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Quale uomo per quale Europa ?

Dall’incontro con Cristo la ragione, l’arte, la convivenza civile - di Giorgio Rompianesi e Stefano Chiappon

“La salvezza della nostra comunità è tutta nel rispetto della dignità dell’uomo” S. Chiapponi“

Accoglienza ed integrazione in una dose ben pensata e meditata di opportunità e richieste, diritti e doveri” E. Castellucci


Chi guarda oggi l’Europa, anche nella prospettiva delle elezioni del prossimo maggio, non può negare la necessità di dare nuova vita alla realtà politica del nostro continente. Usciamo da un decennio in cui i cittadini si sono sentiti governati da una burocrazia formalistica e spesso inconcludente. Sono sembrate molte volte privilegiate le scelte politiche favorevoli alle banche e alle istituzioni finanziarie. Da più parti si è suggerito che sia stata costruita una Europa dei capitali e dei consumatori a scapito di quella comunità che avevano sognato i grandi padri della patria europea: De Gasperi, Adenauer, Schumann. La loro visione politica si basava su parole d’ordine semplici perché vere: pace, libertà, solidarietà, sussidia-rietà. Tutto il castello politico era costruito su un punto fondamentale: la dignità irrinunciabile di ogni uomo, di qualsiasi uomo. Tutto il proget-to culturale partiva da un semplice, indubitabile fatto: l’incontro di Cristo con la cultura europea, l’innesto delle radici cristiane nella filosofia greca attraverso il diritto romano. Dall’incontro di Cristo con la nostra cultura sono fioriti il rispetto dell’uomo nel diritto, la bellezza dell’uomo nell’arte, lo splendore delle nostre cattedrali e la libertà della nostra ragione. Dalla misericordia e dalla carità cristiana sono sorti in tutta Europa ospedali e università. Nelle grandi città e nelle campagne frati e monaci già nel medioevo proteggevano la cultura in pericolo e dissodava-no terre per creare opportuni-tà di lavoro per i più poveri. La nuova Europa deve essere la patria di cittadini protagonisti consapevoli e non di consuma QUALE UOMO PER QUALE EUROPA? Dall’incontro con Cristo la ragione, l’arte, la convivenza civiledi Giorgio Rompianesi e Stefano Chiapponitori passivi e strumentali.La salvezza della nostra comunità è tutta nel rispetto della dignità di ogni uomo, è perciò essenziale che nell’educazione dei nostri figli questa attenzio-ne sia fondamentale.

Per mons. Castellucci arcive-scovo di Modena-Nonantola “le radici cristiane in EU ci sono anche se non vengono viste perché le radici per definizione sono... sotto terra. Queste radici hanno dato e ancora danno significato ai principi che hanno avuto nel cristianesimo una realizzazione importante e direi una espressione originale quali la dignità delle persone umane, la solidarietà e la sussidiarietà, tutti elementi che, nella cultura greco cristia-na, sono molto presenti. Ci sono fondamenti della cultura europea dai quali non si può prescindere rischiando di far retrocedere l’orologio della storia, e penso ai grandi principi che la storia dell’uomo l’hanno fatta: la dignità della persona umana, la solidarietà, la sussidiarietà, penso anche ai grandi temi come la famiglia, l’ambiente. l’accoglienza. La richiesta ai legislatori europei è quella di non lasciare cadere questi principi fondamentali, di recuperarli e svilupparli traducendoli più chiaramente in regole comuni da praticare nei singoli paesi e promuovere nel consesso comune. Penso al principio della solidarietà che a volte viene lasciato in “proprietà” ad alcuni a scapito di altri per finire in taluni casi per perderlo perfino tra gli stati membri dell’unione. A questa nuova Europa si chiede in particolare di essere autentica presenza culturale e continuare ad esserlo in coerenza con i suoi principi ispiratori e per tutto il mondo. Le cose che chiederei ai prossimi gover-nanti dell’Europa di sicuro sono quelle relative all’accoglienza e all’integrazione una dose ben pensata e meditata di opportunità e richieste, diritti e doveri. Per ciò che riguarda in particolare la cultura vorrei aggiungere che il fatto di tagliare fondi per la cultura e per l’educazione delle nuove generazioni è indice di un’ottica errata e di una politica col fiato molto corto...investire su cultura ed educazione significa puntare al futuro del paese. I politici orientati solo alla soluzione del presente e senza lo sguardo alle future generazioni creano solo incertezza. La scuola non è in grado di motivare ulteriori deviazioni negli investimenti e ulteriori tagli ai fondi...ormai si tenta di sopravvivere e questo è un pessimo segnale per insegnanti e studenti.

Il ruolo educativo del padre

Non un amico ma un saggio leader - di Massimo Malagoli

Un padre è meglio di cento insegnanti (George Herbert)

Generazioni nuove distratte e senza responsabilità? E’ vero che il papà riveste ancora oggi un ruolo fonda-mentale nella famiglia? E’ possibile che questa nuova generazione si accontenti di definire il ruolo paterno come GENITORE 1? Ne abbiamo parlato con il dott. Maurizio Colombo psichiatra ed educatore.“La figura tradizionale del padre ha subito negli anni una profonda e peggiorativa ridefi-nizione. Nel periodo infantile rappresenta l’unico baluardo volto a fronteggiare il caos inquietante dell’esistenza. Un fondamentale equilibratore, senza il quale specialmente i maschi tendono a sviluppare atteggiamenti aggressivi, violenti ed antisociali derivanti dall’insicurezza causata dall’assenza di questa figura rassicurante. E’ ovvio che il rapporto del padre deve essere modulato a seconda del sesso del figlio la sua figura è parimente importante sia che debba rapportarsi ad una femmina sia che debba rapportarsi ad un maschietto.Per le bimbe, invece, consente di individuare con precisione le differenze fra i due sessi. A riprova di ciò è sufficiente osservare come frequentemente i bambini, allevati dalle sole madri, denuncino con allarmante frequenza, proble-mi psicologici e difficoltà di inserimento nel contesto sociale. Il bambino ricerca continuamente il limite ed è il padre che deve porre un freno, puntualizzando fin dove è possibile spingersi, agendo con un certo distacco non affettivo ma educativo. Non deve essere l’amico, ma un leader saggio, capace di essere esplicativo e non solamente punitivo, disponibile a spiegare i perché di un divieto, ridefinire le regole e dichiararne i contenuti. Questa autorevolez-za può derivare solamente da una condotta di vita coerente ed inattaccabile. Tutto ciò con l’ausilio della madre che deve consentire al padre di insinuar-si gradualmente nel rapporto simbiotico madre-figlio dei primi anni di vita. Compito fondamentale, quindi, è quello che si realizza attraverso l’incarnazione del pensiero logico razionale di rappresentare il principio di autorità e di farlo accettare come necessario. Tramite questo assunto si favorisce l’emancipazione, si facilitare la socialità e il rappor-to esterno per garantire un passaggio non traumatico dalla protezione della realtà familiare all’autonomia e l’indipendenza”. Per l’Arcivescovo di Modena-Nonantola mons. Castellucci “Il padre è fondamentale per trasmettere il senso del limite e quello del dovere.Dall’esperienza che o avuto, come figlio, la sua presenza è stata un apporto complementare a quello della mamma.La mamma rappresenta la tenerezza e l’abbraccio il papà ci aiuta a prendere le responsa-bilità a staccarci dalla fanciul-lezza per avere delle mete; è la sponda del dovere del prende-re ed accogliere la vita come compito.L’atteggiamento che nel corso degli anni è diventato sempre meno impositivo e più collabo-rativo deve riassumere in se aspetti materni più improntati all’affettuosità.” E la famiglia, dove sta andando? “Tralasciando le polemiche basta leggere “Amoris laetitia”. Il Papa, soprattutto nella prima parte, fa un quadro attuale indicando i problemi odierni e le opportunità. In occidente è sempre più difficile mantenere una stabilità affettiva ed educativa: ecco perché la famiglia- come si usa dire- è in crisi. Mancanza di mezzi economici, difficoltà nella scelta scolastica ed educativa dei figli.C’è però un segno positivo: i giovani hanno desiderio di “fare famiglia” e questo fa ben sperare.