"La centralità della famiglia nella vita sociale e
politica"
Seminario di studio della Fondazione Internazionale Giovanni
Paolo II
Repubblica di San Marino 18 marzo 2006
- Introduce S. Ecc. Mons. Luigi Negri
- “La difesa della vita e la biotecica”
Relatori: Prof. Ivo Colozzi – Prof. Roberto Colombo
- “Emergenza educazione: la responsabilità della famiglia e della Chiesa”Relatori:
S. Ecc. Mons Robert. Sarah – Dott. Roberto Lombardi
Intervento di Roberto Lombardi
"La Libertà di Educazione"
Nell’accingermi allo svolgimento del tema che mi è stato
assegnato, voglio precisare che la mia presenza non è dovuta a particolari
meriti accademici, e ne faccio pubblica ammenda, ma ritengo esclusivamente alla
testimonianza che ho realizzato nel mio lungo servizio nell’Associazione
Genitori Scuole Cattoliche, oltre naturalmente la personale cortesia di S.E.
Mons Luigi Negri Vescovo di San Marino.
Assumendo il rischio educativo connesso alla mia paternità
avevo affidato i miei figli alla stessa benemerita congregazione religiosa che
già aveva accolto il sottoscritto in anni lontani.
In quella scuola cattolica si verificò l’incontro con l’Associazione
che, da subito, giudicai essere lo strumento adatto per sostenermi nelle scelte
educative e per proiettare il mio impegno personale in una più ampia dimensione
comunitaria e sociale.
Un fatto dunque accaduto in modo apparentemente casuale ma
che ha determinato un percorso di vita.
Una ricerca di significato
Nell’affastellarsi confuso delle sollecitazioni imposte dagli ormai dilaganti
massmedia, la possibilità di trasbordo ideologico inavvertito è maggiore di
sempre, il rischio è che le stesse parole vengano utilizzate per veicolare
concetti deformati od addirittura antitetici rispetto ai significati originali;
anche la locuzione "Libertà di Educazione" non sfugge a questo
subdolo meccanismo di distorsione della realtà e nel tempo rischia di diventare
uno slogan privo di significati reali, vorrei pertanto cogliere questa occasione
per fare memoria dei concetti di educazione e libertà cristianamente intesi.
Monsignor Giussani definisce l’educazione come una
"introduzione alla realtà totale" (1); Jớsef Tischner filosofo
polacco legato all’originale esperienza di Solidarność e amico del
compianto Giovanni Paolo II ci ricorda: "Riflettendo sull’etica dell’educazione
entriamo nel mondo della speranza dell’uomo che diventa adulto. Bisogna dire
così: solo coloro che hanno la speranza educano. A questo dobbiamo aggiungere:
educano formando la speranza di chi viene educato. L’educazione è un lavoro
compiuto secondo speranza." (2)
Nel sovrabbondante Magistero del defunto Pontefice sulla
Famiglia troviamo anche la seguente definizione di Educazione: "In che cosa
consiste l’Educazione? Per rispondere a tale domanda vanno ricordate due
verità fondamentali: la prima è che l’uomo è chiamato a vivere nella
verità e nell’amore; la seconda è che ogni uomo si realizza attraverso il
dono sincero di sé. Questo vale sia per chi educa, sia per chi viene educato. L’educazione
costituisce, pertanto, un processo singolare nel quale la reciproca comunione
delle persone è carica di grandi significati. L’educatore è una persona che
"genera" in senso spirituale. In questa prospettiva, l’educazione
può essere considerata un vero e proprio apostolato." (3)
Ed ancora sui Genitori: "I genitori sono i primi e
principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo una
fondamentale competenza: sono educatori perché genitori. Essi condividono la
loro missione educativa con altre persone e istituzioni, come la Chiesa e lo
Stato; ciò tuttavia deve sempre avvenire nella corretta applicazione del
principio di sussidiarietà". (4)
L’educazione si delinea dunque come un gesto d’amore nell’esercizio
di una concreta carità, ci sovviene, in proposito, l’insegnamento di Don
Lorenzo Milani, sacerdote scomodo, la cui memoria postuma troppo spesso è stata
rievocata in modo strumentale a sostegno di posizioni culturali e politiche che
non gli sono mai appartenute, essendo la sua esperienza educativa una
testimonianza genuinamente Cattolica con aspetti piuttosto di ortodossia e di
integralismo.
"I care" diceva in inglese Don Milani per esprimere
la sua totale premura educativa nei confronti dei ragazzi di Barbiana e
spiegava: "mi sta a cuore tutto di loro, perfino la matematica, che a me
non piace. Tutto quello che per loro è bene. Il loro bene è fatto di tante
cose. E’ fatto della preparazione politica, sociale, religiosa. Insomma c’è
di tutto". (5) Don Lorenzo aveva costruito la sua Scuola a partire da un
impeto di libertà che nasceva dall’intimo della sua vocazione sacerdotale, ma
quella speciale esperienza educativa non sarebbe mai stata senza il necessario
concorso della libertà dell’educatore con quella degli educandi e dei loro
genitori.
Libertà, parola abusata, preda di demagogiche derive, ma
Giovanni Paolo II ci ricorda che: "la persona si realizza mediante l’esercizio
della libertà nella verità. Libertà non può essere intesa come facoltà di
fare qualsiasi cosa: essa significa dono di sé. Di più: significa interiore
disciplina del dono. Nel concetto di dono non è inscritta soltanto la libera
iniziativa del soggetto, ma anche la dimensione del dovere. Tutto ciò si
realizza nella comunione delle persone. Siamo così nel cuore stesso di ogni
famiglia". (6)
Ed ancora Giovanni Paolo II, durante la sua visita nella
Repubblica di San Marino: "Per un genuino concetto cristiano di libertà,
bisogna richiamarsi anzitutto alle parole di Gesù rivolte a coloro che avevano
creduto in Lui: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei
discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (omissis) Le
parole di Gesù conoscerete la verità e la verità vi farà liberi racchiudono
una fondamentale esigenza ed insieme un ammonimento:L’esigenza di un rapporto
della verità, come condizione di autentica libertà" (7); ed ancora nella
lettera ai Sammarinesi in occasione del 1700° Anniversario di Fondazione della
Repubblica: "Il vero creatore, che sta all’origine della libertà,
ovviamente è Dio. Egli solo libera l’uomo, perché ha la potenza di strappare
i vincoli che incatenano la persona dal di dentro e dal di fuori (cfr Gal 5,1).
Solamente "dove c’è lo Spirito di Cristo Signore c’è la
libertà" (2 Cor 3,17) ma alla libertà bisogna anche "educarsi".
Essa è dono di Dio, ma è anche conquista umana. Scrivevo nella mia prima
enciclica: Troppo spesso si confonde la libertà con l’istinto dell’interesse
individuale e collettivo, o ancora con l’istinto di lotta e di dominio. La
libertà autentica suppone la conoscenza sulla verità su Dio sull’uomo, sul
mondo." (8)
Ci soccorre anche S.E. Cardinale Carlo Caffarra con le
seguenti parole: "questa è precisamente la definizione di libertà:
capacità di sottomettersi al bene, riconoscendolo non per altra ragione, che la
sua verità, aderendovi non per altra ragione che la sua bontà. Più
brevemente, S.Agostino: per questo siamo liberi, perché ci sottomettiamo solo
alla verità." (9)
Ed infine Mons. Giussani "La verità è la capacità del
destino, è la capacità del fine, è la capacità della felicità, è la
capacità della soddisfazione totale, è la capacità della verità. Questa è
la Libertà!". (10)
Libertà e Diritto
Ma la Libertà può costituirsi in Diritto? Esiste un nesso causa-effetto
tra libertà e diritto? Se è vero, come è vero, che la libertà dell’uomo
nasce dall’amore di Dio, siamo nell’ambito del "diritto naturale"
costitutivo della Persona come ci ricorda un saggio dell’allora giovane
sacerdote polacco: Karol Wojtyla "a causa di questo orientamento della
ragione umana verso l’ordine oggettivo, orientamento che costituisce la
componente specifica della ordinatio rationis, avviene un particolare incontro
con la fonte divina del diritto. Questo risalta maggiormente dalla definizione
del diritto naturale data da Tommaso. La ragione umana, che possiede questo
orientamento verso l’ordine oggettivo, incontra la fonte divina del diritto.
Un incontro fondamentale: una partecipazione a questo diritto eterno che in un
certo senso si identifica con Dio, con la ragione divina.
Alla luce della nostra concezione del mondo, alla luce dell’insegnamento
cattolico (o ancor più precisamente – dell’insegnamento di San Tommaso),
questi contenuti elementari sono inclusi nella nozione di diritto naturale.
Vediamo che in tale disposizione non c’è contrapposizione, non c’è
discordanza. C’è coerenza. Il diritto corrisponde alla persona. Ancor di
più, non solo le corrisponde, ma conferisce a questa persona il posto giusto
nell’ordine oggettivo del mondo. Quindi la pone in una particolare relazione
con la fonte del diritto, con Dio. Attraverso il diritto naturale, l’uomo
diventa colui che possiede la partecipazione a Dio, alla Sua ragione, al Suo
rapporto con tutta la realtà da Lui creata.". (11) (Per un approfondimento
del rapporto tra la Libertà e la Legge Vi rimando alla lettura dell’Enciclica
Veritatis Splendor n.35/53)
L’intuizione e la consapevolezza che la Libertà di
Educazione in quanto tale è patrimonio di valori riconducibile nell’alveo dei
diritti naturali della Persona di per sé non è sufficiente a garantire la
possibilità dell’esercizio reale di tale diritto al di là ed oltre il mero
ambito della libertà di coscienza, è infatti necessario il recepimento della
norma naturale in una norma legale: (gli anglosassoni direbbero da moral rights
a legal rights) una sorta di gestazione politico-giuridica in vista dell’accoglimento
del diritto naturale nell’ordinamento giuridico positivo, passaggio questo
quanto mai delicato e difficile, esposto alle insidie della contingenza storica
e politica "Questo discorso acquista un particolare interesse a proposito
dei diritti dell’uomo, per i quali è avvenuto storicamente il passaggio da un
sistema di diritti in senso debole, in quanto erano inseriti in codici di norme
naturali o morali, a un sistema di diritti in senso forte, come sono i sistemi
giuridici degli stati nazionali." (12) Parole di Norberto Bobbio che
ritengo utili al nostro ragionamento, avendo chiaro che il criterio di debole e
forte per noi è l’esatto contrario, infatti è la norma morale che dà forza
e legittima la norma giuridica, ma evidentemente Bobbio si riferisce al
meccanismo tecnico-legislativo mediante il quale, una norma morale si trasforma
in un diritto legalmente tutelato, solo in forza del potere coattivo dello
Stato. Sotto il profilo sociologico la citazione di Bobbio è tecnicamente
accettabile e ci riconduce alle vicende storico-politiche della Libertà di
Educazione che nei fatti risultano quasi paradigmatiche.
Un vicenda europea
Come suggestione storica mi rifaccio a due eventi di grande mobilitazione
popolare che incasellano idealmente un ventennio di storia europea: due grandi
assemblee di Popolo cristianamente ispirato, un popolo dunque di Persone e non
di cittadini, mi riferisco al grande raduno di Versailles che vide nel 1984 l’insorgenza
dell’opinione pubblica francese contro il progetto di riforma della Scuola
proposto dal ministro Savary, socialista come l’allora Presidente della
Repubblica Mitterand, un grande movimento trasversale che vide il contributo
anche di molti laici ma guidato da due cattolici, un laico Pierre Daniel, che io
ho avuto la ventura di conoscere personalmente, presidente dell’Unapel (l’AGeSC
francese) ed un religioso il Cardinale di Parigi Lustiger che non esitò a
scendere in piazza per difendere i diritti del suo Popolo.
Mitterand alla fine fu costretto a sconfessare il suo
ministro ed a ritirare la sua riforma! Anche a seguito di questa forte
iniziativa di pressione sociale, il Parlamento Europeo in data 14 marzo 1984,
emanò la "Risoluzione sulla Libertà di Insegnamento", che per la
prima volta codificava, a livello europeo, i principi della libertà di
educazione in senso conforme alle nostre aspettative, fondando le sue
motivazioni su ampi richiami di documenti internazionali fra i quali: la
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 10\12\1948, la Convenzione
Internazionale dell’Unesco del 14\12\1960, la Convenzione Europea per la
salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del
4\11\1950.
Quell’episodio che risale ormai a ventidue anni or sono
accese grandi speranze anche in Italia, ma come è ben noto, il recepimento di
tale risoluzione della nostra normativa nazionale non è ancora realmente
avvenuto.
Abbiamo visto che la metamorfosi da diritto debole a diritto
forte è una fase problematica, di recente, ancora una volta i cattolici sono
dovuti scendere in piazza per difendere la libertà della loro scuola, sostenuti
esplicitamente dal loro Episcopato, questo è avvenuto a Madrid in Spagna nel
novembre dello scorso anno dove un altro socialista, il primo ministro Zapatero
sta tentando di annullare diritti civili che sembravano ormai acquisiti e sicuri
nel loro esercizio.
Sono passati ventidue anni fra i due episodi ma devo dire che
la battaglia spagnola non ha la stesso eco di quella francese: il fatto è che
il relativismo etico ha ulteriormente corroso gli animi rendendo le nostre
comunità sempre meno reattive, le grandi democrazie europee sembrano stanche ed
incapaci di ritrovare le motivazioni ideali che le hanno generate, le classi
dirigenti sono ovunque autoreferenti e si riproducono per partenogenesi,
ingessando le rispettive società.
Intanto in omaggio al politicamente corretto, si dissimulano
e si dissolvono storiche identità, mentre, non più alle frontiere, ma nel
cuore stesso della vecchia Europa vanno radicandosi popolazioni più giovani
portatrici di patrimoni culturali e religiosi alternativi.
Ometto deliberatamente il pedissequo elenco dei numerosissimi
documenti del Magistero sociale sulla libertà di educazione e sulla Famiglia, i
chiarissimi riferimenti in tema di diritti della Costituzione Italiana, la
storia dei più recenti provvedimenti legislativi locali e nazionali, il
dettaglio delle vicende politiche come sempre confuse e controverse.
Voglio solo simbolicamente aggiungere a questo elenco per una
questione di "coerenza territoriale", l’art. 2 della Legge 26
febbraio n. 36 che in revisione della Legge 8 luglio 1974 n. 59 "
dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell’ordinamento
Sammarinese" richiama esplicitamente la Convenzione Europea per la
salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, stabilendo
che, in caso di contrasto, gli accordi internazionali prevalgono sempre e
comunque sulle norme interne; in questo caso un "diritto debole" si è
consolidato come "diritto forte", confermando la secolare tradizione
della Repubblica di San Marino nella tutela delle libertà fondamentali.
La situazione Italiana
Nel dibattito interno italiano l’AGeSC ha dato un contributo esaustivo sugli
strumenti utili per la concreta attuazione della parità scolastica:
finanziamento diretto al gestore, oppure alle famiglie (buono scuola), la
detassazione delle rette (credito di imposta), la convenzione, il finanziamento
della funzione docente.
Sotto il profilo tecnico- giuridico è stato ormai detto
tutto, ora occorre trovare la volontà politica e la necessaria mediazione, noi
dell’AGeSC siamo convinti che la questione si gioca sul piano laico dei
diritti civili: "La parità per noi non è una semplice equiparazione
burocratica fra scuole statali e non statali, la vera parità per noi consiste
nel dare la possibilità a tutti i genitori italiani, a qualsiasi credo
religioso o partitico appartengano, di poter liberamente scegliere per i loro
figli la scuola che ritengano più conforme alle proprie aspirazioni etiche,
religiose e culturali. In questa pari opportunità da riconoscere a tutte le
famiglie si giuoca buona parte del futuro sviluppo democratico della scuola e
della società italiana". (13)
Sotto questo profilo la Legge n. 62 del 19 marzo 2000
determina le condizioni giuridiche per l’attuazione della parità scolastica
ma non quelle per la definitiva attuazione della libertà di educazione che
investe il diritto all’istruzione dell’alunno, il riconoscimento della
professionalità docente, la libertà di scelta educativa dei genitori.
La Legge n. 62 può essere un punto di partenza, ma la
lettura dei programmi elettorali delle coalizioni che si stanno confrontando,
non può indurre all’ottimismo e dovremmo forse pensare a future iniziative di
mobilitazione, comunque la coerente applicazione del criterio delle "pari
opportunità" comporta che le competenze della questione possano essere
trasferite dalla pastorale scolastica alla pastorale familiare, dalla politica
scolastica alla politica del Welfare, su questi aspetti credo che sarà
possibile lavorare ed introdurre elementi di novità.
Non mi è sembrato intellettualmente onesto andare a
ripescare i motivi dell’antica "querelle" pubblico-privato, scuola
statale-non statale, che ormai spero assegnata definitivamente all’archivio
storico delle polemiche nazionali, voglio però ricordare che l’AGeSC in tempi
non sospetti nel tentativo di superare questi falsi steccati, propose "un
patto sociale per l’educazione".
L’aspirazione era quella di sottrarre le tematiche dell’educazione
alla ricorrente sterile polemica strumentale delle forze politiche e
vetero-laiciste, determinando un sistema educativo finalizzato a realizzare,
nell’interesse generale il bene comune, senza privilegi e senza
discriminazioni, per il conseguimento degli obiettivi più nobili della
Res-Publica.
Di fronte alla richiesta di cambiamento che sale dalla
società fino a proporre una riflessione nuova anche sul piano istituzionale,
riteniamo che la riforma della Scuola, vista nella sua dimensione di servizio
pubblico integrato, costituisca uno dei passaggi essenziali per la riforma dello
Stato.
Noi guardiamo alla Scuola come un luogo dove produrre cultura
e riaffermare i valori dell’identità nazionale, tanto più necessari in una
prospettiva di integrazione e di confronto con la "diversità"
espresse dalla crescente immigrazione.
La Scuola quindi come patrimonio di tutti, non solo degli
"addetti ai lavori" nella quale educare i giovani alle virtù civili
sottraendoli ai ricorrenti massimalismi.
La Libertà della Scuola
Noi crediamo ad una "Scuola della Società Civile": protagonista della
vita culturale del paese, lievito della società, luogo di educazione alla
partecipazione responsabile, palestra di democrazia.
"Un tale rinnovamento può infatti essere sinteticamente
rappresentato come il passaggio da una scuola sostanzialmente dello Stato ad una
scuola della Società Civile, certo con un perdurante ed irrinunciabile ruolo
dello Stato, ma nella linea della sussidiarietà". (14) Così affermava
S.E. Cardinale Camillo Ruini dinanzi all’Assemblea Nazionale della Scuola
Cattolica nell’ottobre 1999!
Noi abbiamo un sogno che tutta la Scuola Italiana (statale e
non statale) possa essere riconosciuta come soggetto istituzionale adulto in
grado di determinare le proprie scelte e difendere la propria autonomia dalle
degenerazioni della politica; per questo deve essere dotata di Organi di
Autogoverno efficaci ed autorevoli perché democratici.
Questo risulta tanto più necessario nella prospettiva della
devoluzione alle Regioni, nelle quali sembra di fatto affermarsi di nuovo quella
prassi centralista che tutti, a parole, vorrebbero superare.
Una efficace riforma degli Organi Collegiali è il passaggio
obbligato per innescare un vero e proprio "Movimento di Liberazione"
della Scuola Italiana penalizzata da antiche, ingiustificate e parassitarie
rendite di posizione.
Non può infatti sussistere una vera Libertà di Educazione
se non si garantisce la Libertà di tutto il "sistema scuola".
Il ruolo della Famiglia
Noi dell’AGeSC siamo convinti che la partecipazione dei genitori nella
scuola non può essere solo una presenza di testimonianza, ma piuttosto una vera
e propria "cooperazione educativa e gestionale".
Non si tratta solo di determinare una maggiore efficienza
operativa, ma di ribadire che la presenza dei Genitori è costitutiva della
Identità Educativa della scuola: occorre superare la vecchia concezione che
vede la Famiglia solo come committente esterno del servizio di istruzione e
ricondurre tutti i contraenti del Patto Educativo alla loro solidale
responsabilità.
Il fatto è che tutti noi siamo succubi delle ideologie che
hanno intossicato le nostre coscienze in una logica statalista nella quale la
persona è un numero, un dato statistico, un fattore della produzione, un
cittadino oggetto, eppure il Santo Padre nella esortazione apostolica Familiaris
Consortio indicava nella Famiglia la prima e insostituibile scuola di socialità
e un soggetto attivo per la realizzazione di una società più giusta, Giovanni
Paolo II infatti affermava "le famiglie devono crescere nella coscienza di
essere "protagoniste" della cosiddetta "politica familiare"
ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le
famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad
osservare con indifferenza". (15)
Non può esistere una scuola neutra, la scuola è nella
sostanza un patto per l’educazione tra famiglie e istituzioni scolastiche e un
patto si fonda su valori condivisi, una scuola è tale solo se la sua proposta
educativa ha un senso ed esprime significati.
Il vero problema resta quello di togliere la Scuola dalla sua
separatezza rispetto al corpo sociale che anziché garantirne in modo asettico
la sua originalità educativa, ha nel tempo determinato una progressiva
emarginazione e dequalificazione.
Occorre "socializzare" l’esperienza educativa
ridefinendo l’educazione come priorità sociale e ricollocando la scuola come
strumento privilegiato della funzione educativa al centro delle politiche
familiari e sociali; risulta, pertanto, corretto sostenere non solo la libertà
di scelta educativa delle famiglie, ma anche il loro diritto a coeducare come un
diritto fondamentale per la costruzione di una società realmente pluralista.
"In conclusione, è scuola della società civile una
scuola che pone come fondante il ruolo dei soggetti naturali dell’educazione
sia nei processi scolari che nell’istituzione scolastica; una scuola che
valorizza e riconosce come protagonisti la società civile e i corpi intermedi
che ne costituiscono la ricchezza e l’originalità, in primo luogo la
famiglia". (16)
Per cogliere questi obiettivi sarà necessario rafforzare,
dentro e fuori la scuola, l’associazionismo delle Famiglie perché solo una
presenza organizzata può sostenere un ruolo sociale efficace, perché ogni
libertà deve essere non solo conquistata, ma anche difesa e solo l’associazionismo
organizzato può garantire la necessaria vigilanza. Parafrasando Don Sturzo,mi
piace affermare che se la scuola sarà libera anche la società sarà libera,
altrimenti avremo sempre una Società a libertà vigilata ed una Democrazia
amputata.
Conclusione
Le questioni che ho in modo molto sommario accennato in questa relazione,
vengono da lontano e ci porteranno lontano, tanto lavoro è ancora da fare, non
a caso il Santo Padre Benedetto XVI, nel testo di saluto rivolto al Presidente
della Repubblica Ciampi in data 24 giugno 2005, affermava: "quanto alla
scuola, poi, la sua funzione si connette alla famiglia come naturale espansione
del compito formativo di quest’ultima. A questo proposito, ferma restando la
competenza dello Stato a dettare le norme generali dell’istruzione, non posso
non esprimere l’auspicio che venga rispettato concretamente il diritto dei
genitori ad una libera scelta educativa, senza dover sopportare per questo l’onere
aggiuntivo di ulteriori gravami. Confido che i legislatori italiani, nella loro
saggezza, sappiano dare ai problemi ora ricordati soluzioni "umane",
rispettose cioè dei valori inviolabili che sono in essi implicati." Se il
Papa ha ritenuto di indicare questa priorità nella più alta sede istituzionale
dello Stato italiano, vuol dire che tanta è la strada ancora da percorrere…..
di fronte a un impegno così forte ci soccorre la parola dell’Apostolo Paolo:
"Chi ama, rifiuta l’ingiustizia, la Verità è la sua
gioia" (I Cor 13)
Se ci pensiamo un attimo, non è solo una certezza evangelica
ma, in una sintesi fulminante, un manifesto per l’impegno nel sociale di tutti
noi.
Roberto Lombardi
AGeSC Nazionale