Le pagine A.Ge.S.C. su "Avvenire"
25 novembre 2005
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«La parità? Nel nostro dna»
Valerio Lessi*
Una
gran festa di compleanno, con lo sguardo rivolto al futuro più
che al passato. Così è stato il trentesimo anniversario di
nascita dell’AGeSC, celebrato a Milano sabato scorso nel
teatro del Collegio Arcivescovile San Carlo. Era il 28 novembre
1975, quando presso l’istituto delle suore Angeliche di Milano
si riunì un’assemblea di genitori che avevano i figli nella
scuola cattolica. Era il seme gettato che di lì a pochi mesi
portò alla costituzione formale dell’AGeSC. I primi passi
sono stati ricordati dall’attuale presidente nazionale Enzo
Meloni nell’intervento svolto nel teatro gremito da oltre 500
persone, e salutato nel finale da un lungo e caloroso applauso.
Meloni ha ricordato la memorabile udienza con il Santo Padre
del giugno 1998. Definì l’associazione come "un ponte
fra scuola e società" e che questa natura esige che
"i genitori e le loro associazioni portino all’attenzione
dei politici i problemi che riguardano l’educazione dei figli
e della scuola cattolica.". Una preoccupazione educativa
dei genitori dell’AGeSC per tutta la scuola italiana. Presente
il Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, con accanto l’Arcivescovo
di Milano Dionigi Tettamanzi, Meloni ha fatto il punto delle
questioni d’attualità. La prima osservazione è stata sulla
scuola cattolica che è veramente scuola cattolica se risponde
alle necessità di educazione dei giovani. E’ oggi in ascolto
dei loro bisogni oppure è più attenta all’efficienza?".
Quanto alla riforma Moratti, "L’AGeSC ha visto in
questa legge un vero cambiamento nell’affrontare i temi dell’educazione,
ponendo l’alunno studente al centro.". Tuttavia Meloni ha
lamentato l’assenza di norme che consentono davvero alla
famiglia di essere protagonista nella scuola, uscendo dalla
mentalità di delega per riappropriarsi del ruolo educativo.
Nello stesso tempo ha espresso preoccupazione circa le voci sul
dopo "Moratti" che prefigurano nuovi cambiamenti:
"chiediamo serietà su questi argomenti, non si può
giocare sul futuro dei nostri figli, i genitori hanno bisogno di
certezze, almeno nella scuola.". I genitori della
formazione professionale, che l’AGeSC rappresenta, chiedono
con preoccupazione che anche le sperimentazioni nei loro centri
abbiano adeguate dotazioni finanziarie per consentire di
consolidare i percorsi già avviati.
La battaglia per la libertà di educazione è nel Dna dell’associazione
fin dalla fondazione. Meloni ha ricordato che il governo di
centrodestra si era impegnato a creare le condizioni per la
libertà di scelta educativa: "Su questo dobbiamo
constatare che la promessa non è stata mantenuta.". Per l’AGeSC
"il contributo dello Stato alle famiglie che hanno i figli
nella scuola paritaria è di fondamentale importanza, è uno
strumento che supera le problematiche sul finanziamento. L’importo,
se erogato in maniera equa, consentirebbe la verà libertà di
scegliere.". Di qui la richiesta che nella prossima
Finanziaria ci sia un forte segnale in questa direzione. Al
momento attuale non c’è alcun incremento, anzi si riscontra
una diminuzione di sette milioni di euro. Anche per gli studenti
disabili non ci siamo. L’accoglienza è un giusto vincolo
posto dalla legge paritaria, ma se non c’è adeguata copertura
finanziaria questo diritto non è realizzabile se non con
interventi a spese delle famiglie e delle scuole. "Non
dovrebbe essere compito del legislatore – si è chiesto Meloni
– realizzare queste condizioni?"
Ed infine i buoni scuola regionali. "Sono un contributo
importante e significativo, ma sono previsti solo per tre
regioni del nord. Il rischio è che, ad ogni cambio di
amministrazione, si rimetta tutto in gioco, come accade oggi in
Piemonte. Serve una legge nazionale che regolamenti tutta la
materia, anche per evitare confusioni fra diritto allo studio e
contributo alle famiglie del sistema paritario.".
Intervenendo al termine dei lavori Bon Bruno Stenco,
responsabile dell’Ufficio scuola CEI, ha sottolineato quanto
impegno gratuito hanno dato alla causa della scuola italiana i
genitori dell’AGeSC e come in loro assenza "la comunità
educante non potrebbe esistere e non sarebbe tale".
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Tettamanzi:
genitori, scegliere è un diritto
Intervenendo
all’incontro per il trentennale dell’AGeSC, il cardinale di
Milano Dionigi Tettamanzi ha indicato alla riflessione dell’Associazione
quattro linee programmatiche fondamentali. La prima è la
centralità della questione educazione/scuola nella vita della
persona e della società. La seconda è il diritto e il dovere
dei genitori nel fatto educativo/scolastico. "Si tratta –
ha osservato il cardinale – di un diritto e di un dovere che
si possono e si devono attuare e vivere solo nel segno della
libertà, più concretamente di una libertà di scelta sia della
linea educativa sia e conseguentemente della linea
scolastica." Ne consegue che la terza linea programmatica
riguarda le condizioni per la realizzazione di questo
diritto-dovere. Condizione interiore è la formazione permanente
dei genitori, condizione esteriore è il riunirsi, l’aggregarsi,
l’associarsi dei genitori. La quarta linea programmatica
riguarda la dimensione eminentemente sociale del fatto
educativo-scolastico. A questo proposito il cardinale Tettamanzi
ha osservato che "il tema della parità va rimotivato
presso l’opinione pubblica ecclesiale e civile: non un
privilegio per pochi ma un diritto da porre alla base di
qualsiasi autentico progetto di rinnovamento della scuola."
L’arcivescovo di Milano, dopo aver ricordato il tema della
missionarietà ecclesiale (coerenza al Vangelo e presenza attiva
a responsabile nei diversi ambienti della vita sociale), ha
infine sottolineato la necessità di "realizzare una sempre
più forte comunione tra le diverse e complementari risorse
educative e scolastiche presenti e operanti nella Chiesa."
Anche il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti
(intervenuta anche nella veste di genitore di scuola cattolica)
ha riconosciuto come sia ancora "arduo il cammino verso la
realizzazione, in ambito scolastico, del principio di
sussidiarietà che valorizza l’impegno dei cittadini, singoli
e associati, nel rispondere ai propri bisogni, di cui quello
educativo è certamente fra i fondamentali, per garantire lo
sviluppo libero delle nuove generazioni." Il ministro ha
assicurato che "il contributo alle famiglie, che per il
secondo anno riconosce e sostiene il diritto dei genitori a
scegliere la scuola per i propri figli, rappresenta un punto di
non ritorno." Tuttavia "è necessario incrementare e
perfezionare questo strumento che in tanti modi è stato
contrastato, nonostante realizzi principi di equità e
libertà." Il ministro ha inoltre ricordato di condividere
l’appello per l’educazione sottoscritto nelle scorse
settimane da autorevoli intellettuali giornalisti, imprenditori
e docenti. "Mette in evidenza - ha detto – la necessità
di un legane sempre più stretto, direi di un patto, tra
genitori e insegnanti."
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dibattito
Tavola rotonda con
don Giorgio Pontiggia (CL), Fabio Pizzul (AC), Luigi Bobba (ACLI)
Senza
libertà addio educazione
Don Giorgio Pontiggia, di Comunione e Liberazione, Fabio
Pizzul, dell’Azione Cattolica, e Luigi Bobba, presidente
nazionale delle Acli: sono i tre esponenti del mondo cattolico
italiano che, coordinati dal giornalista Maurizio Vitali, hanno
insieme discusso dello stato della scuola cattolica in Italia e
le prospettive del futuro.
"Se è vero che senza libertà non c’è educazione –
ha osservato don Pontiggia – la prima libertà è che uno
possa scegliere liberamente la tradizione, cioè l’ipotesi di
affronto della realtà da porre alla base dell’esperienza
educativa." Su questo punto ha molto insistito, ricordando
il progetto dell’ex ministro Berlinguer, rivelato ai quadri
del suo partito, di voler far diventare tutte statali le scuole
cattoliche. In sostanza Pontiggia ha messo in guardia dal
rischio che la parità si risolva in un’eccessiva ingerenza
dello Stato nei contenuti da trasmettere nelle scuole. Al
contrario va garantita la libertà di verificare quell’ipotesi
educativa, quella tradizione, che meglio e di più risponde ai
bisogni di crescita dei giovani. Ha inoltre sostenuto che la
mancata parità economica è una grave ingiustizia, facendo
osservare che negli ultimi anni c’è stato un preoccupante
calo nel numero delle scuole libere e che l’educazione per
essere efficace deve essere capace di sfidare l’ambiente e la
mentalità dominante. Non si tratta di rivendicare privilegi ma
di dare vita ad un sistema capace di valorizzare tutte le
risorse della società. Pontiggia non nasconde timori sul futuro
della scuola cattolica:"Si rischia di statalizzare tutta la
scuola italiana con una legislazione troppo ferrea".
Fabio Pizzul, dell’Azione Cattolica, ha sottolineato come l’emergenza
educativa riguardi innanzitutto gli adulti, verso i quali anche
in ambito ecclesiale non c’è un’educazione permanente. La
Chiesa, inoltre, non si preoccupa a sufficienza di suscitare
vocazioni educative autentiche, non residuali (faccio l’insegnante
perchè non trovo di meglio da fare). Secondo Pizzul, l’introduzione
della scuola paritaria e il riconoscimento della parità
giuridica, sono stati un importante passo in avanti.
C’è emergenza educativa perché l’educazione è stata
ridotta a tecniche e perché, come sostiene Benedetto XVI,
viviamo sotto la dittatura del relativismo, che è una
mentalità sottile, invasiva, che incide sui modi di essere. È
quanto ha sostenuto Luigi Bobba, presidente delle Acli. Bobba ha
invitato i cattolici ha farsi carico di quei 240 mila giovani
che sono ai margini del processo educativo e del diritto alla
formazione permanente, intesa come diritto concretamente
esigibile, non solo in una logica aziendale. Quanto alla
libertà di educazione, il presidente delle Acli ha ricordato
come, anche in base alla recenti modifiche della Costituzione,
pubblico e statale non coincidono, quindi può esserci una
scuola pubblica non gestita dallo Stato.
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Piemonte,
attacco al «buono»
Roberto Gontero*
La legge della Regione Piemonte sul "buono scuola"
faticosamente ottenuta nella scorsa legislatura, è oggi messa
in discussione dalla nuova maggioranza di governo.
"Dobbiamo constatare – afferma il Movimento Scuola
Libera, nel quale sono confluite tutte le associazioni che
operano nella scuola paritaria, fra cui anche l’AGeSC – che
l’attuale giunta regionale ha voluto apportare modifiche
riduttive all’erogazione dei contributi a favore della libera
scelta educativa, nonostante l’anno scolastico fosse già
iniziato. Le modifiche apportate sono contrarie agli impegni
elettorali assunti dalle forze politiche di maggioranza, le
quali hanno successivamente definito iniqua la legge del buono
scuola."
Riprendere il dialogo con gli amministratori regionali è
necessario affinché le leggi, che in Piemonte sono state varate
riconoscendo il servizio pubblico di qualità delle scuole
paritarie, non vengano fatte confluire in un’unica legge
regionale sul diritto allo studio e la libertà d’educazione
che otterrebbe l’unico scopo di fare scomparire la seconda.
Le associazioni presenti nella scuola paritaria non statale
si sono mobilitate ed hanno indetto una manifestazione che si
terrà nella mattinata di sabato 3 dicembre al Teatro Nuovo di
Torino. Dopo la relazione del presidente regionale dell’AGeSC,
Michele Bellei, e gli interventi della professoressa Annamaria
Poggi, Ordinario di Diritto Regionale all’Università
di Torino e di uno studente di un liceo torinese, ci sarà una
tavola rotonda cui parteciperanno gli onorevoli Vietti, Corsetto
e Morgando, nonché gli amministratori regionali Giovanna
Pentenero, Giampiero Leo e Stefano Lepri.
Il Movimento Scuola Libera ricorda che "Ricchi ed
evasori fiscali" sono i termini che vengono diffusamente
usati per screditare le famiglie del Piemonte destinatarie del
contributo regionale, i cui figli frequentano, spesso con grandi
sacrifici economici, le scuole cattoliche, pubbliche e
paritarie, appartenenti al sistema nazionale d’istruzione.
"In questo clima – osserva- la giunta regionale si
appresta alla stesura di una nuova legge quadro che dovrebbe ‘porre
ordine’ alle normative regionali del sistema scolastico, con
il concreto rischio di confondere il diritto allo studio con il
diritto alla libera scelta educativa."
*Esecutivo Nazionale AGeSC
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