AGeSC - Associazione Genitori Scuole Cattoliche
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INTERVENTI DEL MAGISTERO

Intervento del Cardinal Carlo Maria Martini

alla Marcia "Andemm al Domm"

Milano -20 marzo 1999


Lo sviluppo sociale di una nazione dipende in larga misura dalla qualità della scuola e dall’impegno con cui essa si propone di essere una comunità educante per tutti i suoi membri.

Se il modello organizzativo è quello del monopolio, non c’è artificio dialettico che possa dimostrare che questa sia la soluzione adatta ad una società libera e matura.

Purtroppo il nostro sistema scolastico è ancora a base monopolistica e richiede, anche al fine di poter reggere il passo dei sistemi formativi adottati dagli altri paesi occidentali, una radicale riforma.

La legge n° 59 del 1997 sull’autonomia delle istituzioni scolastiche e il relativo regolamento attuativo rappresentano una tappa importante nell’evoluzione da una scuola intesa come struttura burocratica, gestita centralmente e dall’alto, ad una dove si esprimono le comunità che compongono la società civile. L’autonomia consente di procedere ad una radicale trasformazione delle logiche che presiedono all’organizzazione scolastica. Infatti, essa valorizza la specificità dei diversi disegni educativi e al tempo stesso persegue le finalità generali e gli obiettivi comuni che la società attribuisce al sistema formativo nazionale.

Questo atteggiamento, non solo è il più consono alla logica su cui si fonda il disegno complessivo della nostra Costituzione Repubblicana, ma è pure in armonia con i sistemi scolastici vigenti in Europa. Infatti, praticamente in tutti i Paesi dell’Unione Europea, scuola statale e scuola non statale non vengono considerate in contrapposizione o in concorrenza, ma come parti integranti di un unico sistema scolastico pubblico e differenziato, capace di utilizzare ogni valido contributo all’educazione dei giovani, da qualsiasi parte venga, con la condizione che siano rispettati i parametri di qualità, previsti dalla legge a garanzia dell’efficienza, della trasparenza e della imparzialità, senza le quali non è possibile il raggiungimento delle finalità educative della scuola.

L’Italia, che ha mantenuto il passo con l’Euro, non può perderlo ora con la scuola. Anche perché i cittadini dell’Unione Europea, avendo il diritto di risiedere e lavorare in un qualsiasi Paese membro (come recita il trattato di Maastricht, art.l26 comma 1), devono esercitare anche in Italia il diritto di scegliere liberamente la scuola per i propri figli statale o non statale, in condizioni di effettiva parità, come nel proprio Paese di origine.

Non e pensabile che l’Italia sia un paese europeo solo su alcuni standard, mentre su altri l’allineamento comunitario non funzioni, facendo prevalere, ancora una volta, logiche statalistiche molto rigide.

Un notevole appesantimento al bilancio dello Stato è causato, infatti, proprio dal suo sostituirsi ai soggetti della società civile, del fare ciò che a questi compete. Se le famiglie possono davvero scegliere, ogni scuola è costretta a migliorare, si liberano le energie, vengono eliminati gli sprechi e di conseguenza aumenta l’efficienza dell’intero sistema scolastico formativo. Lo Stato, dunque, parificando le scuole, spenderebbe meno e sicuramente meglio.

La questione è sotto gli occhi di tutti e reclama oggi urgente soluzione. Tuttavia come avviene tutte le volte che non si conoscono o non si vogliono conoscere i "dati" elementari del problema, la discussione assume una carica ideologica totalmente fuori luogo, che complica, anziché semplificare, l’approdo a una ragionevole soluzione.

Molti giovani poco informati temono per il futuro delle scuole statali e protestano contro l’autonomia, contro il cosiddetto "finanziamento alle scuole private" e contro l’introduzione di un sistema scolastico pubblico integrato, non rendendosi conto di perpetuare così il sistema monopolistico e i suoi mali.

Ma continuare a contrapporre la scuola statale alla non statale non coglie la verità del problema che è quello di una scuola di qualità, senza sprechi di risorse e rispondente al diritto di libera scelta educativa dei cittadini, tutti uguali di fronte alla legge.

È di chiara evidenza quanto non sia solo "cattolica" la questione. Tutti possono riconoscere che la questione verte sulla libertà di educazione, prima che sulla fede o l’appartenenza religiosa.

E risultano anacronistici certi cortocircuiti logici: "prima" il sovvenzionamento alle scuole statali e "poi" alla scuola privata.

Non si tratta infatti di risorse che lo Stato sottrae alla scuola statale per darle alla scuola non statale, bensì di risorse destinate - come vuole la Costituzione - a tutte le famiglie e a tutti gli alunni, senza discriminazione alcuna, affinché il loro diritto all’educazione e allo studio sia effettivo e non solo formalmente riconosciuto. Non si vede perché il prezzo per colmare le carenze della scuola statale debba essere pagato in termini di restrizione del diritto che le famiglie hanno di scegliere la scuola per i figli e del diritto dei giovani allo studio.

Nessuno nega i gravi problemi della nostra economia e per questo si è disposti ad accettare inizialmente una gradualità nei finanziamenti, con la chiara determinazione di arrivare alla fine ad una reale parità. Ma non si può penalizzare all’infinito chi oggi non è in grado di fare una libera scelta in campo educativo. Né si possono ulteriormente logorare quanti portano con dignità e professionalità il peso e la fatica di questo ritardo legislativo.

Ci siamo dati appuntamenti in questi anni e ci ritroviamo ancora più numerosi a questa 17a marcia delle scuole cattoliche della Diocesi di Milano e chiediamo al Parlamento - a nome delle famiglie - la legge istitutiva della parità scolastica, prevista dall’articolo 33 della Costituzione Italiana. Se avremo la parità scolastica e ragionevoli soluzioni anche economiche per la vita delle scuole paritarie, saremo più e non meno cittadini italiani e cittadini europei.

La Chiesa non vuole privilegi, ma solo sia riconosciuto il diritto alle famiglie a scegliere liberamente come educare i propri figli, come del resto recitano gli articoli 30 e 31 della Costituzione.

I genitori, come primi e principali educatori dei propri figli, esercitano il loro compito anche con la scelta di una scuola il cui progetto educativo e culturale risulti consono alle loro aspettative ed esigenze, e con l’attiva partecipazione alla vita scolastica. Anche per questo si sono mossi i genitori raccogliendo 1.400.000 firme - consegnate nel novembre scorso al Presidente del Senato - della petizione popolare per la parità scolastica.

Si tratta di un modo più appropriato di vedere l’educazione dei ragazzi e dei giovani e di istruire i rapporti tra lo Stato e la società civile nell’ambito di un visione pluralistica, secondo la logica del principio di sussidiarietà. Per questo - a nome di tutte le nostre scuole materne - esprimo il mio apprezzamento per la legge n. 8 del febbraio 1999 approvata dal Consiglio regionale lombardo in merito "agli interventi a sostegno del funzionamento delle scuole materne autonome".

L’idea guida per il futuro della scuola italiana alle soglie del 2000 e seriamente impegnata nel processo dell’autonomia, è quello di costituire non solo una scuola per tutti, ma soprattutto una scuola per ognuno, intendendo con ciò sottolineare che l’offerta formativa del futuro dovrà essere duttile e differenziata, adattandosi alle caratteristiche di ogni cittadino, rispettando le esigenze delle famiglie, garantendo una reale pluralità dell’offerta formativa e incentivando la ricerca dei migliori standard di qualità.

Lo chiede la vita delle generazioni in crescita e il futuro del Paese.

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