AGeSC - Associazione Genitori Scuole Cattoliche
Ricerca nel sito

ti trovi in:

Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"

25 marzo 2005

Sommario

Torna al Sommario

Friuli Venezia Giulia
Retromarcia sul buono

Se a luglio 2004, in sede di variazione di bilancio, la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia non ristabilirà pienamente i fondi per il buono scuola, l’AGeSC prenderà la strada dei ricorsi legali. Ad annunciarlo è il presidente regionale dell’AGeSC Giancarlo Biasioni, all’indomani del convegno, organizzato insieme a Fidae e Forum delle Associazioni famigliari, che ha riportato in primo piano la questione della libertà di educazione. Al convegno sono intervenuti anche l’assessore regionale alla scuola Roberto Antonaz, di Rifondazione Comunista, e Consiglieri regionali di maggioranza ed opposizione. Antonaz ha promesso che sarà posto rimedio ai "disguidi" che hanno portato la Regione a tagliare pesantemente i fondi per il buono scuola; anche gli esponenti della Margherita hanno assicurato di essere favorevoli al "conguaglio". All’appello mancano attualmente circa 500 mila euro, ma nel recente passato i tagli sono stati ben più pesanti. C’è voluta la mobilitazione dell’AGeSC e della FIDAE per indurre la giunta di Illy ad annunciare la "retromarcia".

Proviamo a ricapitolare la vicenda. Dal 1991 in Friuli è vigente una legge che (grazie all’autonomia concessa dallo statuto speciale) ha dato contenuto economico alla libertà d’educazione, introducendo i primi "buono scuola". Le rette venivano rimborsate fino all’80 per cento a chi ha un reddito fino a 26 mila euro, al 75 per cento per redditi da 26 a 39 mila euro, al 50 per cento per redditi fra 39 e 52 mila euro. Con l’insediamento nel 2003 della nuova maggioranza di centro sinistra, il neo Assessore Antonaz, che in precedenza si era adoperato, senza risultato, per l’abrogazione della legge per via referendaria, annuncia di voler effettuare pesanti tagli ai fondi della legge. Il Comitato per la libertà d’educazione risponde promuovendo una raccolta di firme: in 20 mila scrivono al Presidente della Regione Illy, per chiedergli polemicamente "chi ha paura della libertà d’educazione?". La Regione si dichiara disponibile a non toccare nulla, ma non mantiene le promesse: se nel 2003 erano stati stanziati 3 milioni e 98 mila euro, nel 2004 la somma scende a 1 milione 708 mila. Il 44 per cento in meno. La Regione annuncia che sarà tolto il buono scuola per chi frequenta istituti con fine di lucro e che dal "buono" sarà detratto l’importo ricevuto dallo Stato (il contributo previsto dalla Finanziaria 2003 e 2004). Nuova ondata di proteste e la giunta regionale nel luglio 2004 ripristina altri 500 mila euro. Ma i conti non tornano lo stesso. Si prenda l’esempio della scuola media: con il nuovo sistema mancano 469 euro per ciascun "buono". Oltretutto, il 52 per cento delle famiglie della scuola media è nella prima fascia, quella dei redditi più bassi. Una clamorosa smentita per chi sostiene che nelle scuole libere vanno "i figli dei ricchi".

L’ultimo atto è il convegno del 12 marzo scorso. "Prendiamo atto delle promesse dell’Assessore Antonaz, ma continuiamo a vigilare", afferma Biasioni, "se necessario, l’AGeSC tornerà a dare battaglia: chiediamo aiuto a tutte le forze politiche, di maggioranza ed opposizione, che riconoscono la libertà di educazione come fondamentale diritto civile".


Torna al Sommario

Scuola e libertà, linee dallo Stato

Il quadro normativo in materia di diritto allo studio e parità scolastica, delineato dalle leggi emanate dalle Regioni, si presenta differenziato e determina disparità di trattamento fra i cittadini, in relazione al territorio di residenza. Le leggi approvate in alcune Regioni (ad esempio Piemonte, Lombardia, Veneto) rappresentano un passo in avanti. In altre Regioni, però, non si è fatto nulla, vengono approvate leggi "peggiorative" rispetto alle preesistenti (Emilia-Romagna) o vengono "tagliati" i fondi a disposizione (Friuli Venezia Giulia). Come porre rimedio a questa situazione? L’art. 117 della Costituzione, modificato nel 2001, al comma m), assegna allo Stato la legislazione esclusiva, fra l’altro, in materia di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. In altre parole, lo Stato deve definire, anche con riferimento al diritto allo studio ed alla libertà di scelta educativa, i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere assicurati dalle regioni per consentire il godimento di questi fondamentali diritti civili.

L’On. Fabio Garagnani, di Forza Italia, ha presentato alla Camera una proposta di legge che definisce questi "livelli essenziali". Approvata dalle competenti Commissioni della Camera (Cultura, Affari Istituzionali e Bilancio), la proposta è in attesa del dibattito in aula. Abbiamo chiesto all’on. Garagnani quale elemento di novità introduce la sua proposta. "Non ci si muove nell’ottica di penalizzare o restringere le competenze regionali, che devono essere salvaguardate e valorizzate. Si vuole però assicurare un diritto fondamentale del cittadino, quello alla libertà di educazione. Lo Stato deve definire i livelli essenziali delle prestazioni concernenti questo diritto civile, garantito su tutto il territorio nazionale, mediante la determinazione dell’entità di buoni scuola da concedere alle famiglie degli allievi frequentanti scuole statali e paritarie, al fine di coprire in tutto o in parte, le spese effettivamente sostenute. I buoni scuola devono essere rapportati all’entità delle spese scolastiche sostenute ed alle condizioni economiche del nucleo familiare, al fine di rendere effettivo il diritto di scelta da parte delle famiglie delle diverse istituzioni educative".

L’Agesc auspica che la proposta di legge compia quanto prima il suo iter parlamentare e sia approvata in questa legislatura.


Torna al Sommario

Sistema integrato: docenti contro?

*Luisa Ribolzi

Nel 2000 è stata approvata la legge 62 sul sistema nazionale d’istruzione. In questi anni il processo di finanziamento è andato a rilento, anche se si è avuto qualche timido tentativo sul piano nazionale, e qualche presa di posizione più decisa a livello regionale, con varie iniziative di "buono scuola". In attesa che sul piano strutturale e normativo la situazione abbia ulteriori e più decisivi sviluppi, è interessante vedere le opinioni che hanno sulla parità gli insegnanti. Una ricerca realizzata in sei regioni da un gruppo di Università (Bologna, Catanzaro, Genova, Milano), nel 2002, tuttora l’unica, mette a confronto sui temi dell’autonomia e della parità gli atteggiamenti di oltre 1200 docenti di scuole statali e paritarie.

La ricerca evidenzia come l’esistenza di sentimenti contrastanti, talvolta di pregiudiziali ideologiche e una diffusa mancanza d’informazione, rendono difficile un confronto sereno e obiettivo sulla parità e sul suo ruolo nell'ambito del disegno di riforma.

Le caratteristiche dei due gruppi d’insegnanti sono molto simili, fatta eccezione per l’età: il 43,3% dei docenti della statale ha superato i cinquant’anni (solo il 6,1% ne ha meno di 35), mentre nella paritaria il 37,2% ha meno di trentacinque anni, e solo il 16,3% ha superato i cinquanta. Possiamo quindi attribuire le differenze rilevate negli atteggiamenti sia alla collocazione istituzionale (statale/ paritaria), sia all’età. Le risposte riguardanti, l’autonomia, però, sono molto simili, mentre le risposte relative alla parità sono fortemente dicotomizzate. Possiamo immaginare che il peso dell’appartenenza istituzionale sia superiore a quello dell’età.

La presenza di stereotipi nelle risposte è abbastanza elevata (anche se il 54,9% degli statali e il 46,4% dei paritari nega l’esistenza di posizioni preconcette). Vediamo, per cominciare, che per i docenti della statale – il 55.9% dei quali non manderebbe a nessuna condizione il proprio figlio ad una scuola paritaria - la scuola non statale è una scuola "solo per ricchi" (24,7% contro 3,0%), contraria al dettato costituzionale (37,5% contro 2,5%). Per i docenti delle scuole paritarie, la caratteristica principale della loro scuola è quella di tutelare il diritto di scelta delle famiglie (49,7%), che scelgono questa scuola soprattutto per coerenza con i valori familiari (34,0%) e perché la ritengono migliore e meno conflittuale (circa il 20%). Gli insegnanti della scuola statale respingono l’idea che il servizio sia migliore, motivazione scelta solo dal 6,1%.

Il finanziamento delle private svantaggia le statali (d’accordo il 72,1% degli statali, non d’accordo il 76,5% dei paritari); al contrario, grazie a questo il sistema nel suo complesso avrà più risorse (d’accordo il 59,5% dei paritari, non d’accordo il 64,5% degli statali).

Se le posizioni sono queste, possiamo mettere in conto una dura resistenza degli insegnanti alla realizzazione del sistema integrato. Notiamo qualche timido segnale di ottimismo. Il 33,1% pensa che i due sistemi non siano troppo diversi per integrarsi, il 32,2% valuta positivamente la maggiore flessibilità delle paritarie, il 23,1% pensa che introdurre la concorrenza giovi alla qualità del sistema, e il 20,2% apprezza la maggiore partecipazione dei genitori. Non è molto: ma forse, facendo crescere la comunicazione fra i due sistemi, diminuirà quel 28,8% d’insegnanti della statale (e il 43,5% d’insegnanti della paritaria) che indica come principale ostacolo alla parità l’esistenza di posizioni preconcette.

*Università di Genova


Torna al Sommario

«Don Gius, un educatore per passione»

Il 22 febbraio scorso, dopo una lunga malattia, è scomparso monsignor Luigi Giussani, fondatore e guida di Comunione e Liberazione. Numerosissimi sono i messaggi di cordoglio e di affetto tributati a questo sacerdote, che tanta influenza ha avuto sulla chiesa e la società italiana degli ultimi 50 anni. All’AGeSC, associazione di genitori delle scuole cattoliche, piace soprattutto ricordare la sua grande passione educativa. "Don Giuss", come affettuosamente lo chiamavano i suoi amici, è stato innanzitutto un grande educatore, il Don Bosco del XX secolo, non solo dei giovani ma anche dei giovani ormai entrati nella vita adulta, delle famiglie, di chi è impegnato nella vita sociale, culturale e politica.

Lo stesso monsignor Giussani, nella lettera inviata all’AGeSC in occasione del conferimento da parte dell’Associazione del Premio Mario Macchi (nel 2003, durante il XIII congresso nazionale), faceva riferimento a questa passione: "Ho sempre concepito e vissuto il compito dell’educazione come la circostanza più imponente della passione con cui il Signore ha investito la mia vita, fin dal primo giorno di scuola al Liceo Berchet, quando, salendo i gradini dell’ingresso, Gli chiesi di poter comunicare ai miei studenti la bellezza e la ragionevolezza, cioè l’umanità, dell’esperienza cristiana così come l’avevo incontrata e vissuta in famiglia prima e poi nel mio Seminario".

Ma c’è un passo centrale di quella lettera che ci preme sottolineare, perché dimostra come il sacerdote milanese avesse ben compreso il carisma proprio dell’AGeSC. "Avete giustamente percepito nella vostra vita – scriveva monsignor Giussani - che la permanenza e la forza del richiamo ideale non può sussistere se ci si concepisce individualisticamente, se la famiglia non si scopre parte di un popolo, di quell’alveo vitale in cui il Signore opera come chiarezza di giudizio e sostegno nella circostanza storica. Una famiglia non può resistere da sola! Perciò la preoccupazione educativa in una famiglia oggi è intelligente ed umana nella misura in cui stabilisce rapporti che creino una trama sociale che si opponga alla trama sociale dominante. E’ l’associarsi libero, intelligente e volitivo delle varie persone che hanno le stesse fondamentali preoccupazioni che può stabilire un fronte di resistenza all’influsso dominante che raggiunge i nostri figli soprattutto attraverso i mass-media e la scuola. "Fateci andare in giro anche poveri, ma lasciateci la libertà di educare". Questo abbiamo sempre rivendicato fin dagli inizi di Gioventù Studentesca e questo continuiamo a chiedere con insistenza a chi ha responsabilità di governo della scuola a tutti i livelli".

Anche l’AGeSC, con le sue umili ma tenaci forze, continuerà a battersi per la libertà d’educazione.


HOME | L'ASSOCIAZIONE | LA STAMPA | POLITICHE SCOLASTICHE | MAGISTERO
CONTRIBUTI DEI SOCI | OPPORTUNITÀ PER I SOCI
FAQ | MISCELLANEA | LINK