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24 settembre 2004

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La tv? Per famiglie con anticorpi

Programmi per ragazzi, informazione, ma anche spettacolo e pubblicità: va in onda la "confusione". quando si ragiona sulla fruizione televisiva dei più piccoli andrebbe chiarito cosa sia "permesso" e cosa sia "opportuno" seguire. Ma esiste una vasta zona grigia in cui la visione appare lecita e del tutto ammissibile.
Talk-show, sit-com, quiz: poco importa quali valori esprimano. Il punto chiave è che gran parte della produzione televisiva viene pensata solo per un pubblico di adulti

Guido Gili*

Le tragiche vicende di questi ultimi tempi "entrano" nelle nostre case, affiancandosi senza soluzioni di continuità, a talk show leggeri ed a reality show. Si pone sempre il problema di "come" porre in relazione il mezzo televisivo con i ragazzi. Abbiamo chiesto un contributo su questo tema.

Si sente parlare di "TV per le famiglie". Cosa si intende? Se teniamo conto delle dichiarazioni di dirigenti di rete, responsabili di palinsesto e conduttori, emergono essenzialmente due aspetti.

Il primo riguarda la modalità di ascolto: programmi trasmessi nella fascia pre-serale e in prima serata: la famiglia si riunisce e la televisione diventa una delle pratiche quotidiane come la cena o il dopocena.

Il secondo riguarda il contenuto: programmi facili, che possono essere seguiti in condizioni di rilassamento psicologico, senza troppi sforzi mentali e interpretativi.

Accanto alla TV per la famiglia, c’è la tv per" bambini e ragazzi". Quali caratteristiche presenta oggi questa programmazione? Sugli aspetti educativi e istruttivi hanno il sopravvento contenuti di puro intrattenimento, sebbene con alcune lodevoli eccezioni,inserendo nelle stesse fasce programmi per bambini e per ragazzi: per i più piccoli cartoni e storie di fantasia, per i più grandi racconti sentimentali o d’avventura. I programmi hanno infine una caratteristica seriale quotidiana, come le fiction degli adulti.

La programmazione è più importante dei singoli programmi, che tendono a fondersi e confondersi. L’informazione assume le forme dello spettacolo, l’intrattenimento si fonde con la pubblicità e la pubblicità è una notizia tra le altre.

Questa "con-fusione" è significativa quando si ragiona sulla fruizione televisiva dei bambini: cosa sia "permesso" e cosa sia "opportuno" vedano. C’è una vasta "zona grigia" in cui la visione appare lecita e ammissibile che coincide con i programmi che vengono ascritti alla "TV per la famiglia"... Si crea uno slittamento di significati: i programmi per la famiglia, sono adatti anche ai bambini.

Quando associazioni di genitori e di spettatori denunciano i contenuti televisivi "non adatti" ai bambini, il bersaglio è facilmente costituito da film violenti, promo pomeridiani di film serali, inseriti nel palinsesto nelle fasce protette. Ciò costituisce un aspetto limitato. Più sistematicamente essi accedono a quei programmi della "TV per le famiglie": ad esempio, i talk show del pomeriggio centrati sulle relazioni di coppia, con "giochi relazionali" che parlano di tradimenti, menzogne, perfidie. Oppure le sit-com, percepite come innocue perché raccontano situazioni familiari con un tono ironico e leggero, senza che si rifletta troppo sull’immagine di famiglia che offrono. Infine i quiz, con conduttori simpatici. Poco importa quali valori esprimano. Il punto chiave è che gran parte della televisione resta un "canale degli adulti", sia come contenuti, sia perché risponde alla logica puramente strumentale dell’audience.

Questa complessità fa apparire insufficiente ogni pedagogia delle "difese esterne", pur importante, per evitare che i ragazzi si espongano a programmi sconvenienti. Proprio perché il più delle volte non è chiaro cosa sia "conveniente". E’ sempre più vitale una pedagogia delle "difese interne" che rafforzi le competenze comunicative degli spettatori (bambini, ragazzi, adulti) e consenta di comprendere con più viva intelligenza e criticità i messaggi che giungono. Ciò passa attraverso lo sviluppo della media education in ambito scolastico, ma anche e soprattutto attraverso una maggiore autocoscienza delle famiglie, che le renda più consapevoli della propria realtà relazionale e capaci di interagire attivamente con i media, collocandoli all’interno del proprio progetto di vita.

*Preside della Facoltà di Scienze Umane e Sociali
Università del Molise


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«Il governo rispetti le promesse fatte,
una vera parità regge la prova dei conti»

Enzo Meloni

Il Programma sulla scuola presentato dall’attuale maggioranza in occasione delle elezioni politiche 2001 affermava fra l’altro: "Le famiglie devono poter scegliere liberamente la scuola che preferiscono per i loro figli, statale o privata, liberi da condizionamenti di carattere economico, attraverso l'introduzione del "buono scuola". Nei mesi scorsi l’AGeSC, con una lettera inviata a tutti i parlamentari della Casa delle Libertà, firmata dal Presidente Nazionale e dai Presidenti regionali e provinciali dell’associazione, ha voluto ricordare gli impegni e constatare la mancata attuazione delle promesse elettorali in merito alla libertà di scelta educativa delle famiglie.

In particolare l’AGeSC ha sottolineato come Il contributo statale di 30 milioni di euro introdotto nella Finanziaria 2003 (portato a 50 nel 2004), ottenuto grazie al determinante apporto della nostra Associazione, è un segnale positivo ma insufficiente a risolvere il problema della libertà di scelta delle famiglie. Oltretutto, non ci sono impegni per il suo mantenimento dopo il 2005 e solo lo scorso mese di agosto le famiglie hanno ricevuto i fondi previsti per il 2003. L’auspicio è la stabilizzazione ed un maggiore finanziamento di questo capitolo di spesa.

Un altro elemento importante è stato sottolineato nella lettera ai parlamentari. Le risorse nei capitoli di spesa esistenti per le scuole paritarie non sono state aumentate (al contrario di quanto accaduto nella scorsa legislatura). Vi sono poi gravissimi ritardi nell’erogazione di tali fondi alle scuole, con sofferenze economiche che in alcuni casi hanno provocato la chiusura di scuole paritarie.

Dopo aver ricordato che l’AGeSC è uno dei pochi soggetti sociali che in questi mesi sta difendendo nel Paese e nelle istituzioni scolastiche la riforma della scuola - riconoscendo nella personalizzazione dei processi educativi lo strumento fondamentale per riporre al centro della scuola il bene del discente - si osserva che la riforma stessa non produrrà tutti i possibili miglioramenti del sistema scolastico, se ad essa non si accompagneranno interventi legislativi per realizzare, dopo la parità giuridica, anche la parità economica.

" La nostra Associazione – conclude la lettera - è a disposizione per offrire contributi propositivi e non mancherà di assolvere al proprio compito di rappresentanza sociale, anche evidenziando agli elettori il rispetto, o meno, degli impegni elettorali assunti".

*Presidente Nazionale AGeSC


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L'AGeSC Piemonte, 30 anni sulla «strada»

Il Piemonte è una delle regioni in cui l’AGeSC è nata nel 1975. Nel 1997 l’associazione della regione ha ripreso nuovo slancio, rinnovando i propri quadri associativi regionali e provinciali. Uno dei principali protagonisti del rilancio della vita associativa nella terra di don Bosco è Roberto Gontero che nel 2000 è diventato presidente regionale e tutt’ora guida l’associazione in Piemonte. "Mi ha scovato l’ex presidente Stefano Versari nella mia scuola cattolica – racconta Gontero – e da allora è cominciata l’avventura".

Un’avventura che ha portato l’AGeSC in Piemonte a contare circa 1.500 soci e ad essere presente in tutte le province tranne Domodossola ed Asti, dove comunque sono in corso contatti per avviare l’esperienza associativa. Sono 43 le scuole cattoliche sul territorio regionale dove sono attivi e presenti gruppi di genitori aderenti all’AGeSC.

"In questi anni – racconta il presidente Gontero – una delle principali attività è stata girare per le scuole cattoliche a presentare l’AGeSC e cercare di coinvolgere i genitori. Non è stato facile, ma se si lavora e si è presenti i genitori poi si aggregano".

L’altra importante attività è stata la battaglia per la libertà di educazione, diretta a far approvare la legge regionale sul buono scuola. L’AGeSC del Piemonte ha preso in parola il presidente Enzo Ghigo che nella campagna elettorale del 2000 aveva promesso, se rieletto, di far approvare dalla sua maggioranza un provvedimento a sostegno delle famiglie che scelgono la scuola non statale. Dalle parole ai fatti la strada non è stata semplice, anzi è stata difficoltosa, ma dal 2000 al 2003 l’AGeSC ha continuato a fare pressioni, arrivando a raccogliere anche 15.500 firme a sostegno del buono scuola. "E’ stato un segnale importante – commenta Gontero – perché ha evidenziato come la legge fosse davvero attesa da una larga base sociale". Nel luglio 2003 alle famiglie sono arrivati i primi contributi e già adesso nelle scuole sono in distribuzione i moduli per la richiesta relativa al 2004. A disposizione delle famiglie ci sono 35 miliardi delle vecchie lire, usufruiscono del buono circa 15 mila famiglie, il 25 per cento delle quali ha i figli nelle statali. Una legge diretta quindi a rispondere ai bisogni di tutte le famiglie.

"La battaglia per il buono scuola è stata importante – sottolinea il presidente regionale – perché è stata l’occasione di entrare in tutte le scuole per presentare nei dettagli la legge, ed è stata anche l’occasione per testimoniare alla Chiesa locale la vivacità dell’associazione: "I rapporti con la Chiesa locale in Piemonte sono positivi: in questo anno a Torino, Tortona, Vercelli, Novara, Alessandria e Biella sono stati organizzati convegni sulla riforma Moratti e a questi è sempre intervenuto il vescovo della città. Si è trattato di convegni mirati alla formazione dei genitori per approfondire il ruolo a loro destinato dalla riforma. Ma non solo; in Piemonte l’AGeSC organizza anche corsi nelle scuole, secondo le linee del piano nazionale di formazione dei genitori, elaborato dall’associazione. Un’iniziativa che si ripeterà anche quest’anno.


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«Vita ed educazione, doni di Dio»

Don Lino, sacerdote di Forlì che si è spento a marzo, ha lasciato in eredità per i giovani una nuova scuola

Siamo stati "travolti" dalla tragedia di Beslan. La crudeltà ha colpito centinaia di ragazzi, insieme con i genitori, mentre iniziavano l’anno scolastico nella loro scuola. Un luogo educativo, destinato alla crescita dei giovani, è stato trasformato in un luogo di morte. Un luogo di speranza per il futuro è diventato un luogo di massacro della speranza. Non esiste nessuna giustificazione per simili azioni. Quanto accaduto ha accresciuto un diffuso "scoraggiamento educativo": educare non è difficile, sta diventando impossibile, sembrano pensare oggi molti genitori. Molti adulti vivono una profonda incertezza circa le risposte al senso della vita, con la conseguente perdita di autorevolezza. Senza questa non si educa, non si genera, ledendo così il diritto fondamentale della persona umana ad un percorso che gli consenta di crescere e raggiungere la piena umanità.

Aiuta a ritrovare la speranza la testimonianza di un sacerdote di Forlì, Don Lino, spentosi nel marzo scorso, che prossimo alla morte, pensava a "donare" uno spazio di educazione per i giovani, costruendo una nuova scuola paritaria. Leggiamo alcuni brani del suo messaggio di saluto.

"Si inaugura una nuova scuola. Un grande sacrificio mi viene richiesto questa sera. Non posso essere ‘fisicamente’ presente in mezzo a voi ... Lo scorso anno, mentre concludevo la terapia contro il linfoma, improvvisamente arriva l’eredità Sussi. Ho pensato: "stai tranquillo don Lino, il Signore ti farà vivere sicuramente altri dieci anni per portare a compimento questa nuova grande opera. Un giudizio troppo pieno dei miei progetti. Andava purificato. Vi è stata la ripresa del linfoma. Come ha detto Madre Teresa "…siamo una matita in mano al Signore, ma è lui quello che scrive" E quello che lui scrive, se c’è la disponibilità del cuore, ci sorprende per la sua novità e fecondità. Nei momenti di gioia è giusto ringraziare il Signore, ma è nei momenti di prova, di difficoltà, di dolore che si sperimenta la sua dolcezza. Aiutatemi con le vostre preghiere perché vi sia la disponibilità del mio cuore di fronte al Suo disegno. Tanti mi chiedono perché ho scelto che l’eredità fosse indirizzata verso la costruzione di una nuova scuola.

Se il primo dono che il Signore ci fa è la vita, il secondo è l’educazione: l’incontrare fatti e persone che con la loro vita siano di stimolo a coinvolgersi in un confronto stringente fra le esigenze del cuore e la realtà. "Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità. Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore."(Alexis Carrel).

Perché non dare alle nuove generazioni, come stimolo alla loro libertà, quella possibilità che ho sperimentato così valida per la mia vita? La carità è prima di tutto l’amore alla verità della propria esperienza umana ed è per "contagio" o per "invidia", come altri con un po’ di ironia dicono, che essa si dilata a chi ci è vicino.

Ringrazio i parrocchiani che si sono coinvolti fin dal primo momento in questa mia scelta, ma in particolare i tanti parrocchiani che con simpatia hanno accettato questa mia scelta pur così lontana dalla loro sensibilità …"


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