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Genitori: «Liberi di dire no al gender»

Manifestazione di diverse associazioni di famiglie: chiedono di scegliere il tipo di educazione sessuale da dare ai figli

Famiglia. Per la prima volta la voce che grida davanti al Ministero per l’Istruzione è quella dei genitori. Arrivano con figli di tutte le età, (piccolini e concepiti compresi), all’appuntamento organizzato da «Non si tocca la famiglia», Comitato Articolo 26, ProVita onlus e Generazione Famiglia. Bandiere e cartonati per chiedere allo Stato, di applicare le leggi vigenti e riconoscere il diritto all’esonero dalle 'lezioni gender'. Chiara Iannarelli, vice presidente di Comitato Articolo 26 chiarisce che l’intento «non è censurare la scuola pubblica. Il punto è consentire ai genitori, sempre più numerosi in rete, di essere informati preventivamente sui programmi per scegliere a quale insegnamento sessuale aderire nel rispetto della Costituzione che lo considera un dovere delle famiglie».

In questo momento in Italia, sostengono, i programmi gender sono diffusi e spesso certificati dalle Asl. L’obiettivo è combattere l’omofobia. Il risultato, secondo Filippo Savarese (Generazione Famiglia) è che la declinazione dell’educazione sessuale «così concepita confonde le idee». «Vogliamo parlare ai nostri figli con garbo del corpo e della centralità della relazione. I generi sono due, maschio e femmina e non esistono genitore1 e genitore2, ma padre e madre» scandisce Giusy D’Amico, presidente di «Non si tocca la famiglia». Sulle scale del ministero dell’Istruzione il coro è uno solo: «Ministro rispondici ». Perché con Valeria Fedeli i contatti sono aperti, ma la titolare del Miur, all’annuncio della manifestazione, «ha detto 'avete sbagliato indirizzo' », secondo Toni Brandi, presidente di ProVita onlus, che alza la posta: «Torneremo fino a quando saremo ascoltati».

Le famiglie pretendono che entro il 30 giugno il ministero dia indicazioni univoche e incontrovertibili alle scuole affinché chi vuole possa astenersi dalle lezioni di gender. E chiedono di entrare nelle commissioni pubbliche con le associazioni Lgbt per spiegare una posizione che è «laica» e tutela chiunque la veda diversamente. «Anche perché conclude Brandi - la sessualizzazione precoce dei bambini porta all’aumento del numero delle violenze sessuali e delle gravidanze indesiderate come dimostra uno studio condotto in Gran Bretagna commissionato, ironia della sorte, per dimostrare l’utilità della comunicazione gender a scuola».

L’Unione degli Studenti e Rete della Conoscenza definiscono invece le famiglie riunite davanti al Miur «una minoranza fondamentalista», perché non comprenderebbero «che educare alle differenze e alla sessualità è importante per garantire a tutti gli studenti e a tutte le studentesse di vivere serenamente e liberamente la propria identità».