Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
28 maggio 2004
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La riforma,
cantiere aperto
Marco Fabbri
Un impegno corale di riflessione ha
coinvolto tutta l’associazione in ogni regione italiana. Al
centro dell’attenzione la riforma della scuola introdotta dal
ministro dell’istruzione Letizia Moratti. La giornata
nazionale di studio indetta dall’AGeSC per il 22 maggio è
stata una importante occasione per promuovere il protagonismo
dei genitori nella scuola rendendoli consapevoli dei cambiamenti
che stanno investendo la realtà scolastica italiana. Si è
trattato di un forte segno della vitalità e dello spirito di
servizio dell’associazione.
Sulla riforma l’Agesc ha espresso da tempo un giudizio
sostanzialmente positivo. Il nuovo ordinamento realizza il
passaggio da una concezione della scuola intesa come uniforme,
prescrittiva e obbligatoria da parte dello Stato, ad una scuola
dell’autonomia, offerta come opportunità formativa alla
libera scelta da parte delle famiglie. Questa è la questione
decisiva: alle famiglie per la prima volta è chiesto non tanto
di partecipare quanto di essere protagoniste del processo
educativo che riguarda i loro ragazzi. I genitori vanno aiutati
a capire quali sono gli spazi in cui possono ora intervenire,
quali le opportunità che possono cogliere, quali le modalità
concrete per esercitare il loro ruolo primario di educatori. L’Agesc
ha inteso offrire ai genitori un ulteriore strumento di
approfondimento stampando un opuscolo, realizzato dal Comitato
per la scuola della società civile, che, punto per punto,
prende in esame i contenuti della riforma e risponde alle
domande, ai dubbi, alle perplessità che un’informazione
carente, e spesso strumentale, ha lasciato aperte. L’opuscolo
è reperibile presso i comitati provinciali AGeSC ed è
scaricabile da internet accedendo al sito dell’associazione: www.agesc.it
Il lavoro continua. Il consiglio nazionale Agesc, riunitosi a
Pescara il 15 e 16 maggio, ha sottolineato alcune urgenze
politiche che vanno affrontate. Si tratta di portare a
compimento il percorso della riforma, anche con riferimento alla
scuola secondaria di secondo grado, che si articola nel sistema
dei licei ed in quello della istruzione e formazione
professionale; è una tappa indilazionabile, per dare certezza
di diritto ai ragazzi ed alle famiglie. Altrettanto urgente è
la riforma degli organi collegiali della scuola e territoriali.
L’Agesc ritiene indispensabile che il "Forum nazionale
delle associazioni dei genitori della scuola" sia
adeguatamente coinvolto nella predisposizione del Decreto
legislativo.
Infine, una nota negativa riecheggiata anche negli incontri
regionali del 22 maggio: la perdurante sostanziale inadempienza
del Parlamento relativamente ad azioni concrete per favorire la
libertà di scelta educativa dei genitori. Le risorse in
Finanziaria non sono incrementate da tre anni. Unico positivo ma
minimo segnale è consistito nella introduzione del bonus per le
famiglie i cui figli frequentino le scuole paritarie. Ma anche
in questo caso, non mancano i problemi. Ai ritardi nella
erogazione si unisce, per il 2004, l’introduzione del limite
di reddito familiare. Un provvedimento che, affiancato alla
esiguità delle risorse destinate, conferma la discriminazione
cui sono sottoposti i genitori della scuola paritaria rispetto a
quelli della scuola statale, per i quali non esiste limite di
reddito nella gratuità della frequenza.
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Le
ore per apprendere ritagliate
«su misura»
Non capisco perché si
parli di monte ore annuo di lezioni e non invece di ore
settimanali. Così non si fa più confusione?
La normativa si esprime in monte ore annuo
in virtù della autonomia delle istituzioni scolastiche, che
dalla scorsa legislatura è principio costituzionale. La scuola
perciò, ai fini della personalizzazione del processo educativo
e per migliorare efficacia ed efficienza della propria offerta
formativa, potrà decidere di non strutturare gli insegnamenti
in orari uguali per tutte le settimane dell’anno scolastico.
Ad esempio, la scuola potrà, sentiti i genitori, utilizzare una
parte del monte ore facoltativo opzionale a disposizione per
organizzare corsi intensivi in un certo periodo dell’anno (per
approfondire specifici insegnamenti o recuperare livelli di
apprendimento non adeguati). Comunque, per riportare le ore
indicate nella normativa da monte ore annuo a monte ore
settimanale, è sufficiente dividere il primo per il numero
standard di settimane di lezione, pari a trentatre.
E’ giusto "offrire" ai genitori
la scelta di un determinato numero di ore facoltative e
opzionali senza specificare a quali attività saranno destinate?
Il decreto legislativo n. 59 del 2004 (art.
7) prevede che nella scuola primaria (ex scuola elementare) l’istituzione
scolastica organizzi, oltre alle 891 ore di orario annuale delle
lezioni, ulteriori 99 ore annue di attività ed insegnamenti,
coerenti con il profilo educativo. Analogamente (art. 10), nella
scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) l’istituzione
scolastica è chiamata ad organizzare, oltre alle 891 ore di
orario annuale delle lezioni, ulteriori 198 ore annue di
attività ed insegnamenti, coerenti con il profilo educativo. La
scelta di queste ore aggiuntive è facoltativa e opzionale per
gli allievi e la frequenza è gratuita. Il decreto legislativo
chiarisce che si tratta di un monte ore finalizzato a "realizzare
la personalizzazione del piano di studi". Non ha
perciò senso, dal punto di vista pedagogico e normativo,
offrire ai genitori un tempo scuola facoltativo e opzionale
svincolato dalla proposta dei contenuti di questo tempo.
Perché sono prescritte come minimo 18 ore di
attività di insegnamento al docente tutor nei primi tre anni
della scuola primaria?
Si comprende la norma riflettendo sulla
valutazione pedagogica che la sostiene. Il contesto sociale del
nostro Paese è molto mutato negli ultimi anni. In precedenza le
classi erano composte da bambini provenienti dal medesimo
contesto sociale e culturale, che perlopiù già si conoscevano
per la comune frequentazione di ambiti formativi informali
(parrocchie, gruppi famiglie, ecc.). Ora invece si ritrovano
insieme 20-25 bambini con provenienze sociali, culturali,
linguistiche diversificate, perlopiù fra loro estranei. In
queste condizioni, per costituire un gruppo classe, una
comunità di apprendimento, è perciò necessario stare
fisicamente con i bambini per un tempo consistente.
Stefano Versari
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Formazione, ora si può scegliere
Si cambia: pari dignità con i licei
e gli allievi potranno «ripensarci»
Al delegato Nazionale
dell’AGeSC per la formazione professionale, Gianluigi
Serraglio, chiediamo quale sarà il ruolo della formazione
professionale, una volta completata la riforma della scuola.
La riforma del Ministro Moratti prevede per i
giovani in obbligo formativo la scelta tra il sistema dei licei
e quello della formazione professionale: quale il giudizio?
Valutiamo positivamente la riforma in quanto
riconosce, alla luce della modifica del Titolo V della
Costituzione e del passaggio alle Regioni della competenze sulla
scuola, il ruolo della formazione professionale all’interno
del sistema di istruzione nazionale. Finalmente è assicurato ai
ragazzi il diritto di scelta del percorso scolastico-formativo
più adatto alle proprie caratteristiche ed aspettative.
Il passaggio delle competenze alle Regioni
può creare situazioni di disparità tra le stesse, in quanto la
formazione professionale sembra non essere capillarmente diffusa
su tutto il territorio nazionale?
Ogni riforma porta con sé problematiche e
difficoltà; tuttavia, anche per merito delle risorse del Fondo
Sociale Europeo (FSE), la formazione professionale è oggi
presente in tutte le Regioni, anche se, in alcune di esse, non
ancora pienamente strutturata. E’ comunque costante il
trasferimento delle buone prassi, proseguendo in un percorso
già avviato di innalzamento della qualità, tanto che i corsi
sono notevolmente aumentati in tutto il Paese e sono state
avviate già parecchie sperimentazioni della stessa riforma.
La creazione dei due sistemi formativi,
quello dei Licei e quello della Istruzione e formazione
professionale, non creerà una scuola secondaria di secondo
grado di serie A ed una serie B?
Innanzitutto questa articolazione dei sistemi
è conseguenza della citata modifica del Titolo V della
Costituzione, che assegna alle regioni la competenza su istruzione
e formazione professionale. Ciò precisato, la riforma
facilita i passaggi tra i sistemi, lascia la porta aperta ad
eventuali ripensamenti degli studenti (le cosiddette
"passerelle"), assegna agli istituti scolastici ed ai
Centri di formazione professionale il compito di mettere in atto
le iniziative necessarie per aiutare gli allievi mediante i
Laboratori di approfondimento, recupero e sviluppo degli
apprendimenti (LARSA). E’ però auspicabile che i due percorsi
non si discostino troppo tra loro dal punto di vista delle
iscrizioni degli studenti, perché così si faciliterebbe una
crescita diffusa di consapevolezza della pari dignità dei due
canali.
A livello nazionale e locale sono numerose le
manifestazioni contro il Ministro Moratti e la riforma della
scuola: quali sono i motivi di tanto accanimento e qual è la
vostra valutazione?
Siamo convinti che le motivazioni siano
fondamentalmente due. Da una parte si assiste ad una
contrapposizione partitica incapace di ritrovare le ragioni del
bene comune. Non è una novità per il nostro Paese, considerato
che tutti da anni auspicano e ritengono necessaria una riforma
della scuola italiana, e che, nonostante ripetute iniziative, la
precedente riforma è quella di Gentile del 1921. La seconda
motivazione è legata al mancato approfondimento ed alla
sostanziale non conoscenza dei contenuti della riforma stessa.
Chiediamo che la Legge 53/03 sia portata a
compimento entro il 2004, con il decreto attuativo sulla scuola
secondaria superiore, pena il ritorno di tutta l’area della
formazione professionale in una situazione di
"inferiorità" che ha caratterizzato questi ultimi
anni. Non va dimenticato che la formazione professionale ha
permesso, dal dopoguerra ad oggi, l’inserimento nel mondo del
lavoro di centinaia di migliaia di giovani, con una qualifica o
una specializzazione professionale che ha consentito loro di
raggiungere elevati traguardi professionali, sia come dirigenti
che come imprenditori.
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L'Europa della scuola libera
Valter Boero*
Nell’anno scolastico 1999-2000 il Comitato
europeo per l’Insegnamento Cattolico (CEEC) ha svolto una
inchiesta sul finanziamento concesso alla scuola cattolica nei
diversi stati europei dalle amministrazioni pubbliche.
L’indagine ha riguardato 21 paesi, con una
situazione spesso molto diversa fra loro. E’ emerso che solo
in Italia, Grecia e Svizzera, e parzialmente in Portogallo, non
si hanno sostanzialmente aiuti economici pubblici alle scuole
cattoliche.
Negli altri Paesi europei, invece, alle
scuole cattoliche è riconosciuto lo status, con i conseguenti
sostegni economici, di scuole pubbliche, perché aperte
effettivamente a tutti e con elevati standard di qualità nella
preparazione. Questo riconoscimento è realizzato mediante
differenti strumenti giuridici e finanziari.
Nei paesi dell’Europa dell’Est la
legislazione è generalmente favorevole alla libertà di scelta
della famiglia. Solo nel caso della Romania la scarsità di
mezzi economici, di fatto, non consente interventi finanziari di
sostegno. Lituania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca,
Slovacchia hanno, invece, condizioni più favorevoli dell’Italia.
Qualche preoccupazione arriva ora dalla
Spagna, perché il nuovo governo del primo ministro Zapatero
pare intenda ridurre i contributi destinati al finanziamento
delle scuole pubbliche cattoliche.
Altra situazione particolare si riscontra in
Francia, dove le recenti limitazioni all’uso del velo e di
altri simboli religiosi nelle scuole di Stato, hanno indotto
molti genitori ad iscrivere i figli nelle scuole cattoliche
nelle quali la frequenza è aperta a tutti, purché se ne
condivida il progetto educativo.
Avere condizioni più favorevoli per la
Scuola Cattolica significa avere una condizione di effettiva
libertà di scelta educativa per i genitori. La libertà di
scelta educativa non è un optional per una democrazia.
Per questo, mentre è necessario che lo Stato
assuma un ruolo di garanzia sulla qualità del servizio offerto
dalle scuole a gestione statale e non statale, è anche
indispensabile che esso intervenga con strumenti che permettano
la libera scelta delle famiglie, senza condizionamenti
economici. Tali strumenti, giuridici e finanziari, possono
essere sempre più perfezionati, ma non messi in discussione.
Sono temi che è auspicabile trovino un
riverbero nella Costituzione Europea e nel dibattito politico,
anche in occasione delle prossime elezioni europee.
*Presidente OE-GIAPEC (Organisation
Européenne du Groupement International des associations de
Parents d’Elève de l’Enseignement Catholique) e membro del
CEEC (Comitato europeo per l’Insegnamento Cattolico)
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