La pagina dell'A.Ge.S.C. su "Avvenire" del 31 gennaio 2003
Sommario
Novità 2003
Nella Finanziaria stanziati 30 milioni di euro per tre anni a sostegno delle famiglie. Saranno erogati con lo strumento del credito d'imposta. Accolta la proposta dell'AGeSC e del Comitato per la Scuola della Società Civile
Parità, primo passo in avanti
Le sfide del futuro: costruire un diffuso partenariato fra scuola e genitori, sconfiggere l'eccesso di burocrazia del Ministero
Enzo Meloni*
E' necessaria ed urgente l’approvazione della riforma dei cicli scolastici elaborata dal Ministro Moratti. Il testo è in discussione alla Camera. L'Agesc ha offerto in più occasioni il proprio contributo. Il giudizio sull'impianto è complessivamente positivo; una positività che supera la nostra non condivisione dell'anticipo dell'obbligo scolastico (ndr. si veda altro articolo in questa pagina).
Delle modifiche approvate al Senato abbiamo particolarmente apprezzato il richiamo al rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori. Un principio fondamentale. Mi permetto però di osservare che occorre una azione più intensa e concreta per realizzare questo principio, costruendo un diffuso partenariato fra i genitori e la scuola. E’ una necessità più volte richiamata dallo stesso Ministro Moratti.
Notiamo poi il permanere di una grave anomalia. La burocrazia del Ministero appare spesso autoreferente ed in grado di arginare ed impaludare le volontà del legislatore, esercitando un contro potere di governo della scuola. Al Ministro compete in tempi brevi dare segnali "forti" per "spezzare" questa catena che tutto imbriglia, frena, sostanzialmente vanifica. Altrimenti, non ci resterà che invocare l’abolizione del Ministero dell'Istruzione.
Il 2003 si è aperto con la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibili i referendum proposti da Rifondazione Comunista per l’abolizione o la sostanziale modifica della legge 62/2000 - la legge che riconosce il servizio pubblico svolto dalle scuole paritarie - motivati dalla necessità di "non dare soldi alle scuole private". La decisione della Suprema Corte evita una spaccatura del tessuto sociale su un tema particolarmente delicato, quello della libertà di educazione, e, nello stesso tempo, consente all’Esecutivo ed al Parlamento di dare attuazione alla legge 62, che a parole afferma la pari dignità fra scuola statale e paritaria ed al contempo non consente alle famiglie di accedervi a pari condizioni economiche.
Su questo tema un importante passo è stato compiuto con l'approvazione, nella Finanziaria per il 2003, di un emendamento, presentato dal senatore Tarolli, che prevede uno stanziamento finalizzato alla riduzione degli oneri effettivamente rimasti a carico del nucleo familiare per l'educazione dei figli frequentanti scuole paritarie; si tratta di 30 milioni di euro annui per gli anni 2003, 2004, 2005, da erogare con lo strumento del credito d’imposta direttamente alle famiglie.
L'emendamento realizza quanto proposto dall’Agesc e dal Comitato per la scuola della società civile, con l’adesione di numerosissimi accademici ed esponenti del mondo della scuola. Considerando che sono circa 350.000 gli studenti delle scuole paritarie dell’obbligo e dell’istruzione superiore, si parla di circa 85 euro l’anno per ogni studente. La somma è oggettivamente esigua, ma ciò che conta è che è stato approvato un principio fondamentale. Il Governo si è poi impegnato ad innalzare ulteriormente questo credito d’imposta negli anni 2004, con un aumento di 20 milioni di euro, e 2005, con un aumento di 40 milioni di euro.
La discussione sulla Finanziaria si era aperta con dichiarazioni relative all'impossibilità di finanziare la parità per mancanza di risorse. Grazie alla nostra battaglia, in un momento di oggettiva difficoltà economica, sono stati trovate risorse per il diritto alla libertà d'educazione. E' bene che tutta l'Associazione e la scuola paritaria sia consapevole del risultato raggiunto.
Avremo modo di riprendere questi temi, discuterli, approfondirli, individuare nuove piste per tradurli operativamente, nel congresso nazionale che celebreremo a Roma a metà marzo.
* presidente nazionale Agesc
Riforma dei
cicli, un giudizio positivo
No deciso all'anticipo a cinque anni
Un giudizio complessivo positivo e la proposta di alcuni emendamenti. E' quanto l'Agesc ha espresso in merito al disegno di legge di riforma dei cicli scolastici nel corso dell'audizione alla Commissione cultura della Camera dei Deputati, svoltasi il 4 dicembre scorso.
Il giudizio complessivamente positivo è stato manifestato dall'Associazione in diverse occasioni. L'Agesc ha aggiunto alcuni apprezzamenti rispetto al nuovo testo approvato dal Senato ed ora appunto in discussione a Montecitorio. E' stato introdotto il richiamo al "rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori". E' un principio peraltro riconosciuto dalla Costituzione e appartenente al codice genetico della nostra associazione. Siamo soddisfatti anche perché sono state previste forme di collaborazione e integrazione fra istruzione e formazione professionale. Così come è positiva l'affermazione secondo cui nella scuola "sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale anche ispirata ai principi della Costituzione".
Accanto a questi apprezzamenti, l'Agesc ha ribadito anche alcune riserve. L'associazione resta contraria all'anticipo dell'obbligo scolastico. Le ragioni culturali ed educative di questa posizione sono state evidenziate in diverse occasioni. Nel corso dell'audizione l'Agesc ha sottolineato un' implicazione particolarmente negativa: si tratta della possibilità che in una classe possano trovarsi alunni con una differenza di età di venti mesi. E' facilmente intuibile come una tale differenza di età non sia conciliabile con una corretta programmazione educativa dell'intera classe e dunque dei percorsi pedagogici di ciascun singolo bambino.
Pertanto uno degli emendamenti proposti è diretto a correggere questa conseguenza negativa dell'anticipo scolastico: la differenza di età fra alunni della stessa classe non deve superare i 14 mesi. Il secondo emendamento mira invece ad introdurre fra i principi formativi, accanto alla Costituzione, anche il cattolicesimo, nella convinzione che entrambi fanno parte del patrimonio storico e culturale del popolo italiano.
L'Agesc ha espresso infine l’auspicio di una rapida approvazione della riforma e, nello stesso tempo, che si rispettino i tempi di "assimilazione" della scuola, che è corpo vivo, non struttura inerte: per questo occorre che i successivi interventi applicativi siano consequenziali ma anche proporzionati e misurati.
Libertà d'educare
Una nuova politica di «welfare»
Stefano Versari (*)
La Finanziaria per il 2003 ha introdotto, tra le possibili riduzioni dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, una nuova fattispecie (art. 2, comma 1, lettera c, punto 7): "con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca (...), sono determinati i criteri per l’attribuzione alle persone fisiche di un contributo, finalizzato alla riduzione degli oneri effettivamente rimasti a carico per l’attività educativa di altri componenti del medesimo nucleo familiare presso scuole paritarie, nel limite complessivo massimo di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003, 2004, 2005".
Si tratta di un emendamento del Sen. Tarolli, con parere favorevole del Ministro delle Finanze Tremonti, proposto all’Aula dalla Commissione Bilancio del Senato presieduta dal Sen. Azzollini.
La coincidenza dell’approvazione di questo articolo con le "tensioni" per i ventilati "tagli" alle risorse destinate alle scuole paritarie, ne ha posto in ombra la portata politica. Si tratta invece di un passaggio "epocale" sul tema perché, introducendo la detrazione d’imposta per le spese per attività educative sostenute dalle famiglie presso le scuole paritarie, accoglie per la prima volta una modalità innovativa, semplice e costituzionalmente ineccepibile per riconoscere alle famiglie il diritto alla libertà di scelta educativa.
Come si è arrivati a questo passaggio? Con una iniziativa di democrazia sostanziale; nei mesi scorsi abbiamo dato notizia di un Appello per una nuova politica di "welfare" a sostegno del diritto civile alla libertà di educazione , promosso dal Comitato per la scuola della società civile con il preliminare ed indispensabile coinvolgimento dell’ Agesc, della Compagnia delle Opere, di Cnos e Ciofs scuola. L’iniziativa trovava un inaspettato consenso anche in termini di autorevolezza dei sottoscrittori (fra gli altri, oltre centocinquanta accademici delle diverse università italiane). L’Appello indicava la necessità di inserire in questa finanziaria uno strumento fiscale intrinsecamente equo e facilmente applicabile: la detrazione d’imposta per le spese scolastiche; si tratta di uno strumento che, costituendo un finanziamento diretto alla famiglia, ne sottolinea la primaria responsabilità quale soggetto educativo nei confronti dei propri figli. L’Appello ha trovato favorevole accoglimento nonostante il contesto economicamente sfavorevole; un miracolo politico cui occorre dare seguito coerente:
a) ammettendo a detrazione le spese sostenute dal nucleo familiare nell’anno solare 2003, presso scuole paritarie dell’obbligo e superiori, per tasse scolastiche e contributi per la frequenza di attività scolastiche;
b) prevedendo una soglia minima di spesa (ad esempio 600 €) al di sotto della quale non è possibile alcuna detrazione d’imposta;
c) non introducendo limiti alla detrazione d’imposta in base al reddito, in quanto l’attuale sistema fiscale italiano non considera il carico familiare e considerato che costituzionalmente la scuola dell’obbligo é gratuita.
(*) Presidente Comitato per la scuola della società civile
Formazione
professionale
L'obiettivo è
ricomporre sapere teorico, competenze operative e cultura
Mario Tonini*
Ancora oggi la formazione professionale è poco conosciuta e – spesso – giudicata dall’opinione comune inferiore al sistema scolastico. La formazione professionale è poco conosciuta anche dal mondo scolastico, che non sempre aiuta le famiglie a conoscerla per quella che è; un esempio: da una recente indagine commissionata dal Ministero dell’Istruzione all’Istat emerge che solo il 14,3% degli studenti, il 21,3% dei genitori e il 36% dei docenti conosce l’età limite del nuovo obbligo formativo.
Il rapporto ISFOL 2001 registra che nell’arco dell’ultimo decennio la propensione alla prosecuzione degli studi dopo il conseguimento della licenza media è cresciuta di oltre dieci punti percentuali; il medesimo rapporto registra tuttavia che quasi il 30% dei giovani italiani abbandona oggi il sistema formativo con la sola licenza media, senza conseguire né un diploma né una qualifica professionale. Parte di questi giovani stenta a trovare una occupazione, mentre altri trovano una "occupazione a rischio". La Formazione Professionale ha dunque un compito grande da assolvere, oggi come ieri.
Sono in molti a convenire che la "formazione professionale" oggi non si esaurisce in un addestramento, pur tecnologicamente sofisticato, ma necessita di un insieme di "conoscenze, abilità, competenze, comportamenti" che sono acquisibili con appositi percorsi formativi consistenti e articolati. Una simile formazione non può essere soddisfatta ormai da brevi corsi né può ridursi a semplice risposta delle immediate esigenze produttive.
La formazione "non riguarda tanto l’addestramento ad eseguire, nel lavoro, una determinata funzione, quanto piuttosto la promozione – nell’individuo – di una motivazione positiva nei confronti del lavoro; il quale considera questa formazione non un accessorio, bensì una dimensione fondamentale della personalità, che va coltivata nello sviluppo integrale di quest’ultima, a partire dall’infanzia e non alla fine del processo evolutivo. La "professione", in altri termini, deve "emergere" dalla personalità e non aggiungersi ad essa" (G. Giugni, Diritto del lavoro, F. Angeli 1987).
Il confronto col mondo della scuola è stato spesso conflittuale, ma da esso sono emerse alcuni capisaldi della formazione professionale: a) anche la formazione è un’esperienza educativa (superando così il concetto di addestramento); b) nella formazione bisogna integrare teoria e pratica e non giustapporle; c) l’importanza della metodologia induttiva.
La formazione professionale ambisce, pertanto, ad una ricomposizione tra sapere teorico e competenze operative, tra cultura e azione, tra mente e braccia, lottando contro quella separazione tra intellettualità e manualità che tanti effetti negativi ha prodotto nell’educazione delle giovani generazioni.
Possiamo concludere, quindi, che quando oggi trattiamo di FP dobbiamo riferirci ad un percorso specifico, più che a un generico corso, connotato da due componenti:
- quella educativa e culturale, che colloca la FP nella gamma dei diritti di cittadinanza
- quella sociale, che la fa esistere in maniera sinergica con i vari interventi di politica attiva del lavoro.
*Centro nazionale Cnos-Fap