materno, alle staminali non solo embrionali che hanno funzioni prettamente riservate al soggetto personale stesso. Educare al senso di Dio anche in senso etico, comportamentale: ciò che decido di fare è gradito a Dio o è solo comodo mio? Come a dire: a me va bene così! O è espressione della legge della banda se non del branco?

7) Soprattutto educare a guardare a Gesù Cristo come modello di riferimento valoriale e morale, esattamente quello introdotto nella vita di un figlio il giorno stesso del Battesimo: ne avete fatto un cristiano, cioè una persona che vive in Cristo, vive Cristo; gli appartiene; ha la fortuna di fare riferimento a Lui. Se di fatto fa riferimento esistenziale a Lui, in coscienza si interroga, secondo verità: che cosa dunque è gradito a Gesù? Di che cosa si compiace? Che cosa mi chiede per essere come Lui! Gesù Cristo il Logos del Padre e della creazione! Lui è la password, la cifra esatta che decodifica tutta intera la verità del reale. Lui è il modello significativo di riferimento culturale ed etico morale: fino a vivere Lui! Lui è "la Ragione" di vita: per il Padre, per Maria…cfr i santi, Madre Teresa. Le nuove generazioni hanno particolare e urgente di bisogno di ragioni di vivere, per non vivere intristiti e demotivati. Le ragioni del vivere valgono il vivere. Se poi si ha la fortuna di individuare e scegliere "la" Ragione che tutte le fonda, allora la vita umana svela tutto il suo splendore e la sua carica di valore antropologico.

O il mondo degli adulti preferisce lasciare le nuove generazioni alla deriva, immagati da modelli che a bizzeffe si alternano sul teatro massmediatico, come divi, come moda, come firmato e griffato? Ai giovani l’impresa di saggiarli un po’ tutti! A girandola, a zapping! Storditi!

La Scuola Cattolica, con il suo progetto educativo, evidenzia la fecondità del metodo della prevenzione, cioè della presenza amorevole degli adulti tra i figli e gli alunni. Non si tratta solo di un metodo di deterrenza, ma soprattutto di comunicazione vitale, al di fuori dei circuiti dei rapporti formali giuridici. Da testimoni. Che amano stare con i giovani, anche nella consapevolezza di ricevere molto dalla comunicazione interpersonale con i giovani. In tempi di evoluzione dalla accelerazione vorticosa, vertiginosa e irrefrenabile, gli adulti ne traggono grandi benefici. E le giovani generazioni, confrontandosi, da uomo a uomo, con gli adulti imparano ad entrare un po’ alla volta nel mondo di coloro che contano, soprattutto, si spera, in rapporto al senso di responsabilità professionale e civile. E così si matura la stima reciproca.

Oggi siamo ad un tornante inedito. Purtroppo si constata una certa caduta di tensione educativa. Specialmente con il subentrare dell’età evolutiva della preadolescenza e adolescenza. E le famiglie si sentono sole e impari. La famiglia deve invece poter contare su alleanze affidabili e cariche di risorse integrative! Deve poter contare sulla scuola, che coinvolge tanta parte delle risorse e del tempo occupato dei figli. Una scuola in cui un figlio possa dire, a testa alta: sono andato a messa! E non essere deriso! Dagli stessi che erano compagni di cordata fino a ieri, fino alla cresima.

Dalla conduzione educativa di una scuola, dal senso dei valori che vi si respirano e metabolizzano ogni giorno, dal progetto, attuato o lasciato in scaffalatura, dipende l’indirizzo di tanti alunni, in positivo e in negativo fino al born aut. Se non si educa si diseduca. Ma quando è scattata la disponibilità educativa, lo Spirito Santo entra con tutta la sua genialità. Fa opere d’arte. Fa i santi. Di oggi.

Evidentemente il tutto non è automatico. Se vogliamo salvare le nuove generazioni e non ci rassegniamo a lasciarle andare alla deriva, se crediamo che sono un patrimonio divino affidato al senso della nostra corresponsabilità educativa, occorre tenere desta la vigilanza e l’arte dell’educare: a scuola, in famiglia e in parrocchia, come ambienti educativi tra loro in sistema, capaci di ricuperare l’intero vissuto, per farne sintesi feconda ed eventualmente anche riscattarlo.

Per queste ed altre ragioni non crediamo affatto che la scuola cattolica sia arrivata al capolinea; è sempre sulle frontiere, pioniere e profeta. Ha un orizzonte. È e deve esserlo sempre di più all’avanguardia sotto tutti i profili, capace di confronto con tutte le scuole.

Certo occorrono documentazioni di testimonianze. Occorre un mondo di adulti credibili che se ne fa carico, con determinazione, fatti esemplari, significativi per tutti. Una comunità che si aiuta a diventare sempre più e meglio educante. Tutti discepoli alla medesima scuola ecclesiale: quella dell’unico Maestro che è Gesù Cristo che ha sempre come assistente di cattedra Maria. La sua e nostra Madre! Una scuola cattolica educa pertanto ad una devozione autentica e genuinamente ecclesiale a Maria.

La vita poi si incarica di verificare, sui tempi lunghi, la consistenza degli itinerari formativi, di dare le graduatorie e le pagelle della vita: quanto gli anni dell’iter scolastico hanno inciso in profondità sulla personalità. Allora emerge anche chi ha frequentato le scuole cattoliche, come ambiente educativo di un certo indirizzo. Qualcuno non esita a riconoscere, per diretta esperienza di un di più qualitativo: "si vede che questo collega è stato in una scuola cattolica". Un po’ in ritardo, ma è sempre un bel complimento. Gratificante!

Che se, in un impeto di verità, una moglie, un marito si compiacesse di aver sposato un partner la cui personalità matura evidenzia valori assimilati nell’attuazione del progetto educativo della scuola cattolica da lui frequentata, come valore aggiunto per una più alta qualità di vita, o i figli stessi ringraziassero Dio di avere genitori tali, sarebbe il top di riconoscimento e di glorificazione della scuola cattolica. E la miglior pubblicità per il suo futuro.

Ora vi è noto il mio pensiero sulla Scuola Cattolica e, dunque, anche sull’AGESC. E avete in mano i criteri esegetici per interpretare al meglio il titolo della conversazione che mi era stata affidata.

+ Giuseppe Zenti

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