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30 Aprile 2004

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Per la vera parità
c’è ancora da lavorare

il punto
"In mancanza di risorse economiche adeguate le famiglie non possono esercitare la loro facoltà di scelta educativa"

Enzo Meloni*

Il 30 marzo scorso il ministro Letizia Moratti ha inviato alle Commissioni Cultura delle Camere la relazione sullo stato di attuazione della legge n.62 del 2000 che regolamenta il sistema della scuola paritaria.

La relazione fornisce alcuni dati e propone considerazioni che è bene prendere in esame. Nelle scuole paritarie sono inseriti poco meno di un milione di alunni (934.068 per la precisione) a fronte di 8.815.149 alunni frequentanti le scuole statali e di 115.892 iscritti nelle scuole non paritarie. Gli alunni presenti nelle scuole paritarie (dalle materne alle superiori) sono dunque il 10,6 per cento del totale.

Materne cattoliche in difficoltà

Nell’anno scolastico 2002/2003 erano funzionanti 9.031 scuole per l’infanzia paritarie. Il 25 per cento di queste scuole è gestito dai Comuni: le scuole comunali accolgono il 30,5 per cento dei bambini. Le scuole gestite da enti religiosi sono il 47,2 per cento ed ospitano il 44 per cento dei bambini. Ciò significa, da un lato, che queste scuole realizzano una presenza articolata anche in ambiti territoriali marginali e, al contempo, risentono delle difficoltà strutturali conseguenti.

Scuole primarie e secondarie

Sono 1.287 le scuole primarie che fra il 2001 e il 2003 sono state riconosciute paritarie. Complessivamente raccolgono 160.902 alunni. Il 79,1 per cento di queste scuole è gestito da enti religiosi, il 20 per cento da altri privati, mentre lo 0,9 per cento è riconducibile ad enti pubblici.

Di numero largamente inferiore (641) sono le scuole paritarie secondarie di primo grado (medie) che complessivamente accolgono 61.103 alunni. In questo segmento la scuola cattolica assorbe più dell’80 per cento di scuole e alunni.

Le scuole medie superiori paritarie sono 1307, per complessivi 135.280 studenti. Si tratta di istituti mediamente piccoli perché contano poco più di 100 studenti per scuola. Rispetto agli altri tipi di scuola, le superiori registrano una presenza di gestori privati non religiosi pari al 53,4 per cento, cui corrisponde una percentuale di alunni del 46 per cento. Le scuole cattoliche sono il 43 per cento, mentre gli studenti iscritti rappresentano il 44,8 per cento del totale.

Parità senza risorse economiche

Non c’è reale parità nel sistema nazionale fra scuole statali e paritarie senza risorse economiche che permettano alle famiglie di esercitare una reale libertà di scelta educativa. Nella relazione il ministro Moratti rileva che la legge n.62 "si presentava come legge di principi, non recava disposizioni finanziarie a copertura degli oneri economici conseguenti." All’attivo di questo governo c’è l’introduzione del contributo alle famiglie (30 milioni di euro nel 2003, 50 per il 2004) degli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado (fino alla prima superiore). Ma si tratta solo di un primo passo, assolutamente insufficiente. Lo riconosce anche il ministro quando ammette che "i principi costituzionali, riaffermati dalla legge 62/2000, sono stati realizzati solo parzialmente a causa dell’insufficienza delle risorse finanziarie previste". Una carenza che colpisce innanzitutto i soggetti più deboli: il ministro sottolinea "la necessità di porre le condizioni, anche finanziarie, per garantire il diritto degli studenti disabili ad accedere alle scuole paritarie, scuole per le quali la legge 62/2000 prevede l’obbligo di accoglienza, senza assicurare le risorse adeguate".

Diplomifici, problema risolvibile

La relazione si sofferma sull’annoso problema dei cosiddetti "diplomifici", ovvero quegli istituti privati con le iscrizione a piramide rovesciata, cioè con prevalenza di iscritti nel quarto e quinto anno. Un’altra anomalìa di queste scuole è l’alto numero di studenti privatisti che vi si presentano a sostenere l’esame di Stato. Poiché spesso questo è l’argomento pretestuoso usato dai nemici della parità, occorre essere chiari. Il compito del ministero, in quanto organo esecutivo, è quello di intraprendere, con opportune circolari, quelle azioni concrete mirate a scoraggiare e combattere il fenomeno, peraltro limitato. Si fissino norme non derogabili, e queste anomalìe rientreranno immediatamente, visto che il resto della scuola paritaria si comporta correttamente.

*Presidente Nazionale Agesc


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Giornata nazionale: le date regione per regione
La riforma monitorata dai genitori

Dopo il seminario nazionale di studio sulla riforma della scuola, svoltosi a Milano il 6 marzo scorso, l’Agesc ha deciso di dedicare a questo argomento una giornata nazionale, da svolgersi nelle diverse realtà regionali. È forte la consapevolezza della necessità che i genitori conoscano le novità contenute nel nuovo ordinamento, che conoscano, soprattutto, le opportunità che la riforma offre alla famiglia perché possa esercitare la sua responsabilità educativa. La giornata nazionale è stata indetta per il 22 maggio, anche se in alcune realtà locali si tiene in un giorno diverso. E’uesta iniziati un lavoro collettivo finalizzato a rendere protagonisti i genitori dentro la scuola.

Piemonte. La giornata si tiene il 22 maggio a Torino con inizio alle ore 14,00 presso l’Auditorium dell’Istituto Suore di Maria Consolatrice.

Liguria. L’appuntamento è per il 21 maggio (ore 20.45) a Genova Pegli presso l’Istituto Sancta Maria ad Nives.

Lombardia. Il momento di studio e riflessione si tiene a Pavia, nella Sala dell’Annunciata in piazza Petrarca, alle ore 21 del 20 maggio

Trentino. In Trentino la giornata è stata anticipata al 21 aprile. L’appuntamento si è tenuto presso l’Auditoroum dell’Istituto Salesiano di Trento.

Friuli Venezia Giulia. In Friuli la giornata è programmata per il 22 maggio. Il ritrovo è l’Auditorium Zanon di Udine, con inizio dei lavori alle ore 17,00.

Veneto. Appuntamento a Mestre per il 21 maggio. I lavori si terranno nella Sala Congressi Novotel, con inizio alle ore 18,00.

Emilia – Romagna. La giornata è programmata per il 22 maggio a Bologna presso l’Istituto Salesiano Sacro Cuore. Inizio alle ore 15,00.

Toscana – Umbria. L’iniziativa è programmata nell’ambito del convegno organizzato dall’Ufficio Scuola dell’Arcidiocesi di Firenze. L’appuntamento è per il 22 maggio alle ore 8,30 al Convitto della Calza a Firenze.

Lazio. L’iniziativa si tiene a Roma il 22 maggio con inizio alle ore 10,00. Il luogo è l’Auditorium Scuole Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario.

Marche. L’appuntamento è spostato al 25 maggio e si tiene a Pesaro presso l’Auditorium Palazzo Montani Antaldi (concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio). Inizio alle ore 21,00.

Abruzzo. Convegno il 22 maggio ad Avezzano, all’Istituto Sacro Cuore, con inizio alle 17,30.

Puglia – Basilicata. Per queste due regioni il ritrovo è il 21 maggio a Bari presso l’Istituto Paritario Margherita, con inizio alle ore 16,00.

Calabria. La giornata si tiene il 22 maggio alle ore 16,00 a Reggio Calabria presso l’Istituto Figlie Maria Immacolata.

Sicilia. Appuntamento il 22 maggio a Palermo, presso l’Istituto Don Bosco, con inizio alle 17,00.

Sardegna. Ritrovo il 21 maggio all’Istituto Salesiano di Cagliari con inizio alle ore 17,30.


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Gli orari?
Su misura per le esigenze dei ragazzi

di Marco Fabbri*

1) Le famiglie saranno chiamate a scegliere fra il mandare a scuola i propri figli solo per l’ orario obbligatorio o lasciarli per un orario più ampio. Quali sono i motivi che hanno suggerito questa decisione, e come sarà di fatto gestita dalle scuole questa possibilità?

Permettere alle famiglie di decidere se avvalersi della sola offerta formativa obbligatoria, che è fissata in 891 ore annue (27 ore settimanali), o anche di un’ulteriore quota formativa, fino a un massimo di 99 ore annue (3 ore settimanali) per la scuola primaria e fino a 198 (6 ore settimanali) per la scuola secondaria di 1° grado, ha più significati:

- sottolinea, innanzitutto, che cosa lo stato ritiene indispensabile per garantire il soddisfacimento del diritto/dovere all’istruzione e alla formazione di tutti i suoi futuri cittadini;

- riconosce, nel contempo, alla famiglia, come dice la Costituzione prima ‘formazione sociale entro cui si sviluppa la personalità di ciascuno’, la maturità e la libertà di scegliere se avvalersi in modo ulteriore dell’offerta formativa della scuola,

- considera, in terzo luogo, che non tutti gli alunni hanno necessità degli stessi tempi di apprendimento: per qualcuno può risultare educativo, per diventare competente, avere più opportunità per approfondire certe conoscenze e certe abilità; per altri questo può non rappresentare una necessità; per altri ancora l’ampliamento delle ore di scuola può rappresentare la possibilità di sviluppare le proprie attitudini e capacità a livelli particolarmente elevati in qualche campo (dalla musica al teatro, dal latino al giardinaggio, alla gastronomia). Perciò l’ampliamento dell’offerta formativa oltre a essere facoltativa è anche opzionale. Spetta poi alle scuole definire una offerta formativa che corrisponda con le istanze prevalenti delle famiglie, che sia coerente con il Progetto Educativo dell’Istituzione scolastica e sia realizzabile dal punto di vista organizzativo.

2) Le scuole organizzano laboratori espressivi, di educazione fisica, di informatica,… Che cosa significa, questo? Che le scuole sono obbligate a fare o che possono fare questi laboratori?

Nella scuola dell’autonomia non può essere il centro che decide che cosa è bene per una certa realtà territoriale, per gli alunni e per le loro famiglie. Per questo il centro non può dire quali laboratori deve organizzare una scuola: saranno le singole Istituzioni scolastiche a decidere. Su quale base? E’ innanzitutto necessario che si capiscano bene quali sono i bisogni dei ragazzi di ogni specifico territorio e delle loro famiglie, ma anche quali sono le risorse formative messe a disposizione nel territorio dai Comuni, dalle altre formazioni sociali presenti. In questo modo la scuola può ipotizzare un’offerta che, incontrando il bisogno formativo del ragazzo, può essere sia specifica, sia condivisa e apprezzata.

*Responsabile Ufficio Stampa Nazionale AGeSC


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Nosiglia (Cei)
Scuola cattolica, un cantiere di libertà
per mamme e papà

Pubblichiamo il contributo predisposto per l’AGeSC da mons. Cesare Nosiglia

Cesare Nosiglia*

Vorrei riaffermare i punti nodali della specificità della proposta educativa che la Scuola cattolica fa circa la presenza dei genitori, perché non si tratta di inserire nella scuola un soggetto in più, ma di essere criticamente più consapevoli dei valori educativi che questa presenza comporta.

La Scuola cattolica si definisce culturalmente per il rapporto ragione-fede e ragione-vita. Si tratta di elaborare una proposta teoreticamente fondata, ma anche realisticamente possibile, sulla presenza dei genitori nel momento creativo di cultura scolastica. Presenza che la Scuola cattolica sente come costitutiva, sia del suo essere scuola come del suo essere cattolica. E’, in sostanza, la ricaduta nell’educativo scolastico di una competenza dei genitori da concretizzare attraverso la presenza della loro soggettività nella scuola cattolica.

La libertà di scelta dei genitori non rimane quindi solo caratteristica di un soggetto, ma diventa un elemento costitutivo ed essenziale dell’identità educativa della Scuola cattolica.

Ciò che giustifica e illumina il coinvolgimento educativo dei genitori è dato dal fatto che la loro presenza non è qualcosa di opzionale, un arricchimento aggiuntivo, ma si tratta di un costitutivo dell’identità della Scuola cattolica e perciò di un elemento necessario alla sua educatività.

La Scuola cattolica viene così concepita come un ecosistema educativo pluripolare, frutto del libero associarsi della persone, in cui il contributo educativo specifico ed esclusivo dei vari soggetti si coordina attorno alla convinzione che l’impegno educativo nella Scuola cattolica è attività eminentemente laica perché dovere-diritto della persona in quanto tale, al cui servizio si pongono Stato e Chiesa, strutture del privato-sociale e dell’Associazionismo, religioso e non.

L’elemento da sottolineare è l’esigenza associativa insita nella presenza educativa dei genitori nella Scuola cattolica.

Un minimo di educazione e promozione di cultura democratica riconosce nell’associarsi un diritto della persona e una necessità ai fini delle decisioni fondamentali sulla vita e le finalità della comunità scolastica.

Occorre riconoscere due realtà:

a) la presenza dei genitori, strutturata in associazioni proprie, non realizza solo la somma dei diritti delle persone, ma rappresenta, per la scuola, un valore educativo aggiunto;

b) non si raggiunge il livello politico dell’educare, se non si realizza un’aggregazione strutturata delle persone.

La presenza educativa dell’AGeSC in tutta la Scuola cattolica realizza nei genitori una capacità di azione educativa, che diventa di natura culturale, curriculare ed ecclesiale.

L’AGeSC, quindi, non è un’associazione in più, che facilita la presenza dei soggetti personali, o rappresentativa degli stessi. Come espressione della società civile, il significato della presenza dei genitori nella Scuola cattolica così configurato, conduce verso un’idea feconda per tutta la scuola.

* Presidente della Commissione episcopale
per l’Educazione cattolica, la scuola e l’università


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