Benedetto XVI: «Rispettare concretamente il diritto dei
genitori ad una libera scelta educativa»
Riportiamo il testo integrale pronunciato da Benedetto XVI
nel corso dell'incontro con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi al Quirinale (venerdì, 24 giugno 2005) e sottolineiamo in neretto
il riferimento all’educazione e alla scuola. Il Papa, delimitando le
competenze dello Stato al dettare le norme generali sull’istruzione,
riconosce ai genitori il diritto-dovere di educare e di istruire i figli. Non
è di competenza dello Stato il contenuto dell’istruzione e dell’educazione,
con il conseguente mero obbligo, da parte dei genitori, di inviare i figli a
scuola. Questa è la visione di uno Stato maestro ed educatore, la forma più
pericolosa di Stato etico. Tutti i Paesi liberi riconoscono il diritto-dovere
dei genitori di educare e istruir ei figli, diritto sussidiario rispetto alla
libertà di apprendimento dei figli e di ogni persona umana. D’altra parte,
poiché tutti pagano la frequenza alle scuole, per mezzo delle imposte,coloro
che scelgono scuole non statali hanno il diritto al medesimo trattamento
economico, senza dover pagare due volte l’istruzione: una prima volta per
mezzo delle imposte; una seconda per mezzo delle rette.
L’assurdo italiano consiste nel riconoscimento del
diritto soggettivo all’istruzione e alla formazione (DLvo. n. 76/2005,
articolo 1, comma 6) e nel combinato disposto della fruizione di tale diritto
senza tasse di iscrizione e di frequenza solamente nelle scuola statali (sic!
DLvo n. 76/2005, articolo 1, comma 5)
'Signor Presidente! Ho la gioia di ricambiare, oggi, la
visita cordialissima che Lei, nella Sua qualità di Capo dello Stato italiano,
ha voluto rendermi il 3 maggio scorso in occasione del nuovo servizio pastorale
a cui il Signore mi ha chiamato. Desidero, perciò, anzitutto ringraziarLa e, in
Lei, ringraziare il Popolo italiano per l'accoglienza calorosa che mi ha
riservato fin dal primo giorno del mio servizio pastorale come Vescovo di Roma e
Pastore della Chiesa universale'. 'Da parte mia, assicuro anzitutto la
cittadinanza romana, e poi anche l'intera Nazione italiana, del mio impegno a
lavorare con tutte le forze per il bene religioso e civile di coloro che il
Signore ha affidato alle mie cure pastorali. L'annuncio del Vangelo, che in
comunione con i Vescovi italiani sono chiamato a portare a Roma e all'Italia, è
a servizio non solo della crescita del popolo italiano nella fede e nella vita
cristiana, ma anche del suo progresso sulle vie della concordia e della pace.
Cristo è il Salvatore di tutto l'uomo, del suo spirito e del suo corpo, del suo
destino spirituale ed eterno e della sua vita temporale e terrestre.
Così, quando il suo messaggio viene accolto, la comunità
civile si fa anche più responsabile, più attenta alle esigenze del bene comune
e più solidale con le persone povere, abbandonate ed emarginate. 'Scorrendo la
storia italiana, si resta impressionati dalle innumerevoli opere di carità a
cui la Chiesa, con grandi sacrifici, ha dato vita per il sollievo di ogni genere
di sofferenza. Su questa stessa via la Chiesa intende oggi proseguire il suo
cammino, senza mire di potere e senza chiedere privilegi o posizioni di
vantaggio sociale o economico L'esempio di Gesù Cristo, che "passò
beneficando e risanando tutti" (At 10,3), resta per essa la norma suprema
di condotta in mezzo ai popoli.
Le relazioni tra la Chiesa e lo Stato italiano sono fondate
sul principio enunciato dal Concilio Vaticano II, secondo cui "la comunità
politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio
campo. Tutte e due anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione
personale e sociale delle stesse persone umane" (Gaudium et spes, 76). E'
principio, questo, già presente nei Patti Lateranensi e poi confermato negli
Accordi di modifica del Concordato. Legittima è dunque una sana laicità dello
Stato in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo le norme
loro proprie, senza tuttavia escludere quei riferimenti etici che trovano il
loro fondamento ultimo nella religione. L'autonomia della sfera temporale non
esclude un'intima armonia con le esigenze superiori e complesse derivanti da una
visione integrale dell'uomo e del suo eterno destino. Mi è caro assicurare a
Lei, Signor Presidente, e a tutto il popolo italiano che la Chiesa desidera
mantenere e promuovere un cordiale spirito di collaborazione e di intesa a
servizio della crescita spirituale e morale del Paese, a cui è legata da
vincoli particolarissimi, che sarebbe gravemente dannoso, non solo per essa, ma
anche per l'Italia, tentare di indebolire e spezzare. La cultura italiana è una
cultura intimamente permeata di valori cristiani, come appare dagli splendidi
capolavori che la Nazione ha prodotto in tutti i campi del pensiero e dell'arte.
Il mio augurio è che il popolo italiano, non solo non rinneghi l'eredità
cristiana che fa parte della sua storia, ma la custodisca gelosamente e la porti
a produrre ancora frutti degni del passato. Ho fiducia che l'Italia, sotto la
guida saggia ed esemplare di coloro che sono chiamati a governarla continui a
svolgere nel mondo la missione civilizzatrice nella quale si è tanto distinta
nel corso dei secoli. In virtù della sua storia e della sua cultura, l'Italia
può recare un contributo validissimo in particolare all'Europa, aiutandola a
riscoprire quelle radici cristiane che le hanno permesso di essere grande nel
passato e che possono ancora oggi favorire l'unita' profonda del Continente.
Come Ella, Signor Presidente, può ben comprendere, non poche
preoccupazioni accompagnano questo inizio del mio servizio pastorale sulla
Cattedra di Pietro. Tra di esse vorrei segnalarne alcune che, per il loro
carattere universalmente umano, non possono non interessare anche chi ha la
responsabilità della cosa pubblica. Intendo alludere al problema della
tutela della famiglia fondata sul matrimonio, quale è riconosciuta anche nella
Costituzione italiana (articolo 29), al problema della difesa della vita umana
dal suo concepimento fino al suo termine naturale e infine al problema
dell'educazione e conseguentemente della scuola, palestra indispensabile per la
formazione delle nuove generazioni. La Chiesa, abituata com'è a scrutare la
volontà di Dio iscritta nella natura stessa della creatura umana, vede nella
famiglia un valore importantissimo che deve essere difeso da ogni attacco
mirante a minarne la solidità e a metterne in questione la stessa esistenza.
Nella vita umana, poi, la Chiesa riconosce un bene primario, presupposto di
tutti gli altri beni, e chiede perciò che sia rispettata tanto nel suo inizio
quanto nel suo termine, pur sottolineando la doverosità di adeguate cure
palliative che rendano la morte più umana. Quanto alla scuola, poi, la sua
funzione si connette alla famiglia come naturale espansione del compito
formativo di quest'ultima. A questo proposito, ferma restando la competenza
dello Stato a dettare le norme generali dell'istruzione, non posso non esprimere
l'auspicio che venga rispettato concretamente il diritto dei genitori ad una
libera scelta educativa, senza dover sopportare per questo l'onere aggiuntivo di
ulteriori gravami. Confido che i legislatori italiani, nella loro
saggezza, sappiano dare ai problemi ora ricordati soluzioni "umane",
rispettose cioè dei valori inviolabili che sono in essi implicati.
Esprimendo, da ultimo, l'augurio di un continuo progresso
della Nazione sulla via del benessere spirituale e materiale, mi associo a Lei,
Signor Presidente, nell'esortare tutti i cittadini e tutte le componenti della
società a vivere ed operare sempre in spirito di autentica concordia, in un
contesto di dialogo aperto e di mutua fiducia, nell'impegno di servire e
promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona. Mi è caro concludere,
Signor Presidente, ricordando la stima e l'affetto che il Popolo italiano nutre
per la Sua persona, come pure la piena fiducia che esso ha nell'assolvimento dei
doveri che la Sua altissima carica Le impone. A questa stima affettuosa e a
questa fiducia ho la gioia di associarmi, mentre affido Lei e la Consorte
Signora Franca, come anche i Responsabili della vita della Nazione e l'intero
Popolo italiano, alla protezione della Vergine Maria, così intensamente
venerata negli innumerevoli santuari a Lei dedicati. Con questi sentimenti, su
tutti invoco la benedizione di Dio, apportatrice di ogni desiderato bene.