Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
30 settembre 2005
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buono
scuola Il
presidente nazionale Meloni: «In questi anni alcune Regioni
hanno introdotto il buono scuola. Ma accade che con il
cambiamento di colore delle amministrazioni si assista a
tentativi di cancellare i provvedimenti, come se non si
trattasse del riconoscimento di un fondamentale diritto dei
nuclei»
«Un Appello che va ascoltato»
Il
documento presentato dal Comitato per la scuola della società
civile, chiede a Governo e Parlamento che si sostenga anche
economicamente la libertà di scelta educativa
Enzo Meloni*
L’inizio
di un anno scolastico è sempre segnato da gioia e trepidazione:
riprende per i nostri figli l’avventura educativa, e questa è
un’avventura nella quale ci sentiamo pienamente coinvolti. Lo
siamo come singoli genitori, lo siamo come Associazione di
genitori della scuola cattolica. È l’educazione la ragione
del nostro impegno: siamo dentro alla scuola cattolica, coi
genitori, con gli insegnanti, con gli studenti, con i gestori,
per contribuire alla realizzazione di un progetto educativo
condiviso. È bene ricordarcelo all’inizio di un anno
scolastico, la passione educativa che ci anima ci chiede di non
dare per scontato nulla.
Possiamo individuare tre grandi
obiettivi: promuovere l’alleanza tra educatori capaci di
rendere la scuola un momento vero di socializzazione e di
arricchimento reciproco a vantaggio dell’istruzione e della
formazione dei nostri figli; favorire il passaggio di una scuola
chiusa in sè stessa ad una scuola più aperta che opera in
rapporto con le istanze della società civile; dare a tutti noi
genitori la possibilità di poter scegliere la scuola dove
educare i nostri figli, senza le discriminazioni economiche a
cui oggi siamo soggetti.
La battaglia per la libertà d’educazione,
che è scritta nel dna della nostra Associazione, ancora non è
stata vinta. Devo, purtroppo, ancora una volta constatare che
alle tante promesse ed alle ‘buone intenzioni’ inserite nei
programmi elettorali di entrambi gli schieramenti elettorali non
sono seguiti interventi adeguati e risolutivi. La legge 62/2000,
che riconosce l’appartenenza al sistema nazionale di
istruzione delle scuole non gestite dallo Stato, in questi
ultimi quattro anni non ha conosciuto alcun incremento di
risorse finanziarie. I contributi alle scuole paritarie non sono
aumentati, così come (altro gravissimo problema che mette in
difficoltà molti istituti) sono irrisorie le risorse destinate
all’integrazione degli alunni disabili. Il contributo statale
diretto alle famiglie, che noi riteniamo strumento corretto e
positivo, è purtroppo ancora insignificante dal punto di vista
economico ed è erogato solo alle famiglie che hanno figli nella
scuola media e al primo anno delle superiori.
In questi anni alcune Regioni
hanno introdotto i buoni scuola: si è trattato di traguardi da
noi sostenuti ed apprezzati; purtroppo però, solo alcune
regioni hanno operato in tal senso e, quel che è peggio, con il
cambiamento di colore delle amministrazioni (si veda il caso del
Friuli e del Piemonte) si assiste a tentativi di cancellare i
provvedimenti, quasi che si trattasse di un problema partitico e
non, come è, del riconoscimento di un fondamentale diritto
soggettivo. I genitori di fronte a tutte queste incertezze si
trovano in difficoltà a fare delle scelte e spesso costretti,
per ragioni economiche, a rinunciare alla scelta di una scuola
che pure desidererebbero per i propri figli. È vero, si dice,
che la speranza è l’ultima a morire, ma perdurando questa
situazione rischia di morire sia la speranza che la libertà di
educazione.
Come presidente nazionale dell’AGeSC,
ho posto la mia firma sull’appello che il Comitato per la
scuola della società civile ha presentato nelle scorse
settimane al Governo e al Parlamento.
Gli ultimi mesi della legislatura
non possono trascorrere senza che alle famiglie italiane venga
data una risposta chiara e precisa, sia per quanto riguarda la
libertà d’educazione sia per quanto concerne il completamento
della riforma.
Ognuno deve farsi carico delle
proprie responsabilità. Il nostro giudizio sull’operato del
Parlamento e del Governo verrà espresso sulla base delle
promesse effettivamente realizzate.
*Presidente
nazionale AGeSC
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«Rifinanziare
i contributi alle famiglie»
Ecco chi ha
sottoscritto il documento
Il Comitato della scuola della
società civile ha diffuso nelle scorse settimane un "Appello
al governo ed al parlamento in tema di parita’ scolastica e
riforma del sistema di istruzione e di formazione"
individuando una serie di interventi urgenti da realizzare nello
scorcio della legislatura. L’Appello è stato sottoscritto,
con il Presidente del Comitato, Stefano Versari, dal nostro
presidente Enzo Meloni, così come dai rappresentanti delle
associazioni di scuola non statale (fra queste Fidae, Compagnia
delle Opere, Aninsei, Faes, Foe, Cnos e Ciofs scuola, Comitato
politico scolastico), della formazione professionale (Forma,
Confap, Cnos-Fap, Ciofs-Fp), di associazioni professionali di
docenti e dirigenti scolastici (Diesse, Disal), così come da
numerosi accademici (Belardinelli, Bertagna, Binanti, Bocca,
Botturi, Cannarozzo, Cocozza, Colozzi, Comoglio, Donati, Gori,
Mion, Moscato, Nicoli, Poggi, Ribolzi, Roggia, Zamagni e molti
altri). Nell’Appello si fa il punto degli interventi minimali
da realizzare entro il termine della legislatura:ne passiamo in
rassegna alcuni. Contributi alle famiglie: è uno strumento
positivo che va adeguatamente rifinanziato, in modo da
consentire l’assegnazione di un contributo adeguato per i
genitori con figli nelle classi della scuola secondaria di primo
e secondo grado. Risorse alle scuole paritarie: nelle diverse
leggi finanziarie di questa legislatura i capitoli di spesa
concernenti le scuole non statali sono rimasti invariati;
occorre una inversione di tendenza, innalzando gli stanziamenti
quanto meno per tenere conto della svalutazione. Accoglienza di
studenti disabili: è un vincolo legislativo per le scuole
paritarie, introdotto dalla legge 62/2000; ad esso non ha però
fatto seguito la necessaria adeguata copertura finanziaria,
così che, di fatto (a parte il caso della scuola primaria
parificata), le risorse annualmente stanziate in Finanziaria non
consentono di realizzare questo importante diritto soggettivo
del disabile, salvo che non intervengano a proprie spese le
scuole e le famiglie. Si chiede pertanto di innalzare l’annuale
contributo per l’inserimento di studenti con handicap nella
scuola paritaria.
Oltre ad una ulteriore serie di
provvedimenti legislativi e regolamentari, l’Appello chiede l’approvazione
del decreto relativo alla riforma del secondo ciclo di
istruzione, per evitare una situazione di vuoto legislativo,
anche in relazione al sistema di istruzione e formazione
professionale, di competenza delle Regioni.
Marco Fabbri
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educazione
Quella
formazione «su misura»
Mario Tonini*
Adolescenti, giovani, adulti, occupati, disoccupati,
apprendisti, soggetti a rischio di esclusione bussano, oggi, al
sistema della formazione professionale per chiedere
qualificazione o specializzazione. L’adolescente fa ancora
problema: è opportuna la frequenza di un percorso di formazione
professionale in questa età? Diverse ragioni spingono a
rispondere in modo affermativo.
Una prima motivazione è legata alle esigenze del mondo del
lavoro. Ricerche anche recenti mettono in evidenza una
richiesta, su base 100, di 60 giovani qualificati, 30 diplomati
e 10 laureati; questa domanda viene soddisfatta prevalentemente
attraverso la dispersione scolastica ed i lavoratori immigrati.
Di qui la tesi di quanti sostengono che anche in Italia si deve
avviare una scansione lunga del percorso professionalizzante,
distinto ma non inferiore rispetto a quello dell’istruzione
generale liceale prima e universitaria dopo, capace di garantire
sia una solida formazione "di soglia" o di
"cittadinanza" sia di competenze sociali e
professionali da spendere nella società e nel mondo del lavoro.
Una seconda motivazione è legata alla storia del nostro
Paese. In Italia la formazione professionale iniziale ha operato
da decenni e continua tuttora ad agire a favore degli
adolescenti, svolgendo per essi un’azione educativa e
formativa sia per quelli che intendono entrare nel mondo del
lavoro sia di recupero di quanti non riescono a conseguire un
titolo superiore all’obbligo.
Una terza motivazione è di ordine educativo. L’utenza,
oggi, è sempre più disomogenea e caratterizzata dalla presenza
di stranieri. Il sistema educativo non può proseguire nell’offrire
paradigmi culturali comuni, deve sempre meno proporre modelli
omologanti e sempre più rispondere alle sfide della
differenziazione, attraverso la stipula di un patto
pedagogico che rimette al centro la motivazione all’apprendere.
A una utenza differenziata si deve rispondere con una offerta
formativa "plurale", più vicina sia ai vari stili di
apprendimento che ai mondi vitali degli adolescenti.
Il sistema della formazione professionale iniziale può
concorrere alla pluralità dell’offerta formativa perché
vanta ormai un curriculum adeguato alle attese formative
degli adolescenti di oggi. Il suo progetto formativo, infatti,
pur perseguendo la medesima finalità educativa dei percorsi
liceali, si distingue perché assume la "cultura del
lavoro" come giacimento educativo e culturale; privilegia
la didattica che sa integrare preparazione di base ed esperienza
operativa; coinvolge gli allievi in compiti-problemi reali e
progressivi per stimolarne l’apprendimento; sviluppa l’insieme
delle loro potenzialità secondo un disegno di educazione
globale della persona. Il suo approccio, pertanto, è pienamente
formativo e non meramente addestrativo. In quanto servizio di
interesse pubblico appartiene a pieno titolo all’unico sistema
educativo di istruzione e formazione.
*Presidente
Federazione CNOS-FAP
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La
rassegna, esposta al Meeting di Rimini, è stata visitata
da centinaia di persone. Volti e storie di chi si è speso
Trent'anni di battaglie. In mostra
Maria
Grazia Colombo
In occasione del trentesimo anniversario dell’AGeSC è
stata allestita una mostra che ne ricorda la presenza nel
contesto educativo e scolastico italiano. Nata nel 1975, l’Associazione
ha percorso questi trent’anni all’insegna di un costante
impegno culturale, sociale e politico, teso a rianimare nelle
persone, negli adulti e nelle istituzioni, quella
responsabilità educativa che coinvolge famiglia e scuola e che
necessita non soltanto di "convinzioni", ma anche di
"condizioni" perché possa liberamente essere
esercitata.
La mostra – esposta al Meeting di Rimini e visitata da
oltre mille persone, tra cui personalità del mondo culturale e
politico – intende evidenziare la storia dell’Associazione e
della scuola italiana che l’ha accompagnata, in un periodo
denso di cambiamenti i cui effetti non si sono ancora
compiutamente manifestati.
Rendere più evidenti e più chiari questi effetti è il
primo obiettivo della mostra. Il titolo stesso – "La
rivoluzione silenziosa" – ha messo in evidenza e
suggerisce la radicalità del cambiamento avvenuto, per altro
senza clamore e in apparente continuità con il passato. Vuole
presentare la realtà del nostro sistema formativo a partire dal
punto di vista dei genitori che si interrogano sul presente in
vista di un futuro.
L’AGeSC ha mosso i suoi primi passi in anni ricchi di
speranze, di aspettative, di possibilità, ma soprattutto di
problemi. E’ in questo contesto che l’AGeSC ha attivato in
tutti questi anni una presenza preziosa di animazione, di
analisi, di dialogo e di proposta, tesa a contribuire ad un
miglioramento della scuola e del sistema formativo nazionale, a
partire dalla responsabilità individuale delle persone.
Il percorrere le vicende che hanno caratterizzato la scuola
in questi trent’anni e il riprendere le motivazioni e le
modalità con cui l’AGeSC si è inserita in questo percorso di
vita, ha rappresentato un momento di grande opportunità
formativa, sia per coloro che hanno curato la mostra, sia per
quanti l’hanno visitata e la visiteranno.
Una grande opportunità di incontro e di confronto circa il
bisogno di ogni uomo di accompagnare culturalmente e di essere
accompagnato, in una prospettiva di libertà nel rispetto del
desiderio di autonomia proprio dei giovani e del dovere degli
adulti di offrire un riferimento autorevole fondato sulla
comunicazione della propria esperienza.
Da qui anche una considerazione: la mostra è dell’Associazione
tutta, nella quale la storia dell’AGeSC è sottolineata dalle
intuizioni, dalle idee e dalle proposte che hanno visto l’impegno
e la passione di molte persone, i cui volti caratterizzano il
cammino associativo. Persone che hanno "giocato" la
loro responsabilità personale e si sono impegnate a portare
avanti l’ identità dell’AGeSC con grande abnegazione.
In questo senso la "mostra" è stata ed è anche un
atto di ringraziamento nei riguardi di ognuno.
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