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INTERVENTI DEL MAGISTERO

Sussidiarietà e scuola libera

Mons. Girolamo Grillo, 30 maggio 1997

In un mio precedente intervento ho fatto notare come non possa esserci vera riforma dello "Stato sociale", se non attraverso la piena realizzazione di un principio basilare di ogni società democratica: il principio sociale della "sussidiarietà". Non esiste vero ordinamento democratico senza la pluriformità, ossia senza la molteplicità di strutture sociali, associazioni ed istituzioni, in direzione verticale e orizzontale. È di fondamentale importanza che la società e la sua organizzazione statale siano strutturate in maniera sussidiaria, mediante una robusta costruzione dal basso in alto, nell'intento di garantire la migliore affermazione del singolo uomo e delle sue facoltà, nonché l'esistenza delle piccole comunità, quali la famiglia e le istituzioni private. Facendo questo lo Stato non soltanto viene a meglio strutturare i suoi gangli vitali, ma riesce, in qualche modo, a pubblicizzare ciò che diversamente sarebbe destinato ad appiattirsi unicamente nel privatistico. A nessuno, infatti, può venire in mente che le famiglie ed altre istituzioni come la scuola, debbano restare immerse nel proprio guscio. Un vero Stato democratico non può non accogliere, nella sua strutturazione, il principio della "sussidiarietà". Istanze superiori e organizzazioni sociali o statuali possono attirare attorno a sé solo quei compiti che non possono essere svolti in maniera adeguata da istanze inferiori. Soltanto così potrà essere superata la concezione assistenzialistica dello "Stato sociale" e non potrà mai aversi una vera riforma dello stesso "Stato sociale" se non si entra in questa visuale: liberarsi di tutto ciò che potrebbe essere efficacemente svolto dalle istanze inferiori. Ciò premesso, sarà opportuno domandarsi, se, tra queste istanze inferiori, non ci sia anche la scuola. Nessuno nega e nessuno potrebbe negare che lo Stato, in materia, abbia il diritto di stabilire la profondità e l'estensione dell'insegnimento per diversi tipi di scuola; di provvedere con la legislazione all'ordine nella organizzazione scolastica; di mantenere e di avere scuole proprie. Ma lo Stato, secondo il principio di "sussidiarietà", deve allargare il più possibile alle istanze inferiori anche in campo scolastico. Ciò facendo difenderebbe i diritti propri della famiglia e delle istituzioni inferiori e porrebbe veramente a base della scuola pubblica la volontà dei genitori. Se poi si considera il fatto che una delle ragioni per cui oggi quasi dappertutto si invoca la riforma dello "Stato sociale" è la diminuzione degli oneri che aggravano la spesa pubblica, non è chi non veda come, allargando la competenza scolastica alle istanze inferiori, questo intento sarebbe più che realizzabile o almeno facilitato di molto. È innegabile, infatti, che, pur nell'ipotesi di un sovvenzionamento da parte dello Stato delle scuole pubbliche non statali che garantiscono un'educazione feconda, lo Stato verrebbe a diminuire di molto la spesa pubblica. Non è chi non veda, pertanto, come il tanto sospirato sovvenzionamento della scuola non statale, rientri in un'ottica molto più ampia di quella finora esposta: rispetto del vantaggioso principio di "sussidiarietà" e più consistente risparmio nella spesa pubblica. La qualcosa gioverebbe non poco alla attenzione dell'auspicata riforma dello Stato sociale. Lo Stato, quindi, deve non soltanto attuare una effettiva parità scolastica alle scuole istituite dai genitori aventi diritto all'educazione dei propri figli, ma deve vantaggiosamente anche dal punto di vista finanziario porre mano ad una sana giustizia distributiva, aiutando le famiglie a porre in atto ciò che esse, con l'aiuto di determinate istituzioni non statali, sono in grado di compiere. Resta fermo naturalmente il diritto di controllo o di vigilanza da parte dello Stato, che ha la sua ragione e i suoi limiti nel ben noto principi del "bene comune". Si tenga ben presente infine che un'applicazione conseguente del principio di "sussidiarietà" può effettivamente rafforzare in maniera efficace la democrazia. Sussidiarietà, infatti, significa delega di competenze e potere, quindi suddivisione e controllo del potere. La sussidiarietà è un principio altamente democratico e, ciò che conta di più, un principio profondamente umano. È noto a tutti che una società di massa finisca sempre con il mortificare l'uomo; unico rimedio a tutto questo è la creazione di una società sussidiaria e meno statalista. È proprio vero: più società e meno Stato. Il tutto anche nella visuale della calda puntualizzazione di Giovanni Paolo II, alla recente Assemblea dei Vescovi italiani: "Il popolo italiano è ricco di energie, capace di affrontare e superare le difficoltà anche più dure, ma queste energie devono potersi esprimere in maniera libera e solidale, lasciando spazio e anzi dando impulso a quella 'soggettività della società' (Centesimus annus, 13) che ha i suoi punti di forza nei molteplici corpi e aggregazioni intermedie, e anzitutto nella famiglia che della società, come della Chiesa, è la cellula base.

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