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Garantire la tutela dei minori, in ambito cinematografico e audiovisivo

I commenti dell'AGeSC al decreto legislativo sulla tutela dei minori e censura

Premessa generale

La normativa attualmente vigente in Italia si avvale dei servizi di un organismo centralizzato, la Commissione di Revisione Cinematografica, che opera all’interno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, costituita da un numero relativamente contenuto di componenti e ciò porta, indirettamente, a costituire un humus culturale e professionale unico (frutto di molte discussioni all’interno delle sezioni) che genera una certa omogeneità di valutazioni. E’ inoltre basato sul principio della concorrenza fra interessi contrapposti che si debbono bilanciare (non sempre facilmente): quelli dei produttori che cercano di non perdere i ricavi ottenuti nelle sale cinematografiche e nei passaggi televisivi e quelle delle associazioni che tutelano gli interessi dei minori. Il passaggio a una forma di autoregolamentazione rischia, da una parte di far proliferare i criteri più disparati di giudizio su come vada intesa la tutela dei minori (perché le norme, contenute nell’ art. 9 d.p.r. 2029/1963 sono troppo generiche e ormai datate) e dall’altra, l’emissione di giudizi benevoli, per salvaguardare gli interessi dei produttori. Affinché il nuovo sistema possa raggiungere lo scopo di garantire la tutela dei minori che la legge ha previsto, è necessario, a nostro avviso, perseguire due obiettivi.

1) Se gli operatori cinematografici si assumono la responsabilità del giudizio di rating dell’opera prodotta, al Ministero deve restare la funzione legislativa e di controllo. Deve cioè stabilire le linee-guida dei criteri mediante i quali l’opera va giudicata e i diversi livelli di età del pubblico giovanile all’interno dei quali l’opera va collocata. Validi esempi ci provengono da altri paesi: Il British Board Film Classification pubblica online, con aggiornamento periodico, le sue linee-guida (http://www.bbfc.co.uk/sites/default/files/attachments/BBFC%20Classification%20Guidelines%202014_0.pdf), un ottimo esempio di trasparenza per un servizio pubblico.
Interessanti anche i criteri applicati dalla Francia e dai Paesi Bassi, dove viene correttamente posta l’attenzione sul mutare della sensibilità che i ragazzi hanno alle diverse età. Ovviamente le linee-guida dovranno, come avviene negli altri paesi, venir periodicamente aggiornate da un’apposita commissione di persone competenti sui temi della famiglia, l’educazione la psicologia infantile. E’ importante inoltre che il giudizio che determina il rating venga sintetizzato con poche parole chiave (così come avviene in USA) e che il Ministero istituisca una Banca Dati Nazionale del Rating e del giudizio sintetico, accessibile via Internet da tutti.

2) La legge 220/2016 indica che la responsabilità del giudizio sia “tanto degli imprenditori del settore cinematografico e audiovisivo, quanto dei principali agenti educativi, tra i quali in primo luogo la famiglia” Si suggerisce a questo proposito, che il Ministero, inviti gli operatori cinematografici a prendere come riferimento quanto attuato dall’associazione di categoria americana (MPAA), che ha stabilito la presenza, in commissione, di genitori che non lavorano, né hanno parenti, nel mondo dello spettacolo, a cui aggiungere esperti nel campo dell’istruzione e della psicologia infantile. I rappresentanti della produzione o gli autori stessi delle opere potranno spiegare i motivi di certe scelte narrative, ma non far parte della commissione giudicante.