Home page dell'AGeSCCOMUNICATI STAMPAInterventi del MagisteroLa pagina AGeSC su "Avvenire"L'attualità vista dall'AgescScrivi all'AGeSC !!!

La pagina dell'A.Ge.S.C. su "Avvenire" del 25 aprile 2003

Sommario

Torna al Sommario

il punto
La riforma del ministro Moratti per i genitori dell'AGeSC è un passaggio positivo, anche se restano i dubbi sull'anticipo scolastico nella scuola d'infanzia ed elementare. Lo Stato non dimentichi gli studenti disabili e il loro diritto allo studio sia nella scuola statale che paritaria.
Due regioni a confronto 
La riforma? Opportunità per tutti

di Enzo Meloni

L’approvazione della riforma della scuola proposta dal ministro Moratti è un passaggio positivo. E’ una legge che pone la persona al centro del processo educativo e valorizza il ruolo attivo della famiglia. L’auspicio è che la riforma sia attuata rapidamente, comunque nel rispetto dei tempi di "assimilazione" della scuola, e che i soggetti interessati – insegnanti, studenti, genitori – siano posti nelle condizioni di capire a quale cambiamento sono chiamata a contribuire.

La riforma è una opportunità per tutti. I docenti giustamente si preocupano del loro ruolo, chiedono interventi di formazione, ma anche loro – come noi genitori – sono chiamati a vivere la novità della riforma come occasione per diventare protagonisti del cambiamento della scuola. L'applicazione della legge può aiutare a risolvere anche taluni nodi controversi. Non abbiamo mai nascosto le nostre perplessità sull'anticipo scolastico nella scuola dell’infanzia ed elementare. Vedo però con interesse che si stanno studiando modalità per aiutare ad integrare efficacemente all'interno della classe gli alunni più piccoli e quelli più grandi. Occorre pertanto che il processo di applicazione della riforma sia deciso, lineare, coerente, trasparente e capace di coinvolgere i soggetti della scuola. Le famiglie della scuola cattolica e della formazione professionale di ispirazione cristiana sono pronte a cogliere questa grande opportunità. Questo momento sollecita al contempo l’Agesc ad una presenza sempre più diffusa e significativa. E’ questa la ragione che mi spinge a chiedere a tutti gli associati di promuovere l'Agesc in tutte le scuole cattoliche. La riforma apre spazi importanti per la presenza della famiglia, ma sappiamo bene che non è l'intervento del singolo genitore a cambiare le cose. Le famiglie possono far valere il loro peso e i loro diritti originari in tema d'educazione se sono presenti in forma associata. E' lo stesso Magistero della Chiesa che sottolinea e valorizza questa modalità.

Al Governo rimproveriamo però una grave inadempienza. Con la Finanziaria 2003 era stato introdotto il principio del credito di imposta. La somma che le famiglie possono recuperare (30 milioni di euro per il 2003) è certamente esigua rispetto ai costi che debbono sostenere per la libertà di educare i propri figli, ma un tabù finalmente é stato infranto. A quattro mesi dall'approvazione della Finanziaria, niente è stato fatto dal Governo per dare attuazione alla Finanziaria: l'Agesc con forza chiede che il credito di imposta non rimanga un bel principio scritto sulla carta e che già dalla oramai prossima denuncia dei redditi sia possibile portare a credito d’imposta parte delle spese sostenute per la frequenza di scuole paritarie.

A livello regionale, oltre ai "casi" Piemonte e Puglia di cui si parla in altro articolo in questa pagina, merita una particolare sottolineatura quanto sta accadendo in Emilia Romagna, in cui non si sta andando nella direzione di una corretta integrazione fra competenze dello Stato e delle Regioni. Infatti, la proposta di legge dell'Assessore regionale all’istruzione dell’Emilia Romagna, Bastico, intende reintrodurre il biennio obbligatorio, posticipando la scelta fra scuola ed istruzione e formazione professionale a dopo il biennio delle superiori. L'autonomia delle Regioni deve potersi esprimere senza che vengano intaccati gli indirizzi generali che la Costituzione vuole di competenza dello Stato. La proposta di legge Bastico è in contrasto con gli indirizzi generali che sono contenuti nella riforma Moratti, che è legge dello Stato. Se la legge regionale dell’Emilia Romagna fosse approvata così com’é saremmo dunque in presenza di un evidente conflitto Costituzionale. Il richiamo è al buon senso.

*Presidente nazionale dell'Agesc


Torna al Sommario

Buono scuola, Toscana anno zero
Occorre un Forum delle associazioni

Toscana, anno zero. In questa regione il dibattito su diritto allo studio e "buono scuola" sembra abbia l'orologio fermo ad anni indietro; la richiesta di parità viene confusa con l'assistenza ed ogni comune si regola come vuole e quando va bene prevale la logica della convenzione fra ente locale e scuola. Di un provvedimento legislativo regionale ispirato alla libertà di scelta delle famiglie nemmeno si parla. Succederà qualcosa di nuovo nei prossimi mesi? Lo si può solo sperare. Certo è che di un provvedimento nel segno del riconoscimento della libertà di scelta c’é urgente bisogno perché anche in Toscana diverse scuole sono costrette a chiudere i battenti per gravi difficoltà finanziarie.

Nei giorni scorsi l'assessore regionale Paolo Benesteri ha convocato tutte le associazione della scuola per annunciare che sarà elaborato un documento di indirizzo per l'applicazione della legge che ha recepito la legge 59/97, cosiddetta "Bassanini" . Dei contenuti ancora non si sa nulla. "Attendiamo ed ancora una volta speriamo; intanto però – spiega Silvana Guiducci, presidente regionale dell'Agesc – siamo in attesa di un atto promesso da tempo, la costituzione del Forum regionale delle associazioni dei genitori della scuola sull'esempio di quello nazionale presso il Ministero. La costituzione di un tavolo permanente di confronto consentirebbe all’Agesc di offrire il proprio contributo propositivo in tema di politiche scolastiche regionali e per il diritto allo studio".

L’Agesc della Toscana comunque non sta in attesa, con le mani in mano, e persegue i compiti associativi. Fra questi la formazione: in merito alla Riforma Moratti, all'inizio del mese di aprile a Firenze, si è tenuto un convegno (relatrice Gregoria Cannarozzo dell’Università di Torino) che ha visto una notevole partecipazione di genitori, docenti, dirigenti scolastici, autorità locali. La linea guida del convegno è stata che tutti i soggetti sono chiamati insieme a realizzare la riforma, e che le famiglie dell'Agesc sono pronte a sperimentare le nuove forme di collaborazione indicate dalla legge.

L'associazione (attualmente presente in sei province) in questi mesi è impegnata pure in un'azione tesa a farsi conoscere in tutte le scuole cattoliche della Regione.

Lutto a Cesena

Nel Sabato Santo è deceduta la Prof.ssa Maria Paola Piraccini, preside della Scuola Elementare e Media della Fondazione Sacro Cuore di Cesena. Gli amici dell'Agesc abbracciano con affetto Paola commossi dalla sua intelligente fedeltà al Signore e grati per la sua amicizia e la sua sincera e tenace passione educativa.


Torna al Sommario

E il Piemonte raccoglie le firme
Già 5mila le adesioni alla legge d'iniziativa popolare
sulla libertà di educazione

In Piemonte l'Agesc sta raccogliendo le firme per una legge regionale di iniziativa popolare che riconosca il diritto alla libertà di educazione. Per presentare un testo di legge occorrono ottomila firme, in poche settimane ne sono state raccolte cinquemila: l'obiettivo sarà dunque raggiunto entro i termini stabiliti.

La legge d’iniziativa popolare è stata messa a punto da un pool di avvocati, magistrati e docenti universitari ed ha superato l'esame dell'ufficio legislativo regionale.

L'Agesc ha deciso di promuovere questa iniziativa prendendo atto della inconcludenza del consiglio regionale del Piemonte, che da mesi non riesce ad discutere ed approvare una legge sul buono scuola proposta dalla maggioranza, a causa dell’ostruzionismo della opposizione. Lo Statuto regionale prevede che le leggi di iniziativa popolare abbiano una sorta di corsia preferenziale, ragione per cui è prevedibile che entro l'anno la legge proposta dall'Agesc possa essere discussa ed approvata. Ma una soluzione diversa potrebbe anticipare i tempi; l'iniziativa in atto potrebbe sortire l'effetto di spingere finalmente la maggioranza ad assumersi le proprie responsabilità, affrontando a viso aperto l'ostruzionismo della minoranza. Per i giorni 6, 7 e 8 maggio è stata infatti convocata una seduta del consiglio regionale ad oltranza con all'ordine del giorno la votazione della legge. Sarà interessante vedere come si concluderà questa partita politica che si sta giocando in Piemonte.

Altrettanto interessante è quanto sta accadendo in Puglia. Il gruppo della Margherita, che si trova all'opposizione della giunta di centrodestra guidata da Raffaele Fitto, ha presentato una proposta di legge che introduce il buono scuola regionale "a copertura totale o parziale delle spese effettivamente sostenute per l’iscrizione, per la frequenza, per il pagamento delle rette e di eventuali contributi a sostegno degli alunni disabili." Destinatari di tale buono scuola (la legge lo chiama proprio così) sono "le famiglie degli studenti residenti sul territorio regionale della Puglia frequentanti le scuole statali e non statali". Un articolo si preoccupa poi di chiarire che "gli interventi a favore delle famiglie di alunni frequentanti la scuola non statale, non potranno, comunque, superare gli importi dei costi medi degli alunni frequentanti la scuola di Stato, complessivamente gravanti sulla finanza statale e regionale".

L'Agesc ha applaudito alla proposta di legge della Margherita, che è guardata con distacco, quando non con ostilità, dai suoi alleati di minoranza. Si tratta di una iniziativa coraggiosa. "Il nostro augurio – dichiara Antonio Passiatore, presidente regionale dell'Agesc Puglia - è che ora, sui rischi di alzare steccati ideologici e di contrapposizione fra schieramenti politici, prevalga il buon senso e che maggioranza e opposizione si schierino, per una volta insieme, dalla parte della civiltà e dei cittadini. In modo che già da settembre le famiglie pugliesi, così come accade per le famiglie del Veneto, della Lombardia, della Liguria, della Sicilia, possano essere almeno agevolate nell’esercitare il fondamentale diritto della libertà d'educazione."


Torna al Sommario

parla il giurista
Lo Stato provveda a sostenere i disabili

Marco Masi (*)

La legge 62/2000 prevede che scuole paritarie e scuole statali costituiscano il "sistema nazionale di istruzione". Ciò significa che, allorquando nel nostro ordinamento si parli di istituzioni scolastiche, non è più possibile ricomprendere in tale locuzione sole le scuole statali. Tale legge afferma inoltre, limitandoci a considerare il caso di studenti con handicap, che le scuole paritarie sono obbligate ad accettarne l’iscrizione (ove questi ne facciano richiesta accettandone il progetto educativo) e tenute ad applicare "le norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap".

Il nostro ordinamento, per garantire la piena integrazione scolastica degli alunni con handicap, ha previsto interventi di carattere "assistenziale" (facenti capo prevalentemente agli enti locali) e di "sostegno didattico" (facenti capo allo Stato). L’art.13 c.3 della legge 104/92 prevede infatti che "nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando … l’obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per la autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante la assegnazione di docenti specializzati". Vi è dunque l’obbligo per gli enti locali di garantire i medesimi interventi di diritto allo studio a favore dei portatori di handicap, sia che questi frequentino una scuola statale o paritaria. Già l’art.42 del Dpr 616/77 aveva previsto che gli interventi di "assistenza scolastica" di competenza degli enti locali debbano essere rivolti agli "alunni di istituzioni scolastiche pubbliche e private". Successivamente la giurisprudenza ha ampiamente chiarito tale aspetto sino alla sentenza 454/94 con la quale la Corte Costituzionale ha ribadito che il diritto allo studio è un diritto soggettivo della persona che non muta in base al tipo di scuola prescelto.

Gli interventi di sostegno didattico devono invece essere garantiti dal soggetto che eroga il servizio scolastico. Lo Stato vi provvede direttamente, con l’assunzione di insegnanti di sostegno, per le istituzioni scolastiche statali. La famiglia di un alunno portatore di handicap che sceglie una scuola paritaria invece (con l’eccezione della elementare parificata) deve sopportare integralmente l’onere economico relativo alla attività didattica di sostegno che la scuola è tenuta a garantire all’alunno. Si tratta di un onere difficilmente sostenibile dalla famiglia, che vanifica nei fatti il diritto sancito dalle norme. Dal combinato disposto delle norme citate, alla luce dei principi costituzionali (artt. 2,3,30,33,34,35), vi è l’obbligo della Repubblica di rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che impediscono il pieno godimento dei diritti che l’ordinamento prevede. Lo Stato italiano, non in quanto "gestore" di scuole, ma in quanto espressione della comunità nazionale, deve pertanto prevedere forme di sostegno alle famiglie di alunni portatori di handicap che frequentano scuole paritarie al fine di garantire l’effettività di diritti che sono da anni patrimonio indiscusso della nostra civiltà giuridica.

(*) Avvocato in Bologna

A. Ge. S. C. Homepage