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INTERVENTI DEL MAGISTERO

Per una scuola moderna siano concretamente onorati i principi di libertà e di sussidiarietà

Saluto del Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi

XXI Marcia "andemm Al Domm" Milano, 22 marzo 2003


Carissimi bambini, ragazzi e giovani,
carissimi genitori, docenti, dirigenti e gestori,
stimate autorità scolastiche e amministrative,
amici tutti che formate "il grande popolo" della Scuola Cattolica.

1.

È la prima volta che ho l’onore di prendere parte a questa Marcia diocesana della Scuola Cattolica, istituita dal nostro amato cardinale Carlo Maria Martini.

Anche perché è la mia "prima volta", sono particolarmente contento di vedervi così numerosi a questa simpatica iniziativa, giunta ormai alla sua 21ª edizione, e ancor più sono contento di incontrarvi e di salutarvi. Voglio che il mio saluto giunga al cuore di ciascuno di voi e, nello stesso tempo, in voi desidero salutare tutte le vostre comunità scolastiche.

Ringrazio di cuore, anche a nome vostro, gli organizzatori e quanti hanno contribuito, anno dopo anno, alla realizzazione di questo importante appuntamento culturale. In realtà, anche con il contributo delle sue riflessioni, questa Marcia ha fatto compiere un lungo e fecondo cammino, non ancora ultimato, alla scuola cattolica paritaria nel nostro Paese.

2.

Quest’anno il nostro Andemm al Domm si colloca in un momento gravemente inquietante e angosciante per le sorti del Medio Oriente, anzi di tutto il mondo. I problemi della scuola sembrano rimpicciolirsi, sino a scomparire, di fronte al dramma di questo conflitto. Ma sono convinto che anche il nostro ritrovarci qui oggi costituisce uno di quei piccoli grandi gesti di pace e ancor più di educazione alla pace che il Vangelo ci chiede. Sono inoltre sicuro di poter contare sul contributo fondamentale e originale che tutte le scuole cattoliche e di ispirazione cristiana della nostra Diocesi danno alla causa della pace. È un contributo che si esprime mediante la passione nell’educare i ragazzi a una vera cultura della pace e nel dare loro la gioia e la fierezza di diventare – come chiede il Santo Padre – autentiche e operose "sentinelle della pace".

3.

Dall’inizio del mio ministero come Arcivescovo di Milano non mi stanco di ripetere che sono qui, in questa grande Chiesa, per un’unica grande causa: per testimoniare e annunciare il Vangelo di Gesù Cristo, che è "lieta notizia" di verità, di giustizia, di amore, di riconciliazione, di pace, di pienezza di umanità, oltre ogni dubbio, paura, limite ed errore umano, persino oltre la morte.

Ora la scuola cattolica è indubbiamente uno dei luoghi più significativi nei quali la Chiesa annuncia il Vangelo. Lo annuncia con una "finalità" propria: quella di mostrare come l’esperienza religiosa del rapporto dell’uomo con Dio sia un valore profondamente umano e razionale. Sì, come scriveva il Papa Giovanni Paolo II nella sua enciclica sociale Centesimus annus, "al centro di ogni cultura sta l’atteggiamento che l’uomo assume davanti al mistero più grande: il mistero di Dio" (n. 24). Se questa è la finalità, in che "modo" la scuola cattolica annuncia il Vangelo? Lo annuncia con il metodo proprio di ogni istituzione scolastica, cioè percorrendo le strade dell’istruzione, dell’educazione, della cultura, della formazione professionale. Dunque in una maniera diversa da quella con cui lo stesso Vangelo viene annunciato e vissuto nelle parrocchie oppure dai singoli cristiani e dalle loro associazioni presenti nella scuola statale. Sì, maniera diversa, ma necessaria, irrinunciabile ed oggi particolarmente urgente.

E sono proprio quelli culturali ed educativi i motivi che giustificano il valore della scuola cattolica. Sua unica ambizione è di dare consistenza alla funzione educativa della scuola come tale, rimotivandone il vero senso. Ed è quanto avviene con una scuola pensata e attuata come scuola per la persona e delle persone, ossia posta al servizio della persona nella totalità e unità dei suoi valori e delle sue esigenze, al servizio pertanto della crescita di soggetti consapevoli, liberi, responsabili, aperti agli altri, ricchi di umanità e di spiritualità.

Grazie a questa sua prospettiva tipicamente personalistica, la scuola cattolica svolge – e non può non svolgere – un servizio pubblico. Essa è rivolta a tutti indistintamente, rispetta la libertà della coscienza di ciascuno, offre una sua proposta di valori nel quadro di un progetto educativo aperto alla visione trascendente della persona e della vita. Ed è proprio con queste sue caratteristiche che la scuola cattolica sa e intende offrire – in modo sincero, convinto e pieno – il suo originale contributo di idee per un’equa stesura dei Decreti legislativi a completamento della legge-delega approvata dal Parlamento lo scorso 12 marzo.

4.

A questo punto, la nostra parola non può non entrare nel merito dei problemi concreti e talvolta travagliati che la scuola presenta nel nostro Paese nell’attuale situazione.

Sappiamo che nel mese di gennaio di quest’anno la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i referendum che proponevano di abrogare o di modificare sostanzialmente la legge sulla parità, legge che riconosce il servizio pubblico svolto dalle scuole paritarie. C’è in questa dichiarazione un fatto di grande importanza, che giudichiamo positivamente, almeno per due motivi. Il primo è che con questa dichiarazione della Corte Costituzionale si è fortunatamente evitata una inutile e deleteria spaccatura del tessuto sociale su un tema particolarmente delicato e decisivo, come quello della libertà di educazione. Il secondo motivo è che il Governo e il Parlamento non possono sottrarsi all’impegno di dare seguito a questo pronunciamento con un’adeguata azione legislativa, un’azione cioè che permetta veramente e concretamente a tutte le famiglie di scegliere senza condizionamenti quella scuola, statale o paritaria che sia, ritenuta più idonea per l’educazione dei propri figli.

E proprio su questo tema la Legge Finanziaria 2003 ha compiuto un passo importante: ha previsto, infatti, uno stanziamento finalizzato alla riduzione degli oneri effettivamente rimasti a carico del nucleo familiare per l’educazione dei figli che frequentano le scuole paritarie. Parlo di un passo importante per il suo significato, in quanto si muove nella linea della promozione della cultura della parità. Ma ci auguriamo e chiediamo che questo passo sia "importante" anche per la consistenza economica, che invece oggi risulta francamente troppo modesta.

Vogliamo comunque riconoscere che l’attuale assetto del nostro sistema di istruzione e formazione può dar luogo ad un vero rinnovamento. Tale rinnovamento risulterà tanto più profondo e significativo quanto più verrà assunto il principio di libertà sancito dalla nostra Costituzione negli articoli 30 e 34, che esige l’eliminazione degli ostacoli che ne limitano o che addirittura ne rendono impraticabile l’esercizio, e quanto più verrà attuato il principio di sussidiarietà che è stato introdotto dalla legge costituzionale n. 3 del 2001. Solo il rispetto convinto dei principi di libertà e di sussidiarietà potrà offrire maggiori stimoli, agilità e opportunità educative e potrà condurre a migliorare sostanzialmente la qualità e la progettualità complessiva dell’offerta educativa nel nostro Paese, qualificandolo sempre più come Paese Europeo.

5.

So bene che non è ancora stata raggiunta una vera e piena cultura della parità scolastica. So bene che ancora troppo timido e insufficiente è l’aiuto dello Stato e degli Enti locali in favore del vostro impegno educativo, in particolare quello rivolto agli alunni più poveri, in situazione di handicap o di disagio. Per questo sento il bisogno di indirizzare a tutte le autorità competenti un appello perché siano coraggiose e tempestive nell’impegno a raggiungere questo traguardo di civiltà. Sento così il dovere di fare mie le vostre voci che esprimono il disagio, anzi la sofferenza di non poche scuole (soprattutto materne, ma non solo) a causa del ritardo nell’erogazione dei fondi già approvati. Pacta sunt servanda: gli impegni presi vanno onorati dagli organi competenti!

Desidero ripetere qui, ancora una volta, la convinzione della Chiesa: non ci sarà piena e moderna riforma della scuola in Italia finché non sarà stata raggiunta ed effettivamente compiuta la piena parità scolastica tra scuola statale e scuola non statale.

6.

Concludo ricordando, se pure ce n’è bisogno, che la scuola cattolica accetta la sfida della qualità, e l’accetta prima di tutto sul piano educativo, proponendo una visione propriamente personalistica e, per ciò stesso, attenta a tutti i valori e a tutte le esigenze della persona e reagendo quindi a letture meramente funzionalistiche ed efficientistiche dell’educazione. Senza dire poi che la sfida della qualità passa non solo attraverso i saperi e le metodologie didattiche, ma anche e soprattutto attraverso le persone che operano nella scuola, la loro formazione e la loro saggezza umana.

Allo stesso modo la scuola cattolica accetta la sfida della progettualità, come capacità di immaginare il futuro e di renderlo possibile, di andare oltre la routine consolidata per inventare vie nuove. Dalla novità assoluta, che per il credente è la persona viva di Gesù Cristo – "il nuovo Adamo", che è l’incarnazione dell’unico vero Progetto di Dio per l’uomo e per il mondo –, sgorga la capacità, e ancor più l’energia della scuola cattolica di leggere i segni dei tempi, di rinnovare i propri metodi e strumenti, di mettere in atto risposte significative alle "domande di senso" degli studenti, dei loro genitori e dell’intera società civile, risposte significative perché certe ed esaurienti, in quanto ispirate al Vangelo e alla verità profonda che è stampata dentro il cuore di ogni uomo e di ogni donna. Mi viene allora da dire: Scuola Cattolica prendi il largo, fidandoti di quella Parola, così divina e insieme così umana, che sola non tradisce e non delude!

Su questa duplice grande sfida e sulla ricerca delle vie migliori per affrontarla e risolverla chiedo che convergano e collaborino tutte le forze educative cristianamente ispirate e diversamente aggregate (parrocchie, oratori, associazioni e movimenti, famiglie, scuole cattoliche paritarie), nel segno di un cordiale rispetto delle legittime diverse specificità e insieme nel segno di un amore e di un servizio generoso all’unità della causa educativa, per il bene della persona e della società, in vista di un futuro veramente e pienamente umano. È una causa che merita la nostra fatica e ancor più il nostro entusiasmo.

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