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La pagina dell'A.Ge.S.C. su "Avvenire" del 26 settembre 2003

Sommario

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Parte la riforma
Genitori presenti

di Enzo Meloni*

L'inizio di un nuovo anno scolastico è fonte di gioia e trepidazione per chi ha responsabilità educative: genitori, insegnanti, operatori della scuola. Come genitori, sappiamo che l'educazione è aiutare i nostri figli a scoprire un significato che guidi tutta la loro esistenza. La scuola è uno strumento di aiuto in questo nostro difficile compito. Si sbaglia quando si danno per scontati questi pensieri, che sono l'orizzonte ideale anche del nostro impegno associativo.

L'anno scolastico parte con la novità della prima applicazione della riforma Moratti. Il governo ha approvato lo schema di decreto legislativo in attuazione della legge delega 53/2003, che prevede l'attuazione generalizzata della riforma nel prossimo anno scolastico. Già da quest’anno però è generalizzata, nel primo e secondo anno della scuola primaria, l'alfabetizzazione informatica e della lingua inglese. A questo proposito, è condivisibile l'impostazione della circolare 69 per cui l'informatica non dovrà essere tanto un ulteriore insegnamento specifico, quanto piuttosto il primo approccio all’utilizzo di uno strumento, il computer, utile allo studio e alla didattica. Analoghe considerazioni valgono per la lingua inglese.

I decreti attuativi della riforma consentono anche, nell'ambito dell'autonomia delle singole istituzioni scolastiche e previa deliberazione dei collegi docenti, l'avvio di esperienze di innovazione e sperimentazione, coerentemente con le indicazioni nazionali. Auspichiamo che queste esperienze siano attivate diffusamente, superando veti a volte pretestuosi che non paiono motivati da reali considerazioni pedagogiche.

La responsabilità educativa della famiglia è stata giustamente posta al centro di questa riforma, le famiglie devono pertanto essere adeguatamente informate e coinvolte nel processo di attuazione. L'Agesc tutta è coinvolta nel percorso.

Se è vero, come si osserva in un articolo di questa pagina, che il processo formativo è il frutto dell'investimento di un capitale umano (i giovani che devono essere formati), di un capitale sociale (il contesto socio-culturale che influisce sul rendimento scolastico) e di un capitale finanziario, è necessario che questa riforma, e il complessivo sistema dell'istruzione, sia sostenuto da adeguati investimenti economici. Prendiamo atto con soddisfazione dell'impegno del governo che ha stanziato a questo scopo otto miliardi di Euro per i prossimi cinque anni, avvertendo però che gli stanziamenti non potranno andare a discapito di altri servizi scolastici. Siamo anche soddisfatti dell'istituzione del contributo alle famiglie delle scuole paritarie; tuttavia non è pensabile non venga incrementato con le prossime Finanziarie, perché al momento riveste più un significato simbolico che reale. Si tratta anche di dare una piena attuazione alla legge paritaria 62/2000. Le scuole non statali sono obbligate all'accoglienza degli studenti portatori di handicap: un obiettivo che può difficilmente essere raggiunto se lo Stato non si fa carico degli oneri economici sostenuti dalle scuole che accolgono studenti handicappati. Nello stesso modo appare difficile un'applicazione generalizzata della riforma nella scuola primaria paritaria, senza mettere adeguate corrispondenti risorse economiche che consentano di fare fronte ai costi che le innovazioni richiedono.

*Presidente nazionale Agesc


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Fondi alle famiglie, primo passo

L'Agesc ha espresso "soddisfazione" per il decreto interministeriale del 2 settembre scorso che ha stanziato fondi per contributi diretti alle famiglie che hanno i figli iscritti alle scuole paritarie, a parziale rimborso delle spese sostenute per iscrizione, rette e frequenza. A beneficiarne saranno le famiglie che hanno figli frequentanti le scuole elementari, medie e il primo anno delle superiori.

Il provvedimento attua quanto previsto dalla Finanziaria 2003 che a questo scopo aveva stanziato 30 milioni di Euro annui per un triennio. Sono pertanto fuori luogo le polemiche sollevate da chi ha presentato l'iniziativa come frutto di una decisione arbitraria del Ministro dell'Istruzione. Si tratta invece della doverosa attuazione di una decisione del Parlamento. Una decisione nata dalla iniziativa dell’Agesc che, con il Comitato della scuola della società civile, aveva raccolto le adesioni di oltre centocinquanta accademici ad un appello per una nuova politica di welfare in tema di scelta educativa.

La positività del decreto non nasconde però gli evidenti punti deboli: l'esiguità delle risorse, l'esclusione dal beneficio delle famiglie che hanno i figli nelle superiori dal secondo anno in poi, la sostanziale esclusione delle famiglie delle scuole elementari parificate. Inoltre, non è ancora chiaro quanto riceverà una famiglia per ogni figlio (dipende da quanti presenteranno la domanda); considerata però la somma stanziata e la popolazione scolastica delle scuole paritarie, è facile prevedere che si tratterà di una cifra assolutamente modesta.

Il decreto costituisce comunque una novità assoluta. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana viene riconosciuto ai genitori, anche dal punto di vista economico, il diritto alla libertà di scelta educativa. Una famiglia che ha scelto una scuola paritaria riceverà dallo Stato – solo a motivo di questa scelta - un contributo a parziale rimborso delle spese sostenute. È una rivoluzione copernicana, che comincia a dare "concretezza" alla legge 62/2000 (quella sulla parità), che nel riconoscere l’esistenza di un sistema scolastico nazionale composto da scuole statali e paritarie, prevedeva per queste ultime gli "obblighi" per il riconoscimento della pubblicità del servizio, ma non realizzava le condizioni per la libera scelta del sistema scolastico da parte delle famiglie.

Finalmente un "passo" innovativo positivo. Ora occorre procedere con speditezza. Nella Finanziaria 2004 occorre siano incrementate le risorse per consentire alle famiglie di ricevere progressivamente un adeguato sostegno alla loro scelta educativa.


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Regione Lazio in attesa del «buono scuola»

Nel Lazio l'Agesc è presente nelle province di Roma e Latina e – come spiega il presidente regionale Giampiero Tirocchi, in carica da ormai due anni – sta lavorando perché l'Associazione possa presto riprendere anche a Frosinone. D'altra parte la diffusa presenza delle scuole cattoliche a Roma e nell'intero Lazio richiede un notevole sforzo organizzativo perché i genitori abbiano la possibilità di associarsi ed esercitare il loro irrinunciabile ruolo. "Il nostro lavoro di volontariato – spiega Tirocchi – è rivolto innanzitutto a fare conoscere l’Associazione ed a far capire quali sono le finalità dell'Agesc. In questo ci è molto d'aiuto il responsabile scolastico del Vicariato di Roma, che ci coinvolge costantemente nelle iniziative diocesane".

A Roma l'Agesc non è solo animata dal giusto desiderio di espandersi, ma è cerca anche di essere presente sulla scena pubblica, partecipando, insieme alle altre associazioni di genitori della scuola statale, al comitato istituito dall’Ufficio Scolastico Regionale. In quella sede l'Associazione non manca di far pervenire il proprio contributo sulle questioni che riguardano la vita della scuola e per le quali è richiesto appunto il parere dei genitori. L'Agesc di Roma partecipa anche con cinque suoi rappresentanti alla commissione cinematografica che deve vagliare se un film può o meno essere "visto" dai minori e quindi passare in televisione. Un ruolo importante e delicato, dunque.

Attenzione grande anche per le politiche regionali per il diritto allo studio. Nel Lazio ancora non è stata approvata una legge sul "buono scuola" analoga a quella di altre regioni, anche se il provvedimento rientra nel programma della giunta guidata da Francesco Storace. Finora è stato riconosciuto solo un contributo alle scuole materne. "Speriamo, e vogliamo pensare, che alla fine la legge si farà – osserva Tirocchi – proprio perché è un impegno preso dal presidente. Ci rendiamo conto del peso economico che questo comporta, visto l'alto numero di scuole cattoliche presenti a Roma". Scuole che, come nel resto d'Italia, spesso non navigano in buone acque e sono anzi in difficoltà quando si trovano ad accogliere allievi portatori di handicap. "Le famiglie con questi ragazzi – spiega Tirocchi – spesso scelgono la scuola cattolica perché ritengono che i loro figli vengano accolti in un contesto comunitario più motivato. Tuttavia, non essendo ancora applicata la legge paritaria in termini di "parità" di risorse economiche, le scuole si trovano in forte difficoltà. Il nostro impegno per aiutare le situazioni di difficoltà è pressante, ma senza contributi economici è molto dura."

L'orizzonte dell'impegno dell’Agesc Lazio sono i problemi della scuola, non solo cattolica. "Mi preme molto sottolineare questo aspetto – dice Tirocchi – per dissipare equivoci o incomprensioni. Nello stesso tempo, quando vediamo che agli studenti e alle famiglie delle scuole paritarie non viene riconosciuto quando spetta per legge, non esitiamo a intervenire."


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Formazione: uno studio mostra l'importanza
del ruolo della società civile

Un capitale umano da valorizzare

Giuseppe Scidà*

Ogni persona dispone, come forme di capitale, di un capitale fisico, un capitale umano e un capitale sociale. Mentre il capitale fisico è costituito da beni strumentali tangibili (a loro volta distinti in capitale fisso – ad esempio la proprietà di un'impresa, di una casa, o di un terreno – e capitale finanziario) ed il capitale umano dalle capacità e abilità che la persona ha acquisito o di cui in parte già dispone naturalmente, il capitale sociale, anch'esso immateriale come il capitale umano, si basa su una struttura a rete di relazioni sociali fra soggetti individuali o collettivi. Il capitale sociale è un capitale "fragile", perché non è comune la propensione ad investire intenzionalmente in una risorsa la cui potenziale utilità non è divisibile ed appropriabile. In altre parole, è possibile contribuire al capitale sociale di una persona terza solo in un orizzonte di solidarietà.

Con riferimento ad un mio studio - G. Scidà, Il potenziale ruolo del capitale sociale nell’educazione, in S. Versari (a cura), La scuola della società civile tra stato e mercato, Rubbettino - giova riferirsi ad una indagine di Coleman & Hoffer del 1987 che muove dall’assunto che il capitale sociale formatosi all’interno della famiglia, come quello costruito all’interno della propria comunità territoriale, nei gruppi, nelle associazioni, ecc. giochi un ruolo fondamentale nella creazione del capitale umano della generazione in formazione. Questo senza disconoscere la grande influenza, nella formazione dei figli, del capitale finanziario ed umano. L’indagine sociologica svolta mette alla prova l’ipotesi che un’alta disponibilità di capitale sociale si traduca in una bassa percentuale di abbandoni della scuola e viceversa. Fra le variabili considerate si individuano quelle connesse al capitale fisico e umano, da considerare a sé, e quelle influenti sul capitale sociale (presenza di entrambi i genitori in famiglia, razza, numero dei figli, trasferimenti di residenza, aspettative della madre sui risultati scolastici del bambino, ecc.).

Il Coleman, commentando i dati risultanti, rileva fra l’altro, in relazione agli ottimi risultati conseguiti dagli studenti delle scuole cattoliche e religiose in genere, come le differenze nei tassi di abbandono scolastico non sono dovute alla diversità religiosa delle scuole né degli studenti, bensì dal fatto che le scuole religiose, in genere, sono costruite in un circondario dove la comunità dà grande rilievo all’organizzazione religiosa e le famiglie mantengono legami complessi, al contrario la scuola statale come le scuole laiche non sono sostenute da una comunità, così i loro studenti risultano per lo più degli aggregati casuali e le loro famiglie spesso non hanno contatti assidui e duraturi.

Va comunque sottolineato che, come avverte Carlo Trigilia (Capitale sociale e sviluppo locale, in "Stato e Mercato", 1999), "bisogna contrastare la tendenza a caricare troppo il peso causale del capitale sociale […] Non bisogna dimenticare che per lo sviluppo sono importanti le conoscenze, e quindi risorse in termini di capitale umano, ma anche le dotazioni infrastrutturali, e quindi capitale fisico, e ovviamente il capitale finanziario".

In conclusione, una "rilettura" dei capitali di cui può disporre una persona, in relazione al sistema di istruzione, suggerisce le seguenti osservazioni sintetiche: all’arricchimento del capitale umano è chiamata a contribuire la scuola, promuovendo la realizzazione di percorsi formativi individualizzati (legge 53/2003). Al capitale finanziario occorre faccia fronte la Repubblica, investendo significativamente in risorse per la scuola e la formazione. Al capitale sociale è chiamata a contribuire la comunità, chiamata per questo a sostenere la costruzione di una scuola della società civile.

*Docente all'Università di Bologna

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