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Gennaio 2004

Sommario

 

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«La Riforma va bene
Ora più voce ai genitori»
intervista
Meloni:«Necessaria una nostra consultazione in questa fase di cambiamento. Ancora pochi soldi destinati alle paritarie»

di Valerio Lessi

Si parte con la riforma Moratti, il governo ha emesso il primo decreto di attuazione. Qual è la sua valutazione?
"Siamo soddisfatti – risponde Enzo Meloni presidente nazionale dell’Agesc - che siano stati presi i primi provvedimenti attuativi del nuovo ordinamento scolastico. A breve il Ministro dovrà emanare anche altri decreti e noi ci auguriamo che prima della loro definizione la nostra associazione sia coinvolta. Riteniamo necessaria questa consultazione preventiva proprio perché crediamo al pieno coinvolgimento della famiglia nel processo educativo-scolastico, specialmente in questa fase di cambiamento e transizione."

Nei mesi scorsi l’Agesc ha spesso sollevato il problema delle scarse risorse a disposizione per l’attuazione della riforma. Adesso è tutto a posto?
"Le risorse finanziarie sono necessarie perché venga completato il progetto riformatore. Siamo consapevoli delle difficoltà di bilancio ma siamo altrettanto convinti che in un momento di crisi l’investimento nell’educazione delle giovani generazioni sia una priorità per la società e per le istituzioni che la governano."

Le risorse sono necessarie anche per realizzare la parità: da questo punto di vista siete soddisfatti dell’azione del governo?
"Siamo in attesa che, come prevede la legge, il ministro Moratti presenti in Parlamento la relazione triennale sullo stato di attuazione della legge 62 del 2000. E’ un passaggio che attendiamo con urgenza perché ci consentirà di capire la situazione reale del sistema paritario introdotto dalla legge. Occorre purtroppo osservare che in questi anni il governo non ha incrementato di un euro i finanziamenti alla scuola paritaria. Non sono non sono stati incrementati ma sono pure stati erogati in grave ritardo i contributi già assegnati. Oltre che causare evidenti difficoltà alle scuole libere in perenne lotta per la loro sopravvivenza, ciò mette in discussione anche l’effettiva libertà di scelta da parte delle famiglie."

Per garantire questa libertà di scelta la Finanziaria ha introdotto i tetti di reddito per l’erogazione del "bonus" alle famiglie. Condividete questa scelta?
"Condividiamo e apprezziamo la decisione di portare da 30 a 50 milioni di euro lo stanziamento a disposizione per il "bonus" alle famiglie ma non siamo per nulla d’accordo con l’introduzione dei tetti di reddito. Si torna a una logica di provvedimento per il diritto allo studio che non ha niente a che fare con l’attuazione della parità, con la libertà di scelta delle famiglie. È come se nella scuola statale si introducessero i tetti di reddito per avere accesso alla gratuità degli studi. Se esiste un unico sistema scolastico nazionale formato dalle scuole statali e dalle scuole paritarie, in questo sistema le regole devono essere uguali per tutti. I tetti di reddito per il "bonus" alle famiglie delle scuole paritarie non hanno quindi alcun senso. È una decisione sbagliata che chiediamo venga rivista."

Organi collegiali territoriali: il governo ha fatto un passo indietro…
"E questa è invece una notizia positiva. Non solo noi eravamo contrari all’impostazione data, perché escludeva completamente la famiglia dagli organi collegiali territoriali, ma anche altre forze sociali avevano bocciato il provvedimento. Ci auguriamo che nella stesura del nuovo testo l’Agesc possa essere coinvolta. La prassi della consultazione delle associazioni famigliari deve essere estesa, così come ha fatto il ministro che ha convocato il Fonags per discutere la programmazione delle attività da promuovere nella scuola nel 2004."

È uscito il quinto rapporto sulla scuola cattolica in Italia. Qual è il suo stato di salute?
"Il Centro Studi sulla Scuola Cattolica ha pubblicato un’indagine alla quale anche l’Agesc ha collaborato con interviste ai genitori. Ritengo significativo il fatto che a determinare la scelta della scuola cattolica sia un interesse specifico delle famiglie per l’educazione dei ragazzi, e non atre motivazioni di convenienza o utilità. Emerge anche con chiarezza che la famiglia vuole essere protagonista, insieme ai gestori, del progetto educativo della scuola. I genitori non vogliono essere dei semplici interlocutori ma una presenza attiva nel processo di formazione dei loro figli."


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Organi collegiali, il Governo ci ripensa
La Moratti ritira il decreto

Nella riunione del Consiglio dei Ministri del 23 gennaio scorso, il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti non ha presentato il decreto sugli organi collegiali territoriali. L’Agesc ha accolto con soddisfazione questa scelta, come sottolinea anche il presidente nazionale Enzo Meloni nell’intervista pubblicata in questa stessa pagina.

Il provvedimento che il governo aveva intenzione di emanare, così come era stato predisposto, non corrispondeva alla spirito della riforma, come peraltro l’Agesc ha evidenziato nel documento conclusivo del Consiglio Nazionale riunitosi a Torino il 17 e 18 gennaio scorsi.

Nel documento si osservava infatti che "tale schema di decreto legislativo degli organi collegiali territoriali costituisce un incomprensibile arretramento del ruolo dei genitori della scuola, anche rispetto alla legislazione previgente e non realizza le condizioni per la costruzione di una scuola della società civile." Si aggiungeva anche che "ove lo schema fosse approvato senza sostanziali modifiche, sarebbe vanificata l’azione fin qui svolta dal Ministro Letizia Moratti per la promozione del ruolo dei genitori nella scuola e svuotato di significato il Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola."

Rispetto allo schema che il governo ha ritirato, l’Agesc aveva predisposto anche proposte di modifica che miravano a garantire due obiettivi sostanziali: assicurare nel consiglio nazionale dell’istruzione, nei consigli scolastici regionali e nei consigli scolastici locali la presenza dei genitori della scuola statale e paritaria; riconoscere ai consigli scolastici regionali e locali pari dignità rispetto al consiglio nazionale dell’istruzione, prevedendo per questi pareri obbligatori. Se infatti lo spirito della riforma è quello di valorizzare il ruolo della famiglia e la centralità della persona umana nel processo educativo, non si capisce perché i genitori debbano essere esclusi da organismi nei quali si compiono scelte importanti per la vita della scuola. Oltretutto si va per una "regionalizzazione" della scuola, i centri decisionali si spostano sempre di più sul territorio, e pertanto la famiglia deve essere presente anche in questi nuovi ambiti decisionali.

L’Agesc è consapevole della necessità di un intervento sulla materia, e quindi auspica che si inizi al più presto l’iter di un nuovo decreto legislativo in linea con la legge di riforma della scuola che richiama il rispetto delle scelte educative della famiglia e l’importanza della cooperazione tra scuola e genitori. L’Associazione chiede di essere coinvolta nell’iter e, come sempre, non mancherà di offrire il proprio contributo.


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Friuli, 10 mila cartoline per dire «no» ai tagli

Tempi di mobilitazione per l’Agesc del Friuli-Venezia Giulia. L’Associazione negli ultimi mesi è stata impegnata, insieme ad altre associazioni famigliari, nel contrastare i provvedimenti del nuovo assessore regionale all’istruzione, Roberto Antonaz, di Rifondazione comunista. In Friuli dal 1991 esiste una legge sulla parità scolastica che aveva anticipato quella nazionale e che nel 1997 aveva resistito agli assalti di un referendum che, guarda caso, aveva fra i promotori proprio l’attuale assessore. Giunto al potere dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni, Antonaz si è subito dichiarato contrario ai finanziamenti per le famiglie previsti dalla legge regionale e ha predisposto un provvedimento per dimezzare il tetto di reddito utilizzato per il conferimento dei contributi. Gli effetti della mobilitazione sono stati corroboranti anche per la salute dell’associazione che sta portando a rendere l’Agesc punto di riferimento per molti genitori che non la conoscevano. La vicenda ha rinsaldato i rapporti già positivi con la Chiesa locale e nelle scuole cattoliche si sono moltiplicate le richieste di incontri per capire quanto sta accadendo.

L’opposizione al progetto dell’assessore regionale è culminata nell’iniziativa delle ‘cartoline’ (oltre diecimila) inviate al Presidente della Regione per dire no a modifiche peggiorative della legge del 1991. La mobilitazione ha costretto la giunta a ritirare il provvedimento, però l’assessore è tornato alla carica sui contributi dimezzando i fondi della legge per il 2004, con la giustificazione strumentale che le famiglie ricevono già il bonus previsto dalla finanziaria regionale. "L’Agesc – racconta il presidente regionale Giancarlo Biasoni, alla guida dell’associazione da oltre due anni – ha subito preso posizione contro questo attacco alla libertà d’educazione. Abbiamo incontrato i politici regionali, organizzato incontri nelle scuole, promosso convegni". "Restiamo in guardia e partecipiamo alle attività nel risorto Comitato per la libertà d’educazione che si era formato in occasione della legge 14 del 1991. – spiega Biasioni – Torneremo alla carica in luglio quando ci sarà la revisione del bilancio. In questi mesi continueremo nei contatti politici, specialmente coi rappresentanti della Margherita che dicono di essere per la libertà di educazione ma non si sono opposti alle iniziative della giunta."

Se le vicende politiche hanno aiutato l’Agesc a farsi conoscere e ad incrementare le adesioni, adesso l’impegno è diretto anche a far crescere la coscienza delle famiglie. "A questo scopo – informa Biasoni – stiamo organizzando una scuola per genitori, un ciclo di quattro incontri sui temi dell’educazione e della responsabilità delle famiglie."


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la riflessione
Tra don Milani e don Bosco,
maestri degli ultimi

di Carlo Nanni*

La dedizione personale, civile e cristiana di don Milani, per l’educazione, l’insegnamento, la buona qualificazione umana e professionale dei ragazzi e ragazze appartenenti alle classi popolari e più disagiate, fu grande. E altrettanto lo furono le "motivazioni alte" che la ispirarono, fino ad indurlo a ipotizzare il "celibato volontario" per gli insegnanti.

Alcune sue intuizioni pedagogiche possono risultare molto significative ancora oggi:

- il collegamento tra istruzione e educazione personale, formazione professionale, educazione politica e religiosa;

- lo stretto rapporto tra cultura e esperienza, quotidianità e cultura "scientifica", apprendimento scolastico e competenza di vita.

- la rilevanza delle competenze linguistiche, sia "per il pensare", sia "per il saper parlare", sia per "intendere gli altri e farsi intendere".

Altrettanto va detto di alcune "tecniche educative" privilegiate alla scuola di Barbiana, al di là o magari in corrispondenza alla serrata critica alla scuola ufficiale di Lettera a una professoressa: la lettura critica del quotidiano e dei giornali (oggi non si dovrebbe fare altrettanto per i messaggi televisivi?); l’intervista ai "testimoni" della cultura chiamati a scuola o andati a trovare; l’apprendimento e la produzione di testi come "opera comune" del gruppo classe.

Pur con decise differenze di personalità e di stile educativo, vorrei evidenziare alcune consonanze tra Don Milani e Don Bosco:

- l’essere prete, cristiano, cittadino sempre e dovunque;

- la scelta dei ragazzi e la loro educazione;

- l’attenzione ai giovani "poveri ed abbandonati" (don Bosco), "ultimi" (don Milani);

- l’impegno operativo per il bene, discendente dalla "carità" cristiana e non solo da senso di solidarietà sociale o da filantropismo umanistico.

Sul terreno propriamente educativo, vorrei sottolineare:

- la rilevanza data alla relazione educativa interpersonale, profonda e accogliente, forte e amorosa, presente e accompagnante oltre la scuola e l’età scolare (come testimoniano gli ex allievi di don Bosco e di don Milani);

- la concezione preventiva dell’educazione, che punta sulle potenzialità positive delle persone affinché siano capaci di essere se stessi nella vita;

- la funzione positiva della cultura e dell’istruzione per l’educazione di persone capaci di vivere del proprio lavoro, da cittadini protagonisti, nella propria nazione o all’estero, in una prospettiva di mondialità umana e di cattolicità cristiana.

- la fiducia nell’educazione per il cambio sociale, per una cultura di popolo, per una civiltà umanamente degna.

In tal senso. essi rimangono un vivente richiamo alla fondamentalità umana, civile, religiosa dell’educazione e assurgono a prototipi di quel "maestro" che "deve essere per quanto può profeta, scrutare i segni dei tempi, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso" (Don Milani, Lettera ai giudici).

*Docente di Filosofia dell’educazione
presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma


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Ricordo di don Fedrigotti
Una vita per l'educazione

L’Agesc ricorda una persona che ha dato un contributo importante alla scuola cattolica in Italia: don Giovanni Fedrigotti, morto il 2 gennaio scorso al termine di una malattia breve quanto aggressiva. Aveva poco meno di sessant’anni. Salesiano dal 1961, fu ordinato sacerdote a Trento nel 1972 dopo aver fatto i suoi studi di teologia a Roma presso l'Università Pontificia Salesiana.

Laureatosi in pedagogia nel 1976 lo stesso anno consegue anche le abilitazioni in scienze umane e storia. Insegna quindi nei licei salesiani Don Bosco di Verona e Rainerum di Bolzano. L'esperienza della scuola lascia un segno nella vita di don Fedrigotti ed anche quando non insegnerà più, essendo stato nominato prima Ispettore dell'Ispettoria Salesiana di Verona (1984-1990) e quindi Consigliere generale per la Regione Italia e Medio Oriente (1990-2002), quello scolastico sarà un settore da lui privilegiato e sostenuto. Da Consigliere regionale per l'Italia ed il Medio Oriente, si è impegnato a sostenere la formazione e il rinnovamento dei religiosi a lui affidati con particolare attenzione ai più giovani, alle vocazioni e al mondo della scuola. Si debbono a lui tre significativi documenti: il "Progetto Educativo Nazionale della scuola e della formazione professionale dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia", il "Piano di formazione dei docenti" e "Piano di formazione dei genitori". Questo terzo documento è stato realizzato insieme all’Agesc.

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