Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
29 aprile 2005
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Sempre fedeli
al nuovo Papa
Enzo Meloni*
Tutta
l’AGeSC ha salutato con gioia e gratitudine a Dio l’elezione
di Papa Benedetto XVI. Nella veste di presidente nazionale, ho
subito inviato un telegramma al Sommo Pontefice per esprimere
questi sentimenti e per riaffermare la fedeltà dell’Associazione
"all’appartenenza ecclesiale e all’impegno educativo
nella Scuola Cattolica", esprimendo nel contempo la
sicurezza "di avere sempre nella parola e nell’azione di
Sua Santità guida e stimolo per la continuazione dell’impegno
educativo nella Scuola Cattolica." È questo un momento di
grazia per la Chiesa tutta della quale l’AGeSC si sente
profondamente parte.
Mentre esultiamo per la Sua elezione, avendo
nel cuore le parole che ha rivolto alla Chiesa ed al mondo nella
Messa inaugurale del pontificato, non possiamo non esprimere
tutta la gratitudine per quanto il defunto Santo Padre ha donato
alla Chiesa, alla scuola cattolica e all’AGeSC in particolare.
Il ruolo educativo della famiglia, la missione della scuola
cattolica, la difesa della libertà di educazione sono sempre
stati al centro dell’infaticabile azione pastorale di Giovanni
Paolo II. Tre temi che appartengono in modo indelebile al
"Dna" della nostra associazione di genitori della
scuola cattolica.
Numerose le occasioni in cui il Papa ha
manifestato la sua sollecitudine per la famiglia e per la scuola
cattolica. Mi permetto di ricordarne due, avvenute nell’ultima
parte del suo pontificato, che restano come pietre miliari del
nostro cammino. La prima è il grande dono dell’udienza del 6
giugno 1998 concessa al Consiglio nazionale dell’AGeSC. Il
Santo Padre tracciò un identikit della missione dell’Associazione,
sottolineando innanzitutto la sua natura ecclesiale. Rimando su
questo aspetto alla riflessione di don Pierino De Giorni, in
questa stessa pagina. Giovanni Paolo II ricordò poi che
"la presenza organizzata dei genitori all'interno della
scuola cattolica costituisce un elemento fondamentale per la
piena realizzazione del suo progetto formativo." Ed infine
sottolineò la funzione dei genitori di "ponte" fra la
scuola e la società, aggiungendo che questa caratteristica
"esige, altresì, che i genitori e le loro associazioni
portino all'attenzione dei politici i problemi che riguardano
l'educazione dei figli e la scuola cattolica, intervenendo nei
cambiamenti in atto nella società e nella definizione dei
progetti di riforme del sistema scolastico italiano." L’AGeSC
come soggetto ecclesiale, soggetto educativo e soggetto
culturale e politico: non sono forse queste le linee, tracciate
con grande chiarezza dal Papa, che ci hanno guidato in questi
anni?
Ma il ricordo va subito al grande raduno in
piazza San Pietro del 30 ottobre 1999, dove trecentomila persone
gridavano all’unisono "Libertà, libertà,
libertà". E Giovanni Paolo II si unì al quel grido
ricordando a tutti che "Il principale nodo da sciogliere,
per uscire da una situazione che si sta facendo sempre meno
sostenibile, è indubbiamente quello del pieno riconoscimento
della parità giuridica ed economica tra scuole statali e non
statali, superando antiche resistenze estranee ai valori di
fondo della tradizione culturale europea." Grazie di tutto,
Giovanni Paolo II.
*Presidente nazionale AGeSC
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Da
Torino ai funerali: atto dovuto
"Ci
siamo mossi con la consapevolezza di fare la cosa giusta, di
compiere un gesto di fede, ed anche un gesto di gratitudine per
tutto ciò che abbiamo ricevuto". A dieci giorni di
distanza, Roberto Gontero, presidente regionale dell’AGeSC in
Piemonte, è ancora commosso per la straordinaria esperienza
vissuta a Roma per i funerali di Giovanni Paolo II. Lui c’era,
con la moglie e i tre figli, insieme a un centinaio di altre
persone, soci dell’AGeSC e studenti di una scuola cattolica di
Torino, l’istituto "Madre Mazzarello".
Tutto è nato, verrebbe da dire, per caso. In una prospettiva
di fede, forse è meglio dire per intervento dello Spirito. Il
giorno dopo la morte del Papa, la domenica mattina, Gontero è
in un paese della provincia di Torino per un incontro di
formazione dei genitori. Tutti sono tristi e addolorati.
Qualcuno lancia la proposta: perché non andiamo a Roma ai
funerali? "Una proposta che non poteva non essere accolta
– commenta il presidente – L’AGeSC ha ricevuto tanto da
Giovanni Paolo II, basti pensare all’udienza del ’98. Tutti
abbiamo ancora nel cuore l’indimenticabile giornata in Piazza
San Pietro del 30 ottobre 1999, tutti ricordiamo quanto Giovanni
Paolo II si è battuto per la scuola cattolica e per la libertà
di educazione. Andare ai suoi funerali è apparso subito come un
gesto di riconoscenza dovuto". Così tornato a casa, la
sera, Gontero ha fatto partire alcune e-mail. Ed è subito
successo l’inimmaginabile. Nel giro di una sola giornata, il
lunedì sera, c’erano già 234 adesioni. Quello che era il
sentimento di alcuni si è rivelato in realtà il sentimento di
molti, di tanti. Gruppi di genitori, studenti, delegazioni di
vari istituti. "Mi sono anche spaventato – racconta
Gontero - Mi dicevo: riuscirò a organizzare bene tutto?"
Poi da Roma sono cominciate ad arrivare notizie allarmanti:
milioni di persone, code interminabili, gli Sms della Protezione
civile. Così alla fine in molti hanno rinunciato e sono partiti
solo due pullman. In Piazza San Pietro non sono riusciti ad
arrivare, a Tor Vergata hanno preso la navetta che li ha portati
in piazza San Giovanni dove i funerali li hanno seguiti sui
maxi-schermi insieme a una marea di polacchi. Gontero ricorda un
clima di partecipazione, di attenzione, di raccoglimento. Finita
la Messa, il gruppo dei torinese è voluto andare in Piazza San
Pietro. "E da lì non volevamo andar via, era come se lui
ci tenesse incollati. È stata davvero una grande esperienza di
fede."
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Parità,
sinonimo di arricchimento
Integrazione:
è il criterio in base al quale plasmare il nuovo rapporto fra
scuola statale e paritaria
*Enrico Minnei
L’obbligo
per la Repubblica di istituire scuole statali, tradizionalmente,
è stato considerato come assoluto e tassativo.
Coerentemente con la premessa che la funzione dell’istruzione
è prioritariamente statale, si ritiene che lo Stato debba sia
dettare le norme generali sull’istruzione che
istituire-gestire tutti i tipi di scuola dell’intera
rete scolastica. A diversa conclusione si giunge ragionando da
diversa premessa, coerente con la legge di parità, secondo cui
del servizio d’istruzione nazionale fanno parte le scuole
paritarie private e degli enti locali tanto quanto le scuole
statali. Innanzi tutto non è lo Stato a dover dettare le
norme generali sull’istruzione (Stato-legislatore) e a dover
istituire scuole di ogni ordine e grado (Stato-amministratore),
è la Repubblica, comprensiva degli enti territoriali e
delle autonomie funzionali. La funzione normativa dell’istruzione
è ripartita fra Stato (norme generali sull’istruzione e
livelli essenziali delle prestazioni da garantire), le regioni
(norme per l’organizzazione scolastica regionale) e le scuole
(cui spetta darsi un’identità didattico-formativa nell’esercizio
dell’autonomia scolastica). Ripartita è anche la funzione
amministrativa relativa all’organizzazione e alla gestione
dell’istruzione.
Pensare che la Repubblica abbia il compito di
sviluppare autonomamente il sistema scolastico in ogni sua
articolazione su tutto il territorio significa misconoscere l’essenzialità
costituzionale della compresenza nel sistema scolastico di
scuole pubbliche e di scuole private per tutti gli ordini e i
gradi fra le quali poter scegliere. Nel quadro costituzionale l’affermazione
secondo cui lo Stato deve "mettere in piedi un’organizzazione
capace di accogliere tutta la popolazione in età scolare senza
che una parte sia costretta a frequentare scuole private non per
libera scelta, ma per carenza di strutture statali" deve
essere letta, per reciprocità, anche nel senso inverso,
affinché nessuno sia costretto a frequentare una scuola statale
perché non esistono scuole private.
Integrazione. È questo il criterio chiave in
base al quale plasmare il nuovo rapporto organizzatorio fra
scuola statale e paritaria. Da questo punto di vista la parità
rappresenta un arricchimento, non una mera alternativa. Se è
così, si deve, però, concludere che l’attuale legge che
asserisce dare attuazione alla parità fa difetto di coerenza:
il testo fa intravedere un sistema nazionale di istruzione e i
suoi protagonisti, ma non indica il modo in cui essi possono
interagire; non fornisce gli strumenti operativi in vista della
possibile collaborazione per l’obiettivo comune dell’espansione
dell’offerta formativa; è privo di ogni riferimento all’integrazione
e ai suoi mezzi. Ciò nonostante, la parità rappresenta,
insieme al decentramento delle funzioni e all’autonomia, una
delle tre direttive dal quale diparte la disciplina del nuovo
sistema d’istruzione e, di conseguenza, del nuovo modo d’essere
del rapporto fra scuola statale e paritaria. Sui resti della
costruzione storica del modello scolastico statocentrico, si
erge la scuola del nuovo millennio caratterizzata oggettivamente
dal provvedere all’istruzione secondo le norme generali della Repubblica
(fra le quali quelle riservate allo Stato sono solo una parte) e
le indicazioni del Piano dell’offerta formativa d’istituto; soggettivamente
dall’essere gestita da soggetti pubblici e privati in
posizione paritaria e con autonomia-libertà; reciprocamente
dal poter garantire ai propri alunni, a determinate condizioni,
l’equipollenza del trattamento scolastico (ancora da
raggiungersi in conseguenza della mancata attuazione della parità
economica).
*Università di Padova, ricercatore
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Noi, impegnati nella scuola per vocazione
*Pierino De Giorgi
Il
6 giugno 1998, nell’udienza concessa ai soci dell’AGeSC, il
Santo Padre ha tracciato una specie di "Magna Charta"
per la presenza associata dei Genitori nelle strutture e della
genitorialità nella cultura della Scuola Cattolica. Questo
testo è possibile oggi rileggerlo alla luce dell’esperienza
che da esso ne è derivata alla vita dell’AGeSC, e soprattutto
va ricompreso attraverso l’esempio grandioso e pubblico, ma
anche tanto domestico e umano del morire del Papa..
In quel discorso Giovanni Paolo II disse: "La vostra
è un’associazione ecclesiale".
Questo significa che un socio AGeSC non solo produce
educazione nella Scuola Cattolica, ma costruisce anche la
Chiesa. L’impegnarsi nella Scuola Cattolica, infatti, non
rimane più solamente scelta intenzionale di una persona, ma è
anche fondamentalmente "vocazione" da parte di Dio e
"ministero" da parte della Chiesa. La Chiesa offre
pertanto ai Genitori la possibilità di realizzare nella scuola
compiti che sono della Chiesa in ordine alla salvezza di tutti
gli esseri umani.
Nell’associarsi dei Genitori in AGeSC come associazione
ecclesiale, è quindi compresa la possibilità di incarnare Dio
nella Scuola e di realizzare più pienezza di vita nei soggetti
della scuola stessa.
L’AGeSC, insiste il Papa, è però un’associazione di
laici. Compito "da" laici, perciò dell’AGeSC, è l’invenzione,
sotto la propria responsabilità, delle migliori mediazioni
possibili tra elevatezza dei principi da mantenere e i bisogni
delle situazioni a cui saper provvedere. L’AGeSC perciò
incarna nella Scuola Cattolica un tipo di presenza educativa di
cristiani, intesa come continua soluzione operativa di problemi
concreti e particolari.
Questo aiuta anche a capire la diversità sostanziale tra
"pastorale" e "educazione di natura
scolastica" e quindi facilita un corretto rapporto
Parrocchia-Scuola. La Pastorale è testimonianza diretta della
vita di Dio nella vita dell’uomo, agisce mediante la Parola e
i Sacramenti e attraverso la mediazione del ministero
sacerdotale. L’evangelizzazione da laici e perciò l’educazione
di natura scolastica da laici credenti, è mediazione culturale
e quindi proposta razionalmente motivata, ricostruita mediante
la cultura disciplinare e gestita direttamente come ministero
laicale.
Infine, tutto questo sottolinea anche l’esistenza di due
modi diversi di essere Genitori nella scuola. Un conto è
esprimere la testimonianza dei credenti in una scuola che esiste
già per se stessa, prescindendo da presenze che risultano
successive, e un conto è esprimere l’intenzione e la
capacità della Comunità cristiana di impegnarsi nella
globalità del fatto scolastico e quindi nell’elaborazione di
contenuti culturali propri e nella costruzione di strutture
proporzionate. L’AGeSC rappresenta la seconda ipotesi.
*Assistente ecclesiale dell’Agesc
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