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«Violato il diritto dei genitori a educare i figli»

Il senatore di Forza Italia Malan ha presentato un’interrogazione al Ministero - Sconcerto anche in Parlamento per questa nuova iniziativa, in linea con la contestata Strategia nazionale dell’Unar

La strana vicenda del test di matematica con farcitura gender è già arrivata in Parlamento. Nei giorni scorsi il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, ha presentato un’interrogazione parlamentare per sapere se il ministero fosse al corrente dell’iniziativa della professoressa Clelia Cascella, docente alla Sapienza di Roma. Malan ha anche diffuso il messaggio che accompagnava la proposta di adesione al test. Anche questo, visto poi il tenore delle domande-affermazioni, un capolavoro di ambiguità: il questionario consiste, si leggeva nella mail, «in un breve test di matematica seguito da una scala per la rivelazione dell’ansia, più alcune altre domande utili per ricostruire il background socio-culturale della famiglia di origine». Perché, com’è noto, la “posizione socioculturale” di una famiglia non si può misurare con nessun altro strumento se non con un’indagine – condotta oltretutto sui figli all’insaputa dei genitori – sull’accettazione dell’omosessualità, della perversione, del ruolo aggressivo delle donne nei rapporti sessuali. Dallo stesso messaggio si apprende inoltre che i risultati dell’indagine saranno resi noti sia in conferenze internazionali, sia in eventi e seminari che si terranno in Italia.

Anche sulla promessa di presunto anonimato ci sarebbe molto da eccepire. Alla fine del test viene chiesto di lasciare il proprio indirizzo

Le reazioni

Sconcerto anche in Parlamento per questa nuova iniziativa, in linea con la contestata Strategia nazionale dell’Unar

di posta elettronica e di specificare il titolo di studio di madre e padre. Secondo Malan si tratterebbe di un espediente chiaro per provare una correlazione tra mancata adesione all’ideologia gender e la scarsa istruzione dei genitori. «Teorie, del resto – annota ancora nell’interrogazione il parlamentare – esplicitamente enunciate nei libretti dell’Istituto Beck “Educare alla diversità”, di cui era stata tentata la distribuzione nelle scuole, dove tra l’altro si scriveva: “Tratti caratteriali, sociali e culturali, come l’età avanzata, la tendenza all’autoritarismo, il grado di religiosità, di ideologia conservatrice, di rigidità mentale, costituiscono fattori importanti da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo”».

Dopo aver ricordato che tutti questi concetti erano già stati evidenziati nella “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, elaborata dal Governo italiano attraverso l’Unar, Malan evoca anche le “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone Lgbt” del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le quali precisano nel dettaglio «tutti i dogmi dell’ideologia gender che, ben al di là di qualunque evidenza scientifica, teorizza la totale separazione del sesso dall’orientamento sessuale», e conclude affermando che «tale approccio si pone in palese violazione di due diritti fondamentali riconosciuti, garantiti e tutelati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo », ma anche «in palese violazione dell’articolo 30 della Costituzione italiana, che garantisce e tutela il diritto dei genitori a educare i propri figli».