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Il ruolo educativo del padre

Non un amico ma un saggio leader - di Massimo Malagoli

Un padre è meglio di cento insegnanti (George Herbert)

Generazioni nuove distratte e senza responsabilità? E’ vero che il papà riveste ancora oggi un ruolo fonda-mentale nella famiglia? E’ possibile che questa nuova generazione si accontenti di definire il ruolo paterno come GENITORE 1? Ne abbiamo parlato con il dott. Maurizio Colombo psichiatra ed educatore.“La figura tradizionale del padre ha subito negli anni una profonda e peggiorativa ridefi-nizione. Nel periodo infantile rappresenta l’unico baluardo volto a fronteggiare il caos inquietante dell’esistenza. Un fondamentale equilibratore, senza il quale specialmente i maschi tendono a sviluppare atteggiamenti aggressivi, violenti ed antisociali derivanti dall’insicurezza causata dall’assenza di questa figura rassicurante. E’ ovvio che il rapporto del padre deve essere modulato a seconda del sesso del figlio la sua figura è parimente importante sia che debba rapportarsi ad una femmina sia che debba rapportarsi ad un maschietto.Per le bimbe, invece, consente di individuare con precisione le differenze fra i due sessi. A riprova di ciò è sufficiente osservare come frequentemente i bambini, allevati dalle sole madri, denuncino con allarmante frequenza, proble-mi psicologici e difficoltà di inserimento nel contesto sociale. Il bambino ricerca continuamente il limite ed è il padre che deve porre un freno, puntualizzando fin dove è possibile spingersi, agendo con un certo distacco non affettivo ma educativo. Non deve essere l’amico, ma un leader saggio, capace di essere esplicativo e non solamente punitivo, disponibile a spiegare i perché di un divieto, ridefinire le regole e dichiararne i contenuti. Questa autorevolez-za può derivare solamente da una condotta di vita coerente ed inattaccabile. Tutto ciò con l’ausilio della madre che deve consentire al padre di insinuar-si gradualmente nel rapporto simbiotico madre-figlio dei primi anni di vita. Compito fondamentale, quindi, è quello che si realizza attraverso l’incarnazione del pensiero logico razionale di rappresentare il principio di autorità e di farlo accettare come necessario. Tramite questo assunto si favorisce l’emancipazione, si facilitare la socialità e il rappor-to esterno per garantire un passaggio non traumatico dalla protezione della realtà familiare all’autonomia e l’indipendenza”. Per l’Arcivescovo di Modena-Nonantola mons. Castellucci “Il padre è fondamentale per trasmettere il senso del limite e quello del dovere.Dall’esperienza che o avuto, come figlio, la sua presenza è stata un apporto complementare a quello della mamma.La mamma rappresenta la tenerezza e l’abbraccio il papà ci aiuta a prendere le responsa-bilità a staccarci dalla fanciul-lezza per avere delle mete; è la sponda del dovere del prende-re ed accogliere la vita come compito.L’atteggiamento che nel corso degli anni è diventato sempre meno impositivo e più collabo-rativo deve riassumere in se aspetti materni più improntati all’affettuosità.” E la famiglia, dove sta andando? “Tralasciando le polemiche basta leggere “Amoris laetitia”. Il Papa, soprattutto nella prima parte, fa un quadro attuale indicando i problemi odierni e le opportunità. In occidente è sempre più difficile mantenere una stabilità affettiva ed educativa: ecco perché la famiglia- come si usa dire- è in crisi. Mancanza di mezzi economici, difficoltà nella scelta scolastica ed educativa dei figli.C’è però un segno positivo: i giovani hanno desiderio di “fare famiglia” e questo fa ben sperare.