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La pagina dell'A.Ge.S.C. su "Avvenire" del 30 maggio 2003

Sommario

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Credito d'imposta
famiglie scippate

di Vito Massari*

Occorre dirlo con forza e chiarezza: le famiglie italiane sono indignate. Un vero e proprio "scippo" è stato perpetrato ai loro danni. Stiamo parlando del credito di imposta per le spese scolastiche introdotto nella Finanziaria 2003 e rimasto lettera morta perché il Governo non ha emanato il decreto di attuazione. Ricapitoliamo i fatti.

Accogliendo la proposta del Comitato per la scuola della società civile, sostenuta dall’Agesc e da numerosissimi accademici ed esponenti del mondo della scuola, nella legge finanziaria 2003 era stato inserito uno stanziamento annuo di 30 milioni di euro per gli esercizi 2003, 2004, 2005. Tali fondi erano da erogare con lo strumento del credito d’imposta alle famiglie per la parziale copertura delle spese scolastiche da loro sostenute. L’entità della cifra è minimale, insufficiente a coprire le ingenti spese che le famiglie sostengono per permettere ai propri figli la frequenza delle scuole paritarie. L’importo previsto, infatti, considerando il numero degli studenti delle scuole paritarie, consentirebbe un credito d’imposta di circa 85 euro l’anno per studente. Quasi niente, se confrontato con le rette che le famiglie pagano. Tuttavia, per noi era fondamentale il principio che finalmente era stato introdotto: la libertà d'educazione è un diritto, questo diritto è reale solo se sostenuto da un intervento economico, il credito d'imposta è al momento la soluzione realistica e condivisa per realizzare tale intervento economico in favore delle famiglie.

Quasi la quadratura del cerchio, se non fosse che fra il dire (anzi lo scrivere in una legge dello Stato) e il fare ci s' è messo di mezzo il mare della dimenticanza (chiamiamola così) di un Governo che rinvia a domani (2004) quello che doveva essere fatto oggi. Tutti in queste settimane siamo alla prese con la dichiarazione dei redditi ma nessuno potrà dire al proprio commercialista "Ho i figli che vanno a scuola, ho diritto a un credito di imposta di 85 Euro". Sappiamo che vengono addotte motivazioni che francamente appaiono ingiustificate e pretestuose. Si dice che il credito di imposta si riferisce all'anno fiscale 2003 e che pertanto verrà recuperato con la dichiarazione dei redditi del 2004. Ma questo è appunto lo "scippo", la lettera e lo spirito della Finanziaria vanno in un'altra direzione, affermano chiaramente che i 30 milioni di Euro devono essere spesi nel 2003.

Siamo increduli di fronte ad una azione di Governo che nel suo procedere dimostra "amnesie" e "furbizie" ingiustificabili. Occorre venga con urgenza predisposto quanto necessario perché le famiglie italiane non siano prese in giro ancora una volta e possano usufruire di un seppur minimo beneficio, previsto dalla legge finanziaria.

L’amnesia del Governo purtroppo sembra essere diventato un virus letale, al pari della SARS. Anche i fondi per le scuole dell'obbligo si sono dileguati. Solo nel marzo scorso le scuole paritarie hanno ricevuto alcune tranche relative, si badi bene, all'anno scolastico 2001/2002. Mancano però, ancora, parte significativa dei contributi dovuti per il 2002 per non parlare dell’anno 2003. Non si hanno notizie e non c'è certezza sui pagamenti. Una situazione che mette in ginocchio i già fragili e traballanti bilanci delle scuole non statali.

Se il governo crede nella libertà d'educazione, lo dimostri con comportamenti più coerenti.

*Vice presidente nazionale Agesc


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Le scuole private libere
di morire

di Massimo Baldini (*)

Un po’ prima della metà dell’Ottocento Frederic Bastiat, un grande cattolico liberale, si batté, in nome della libertà, contro il monopolio educativo statale. La cosa più urgente, egli scriveva "non è già che lo stato insegni, ma che si lasci insegnare. Tutti i monopoli sono detestabili, ma peggiore di tutti è il monopolio dell’insegnamento". Un genitore cattolico, egli osservava, che mandi i propri figli ad una "scuola libera" si trova nella seguente situazione: "Come padre – egli pensa – pago l’educazione dei miei figli senza che nessuno mi venga in aiuto; come contribuente e come cattolico pago l’educazione dei figli degli altri perché non posso rifiutarmi da pagare le tasse che sostengono le scuole statali".

Tuttavia, nella difesa delle scuole libere e nella lotta contro il monopolio statale dell’istruzione, Bastiat si trovò solo. Anche i suoi amici laici e liberali erano caduti "nella strana situazione di ignorare la libertà". Volevano la libertà in politica, in economia, ma non nella sfera educativa: e se talora dichiaravano a parole di volerla anche in questo ambito, poi di fatto le loro azioni finivano con lo smentire le loro promesse verbali.

Cento anni più tardi, Luigi Sturzo ritornava sugli stessi temi. "Solo la libertà – egli affermava – può salvare la scuola in Italia". Ed aggiungeva: "la libertà verrebbe a produrre tre benefici alla scuola italiana: la selezione degli alunni; la selezione dei professori, la gara dei metodi di insegnamento". Per Sturzo, il monopolio scolastico dello Stato è "sostanziato da una presunzione, che solo lo Stato sia capace di creare una scuola degna del nome; mentre non è riuscito che a burocratizzarla e fossilizzarla". Più recentemente, Friedrich von Hayek, grande pensatore liberale e premio Nobel per l’economia, ha affermato che un vero liberale non può essere schierato con gli strenui difensori del monopolio statale dell’istruzione. Infatti, "il settore pubblico non deve essere concepito come una serie di scopi il cui perseguimento è monopolio del governo, ma come una serie di necessità che il governo deve soddisfare, là dove – e fino a quando – non si sono trovati altri sistemi per farlo". Nel caso particolare delle scuole, afferma Hayek, "quanto più si apprezza il potere che l’educazione può avere sulle menti degli uomini tanto più si dovrebbe essere convinti del pericolo di porre questo potere nelle mani di una singola autorità".

Dai tempi di Bastiat ad oggi, per la scuola privata, in Italia, pochissime cose sono cambiate e le promesse elettorali vengono subito smentite dalla prima finanziaria. Del "buono scuola" contenuto nel programma sulla scuola della "Casa delle libertà" nessuno tra i membri del governo parla più. Addirittura le scuole paritarie devono ancora incassare parte significativa dei contributi statali dovuti per l’anno 2002; si trovano così creditrici di cifre considerevoli e conseguentemente in una preoccupante situazione economica. Da tutto ciò emerge che per la Casa delle Libertà le scuole paritarie sono libere si, ma di chiudere.

Ancora, nella legge finanziaria 2003, accogliendo la proposta del Comitato per la scuola della società civile, è stato approvato uno stanziamento di 30 milioni di euro annui da erogare con lo strumento del credito d’imposta alle famiglie delle scuole paritarie. L’entità della cifra è minimale tuttavia riveste una forte valenza politica perché afferma un principio fondamentale: quello del diritto alla libertà di educazione, senza condizionamenti economici. Il punto però è che, pur essendo previste in finanziaria le risorse economiche, il provvedimento legislativo resta per ora lettera morta, in quanto il Governo non ha ancora, sino ad oggi, predisposto la circolare applicativa.

In breve, per la Casa delle libertà i genitori che mandano i figli alle scuole private sono ancora, di fatto, solo liberi di pagare, come ai tempi di Bastiat, due volte.

* Docente presso la Luiss di Roma


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«Diamo un forte ruolo sociale alla famiglia»

Nel convegno "La famiglia sfida dell'Europa", tenuto il 15 maggio scorso nella Sala della Lupa di Montecitorio per iniziativa del Forum delle Famiglie, è stato opportunatamente lanciato un appello perché nella nuova Costituzione euopea, in via di elaborazione, venga riconosciuto il ruolo sociale della famiglia. Al convegno hanno partecipato ministri italiani e di altri paesi europei, esperti e i rappresentanti delle associazioni famigliari.

Il problema reale – come ha lucidamente evidenziato il sociologo Pier Paolo Donati – è che oggi nel Vecchio Continente non esiste uno sguardo univoco e positivo sulla famiglia. Abbondano le dichiazioni di principio in favore di questa "cellula fondamentale della società" ma le politiche e le scelte concrete vanno in altre direzioni. Nei diversi paesi si parla di coabitazione, di famiglie di scelta, di compagnie o unioni di vita, fino a quando non si arriva addirittura alla legittimazione di qualsiasi unione, etero od omosessuale che sia. Molti segnali – ha osservato Donati - indicano che l’Europa ha imboccato la strada del neutralismo o indifferenza etica nel riconoscimento e trattamento delle forme familiari. La conclusione, allarmante, è che oggi l’Europa non può più contare sulla famiglia come risorsa, semplicemente perché la cultura dominante non la considera più una risorsa, ma semmai un vincolo storicamente superato. Nessuna sorpresa quindi se poi le politiche di welfare trascurano la famiglia, e se da questo punto di vista, al pari della libertà d'educazione, l'Italia è sempre più un fanalino di coda rispetto agli altri paesi europei.

Se questa è la situazione, appare enorme la sfida per quanti credono ancora nella famiglia – intesa come una coppia stabile aperta al dono dei figli -, per quanti ritengono che la famiglia, lungi dall'essere morta, superflua o impossibile, sia invece l'istituzione del futuro. La famiglia è "istituzione del futuro"– citiamo sempre dalla relazione di Donati – perché, attraverso l’alleanza della coppia che genera una nuova vita, incorpora in sé la garanzia dell’avvenire della società.

E' giusto quindi chiedere che le istituzioni pubbliche riconoscano il ruolo della famiglia intesa come "società naturale fondata sul matrimonio", ma altrettanto urgente appare un lavoro culturale teso a contrastare l'indifferentismo etico proprio della mentalità dominante. E' uno spazio di lavoro enorme per associazioni di famiglie come l'Agesc: a loro compete mostrare come letteralmente non ci sia futuro senza famiglia. La testimonianza dei singoli non basta, solo un popolo di famiglie potrà convincere e farsi ascoltare.


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Lombardia, genitori protagonisti

La formazione dei genitori è uno degli impegni maggiori dell'Agesc in Lombardia. In questa regione l’Agesc è una realtà consistente: oltre settemila iscritti, una presenza organizzata in nove su undici province ed un comitato provinciale – quello di Sondrio – in gestazione, così che presto le province saranno dieci. In alcune province e città (Lecco, Bergamo, Crema) l'Agesc è presente nella pressochè totalità delle scuole cattoliche; in altre (Milano, Pavia, Varese, Como) la presenza non è altrettanto capillare sia per l'alto numero (fortunatamente) di scuole cattoliche sia per qualche difficoltà che ancora si registra nel rapporto con qualche gestore.

Ma non sono soli i numeri a qualificare la presenza dell'Agesc in Lombardia. L'associazione è, per esempio, il principale motore ideale ed organizzativo di due grosse manifestazioni pubbliche della scuola cattolica che si tengono tradizionalmente in primavera: Andemm al Domm a Milano (25 mila presenze) e la marcia sui colli di Bergamo (7000 presenze).

Per qualità e capillarità si distingue – come si ricordava all'inizio – il lavoro di formazione condotto a livello regionale e in numerose realtà locali. "Con i corsi di formazione – spiega il presidente regionale Ernesto Mainardi – intendiamo preparare i genitori ad essere protagonisti dentro la scuola. Vogliamo aiutarci a prendere una chiara coscienza del nostro ruolo, delle nostre responsabilità, a capire le nostre esigenze e le relative risposte. In questi ultimi mesi ci siamo mossi soprattutto sulla riforma Moratti. E' una riforma che, se coerentemente attuata, apre grandi spazi alla famiglia. Non solo per una presenza nella scuola, ma per concretamente incidere sui livelli educativi. Per alcune novità introdotte dalla riforma – il portfolio degli studenti, i piani personalizzati di studio – i genitori hanno la possibilità di contribuire in modo orginale e creativo."

L'impegno formativo dell'Agesc lombarda non è limitato alle novità legislative. In alcune province sono già partiti e in altre partiranno nel prossimo anno sociale alcuni corsi che, finanziati dalla legge regionale che valorizza l'associazionismo famigliare, andranno ad affrontare temi concreti come lo studio, i problemi educativi per livelli di età, il ruolo delle associazioni famigliari.

L'Agesc ha un ruolo attivo anche nel Forum delle associazioni dei genitori costituito presso l'ufficio scolastico regionale, un'esperienza che si cerca di realizzare anche nelle singole province. Il presidente Mainardi fa parte dell'Osservatorio sulla sperimentazione che ha anticipato la riforma. Entro breve ci sarà un convegno regionale che valuterà i risultati, evidenziando punti di forza e punti critici. L'Agesc è infine sistematicamente chiamata ad offrire il proprio contributo su iniziative e problemi emergenti nella realtà scolastica come il volontariato, il disagio giovanile, il progetto Missione salute.

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