POLITICHE SCOLASTICHE>PARITA' SCOLASTICA
Pubblichiamo un intervento di Stefano
Versari, del Comitato Esecutivo AGeSC, Presidente Comitato per
la Scuola della Società Civile; nel contributo viene ancora una
volta evidenziata la violazione in atto del diritto fondamentale
alla possibilità di scelta educativa e si evidenziano gli
aspetti positivi della detrazione d'imposta: strumento che l'Agesc
ha in più occasioni segnalato per la sua positività
da Il Nuovo - Lunedì, 22 Luglio 2002
Libertà di educazione: basta rinvii
di Stefano Versari*
Intervenire già con la prossima Finanziaria
La strada migliore è la detrazione d’imposta
Un dibattito con troppi ideologismi
E intanto la legge sulla parità resta
inapplicata
La legge sull’autonomia scolastica (legge
59/97 Bassanini) afferma che "l’autonomia didattica è
finalizzata (...) alla libertà di scelta educativa delle
famiglie". Si tratta quindi di un elemento di natura
scolastica che fonda un principio di civiltà. La libertà della
scuola è possibile solo nella autonomia delle scuole e questa
è realizzabile se vi è parità di condizioni di partenza fra
le scuole e fra le famiglie che le scelgono. La conseguenza è
che gli interventi dello Stato devono essere finalizzati a
fornire risposte ai bisogni (il diritto alla libera scelta) e a
creare le condizioni perché ogni formazione sociale sia
promossa al suo compito, ponendola in grado di rispondere al
bisogno educativo del territorio. L’autonomia ha dunque le
stesse ragioni di fondo della parità: entrambe, affermando il
primato della società sullo Stato, si basano sulla
responsabilità e sulla libertà dei soggetti della scuola. La
libertà di scelta educativa delle famiglie non costituisce,
quindi, problema confessionale ma è problema di libertà civili
del paese. Il diritto alla libera scelta educativa è
riconosciuto dalla Costituzione dove afferma essere
"compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana" (art. 3). La soluzione del problema
sta dunque nel legiferare riconoscendo nei fatti la
responsabilità educativa della famiglia, la gratuità della
scuola dell’obbligo, l’equipollenza di trattamento degli
studenti di scuole non statali, stabilendo con ciò il diritto
alla libertà di educazione senza condizionamenti culturali ed
economici. Si tratta dunque di realizzare il "senza oneri
per le famiglie" nella scelta educativa.
CONTRAPPOSIZIONI INESISTENTI -
L’arretratezza con cui il dibattito sulla libertà di
educazione viene affrontato nel nostro paese deriva da
pregiudizi ideologici datati che erigono contrapposizioni
inesistenti fra scuola di Stato e scuola non statale. "Non
si può esaltare l’idea della scuola di Stato senza
descriverne la realtà così come non si può denigrare la realtà
della scuola dei preti senza citarne l’idea" osservava
nel 1961 il Priore di Barbiana, don Lorenzo Milani, che
aggiungeva: "né preti e né laici potranno mai fare nulla
di perfettamente puro e sarà dunque meglio lasciare che si
perfezionino quanto possano gli uni e gli altri possibilmente
senza difficoltà economiche in libera e realmente pari
concorrenza". Nel 2000 con la legge 62 il Parlamento
italiano ha approvato le "Norme per la parità scolastica e
disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione".
La definimmo "legge truffa", perché non realizza nei
fatti le condizioni per la libera scelta educativa delle
famiglie. Occorre dunque legiferare sul tema, dando risposta
concreta a questo fondamentale diritto civile delle famiglie
italiane. I diversi strumenti per realizzare il diritto di
scelta delle famiglie sono riconducibili a due grandi ipotesi:
- finanziamenti diretti alle famiglie, con il
metodo del credito d’imposta o del buono scuola (nel programma
elettorale dell’attuale maggioranza politica);
- finanziamenti alle scuole, con meccanismi
di convenzione oppure sostenendo parte dei costi, in genere
quelli degli insegnanti.
Senza entrare in un’analisi accurata e in
una valutazione critica dei vari strumenti, non si possono non
richiamare due verità elementari:
- i mezzi non sono neutri, ma sottintendono
un giudizio di valore sia sul modello di scuola che tramite essi
si finisce con il proporre, come sulle priorità ontologiche dei
soggetti della scuola;
- il limite oggettivo del finanziamento
diretto alla scuola è il prestare il fianco all’accusa di
incostituzionalità. Sappiamo che sono accuse pretestuose, ma è
urgente eliminare anche i pretesti, senza sacrificare
l’essenziale.
PERCHÉ È MEGLIO LA DETRAZIONE
DALL’IMPOSTA - Pare opportuno soffermarsi con un breve cenno
su di uno strumento che in questi anni non è stato
adeguatamente valorizzato e che viceversa potrebbe rappresentare
la modalità per una soluzione positiva del problema: è lo
strumento fiscale comunemente chiamato credito di imposta, ma
che più correttamente si dovrebbe indicare come detrazione
dall’imposta. Non è da non confondere con la detrazione
dall’imponibile fiscale, che comporta la possibilità di
detrarre dal reddito imponibile le spese ammesse a detrazione,
con un conseguente risparmio fiscale pari al massimo al proprio
scaglione di reddito, quindi il 22% o il 33%. Altro è il
meccanismo della detrazione d’imposta. Si tratta, appunto, di
una detrazione dall’imposta che una famiglia deve
corrispondere allo Stato. In questo caso si versa a saldo la
differenza risultante, oppure si espone il credito derivante a
rimborso. In sintesi i vantaggi della detrazione dall’imposta
sono:
- consente una graduale applicazione,
detraendo le spese scolastiche con una progressività definita
da un tetto massimo di spesa, da elevarsi annualmente fino al
limite del costo medio per alunno della scuola statale di pari
livello;
- è facilmente applicabile e può coesistere
con l’attuale legge 62/2000 (che richiede comunque a sua volta
modifiche sostanziali);
- consente l’eventuale rateizzazione
mensile del rimborso ricorrendo al sostituto di imposta;
- non necessita di correttivi o limitazioni
legati al variare del reddito, in quanto il meccanismo è
bilanciato dalla fiscalità progressiva cui le famiglie sono già
soggette. Comporta dunque un beneficio più marcato per i
titolari di redditi di ammontare esiguo. Il meccanismo si
conforma così al principio di capacità contributiva.
È applicabile allo stesso modo per tutte le
famiglie, sia di scuola statale come non statale. Si tratta
dunque di uno strumento di per sé intrinsecamente equo.
Soprattutto è uno strumento inattaccabile sul piano
costituzionale.
BASTA DILAZIONI - Il governo è impegnato su
molteplici "fronti" per cercare di realizzare il
"contratto" elettorale sottoscritto con gli elettori.
Notevoli sono le difficoltà e preoccupanti sono le gravi
tensioni sociali che hanno costituito pretesto per rinnovate
tragiche azioni terroristiche.
Tutto ciò non può però costituire motivo
per dilazionare ulteriormente la soluzione del problema della
libertà di scelta educativa. Questo problema chiede urgente
soluzione. Ma come? In merito si perpetua un errore di fondo:
considerarlo come aspetto delicatissimo di politica scolastica.
Viceversa, la libertà di scelta educativa non riguarda tanto la
politica scolastica quanto piuttosto i diritti civili. Dunque,
la libertà di educazione è un fondamentale diritto della
persona che chiede di essere riconosciuto con adeguate politiche
sociali, di welfare. Coerentemente con la costruzione di uno
Stato non autosufficiente ma finalizzato e strumentale a dare
risposta ad esigenze sociali solidali.
Per questo motivo il tema della libertà di
scelta non può essere confinato nell’ambito delle competenze
di un singolo ministero. Essendo, appunto, tema di welfare,
occorre sia affrontato collegialmente dai diversi ministeri
competenti, sotto la responsabilità del presidente del
Consiglio. In merito alla modalità concreta di intervento, i
finanziamenti diretti alle famiglie sono coerenti con una
moderna politica di welfare.
In conclusione, occorre realizzare le
condizioni perché lo Stato sociale dia risposta al bisogno
sociale di libertà di educazione, concretizzando così i
condivisibili impegni elettorali assunti da questa maggioranza
sul tema. Non è politicamente e socialmente accettabile il
ventilato ulteriore rinvio della soluzione del problema. Per
questo è necessario che fin dalla prossima Legge Finanziaria
per il 2003 si preveda il rimborso delle spese di istruzione
sostenute dai genitori, adottando lo strumento della detrazione
dall’imposta.
*Presidente del Comitato per la scuola della società civile
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