Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
Marzo 2004
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Intervista, parla il Presidente AGeSC: «La
posta in gioco è alta per questo bisogna intendersi bene. In
uscita un fascicolo con tutte le domande e le relative risposte
ai dubbi dei genitori. Abbiamo sollecitato il contributo alle
famiglie delle scuole paritarie: 15 mesi per attivare una legge
dello Stato è un tempo davvero eccessivo»
Riforma,
24 ore per conoscerla
Il
22 maggio una giornata dedicata alla conoscenza della riforma.
Meloni:«Dall'anticipo alla durata dell'orario: così la
famiglia diventa protagonista della carriera scolatica dei
figli»
Con un vecchio slogan si potrebbe scrivere: se lo conosci, lo
apprezzi. Il riferimento è al nuovo ordinamento scolastico che
porta la firma del Ministro Moratti. Per l’Agesc la riforma ha
contenuti positivi, specialmente a proposito della presenza dei
genitori nella vita della scuola."Sono contenuti –osserva
il presidente nazionale Enzo Meloni– che vanno conosciuti e
valorizzati". A questo lavoro di conoscenza, volto anche a
sgomberare il campo dai pregiudizi politici e ideologici che
impediscono di cogliere la reale portata del cambiamento, l’Agesc
ha dedicato un seminario nazionale, il 6 marzo a Milano. È
emersa la necessità di insistere nel lavoro d’informazione e
formazione: per questo il 22 maggio, in tutte le regioni
italiane, l’Agesc organizza una giornata dedicata alla
conoscenza della riforma.
Presidente Meloni appoggiate questa riforma perché –sostenete–
favorisce la presenza dei genitori nella scuola. Concretamente
che spazi si aprono?
"La legge mette in primo piano le scelte della
famiglia. L’anticipo scolastico? A decidere sono i genitori e
nessun altro al posto loro. La durata dell’orario scolastico?
A parte le 27 ore di base uguali per tutti, sulle ore opzionali
sono le famiglie a scegliere quale percorso formativo far
intraprendere ai propri figli. La famiglia assume un ruolo anche
nella valutazione dei ragazzi, prerogativa fino ad oggi
esclusiva dei docenti. Alla realizzazione del portfolio
personale di ogni ragazzo partecipano anche i genitori. Sono
alcuni esempi che mostrano come, se la famiglia vuole mettersi
in gioco, ha la possibilità di assumere un ruolo nuovo. Certo,
tutto dipende dalla volontà e dalla decisione della famiglia.
La legge apre spazi: l’utilizzo è lasciato alla libera
iniziativa dei genitori nell’ambito dell’autonomia delle
istituzioni scolastiche".
È una svolta rispetto alla semplice partecipazione agli
organi collegiali. È quindi comprensibile l’ostilità dei
docenti che vi vedono una sorta d’invasione di campo?
"Questi timori nascono da una non puntuale e attenta
conoscenza della riforma. La legge ha introdotto il concetto che
i genitori cooperano all’interno della scuola: questa è la
novità. Anzi, la novità era già presente in embrione nella
legge sull’autonomia. Adesso è stato completato il
passaggio."
Le famiglie sono coscienti degli spazi che si aprono?
"C’è molta confusione. Sono state dette molte cose
sbagliate e inesatte. Ecco perché abbiamo tenuto questo
seminario a Milano e indetto per il 22 maggio una giornata di
studio sulle novità della riforma. Stiamo preparando anche un
fascicolo con le domande che si pongono le famiglie e con le
relative risposte. Daremo a tutti la possibilità di conoscere
realmente cosa è in gioco".
Al Ministro cosa chiedete di fare in questa fase?
"Di procedere speditamente con l’aggiornamento degli
insegnanti. Se i docenti non sono preparati a gestire le
novità, la riforma non ha le gambe con cui camminare. Il
Ministro deve quindi mettere a disposizione anche i fondi
necessari per l’aggiornamento. In secondo luogo, riteniamo
urgente il decreto d’attuazione per la scuola secondaria, per
sapere come in concreto sarà realizzata la pari dignità fra
istruzione e formazione professionale. Migliaia di famiglie
aspettano di conoscere le scelte del governo. Per l’effettiva
attuazione della riforma ci vorrà qualche anno. E' importante,
però, definire già da ora i contenuti del secondo ciclo".
Ultima domanda: le famiglie delle scuole paritarie aspettano
ancora il contributo annunciato. Che fine ha fatto?
"Il decreto di ripartizione dei fondi deve ancora
essere firmato. Chiediamo che esca subito: siamo ormai alla fine
di questo anno scolastico e ancora deve essere distribuito il
contributo relativo al precedente. Quindici mesi per attivare
una legge dello Stato già finanziata è un tempo
incomprensibilmente lungo".
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tutor o
non tutor
Il vecchio maestro non abita più qui
Circa 15 anni fa, quando il mio ultimo figlio
ha cominciato a frequentare la scuola elementare, mi è stato
spiegato che era bene per i bambini avere più insegnanti. L’anno
prossimo andrà a scuola il mio primo nipote e io leggo sui
giornali che si torna al maestro unico. Allora mi chiedo:
perché si torna indietro?
Nella prospettiva della Riforma non c’è il
maestro unico (del resto impossibile visto che le ore di
insegnamento sono minimo 27, mentre un maestro non può
insegnare per più di 22 ore settimanali), ma una nuova figura,
il coordinatore - tutor, che certamente, fino alla terza classe
della scuola primaria, starà con gli alunni che gli sono
affidati per un numero consistente di ore – non meno di 18 di
media la settimana – ma che è ben altra cosa rispetto al
maestro unico del passato.
Questo insegnante deve "avere cura"
dei bambini del gruppo classe che gli sono affidati. Anzitutto
per far sì che il gruppo classe funzioni davvero come una
positiva comunità di apprendimento per tutti i bambini, nessuno
escluso, bambini in situazione di handicap compresi. Non è
facile amalgamare insieme fino a 25 bambini che hanno storie,
sensibilità, famiglie, scuole di provenienza diverse. Il tutor
sta almeno 18 ore con loro nelle prime tre classi della scuola
primaria proprio perché gli si chiede la competenza
professionale di trasformare un aggregato di bambini in una vera
e propria comunità di apprendimento a gruppo grande. Il tutor,
in secondo luogo, con i colleghi e la famiglia, per l’intera
durata del quinquennio, deve "progettare" per ogni
bambino del gruppo classe che gli è stato affidato la
formazione opportuna, personalizzata, prevedendo una successione
organica fra momenti in cui egli lavora con il gruppo classe e
momenti in cui, invece, opera con altri docenti e magari, con
altri compagni, in attività di livello, o in un compito, o
perché ha da solo scelto di fare una particolare attività.
Ricercare il miglior risultato possibile per ciascun bambino non
vuole dire prevedere lo stesso percorso per tutti, in termini
sia di tempo scuola sia di attività didattica. In questo senso,
il tutor coordina gli interventi degli altri colleghi che
lavorano con i bambini di cui è responsabile, per garantire la
coerenza fra gli interventi di tutti e il principio che non deve
mai essere il bambino ad adattarsi all’organizzazione della
scuola, ma piuttosto la scuola ad adattarsi alle esigenze di
apprendimento e di sviluppo di ogni bambino.
Infine, il tutor è chiamato a compilare ed
aggiornare il Portfolio delle competenze individuali, in
collaborazione con tutti i docenti che si fanno carico dell’educazione
e degli apprendimenti di ciascun allievo, sentendo i genitori e
gli stessi allievi, chiamati ad essere sempre protagonisti della
propria crescita.
Si vengono dunque prefigurando come necessari due ruoli all’interno
dell’unica funzione docente, entrambi importanti,
irrinunciabili, fra loro complementari ai fini della formazione
dell’alunno: quello del docente dell’équipe pedagogica e
quello del docente che, all’interno di tale équipe, è il
coordinatore di essa e insieme il tutor degli allievi.
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Su quel «buono» che fa la differenza non tutte le
Regioni aprono il portafoglio
Buono scuola nelle Regioni: ecco un primo bilancio
Lombardia.
Il governo di centrodestra guidato da Roberto Formigoni
aveva promesso il buono scuola ed anche il progressivo aumento.
La legge è stata fatta e questo è il quarto anno di
applicazione. Per il 2004 sono stati stanziati 37 milioni di
euro. Il buono scuola è fermo al 25 per cento delle spese
sostenute dalla famiglia.
Veneto.
Quella sul buono scuola è stata una delle prime leggi che
la Regione Veneto (maggioranza di centrodestra) ha approvato
dopo le elezioni del 2000. Le promesse della campagna elettorale
sono state mantenute dal Presidente Giancarlo Galan. Questo anno
sono stanziati 9 milioni di euro. Altri contributi alle famiglie
per mense e trasporti vengono da una recente legge sul diritto
allo studio.
Friuli Venezia Giulia
In Friuli, regione autonoma, è in vigore la più antica
legge sulla libertà d’educazione. Lo scorso anno ci sono
state le elezioni regionali senza che i partiti in lizza
"si sbilanciassero". Le elezioni sono state vinte dal
centrosinistra che, inaspettatamente, appena giunto al governo,
si è subito dichiarato contrario ai finanziamenti previsti
dalla legge e ha predisposto un provvedimento per dimezzare il
tetto di reddito per il conferimento dei contributi. La mobilitazione delle famiglie ha
costretto la giunta a ritirare il provvedimento. La Giunta
Regionale ha, allora, dimezzato i fondi a disposizione. Per il
2004, infatti, sono stati stanziati 1,7 milioni di euro contro i
3 milioni del 2003.
Piemonte
La coalizione di centrodestra che guida il Piemonte
in campagna elettorale si era decisamente espressa per il buono
scuola alle famiglie della scuola paritaria. Per approvare la
legge ha impiegato oltre tre anni. Il 2004 sarà il primo anno
di applicazione: a disposizione ci sono 18 milioni di euro,
sufficienti per rispondere alle 16 mila domande arrivate dalle
famiglie.
Emilia–Romagna
In questa legislatura è stata modificata in senso
peggiorativo la legge regionale che prevede contributi alle
famiglie per le spese scolastiche. È stata rivista su richiesta
di Rifondazione Comunista che prima non faceva parte della
maggioranza di centrosinistra. I criteri per l’assegnazione
dei fondi hanno ulteriormente penalizzato le famiglie delle
scuole paritarie.
Toscana
Sulla libertà d’educazione siamo all’anno zero. La
maggioranza di centrosinistra che governa la Regione nulla aveva
promesso in campagna elettorale e nulla ha realizzato nel corso
della legislatura. Un esempio di coerenza in negativo.
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«Sicilia, ancora troppe promesse»
Il
presidente regionale Scola: da parte nostra dovremo in futuro
sviluppare di più i collegamenti con la classe politica
regionale
E’ in salita il cammino dell’Agesc in Sicilia.
"Nella nostra regione – spiega il presidente regionale
Santino Scola, in carica da due anni - manca la cultura dell’associazionismo.
Inoltre la scuola cattolica è ancora raffigurata come la scuola
dei ricchi, viene considerata un’area di parcheggio in cui i
genitori, che pagano, depositano i figli, poi sono affari dei
gestori".
Di positivo però c’è il fatto che in Sicilia i gestori
delle scuole cattoliche non solo accolgono l’associazione
negli istituti ma spesso sono i primi a promuoverla fra i
genitori.
"Non finirò mai di ringraziare – continua Scola –
per quello che ha fatto don Luigi Pezzelli, gestore per diversi
anni della scuola che da sempre ha dato il contributo numerico
più rilevante alla presenza dell’Agesc in Regione, il don
Bosco di Palermo. L’associazione con lui stava
raggiungendo dei buoni livelli di presenza numerica e di
attività. Ma poi lui è passato all’Ispettoria regionale
della congregazione salesiana e abbiamo subito una battuta d’arresto."
L’Agesc comunque non è rimasta con le mani in mano e,
grazie al contributo di numerosi e generosi genitori, oltre che
dei collaboratori di Scola, sta cercando di mettere radici
ovunque. Non importa se operino a Palermo o a Modica (Ragusa) o
a Gela (Caltanissetta) o a Pachino (Siracusa): molte sono le
iniziative progettate per ampliare la base associativa
(attualmente gli iscritti sono oltre seicento) e per radicare l’Agesc
in Sicilia.
La Regione Sicilia ha previsto il buono scuola, ma è come se
ancora non ci fosse: troppo pochi sono le famiglie che ne
usufruiranno, a fronte di circa dodicimila domande di aventi –
almeno sulla carta – diritto. " Il Presidente Totò
Cuffaro – osserva Scola - promette ma non mantiene a
sufficienza i buoni propositi. Da parte nostra dovremo in futuro
sviluppare di più i collegamenti con la classe politica
regionale":
L’Associazione è presente a Palermo negli organismi
diocesani e fa parte della Consulta delle Associazioni laicali.
Positivi sono i rapporti con Sua Eminenza il Cardinale De
Giorni, arcivescovo della città.
L’Agesc è inoltre impegnata in numerose iniziative sociali
svolte nelle diverse realtà locali grazie all’impegno dei
collaboratori di Scola. Ne citiamo alcune: organizzazione di
scuole genitori, incontri e confronti con personaggi della
cultura contemporanea, iniziative in collaborazione con l’Ufficio
Scolastico Regionale, corsi di formazione sociale per i genitori
di scuole in zone difficili (droga, giovani a rischio di
devianza), iniziative umanitarie nei confronti di Enti Pubblici,
come il dono da parte della sezione di Modica di alcune
apparecchiature al reparto pediatrico del locale ospedale.
E’ infine di recentissima attuazione la partecipazione
attiva, nell’ambito del Forum delle Associazioni Familiari,
alla progettazione promossa dal Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca che vede impegnati i
rappresentanti dei genitori nella costituzione di un Forum
Telematico dei genitori, coordinato dalla dottoressa Maria
Moioli.
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