Quale parità scolastica per le famiglie italiane
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Rispondono i Responsabili Scuola di FI e DS
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La legge 62/2000 ha riconosciuto che il sistema pubblico dell'istruzione
nel nostro Paese è costituito da scuole statali e scuole paritarie. Dopo
ormai cinque anni dall'approvazione della legge, a questo riconoscimento
giuridico non è seguito un adeguato intervento economico, per cui le famiglie
che scelgono le scuole paritarie sostengono ancora oneri economici che rendono
difficile la libertà di scelta o addirittura la impediscono.
Alcune Regioni sono intervenute con lo strumento del "buono
scuola", mentre dal 2003 il Parlamento ha previsto nella Legge
finanziaria un contributo a tal scopo per le famiglie.
Abbiamo rivolto su questo tema alcune domande all’on. Mario Mauro,
Responsabile Scuola di FI, e al prof. Andrea Ranieri, Responsabile Scuola dei
DS.
Una sintesi delle loro risposte è stata pubblicata sul quotidiano
Avvenire, venerdì 25 febbraio, nella pagina curata mensilmente dall’AGeSC.
Riteniamo utile pubblicare, di seguito, le risposte integrali alle nostre
domande
1) Ritiene si debba intervenire sull'attuale situazione che perpetua una
condizione di diseguaglianza e disparità di trattamento economico tra le
famiglie che scelgono la scuola pubblica statale e quelle che scelgono la
scuola pubblica paritaria? Quale è l’impegno del suo partito per rimuovere
questa situazione di disparità? Come e con che tempi?
Mario Mauro - Assolutamente sì. La discriminazione ancora esistente in
Italia nella scelta educativa delle famiglie è una palese ingiustizia, uno
dei nodi dello statalismo. Il futuro della scuola italiana si gioca
primariamente sul principio di libertà: di scelta, di educazione e degli
insegnanti, con uno Stato non più unica fonte di proposta scolastica, ma
garante della libertà di tutte quelle realtà che, di fatto, lavorano alla
realizzazione dell’individuo come persona.
Abbiamo consegnato al Paese uno strumento che delinea una compiuta riforma
della scuola, dal carattere moderno e pienamente europeo. Con essa abbiamo
affermato un’idea di scuola che ha come priorità l’educazione, laddove
educare non è appena fornire precetti e propinare nozioni, ma veramente
introdurre le giovani generazioni alla realtà totale. Ora metteremo mano a
tutti gli altri provvedimenti che sono necessari per completare il nostro
sistema educativo in termini di qualità e di libertà. Rivedere lo stato
giuridico dei docenti e rendere effettiva la parità scolastica sono le
priorità. I progetti di legge sono già in Parlamento, li porteremo entrambi
a compimento prima del termine della legislatura.
La parità nello schieramento di centro destra è sicuramente un valore
condiviso mentre nel centro sinistra risulta essere largamente contestato. Su
questo argomento non ho mai fatto mistero di avere accettato alcuni principi
della L.62 pur rendendomi conto che non offriva la parità economica proprio
perché mi sono reso conto dell'importanza di far venir fuori uno strumento
condiviso, e devo purtroppo constatare che uguale collaborazione da parte
dell'opposizione, o di quella parte di opposizione che dice di essere per la
libertà di educazione, sui provvedimenti di buono scuola non c'è mai stata.
Andrea Ranieri - Si deve ricordare che la legge 62/200 costituisce il
superamento della precedente normativa riguardante le scuole private, dettando
norme e vincoli e richiedendo il possesso di determinati requisiti alle scuole
private per riconoscere loro la qualifica di scuola paritaria, capace di
svolgere un "servizio pubblico e in quanto tale di entrare a far parte
del Sistema nazionale di istruzione. Ma ciò non significa che perdano il
carattere di scuole private, come ribadisce la stessa legge 62 quando
distingue le scuole paritarie degli enti locali. E questo è il quadro di
riferimento normativo che doveva essere attuato.
Si è andati invece – con la riforma degli esami di maturità varata dal
Ministro Moratti – in una direzione opposta; ridando fiato proprio a quei
diplomifici che la legge di parità voleva chiudere. Lo stesso Ministro ha
dovuto registrare con qualche preoccupazione il crescere esorbitante del
numero dei privatisti che si presentano agli esami di maturità, a volte
accompagnati da vere e proprie operazioni di compravendita dei titoli.
Non conviene a nessuno, meno che mai alle scuole paritarie serie, che si
propaghi l’idea che parità vuol dire titolo di studio facile.
Rimuovere alla radice questo stato di cose si può fare solo ridando
valore, serietà, carattere di verifica pubblica della qualità dell’apprendimento,
all’esame di maturità.
Nell’interesse della scuola, pubblica e privata.
2) L'AGeSC ha sostenuto con favore il bonus per le famiglie delle scuole
paritarie, introdotto nella Legge finanziaria, che va consolidato ed
incrementato. Il suo partito cosa ne pensa e come ritiene di intervenire?
Mario Mauro - È uno strumento che abbiamo sostenuto fin dall’inizio e
che vogliamo potenziare. La recente sentenza della Consulta ha dichiarato
illegittimo l’incremento previsto nella Finanziaria ‘04, ma non ha messo
in discussione il contributo originario. Intendiamo ripristinarlo, aumentarlo
se possibile, chiarendone la destinazione nei termini di sgravio degli oneri
sostenuti dalle famiglie.
Andrea Ranieri - Non credo che il bonus sia la soluzione dei problemi
della scuola paritaria. Non credo che un solo povero sia entrato nella scuola
paritaria avvalendosi del bonus.
Inoltre, in assenza di serie politiche di diritto allo studio commisurate
ai livelli di reddito, si rischia di creare una disparità nuova, quella di
destinare risorse a chi comunque può permettersi di pagare una retta, e di
lasciare senza risorse quelle famiglie, sempre più numerose, che stentano a
tenere insieme pranzo, cena, affitto e acquisto dei libri di testo e del
materiale scolastico per i propri figli. E ciò è tanto più grave quando
tutte le indagini ci segnalano la diretta dipendenza della dispersione
scolastica dal livello di reddito delle famiglie.
Non è quindi il bonus la soluzione del problema. Lo spazio per la
soluzione si può trovare solo in una politica espansiva dei livelli di
scolarità, sostenuta da adeguati provvedimenti di diritto allo studio.
In un’idea di formazione per tutto l’arco della vita, che parte dai
primi mesi di vita del bambino, che dia a tutti i diciottenni un’occasione
reale di successo formativo, che si proponga di promuovere la formazione
permanente come diritto di cittadinanza, può e deve trovare il proprio ruolo
una pluralità di esperienze e di agenzie formative, tutte concorrenti al
raggiungimento degli obiettivi.
E può collocarsi in questo quadro una libertà di scelta delle famiglie,
non avulsa dai diritti e dai doveri della solidarietà.
Richiede tutto questo un governo che assuma la scuola come una priorità
praticata, a partire dalle finanziarie, e non solo predicata.